Arsutoria Magazine

GEA GOMMA: i ‘maestri’ della ‘sole crepe’

Quella di GEA GOMMA SRL è una storia di famiglia, ma anche una storia di impegno nel ricercare la qualità attingendo dal patrimonio naturale. L’azienda nasce, infatti, a Vigevano nel 1952, per intuizione di Giuseppe Bonomi, che comprende le potenzialità della gomma naturale per la produzione calzaturiera. È così che ben presto GEA GOMMA diventa leader a livello europeo nel settore della produzione di para naturale per calzature., attività che viene oggi portata avanti con impegno e successo dai figli del fondatore: Daniela Bonomi, affiancata dai tre figli, William, Paola e Stefano Grivel.

Il complesso produttivo che vediamo oggi è il risultato dell’ampliamento avvenuto nel 1969, con il trasferimento dell’attività a Castello d’Agogna. Nei capannoni industriali, che occupano un’area di circa 14mila metri quadri, si svolge l’intero processo di lavorazione della gomma naturale, conosciuta internazionalmente con il nome “sole crepe”. Il processo di fabbricazione delle lastre in gomma per suole rispetta un disciplinare rigoroso e preciso, che punta a garantire la massima qualità del prodotto e il totale rispetto dell’ambiente.

La particolare lavorazione a cui viene sottoposta la gomma naturale per calzature è tecnologicamente innovativa, il che rende GEA GOMMA uno dei marchi di spicco nel settore accessori per calzature.

Il processo di fabbricazione della para naturale è ecologico e non inquinante, consistendo nella lavorazione della gomma greggia naturale ottenuta dal lattice della pianta Hevea Brasiliensis. Il lattice viene acquistato dalle piantagioni del Sud-Est Asiatico, produttrici della miglior qualità di caucciù, e mediante mulini, mescolatori e calandre, il greggio viene trasformato in lastre di diverso spessore e colore. Da questo procedimento, oltre ad ottenere suole per scarpe di ottima qualità, deriva una gomma non trattata chimicamente e capace di mantenere inalterate le proprie caratteristiche. Questo procedimento, inoltre, ha l’ulteriore valore aggiunto di non produrre fumi, vapori, polveri, e scorie inquinanti per l’ambiente. Ogni residuo di lavorazione, inoltre, può essere riutilizzato nel ciclo produttivo.


FLYTECH SOLES: creare il futuro delle calzature tra tradizione e innovazione

Fondata nel 1998 con il nome di FLYTECH SOLES P&T, ma con radici lontane nell’industria calzaturiera che risalgono al 1927, oggi FLYTECH SOLES è rinomata per la produzione di suole per calzature in TR (gomma termoplastica), EVA (etilene-acetato di vinile), TPU (poliuretano termoplastico), PU (poliuretano) e per una serie di soluzioni artigianali, che fondono l’arte delle suole tradizionali con le moderne conquiste tecnologiche.

Ricordiamo infatti che FLYTECH SOLES è stata la prima azienda in Polonia a iniziare la produzione di suole in EVA: un’iniziativa pionieristica che ha sottolineato la leadership dell’azienda nell’adozione di pratiche e tecnologie all’avanguardia nel settore.

Situata in posizione strategica nell’Europa centrale, FLYTECH SOLES ha fatto tesoro della sua posizione geografica per soddisfare efficacemente le esigenze dei mercati dell’Europa orientale e centrale. Una posizione privilegiata, che migliora la distribuzione e la logistica, consentendo di soddisfare in modo efficiente le diverse esigenze della sua vasta clientela. Inoltre, con un focus strategico sull’Europa occidentale, FLYTECH SOLES è determinata a espandere la propria influenza e presenza in questi mercati chiave.

Dagli inizi come azienda calzaturiera a conduzione familiare all’evoluzione in produttore leader di suole per calzature, FLYTECH ha già al suo attivo molti milioni di paia di suole e la collaborazione con marchi europei leader del settore calzaturiero, con una costante dedizione all’eccellenza.

Con radici profondamente radicate nell’industria calzaturiera e un occhio costantemente rivolto all’orizzonte delle tendenze tecnologiche e di mercato, FLYTECH SOLES non si limita a tenere il passo con l’industria, ma plasma attivamente il futuro delle calzature, rafforzando la propria leadership.

MGT Ecoline: una tecnologia esclusiva per il riciclaggio del PU

Nell’ottica di una produzione sempre più sostenibile e attenta all’ambiente, in occasione della A+A 2023, l’italiana Main Group ha presentato al mercato MGT Ecoline, una nuova tecnologia che permette di recuperare e reintrodurre nel ciclo produttivodella calzatura gli scarti di poliuretano.

“Fino a pochi anni fa non era possibile riciclare questo materiale – ci spiega Davide Silvestrin, responsabile tecnico dell’azienda tecnologica veneta – Main Group ha trovato il modo di trattarlo per poterlo reimmettere nel circuito produttivo ottenendo un beneficio ambientale ed economico”.

Con un nuovo sistema periferico, che va ad aggiungersi alle macchine Main Group, è ora possibile recuperare gli scarti di produzione del poliuretano che fino ad oggi non potevano essere reintrodotti nel processo e dovevano essere gettati via: uno spreco di materiale che impatta sia dal punto di vista ambientale che da quello economico. Quanto alla qualità, le suole realizzate in poliuretano riciclato non hanno nulla di diverso da quelle realizzate con materiale vergine dal punto di vista delle caratteristiche fisico-meccaniche e quindi delle performance tecniche.

Grazie alle nuove tecnologie, negli ultimi anni Main Group ha reso possibile il recupero e il riutilizzo di tanti materiali utilizzati per la produzione delle suole per calzature come il Pvc, l’Eva e la gomma, cui ora si aggiunge il poliuretano, aggiungendo un asset strategico all’interno del mercato dedicato ai macchinari per le calzature.

Più che sicura la suola ultraleggera di FINPROJECT

Il gruppo industriale Finproject è specializzato nella produzione di materiali ultraleggeri per suole destinate ai più importanti brand del mercato calzaturiero. Da alcuni anni è entrato anche nel comparto delle calzature da lavoro con una versione della sua famosa (soprattutto nel mondo del fashion) suola XL EXTRALIGHT® sviluppando alcuni importanti progetti con importanti marchi italiani e stranieri leader nella scarpa di sicurezza. Al centro dell’attenzione un materiale molto diffuso nel settore della calzatura urbana come l’Eva, di cui si apprezza l’estrema leggerezza, ma che fino a poco tempo fa non veniva considerata sufficientemente resistente per il mondo della sicurezza. A cambiare la prospettiva è stata proprio Finproject che, grazie alla sua enorme esperienza con questo ‘ingredient’, ha trovato il modo di sviluppare una nuova categoria di materiali e prodotti con i requisiti tecnici più che adeguati alle richieste di una scarpa da lavoro.

“Le suole per calzature XL EXTRALIGHT®, rispetto ad altre di pari proprietà meccaniche, risultano più confortevoli, leggere, resistenti e performanti – spiegano da Finproject -. Con un peso di circa 3 volte inferiore a quello di altri materiali XL EXTRALIGHT® è leggero, flessibile e resistente, ed anche un naturale shock absorber per un comfort senza stress per piedi e schiena”.

In conformità alle norme europee sulle calzature di sicurezza, di protezione e da lavoro per uso professionale (DIN EN ISO 20345,20346, 20347), Finproject ha sviluppato infatti XL EXTRALIGHT® INDUSTRIAL PLUS, un materiale flessibile e resistente unico nel suo genere che garantisce la perfetta tenuta della calzatura nelle condizioni ambientali e di lavoro più difficili: resiste agli olii, può essere antistatico o elettrostatico a seconda delle esigenze del cliente, antiscivolo, garantisce un’ottima aderenza e compression set. Il risultato? Scarpe antinfortunistiche leggere e confortevoli.

Le suole Michelin trainano l’evoluzione estetica delle scarpe da lavoro

Negli ultimi anni il mondo della calzatura da lavoro ha subito la più importante trasformazione estetica del settore. Oggi, queste scarpe prendono ispirazione nel look e nei colori dalle sneakers, dalle scarpe da running dal comparto outdoor portando nei padiglioni della fiera tedesca un arcobaleno di colori.

I colori catturano l’occhio ma la vera differenza di queste collezioni è data dall’innovazione e dalle tecnologie dei materiali utilizzati per le tomaie e le suole.

Caratteristiche che ritroviamo nelle nuove collezioni proposte da Amblers, Royer, Solid Gear e Swolx con le suole Michelin sviluppate da JV International, licenziatario mondiale per la progettazione, produzione e distribuzione delle suole Michelin. Una sfida e uno stimolo continuo quello di andare incontro alle specifiche necessità dei lavoratori. L’attenzione posta nella progettazione di suole che possano fornire caratteristiche importanti per la sicurezza quotidiana sul posto di lavoro, come una presa salda sui terreni più scivolosi quando si è a contatto con sostanze chimiche e oleose.

Le suole Michelin garantiscono sempre un elevato livello di sicurezza, sia negli ambienti chiusi come i magazzini o le officine, che nei cantieri all’aperto. Il tutto offrendo il massimo comfort. Ridurre i rischi di incidenti sul posto di lavoro è una priorità per JV International e anche per tale ragione sempre più aziende scelgono la qualità e sicurezza delle suole Michelin per le proprie calzature.

TODESCO, venite a vedere come funziona il sistema Purple

Asciugare le pelli è una delle fasi più energivore del processo di rifinizione ed incide pesantemente sul calcolo della Carbon Footprint del processo di lavorazione. Ora la tecnologia corre in aiuto. Al Simac Tanning Tech 2023, lo scorso settembre a Milano, Todesco e GSC Group hanno presentato una nuova tecnologia frutto di un progetto triennale nato nel corso del 2020 che si chiama Purple. “L’idea nasce e prende forma nell’immediato post-pandemia, in un periodo in cui i costi dell’energia e del gas sono cresciuti a dismisura” spiega Paolo Todesco. Purple è una tecnologia innovativa, coperta da brevetto internazionale, che consente di ridurre il consumo di energia durante l’asciugatura della pelle dopo i processi di rimonta e fissaggio.

Come funziona?

“L’unità Purple UV – spiega il manager – è una stazione situata alla fine del tunnel di asciugatura che consente di eliminare la temperatura quale catalizzatore nelle reazioni chimiche: il catalizzante è costituito dalla luce ultravioletta, e questo permette di mantenere la temperatura della pelle inferiore ai 40°”.

Il primo sistema industrializzato è stato installato presso l’area R&D della Todesco, situata a Creazzo (Vicenza), e funziona a velocità di lavoro standard >12 m/min. Secondo i dati raccolti dall’azienda, il sistema Purple garantisce un risparmio energetico fino al 66% rispetto a un tunnel a vapore e al 73% rispetto a un tunnel a infrarossi. Le emissioni sono ridotte del 57% rispetto all’asciugatura alimentata a vapore e del 75% rispetto agli infrarossi.

“Il piano iniziale è quello di concentrarsi sui clienti che lavorano per l’automotive per poi, col tempo, estenderne l’utilizzo anche ai settori dell’arredamento, pelletteria e calzatura” riferisce Todesco.

Lo sviluppo del sistema Purple ha visto la collaborazione dell’industria chimica GSC Group, che ha sede a soli 10 km dallo stabilimento Todesco nel distretto conciario di Arzignano. La collaborazione ha portato ad una situazione “win-win” e ha visto come risultato la creazione di un pacchetto di prodotti specifico per l’impiego della tecnologia UV, a bassissimo contenuto di VOC, e con prestazioni in linea con tutti gli standard OEM e normativi.

Syn-bios, alleanza strategica per l’india e mercati limitrofi

Syn-Bios SpA, azienda leader nel settore chimico conciario, ha stipulato un accordo strategico per rafforzare la propria presenza sul territorio al fine di sviluppare ulteriormente quei mercati esteri dal significativo potenziale di crescita.

Pidilite Industries, tra le prime società asiatiche del settore e pioniera dell’industria chimica indiana, ha la propria sede principale a Mumbai ed è uno dei colossi dell’economia indiana grazie a un fatturato annuo di circa 1,5 miliardi di euro.

La partnership esclusiva prevede che Pidilite Industries rappresenti in ambito conciario solamente i prodotti a marchio Syn-Bios – oltre che quelli di propria fabbricazione – e che ne gestisca inoltre la distribuzione nei mercati concordati attraverso i propri canali consolidati; Syn-Bios, d’altra parte, dovrà passare tramite i canali Pidilite per vendere nei Paesi selezionati.

L’obiettivo delle due aziende è quello di stabilire nuovi parametri di riferimento nel settore ed alzare sempre più l’asticella in termini di qualità, oltre che offrire prodotti sicuri e di eccellenza che siano anche sostenibili. G

razie agli sforzi continui in ambito di ricerca e sviluppo, Syn-Bios è stata tra le prime aziende al mondo a ottenere il Livello 3 della certificazione ZDHC, aspetto che ha sicuramente influito nella scelta del colosso indiano che, alla ricerca della migliore qualità nel segmento chimico conciario, per prima si è avvicinata all’azienda italiana.

Dopo Londra e New York, Lineapelle arriva a Milano

L’agenda 2024 di Lineapelle si è aperta con due importanti appuntamenti che come ormai d’abitudine anticipano la grande manifestazione dedicata a pelli, materiali e componenti che si tiene a Milano in febbraio.

Il primo evento si è svolto il 23 gennaio presso l’Ham Yard Hotel: qui ‘Lineapelle London’ ha messo in campo 43 espositori (23 italiani, 20 esteri) richiamando un target di visitatori molto specifico composto da giovani stilisti, start up specializzate in accessori moda e brand alla ricerca di soluzioni e materiali smart e immaginifici.

Il secondo step è stato ‘Lineapelle New York’, andato in scena il 31 gennaio e il 1° febbraio presso il Metropolitan Pavilion di Manhattan con 111 espositori, di cui 50 italiani. Un evento che ha registrato una buona affluenza di operatori interessati alle ultime novità del settore.

Con questi presupposti si arriverà al momento clou diLineapelle 103, programmata a Fiera Milano Rho dal 20 al 22 febbraio, che ospiterà circa 1.150 espositori, in linea con l’edizione di febbraio 2023, provenienti da 41 Paesi. La manifestazione si presenta come una vera piattaforma creativa, commerciale e culturale che proporrà un articolato elenco di contenuti e si svolgerà in parziale concomitanza con le fiere della galassia di Confindustria Moda, in programma dal 18 al 21 febbraio: Micam (calzatura), Mipel (pelletteria), TheOneMilano (abbigliamento).

Hong Kong, tutto pronto per il ritorno di APLF 2024

Finalmente, dopo cinque anni, la fiera della pelle asiatica farà il suo tanto atteso ritorno ad Hong Kong, dal 19 al 21 marzo 2024.

Dopo le esperienze di Dubai e Bangkok, positive ma indubbiamente diverse per rilevanza e raggio d’azione, la più importante piattaforma asiatica per l’industria della pelle, può tornare nella sua sede naturale presso l’Hong Kong Convention & Exhibition Centre (HKCEC).

Un ritorno che naturalmente implica un crescendo di aspettative da parte del mercato internazionale con la domanda cruciale che ogni operatore si sta ponendo: riuscirà la manifestazione cinese e ritrovare lo slancio e la capacità di attrazione internazionale che possedeva prima della pandemia?

I segnali positivi non mancano e tutto il settore pelle auspica che sia così perché è indubbiamente utile poter contare su una piattaforma fieristica qualificata e riconosciuta in un’area geografica tanto importante. Le premesse della vigilia sono sicuramente incoraggianti. L’evento del prossimo marzo ha ricevuto conferma di partecipazione da oltre 20 associazioni mondiali e da più di 800 espositori.

Come in passato sono previste collettive nazionali dai seguenti Paesi: Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Corea, Pakistan Spagna Taiwan, Cina, Thailandia, Turchia, Regno Unito, USA.

La partecipazione italiana si annuncia nutrita con la tradizionale collettiva di concerie (guidata da UNIC) e quella dei produttori di macchine per conceria (ASSOMAC) che aggregano anche i produttori di ausiliari chimici.

Altri gruppi nazionali consistenti, oltre a quello cinese, sono rappresentati da brasiliani, spagnoli, francesi, turchi, pakistani, indiani e americani.

A fianco della sezione Leather, la manifestazione ospiterà come sempre l’area Materials+ (materiali e componenti) e Fashion Access (calzature e pelletteria).

Come sempre, infine, un denso programma di conferenze, seminari e tendenze moda completeranno l’offerta dell’evento.

BARNINI, il futuro della rifinizione è nell’automazione

Attiva sin dal 1965 la Barnini srl è un importante punto di riferimento mondiale nella progettazione e costruzione di impianti per la verniciatura delle pelli, cui nel tempo si sono aggiunte le presse per la stiratura e stampatura del pellame attraverso il marchio Mostardini acquisito molti anni fa. Il ramo di attività più recente è quello della robotica, sviluppato attraverso la divisione BRS ‘Barnini Robot System’. Di questo e altro ancora abbiamo parlato a fine gennaio con i fratelli Matteo e Lorenzo Simoni, i due giovani manager alla guida dell’azienda meccanica di Castelfranco di Sotto (Pisa) che ha fatto dell’investimento in Ricerca e Sviluppo il proprio punto di forza, puntando ad offrire ai propri clienti soluzioni tagliate su misura ed in grado di ottimizzare lo svolgimento dei processi di lavorazione della pelle.

Avete presentato i vostri primi robot al Tanning Tech 2022 suscitando grande interesse fra le concerie. Da allora avete fatto molta strada…

“Siamo stati i primi a riuscire a far svolgere a dei robot l’operazione di carico pelli sulle macchine, indubbiamente un’operazione ripetitiva e gravosa per i lavoratori. A questo progetto abbiamo lavorato tantissimo, come provano i diversi brevetti che abbiamo depositato, e oggi siamo molto soddisfatti dei risultati fin qui ottenuti, sia tecnologici che commerciali”.

Quali problematiche avete incontrato?

“Il primo prototipo è nato nel nostro laboratorio di Ricerca e Sviluppo per pelli intere per automotive. Con l’esperienza maturata sul primo robot abbiamo potuto soddisfare ulteriori esigenze dettate dal tipo di pelle, dalla morbidezza della pelle e dallo spazio a disposizione. Ad oggi siamo in grado di poter manipolare al meglio i vari tipi di pellame sia su cavalletto che su pianale. La divisione BRS ha inoltre realizzato una linea di spruzzatura robotizzata denominata ART per la verniciatura di pannelli di pelle per il pronto moda. Questo sistema permette rifiniture non possibili su impianti di spruzzatura tradizionali”.

Che tipo di concerie sono interessate ad inserire i robot nel ciclo di lavorazione?

“C’è moltissimo interesse sul mercato, soprattutto da parte delle concerie che producono pelli per automotive dove normalmente si fanno grandi produzioni. I robot utilizzati per caricare le pelli sugli impianti per automotive permettono di liberare due persone a macchina per turno, offrendo dunque un importante risparmio di manodopera. Per tutto il 2023 abbiamo lavorato in esclusiva per la conceria Pasubio che ha chiesto di assorbire tutta la produzione possibile e dove abbiamo fatto tantissima esperienza. Ora ci apriamo al mercato”.

Passando agli impianti di rifinizione, cosa c’è di nuovo?

“Abbiamo installato un nuovo, grande impianto di spruzzatura nel nostro laboratorio interno. Una linea completamente automatica provvista ovviamente di robot per il carico delle pelli, di un sistema di dosaggio automatico del prodotto, di un tunnel di essiccazione a infrarossi con sistema di pulizia corde in continuo, ed infine di un impilatore automatico. Si tratta di una linea che non necessita di personale per funzionare, se non per programmare e impostare il lavoro. Accanto a questo impianto, presto installeremo una grande novità di cui parleremo più avanti”.

Dal vostro punto di vista quali sono le sfide ancora da vincere?

“Da parte nostra puntiamo a sviluppare ulteriormente l’automazione. Fondamentale è tenere sotto controllo tutti i parametri di lavorazione in modo da garantire risultati ripetibili. Al contempo restiamo sempre in ascolto perché un altro tema fondamentale è la customizzazione degli impianti: ogni conceria ha le sue esigenze peculiari in funzione del tipo di prodotto”.

Come è andato il 2023 e come si prospetta il nuovo anno?

“Il 2023 è andato bene: abbiamo registrato una crescita del 15% rispetto al 2022 e un 50% in più rispetto al 2021 ed abbiamo ordini che ci coprono per buona parte di quest’anno. Ma non mancano le preoccupazioni per il futuro, perché la produzione nei principali distretti italiani è rallentata negli ultimi mesi e c’è grande incertezza rispetto all’andamento del mercato internazionale”.