La stagione Primavera Estate 2026 si articola in tre visioni distintive.
Fendi esprime una leggerezza strutturata dove il colore emerge da dettagli artigianali: intrecci geometrici, manici di perle e texture tridimensionali dialogano con rossi intensi, turchesi e rosa bubblegum.
Louis Vuitton reinterpreta l’eredità della Maison tra marmi parigini e riflessi dorati: mini-trunk e doctor bag si alternano a forme destrutturate, mentre la palette alterna toni minerali ad accenti di rosa antico, ocra e malva.
Etro propone una poesia materica con superfici lavorate a rilievo, paisley e ricami che evocano un viaggio interiore, tra ambra, verde giada e dettagli metallici.
Protagonisti della stagione sono tre colori: Powder Pink, un rosa cipria moderno che bilancia energia e sobrietà; Urban Olive, verde sofisticato tra eleganza militare e mineralità; Electric Blue, un blu magnetico che conquista con presenza e chiarezza. Infine, il camoscio si impone come materiale essenziale, con proporzioni oversize e finiture couture nei toni caldi di camel e moka.
La nostra Trend Analyst Maria Cristina Rossi ci guida alla scoperta delle principali tendenze viste sulle passerelle:
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Si annuncia denso di contenuti il 53° Convegno Nazionale AICC in programma venerdì 14 Novembre 2025 presso Villa Sonnino a San Miniato (Pisa).
Intitolato “Concia sostenibile e pelle durevole – Strategie ed opportunità per il settore”, l’evento organizzato dall’Associazione Italiana dei Chimici del Cuoio prevede un intenso programma di lavoro con la presentazione di numerose relazioni tecniche ed una tavola rotonda finale che vedrà la partecipazione di esponenti delle principali associazioni della filiera quali Unic, Federchimica, Unpac e Associazioni Conciatori dei comprensori conciari.
IL PROGRAMMA
15.00 Registrazione dei partecipanti
15.20 Apertura del Convegno – Saluti ed inizio lavori
Collagene: modulazione di struttura e proprietà per applicazioni sostenibili
Francesco Ciardelli– Professore Emerito Chimica dei polimeri Università di Pisa- CEO Spin-PET
Obiettivi raggiunti e prospettive future del Depuratore AQUARNO – Strategie per il miglioramento degli impatti ambientali e della sostenibilità di filiera
Andrea Giachi- Direttore Tecnico Aquarno
Sviluppo e sostenibilità ambientale nella filiera conciaria: obiettivi strategici e prospettive future sull’impianto Cuoiodepur
Gualtiero Mori – Direttore Cuoiodepur
Obiettivi raggiunti e prospettive future del Depuratore Acque del Chiampo in termini di miglioramenti degli impatti ambientali e sostenibilità di filiera
Umberto Rizzato – Direnzione Area Depurazione Acque del Chiampo
Recupero e nobilitazione dei sottoprodotti della filiera conciaria
Alberto Cattazzo – R&D SICIT
17.00 Coffee break
Ottimizzazione del ricircolo del calcinaio: soluzioni tecniche per un processo più sostenibile
Daniele Bacchi – Italprogetti
Nuove tecnologie per la rifinizione delle pelli: verso processi più efficienti e sostenibili
Giulio Mandruzzato – Amministratore Delegato (CEO) di Gemata
Innovazione e competitività passano attraverso la normazione: lo strumento per i mercati del futuro
Elena Mocchio – Responsabile Innovazione e Sviluppo UNI
Top-coating della pelle mediante un’efficace tecnologia basata su dispersioni poliuretaniche all’acqua fotopolimerizzabili ai raggi uv
Giovanni Dalla Valle – R&D Corichem
Idrolisi e purificazione di rasature per nuovi materiali circolari a base di idrolizzato di chitosano-collagene
Craft The Leather. La tradizione artigiana ispira l’ecodesign
Barbara Mannucci – Direttore Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale
TAVOLA ROTONDA
Coordinatrice Silvia Gambi, giornalista e founder Solo Moda Sostenibile. La filiera conciaria a confronto UNIC – FEDERCHIMICA – UNPAC – Associazioni Conciatori dei comprensori conciari
Conclusioni e saluti
20.00 Cena offerta dagli sponsor presso Villa Sonnino
Per partecipare occorre registrarsi sul sito www.aicc.it entro il 07/11/2025.
Dalla Nuova Zelanda arriva oggi la notizia che Mindhive Global, la pluripremiata società di valutazione della qualità della pelle basata sull’intelligenza artificiale, si è aggiudicata un finanziamento di serie A guidato dalla società di venture capital agritech Cultivate Ventures, con una forte partecipazione degli azionisti esistenti.
La compagnia spiega in una nota che “l’aumento di capitale accelererà l’implementazione della suite completa di soluzioni di intelligence per la pelle Mindhive nei principali mercati globali. La raccolta di capitali posiziona Mindhive in una posizione di crescita esponenziale dopo un anno di crescita eccezionale che ha visto il team dell’azienda espandersi da 8 a 37 persone in quattro paesi, stabilire operazioni in nove paesi e stringere partnership con leader del settore, tra cui JBS Couros, il più grande trasformatore di pelli al mondo”.
La tecnologia di Mindhive trasforma la valutazione della qualità della pelle dall’ispezione manuale, un processo immutato da millenni, in una classificazione di precisione basata sull’intelligenza artificiale che fornisce dati verificati sulla pelle in pochi secondi. Il portafoglio prodotti in espansione dell’azienda copre l’intero processo di produzione della pelle, dalla classificazione wet-blue alla selezione della pelle finita, creando dati di qualità completi che consentono ai produttori di ottimizzare la produzione, ridurre gli sprechi e prendere decisioni strategiche basate su informazioni verificate piuttosto che su valutazioni soggettive.
Debra Hall, Presidente del CdA di Mindhive Global, ha dichiarato: “Abbiamo ottenuto con successo il nostro round di Serie A per alimentare un’ulteriore crescita e siamo lieti di dare il benvenuto a Cultivate Ventures, specialista in agritech, come nostro investitore principale. Il forte supporto dei nostri attuali azionisti in questo round riflette la loro fiducia sia nella nostra tecnologia che nelle eccezionali opportunità di mercato future. Questo finanziamento ci consente di capitalizzare lo slancio che abbiamo costruito con i leader del settore in tutto il mondo e di affermare Mindhive come standard globale per l’intelligence sulla qualità della pelle”.
Marcus Henderson, Direttore Investimenti di Cultivate Ventures, ha commentato: “Mindhive rappresenta esattamente il tipo di investimento agritech trasformativo che cerchiamo: una tecnologia avanzata che risolve problemi fondamentali in un’industria globale tradizionale. La lavorazione della pelle è una parte significativa della catena del valore della produzione di carne e l’intelligence sulla qualità basata sull’intelligenza artificiale di Mindhive offre guadagni di efficienza misurabili, riduzione degli sprechi e informazioni operative che in precedenza erano impossibili.
L’esecuzione del team è stata eccezionale e siamo entusiasti di supportare la loro prossima fase di crescita, mentre diventano lo standard globale per la valutazione della qualità della pelle”.
James Bayly, CEO di Mindhive Global, ha concluso: “Questo finanziamento di serie A arriva in un momento cruciale. L’industria della pelle sta attraversando la sua trasformazione più significativa degli ultimi secoli, guidata dalle esigenze di sostenibilità, dal consolidamento del mercato e dalla necessità di dati di qualità verificati lungo tutta la filiera. Il nostro recente lancio di Mindhive FinishSelect™ a SIMAC 2025 ha dimostrato che la nostra visione di un’analisi completa della pelle trova riscontro in tutto il processo produttivo, dal wet-blue alla pelle finita. Questo investimento ci consente di realizzare questa visione e di affermare Mindhive come il livello di analisi che alimenta il futuro della produzione di pelle.”
James Bayly, CEO di Mindhive Global
La tempistica dell’aumento segue l’eccezionale presenza di Mindhive al SIMAC Tanning Tech 2025 di Milano, dove il nuovo sistema Mindhive FinishSelect™ dell’azienda ha suscitato notevole attenzione nel settore.
Nicholas Muirhead, CEO di Scottish Leather Group, primo cliente FinishSelect™ di Mindhive, aggiunge: “Mindhive FinishSelect™ è un’innovazione rivoluzionaria per la produzione di pelle finita. La capacità del sistema di rilevare difetti fino al livello del follicolo pilifero in oltre 20 classi di difetti ci offre una precisione senza precedenti nella valutazione della qualità, individuando problemi che persino gli ispettori più esperti non notano. Grazie al flusso di lavoro unificato Dectura con i sistemi di taglio Zünd e il software Mind, stiamo ottenendo un quadro completo: rilevamento e mappatura intelligenti dei difetti da Mindhive, pianificazione ottimizzata dei materiali e taglio digitale di precisione, il tutto in sinergia. Questa integrazione migliora notevolmente la nostra coerenza qualitativa, riducendo al contempo sprechi e tagli ripetuti. Mindhive è stato un partner eccezionale: reattivo, innovativo e profondamente impegnato a risolvere le reali sfide produttive. La loro tecnologia è esattamente ciò di cui la moderna produzione di pelle ha bisogno.”
La traiettoria di crescita di Mindhive le ha fatto guadagnare il riconoscimento di leader tecnologico neozelandese, vincendo due NZ Hi-Tech Awards nel 2025 e raggiungendo la finale in due categorie degli NZ International Business Awards. L’azienda è titolare del FernMark Licence Program, rappresentando l’autentica innovazione neozelandese sulla scena globale.
Il finanziamento di Serie A sosterrà l’espansione della tecnologia Mindhive in mercati chiave, tra cui Brasile, Europa e opportunità strategiche in Asia, accelerando al contempo lo sviluppo dei prodotti e rafforzando la posizione dell’azienda nella transizione dell’industria conciaria verso una produzione basata sui dati.
La presentazione del sistema FinishSelect™ di Mindhive a SIMAC TANNING TECH 2025
Non accetta battute d’arresto la voglia di innovare di Lenzi Egisto. Dopo aver portato sul mercato NEW DENIM, il tessuto che risolve i diversi problemi tipici del denim, ora punta sulla leggerezza. Leggerezza che è sempre più al centro delle innovazioni legate al mondo calzaturiero. Un tema senza dubbio cruciale quando si parla di scarpe da lavoro e di sicurezza, da indossarsi per molte ore in contesti anche sfidanti.
L’azienda toscana aveva già dato il suo contributo alla realizzazione di scarpe sempre più comode grazie all’innovativo fussbet WALKONair che sfruttava il materiale AIRSPRING per tenere sollevato il piede in modo da pemettere il flusso d’aria nella parte plantare.
Ora si ripete con SPORT AIR che si avvale di monofilamenti per tessuti capaci di realizzare tomaie traspiranti per calzature dall’ottima resistenza meccanica e in grado di sopportare piegature intense. Infatti, i monofilamenti offrono le migliori caratteristiche in termini di resistenza meccanica, capacità di carico, flessibilità e non assorbono l’umidità.
Quindi, grazie all’utilizzo di un ordito in monofilamento da pesca, i tessuti SPORT AIR mantengono la traspirabilità ma senza il problema delle rotture nella zona di flessione, dove la tomaia incontra la punta. Difetto tipico di altri materiali traspiranti alternativi.
Chi ha detto che la sicurezza deve essere noiosa? Sneaknit ha deciso di ribaltare questo pregiudizio, trasformando la scarpa da lavoro in un oggetto di design, capace di unire protezione e stile. L’azienda marchigiana, nata nel 2019, progetta tomaie tecniche che permettono di rendere ogni calzatura “da lavoro” sportiva, elegante o casual, senza mai compromettere le prestazioni: impermeabilità, traspirabilità e resistenza all’abrasione restano ai massimi livelli.
Ma non è solo una questione di look. Sneaknit è sinonimo di affidabilità tecnica e di rispetto delle normative più severe. Tutti i suoi articoli sono conformi al regolamento europeo REACH e soddisfano i requisiti sui PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche sotto stretta osservazione ambientale. “Abbiamo condotto test accurati per garantire sicurezza e sostenibilità – spiegano dall’azienda –. Vogliamo tutelare i consumatori e l’ambiente, senza rinunciare alla creatività”.
Così Sneaknit dimostra che l’estetica e la sicurezza possono convivere. Perché oggi, anche nel mondo del workwear, stile e protezione camminano insieme.
Il mondo del work & safety è esigente. Non si può permettere e non ammette imprecisioni o componenti che non siano in grado di garantire sicurezza e affidabilità. Per questo è un settore che si affida a fornitori che vantano esperienza e capacità di personalizzazione dei componenti.
Moro Minuterie, con oltre 50 anni alle spalle nella produzione di accessori in metallo per svariati settori, dalla moda allo sport passando per il safety, assolve a tutte le caratteristiche che il comparto esige. Precisione, attenzione al dettaglio, processi a basso impatto ambientale e materiali riciclati per essere sempre più attenti alle tematiche della sostenibilità, caratterizzano le produzioni di Moro Minuterie che vanta anche una ulteriore freccia al proprio arco: lavorazioni interamente Made in Italy.
Tecnici capaci di sviluppare anche i progetti più innovativi e la possibilità di realizzare internamente gli stampi, consentono un alto livello di personalizzazione.
Ne è perfetta dimostrazione la nuova collezzione di ganci, rivetti e passalacci proposta da Moro Minuterie durante l’ultima Lineapelle. Accessori estremamente tecnici e funzionali in grado di arricchire le nuove collezioni sportive e work & safety non solo dal punto di vista delle performance ma anche sotto l’aspetto estetico.
E non è una voce isolata: è il grido d’allarme di un intero sistema produttivo italiano stretto tra ideali ambientali e costi reali. Perché mentre Bruxelles disegna la rotta verso la neutralità climatica, le PMI italiane si trovano davanti una scelta brutale: investire cifre proibitive o arrendersi alla concorrenza extra-UE che opera senza vincoli.
Dal palco dell’evento “La chimica dei valori” a Milano, il ministro Foti rincara la dose: «È evidente che quando si parla di industrie in Europa bisogna partire anche da una considerazione che pure potrebbe sembrare banale, ma l’Europa crede ancora nell’industria e crede ancora nell’industria europea? Perché se noi non ci chiediamo prima se questo è un obiettivo o meno, difficilmente riusciamo a leggere correttamente alcune iniziative. Personalmente ritengo che quello del Green Deal non sia stato un errore. È stato un incidente voluto e studiato perfettamente con l’obiettivo ideologico di deindustrializzare l’Europa. Lo dico perché non è possibile che, usando solo il normale buon senso, qualcuno si sia accorto di che cosa si stava mettendo in piedi. Obiettivi che non sono possibili da realizzare, ma che vengono perseguiti con una sagacia che definire persecutoria è poco».
Tommaso Foti, ministro italiano per gli Affari europei
LA MODA SOTTO ATTACCO
Il settore – 60.000 imprese, 600.000 dipendenti, 92 miliardi di fatturato – è in prima linea. «Il sistema moda italiano è sotto attacco dalla concorrenza globale, le trasformazioni tecnologiche, la pressione dei costi energetici e le nuove normative europee», dice Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda. I numeri parlano chiaro: esportazioni -4% nel primo semestre 2025, importazioni cinesi +18%. E c’è un dato ancora più inquietante: secondo un rapporto Ambrosetti, il settore è in ritardo di otto anni sugli obiettivi 2030 e servirebbero 24,7 miliardi di investimenti. Il problema? Il 92% delle aziende italiane non può permetterselo. «Troppo fragili», spiega Carlo Cici di Ambrosetti.
Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda, lo ha detto al Parlamento Europeo: bisogna «addebitare i costi della transizione a chi riempie le discariche con fast fashion, non alla moda creativa». Il punto è proprio questo: le normative europee – CSRD, Digital Product Passport, Ecodesign Regulation – non distinguono tra chi produce qualità duratura e chi inonda il mercato di usa-e-getta. Roberto Bottoli, coordinatore del Tavolo Veneto della Moda, avverte sul rischio di «fanatismi green o eccessi di burocrazia» che gravano solo sui produttori europei.
Sempre Foti riflette su altri numeri: «In Europa ci preoccupiamo in modo quasi estremo di stabilizzare giornalmente le emissioni, quando l’Europa pesa il 6% in termini di emissioni. Mentre noi ci facciamo i complimenti per aver ridotto un po’ le nostre emissioni, gli altri le aumentano in modo sconsiderato e riescono a farci una concorrenza che ci spinge fuori mercato».
I NUMERI CHE PESANO
Parlare di transizione è facile, pagarla no. Il CSRD costa 274.000 euro iniziali più 148.000 euro all’anno. Per una PMI vicentina può significare la chiusura. Poi c’è l’energia: elettricità a 150 euro/MWh, la più cara d’Europa; gas con un rapporto 4:1 rispetto agli USA. Come si compete così? La produzione industriale italiana è calata dell’8,2% tra metà 2022 e fine 2024. Non fluttuazioni: una frana strutturale.
LA VOCE CONTRARIA
Eppure, c’è chi vede nel Green Deal un’opportunità. Anna Turrell, Chief Sustainability Officer di Decathlon, l’ha scritto nero su bianco: «Il Green Deal è il più grande vantaggio competitivo dell’Europa. E noi aziende abbiamo bisogno di certezza». La sua tesi ribalta la narrativa: non è il Green Deal a soffocare, ma l’incertezza normativa. «Un quadro legale chiaro permetterà di investire in pratiche sostenibili che garantiscono posti di lavoro e prosperità». Le imprese sono pronte a investire, ma servono regole stabili per pianificare.
Sette CEO di grandi gruppi industriali europei – da Siemens a Schneider Electric – hanno scritto di stare «trasformando la sfida in vantaggio competitivo attraverso costi energetici più bassi». E Ilham Kadri, CEO di Syensqo: «Il cambiamento climatico è un rischio ma anche un’enorme opportunità. Serve avere sia sostenibilità che redditività». Non uno contro l’altra, ma insieme.
IL BIVIO
La Commissione ha fatto un primo passo indietro col pacchetto Omnibus: CSRD solo per aziende oltre mille dipendenti, risparmio di 6 miliardi all’anno, 80% delle imprese esentate. Ma serve di più: un approccio che distingua qualità da produzione di massa, tuteli le PMI, impedisca concorrenza sleale. Un Green Deal che non diventi «strumento di deindustrializzazione» ma nemmeno pretesto per rinviare una transizione inevitabile.
Il vero bivio non è tra ambiente e competitività. È tra chi saprà trasformare la sostenibilità in vantaggio e chi resterà indietro. La domanda è: l’Europa darà alle sue imprese – soprattutto alle più piccole – gli strumenti per questa sfida? Il tempo delle risposte sta scadendo.
Il ministro Foti, però, è più categorico: «L’obiettivo qual è? È ridurre l’Europa, che ha già un suo problema intrinseco di denatalità, a un giardinetto per anziani, oppure vogliamo mantenere un’Europa produttiva che prosegua sulla linea di essere un faro della produzione in ambito mondiale? Non è possibile pensare di poter seguire la strada di un Green Deal se non si smonta questo Green Deal, se non si prende atto che non è possibile proseguire su una strada che assomiglia a un suicidio annunciato».
Bruxelles, 27 ottobre 2025 – COTANCE si unisce a 19 settori europei nel chiedere alla Commissione Europea di:
– Introdurre un meccanismo di “stop-the-clock” che consenta una valutazione adeguata dell’impatto e dell’attuazione dell’EUDR.
– Effettuare la valutazione d’impatto prevista dalla legge ai sensi dell’articolo 34.
Dopo aver inizialmente annunciato un rinvio nel settembre 2025, la Commissione europea propone ora di rendere pienamente applicabile il nuovo EUDR entro soli due mesi, un’inversione di rotta che rischia di minare la fiducia nel processo normativo dell’UE.
Le preoccupazioni delle parti interessate riguardano i tempi proposti, che creano una notevole incertezza per gli operatori europei: dalle grandi industrie a valle, che non saranno in grado di riadattare nuovamente i propri sistemi informatici, ai piccoli e micro operatori, che dovranno affrontare un onere amministrativo ancora maggiore per gestire autonomamente il carico di dati relativo al numero di numeri di riferimento delle dichiarazioni di due diligence (DDS) che si accumulano lungo la catena del valore.
L’emendamento della Commissione non soddisfa inoltre un requisito giuridico fondamentale: la valutazione d’impatto relativa all’ambito di applicazione ai sensi dell’articolo 34. Tale valutazione d’impatto aveva lo scopo di verificare se l’elenco dei prodotti di cui all’allegato 1 dovesse essere modificato o ampliato. Prevista inizialmente per giugno 2025, è stata ora completamente cancellata e sostituita dalla “revisione generale” nel 2030, cinque anni dopo l’attuazione. Questa cattiva amministrazione priva settori come quello della pelle del loro diritto legale a un processo decisionale basato su dati concreti – poiché finora l’impatto della pelle non era mai stato valutato – e mina i principi dell’UE di una migliore regolamentazione.
COTANCE ribadisce che l’inclusione di pelli e cuoio nell’ambito di applicazione dell’EUDR è stata effettuata senza un’adeguata valutazione d’impatto. Prove scientifiche autorevoli, tra cui una ricerca dell’Università di Scienze Applicate Sant’Anna di Pisa, hanno confermato che il cuoio non è una causa della deforestazione. Il cuoio è un sottoprodotto dei settori della carne e dei latticini e nessun bovino viene allevato per la sua pelle. La produzione di cuoio contribuisce alla circolarità valorizzando risorse che altrimenti diventerebbero rifiuti.
“L’industria europea del cuoio sostiene pienamente la lotta contro la deforestazione – dichiara Gustavo Gonzalez-Quijano, segretario generale di COTANCE -. Ma la sostenibilità non può essere raggiunta attraverso regolamenti che ignorano la realtà sul campo. Chiediamo alla Commissione di fare un passo indietro, ascoltare le prove e garantire che l’attuazione dell’EUDR si basi su fatti, non su supposizioni. È giunto il momento di fermare l’orologio e correggere questo regolamento”.
COTANCE ribadisce il proprio impegno a favore della sostenibilità, della trasparenza e delle catene di approvvigionamento responsabili. Tuttavia, un regolamento che non sia basato su prove concrete, non sia attuabile e non sia equo non giova né all’ambiente né all’economia europea.
Le infradito si sono affermate come un elemento chiave delle calzature per la Primavera/Estate 2026, presentandosi in raffinate versioni a punta da Ami e in versione sandalo da Yohji Yamamoto.
La stagione ha posto l’accento sulle collaborazioni e sulla tradizione delle performance, con Louis Vuitton che ha presentato la sneaker LV Buttersoft e Jonathan Anderson che ha presentato scarpe chunky ispirate allo skate per Dior.
Le passerelle hanno anche presentato sneaker collaborative, tra cui le Y-3 Field di Wales Bonner, le sneaker Suede Nahmias x Puma e le Puma Velum di Salehe Bembury.
Nel complesso, il revival retrò è rimasto forte, con le runner vintage degli anni ’70, ’80 e ’90 rivisitate in chiave moderna con materiali sostenibili. Sul fronte delle borse, Pharrell Williams di Louis Vuitton ha promosso accessori stravaganti, con borse morbide e a forma di animale che sono diventate pezzi forti della sua collezione ispirata all’India, continuando la sua passione per borse eccentriche e accattivanti che annullano i tradizionali confini di genere.
La nostra Trend Analyst Mariacristina Rossi ci guida alla scoperta delle principali tendenze viste sulle passerelle:
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Questo video è un’anteprima della analisi tendenze preparata dagli esperti di Arsutoria.
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Ritengo che ciò che rende unica Co.Bo. sia il singolare percorso aziendale tracciato a cavallo tra settori apparentemente inconciliabili quali il mondo del lusso e quello tecnico dello sport.
Trovarsi coinvolti ad affrontare sviluppi tecnici di progetti complessi assieme ai brand internazionali per poi produrre articoli destinati ad esigenze a prima vista così diverse, probabilmente ha permesso all’azienda di consolidare competenze tecniche che la maggior parte dei player, nella catena della fornitura del Made in Italy, non è in grado di offrire.
“Noi vendiamo suole”, ci confidava anni fa un designer americano che ha firmato alcuni dei prodotti più iconici dello sport a livello mondiale. Per chi, come noi in Arsutoria School, si è specializzato nelle metodologie di ricavo delle tomaie è una affermazione difficile da digerire. Ma è evidente che essere capaci, oggi, di padroneggiare le estetiche complesse delle suole delle sneaker e, al tempo stesso, essere in grado di focalizzarsi su diverse caratteristiche tecniche, parametri prestazionali spesso in conflitto tra loro, richiede una preparazione approfondita sulla scienza dei materiali e della tecnologia dello stampaggio.
Ci si potrebbe chiedere cosa stia cercando chi deve realizzare la fashion sneaker per la prossima sfilata parigina di una maison quando sceglie di lavorare con una azienda che nella sua storia si è trovata a confrontarsi con i più importanti marchi dello sport e a maneggiare polimeri tecnici come Pebax, Nylon e Poliammide. La risposta è semplice: la capacità di tenere assieme la complessità, di padroneggiare il processo industriale dello stampaggio per iniezione che a volte assomiglia tanto ad un’arte.
Non stupisce quindi che Co.Bo., nel 2025, nel bel mezzo di una assoluta crisi del settore moda, abbia deciso di investire pesantemente in Italia nella creazione di una struttura innovativa in grado di spingere ancora una volta un passo più in là i limiti della manifattura. E che abbia realizzato, con coraggio e lungimiranza, uno dei primi stabilimenti italiani completamente dedicati al Super Critical Foaming.
Tuttavia, queste competenze tecniche non significherebbero molto se gli interlocutori non fossero persone rispettate dal settore per la loro competenza, serietà e onestà. Un insieme di valori che da sempre contraddistingue Co.Bo., fondata nel 1984 dai coniugi Leonardo Procaccini e Rosanna Borroni.
“Leonardo non me ne faceva passare una se riteneva che stessi sbagliando, ma per lui tutto era o bianco o nero. Ti diceva le cose come stavano in maniera onesta e, se era lui a fare un errore, pagava di tasca sua”, mi raccontava un amico che da tanti anni collabora con questa azienda. “E non posso che dire bene dei loro figli: hanno portato avanti quello stile di serietà e di competenza che è stato da sempre la caratteristica distintiva di Co.Bo.”.
Quindi tanti auguri Co.Bo. per questi 40 anni di impegno e meritato successo.
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