Pitti Uomo detta il ritmo. L’edizione 109, andata in scena alla Fortezza da Basso di Firenze, ha riconfermato numeri solidi — circa 12.500 compratori e quasi 19.000 visitatori totali — in un momento in cui il mercato internazionale cammina su ghiaccio sottile.
«Un Pitti Uomo in cui si è percepita un’atmosfera bella e dinamica, che inietta positività a tutto il sistema», ha dichiarato Raffaello Napoleone, AD di Pitti Immagine. I 5.000 buyer esteri presenti — in crescita sul 2024 — dicono molto dell’atmosfera positiva che si è respirato.
I mercati che crescono disegnano una interessante mappa geografica: bene Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Grecia e Portogallo. Molto bene il blocco nordico — Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia in deciso aumento. Si confermano le presenze cinesi, con un equilibrio tra Hong Kong e Cina continentale. E tra le sorprese, rientrano in scena Libano, Egitto e Medio Oriente.
I buyer italiani calano leggermente, attestandosi intorno alle 7.500 unità: un segnale che riflette le difficoltà note della distribuzione interna. Nessun dramma, ma un dato da non ignorare.
Tra i 758 espositori — veri protagonisti, secondo Napoleone — ricerca e innovazione hanno dominato la scena. In Fortezza si è ragionato di futuro con i piedi per terra: niente slogan, solo collezioni e confronto diretto con i buyer più importanti del mondo.
Pitti 109 dimostra ancora una volta che, nonostante le tensioni internazionali, chi investe in qualità trova interlocutori.
Ci sono posti al mondo dove sbagliare scarpa non è questione di stile, ma di sopravvivenza. Tra questi, i territori circumpolari. È proprio da questi paesaggi estremi che nasce ULU, un brand che ha scelto di portare a Pitti Uomo non una semplice novità di prodotto, ma una dichiarazione di intenti: ridefinire la calzatura da neve senza sacrificare un grammo di estetica.
Il concept è tanto semplice quanto ambizioso: trovare il punto di equilibrio perfetto tra trazione, comfort, impermeabilità, traspirabilità e compatibilità con gli accessori da snow-trekking. Cinque esigenze che la maggior parte dei brand ha sempre trattato come variabili in conflitto tra loro. ULU le risolve tutte in un solo prodotto.
La suola Vibram® Arctic Grip — sviluppata specificamente per ambienti a bassa temperatura e superfici gelate umide — garantisce trazione dove le suole tradizionali cedono. A completare il sistema tecnico: un cappuccio in gomma rinforzato sulla punta, isolamento 3M integrato nella tomaia e una fodera in lana della Nuova Zelanda, calda, traspirante e impermeabile. Non mancano le scanalature anti-scivolo sul tallone e uno slot in TPU riciclabile per l’aggancio diretto alle ciaspole.
Eppure, il vero salto è estetico. ULU rompe con la logica del “funzionale ma brutto”. La costruzione a doppio strato — shell esterno impermeabile regolabile e stivale interno in pelle con fodera morbida — si traduce in una silhouette moderna e raffinata, lontana dall’estetica pesante tipica delle calzature tecniche invernali. Una scarpa che si porta in montagna e si indossa in città, senza compromessi.
Il rispetto per la natura è il filo narrativo che attraversa ogni scelta progettuale: materiali selezionati, processi rigorosi, test reali su neve e ghiaccio. Perché certi ambienti non accettano approssimazioni.
Fondato nel 2003 dalla designer Salome Amanatishvili e consolidatosi come marchio globale nel 2009, Salle De Mode rappresenta l’anima più autentica e creativa della moda georgiana, distinguendosi rara nel panorama contemporaneo per una filosofia produttiva basata sul controllo totale della filiera. Ogni capo e accessorio è, infatti, realizzato completamente in-house, un impegno che garantisce alti standard qualitativi.
Il portafoglio del brand offre una proposta lifestyle completa, che spazia dall’abbigliamento al comparto accessori. A spiccare nel cuore delle collezioni sono, in particolare, gli stivali e le borse in pelle: pezzi iconici dal carattere deciso, pensati per una donna che non scende a compromessi tra stile d’avanguardia e tradizione manifatturiera. L’uso di materiali ricercati e il design d’ispirazione internazionale rendono ogni creazione un investimento destinato a durare nel tempo.
C’è una città al mondo che non ha bisogno di aggettivi. Venezia si descrive da sola: con i suoi riflessi sull’acqua, la pietra consumata dai secoli, quell’eleganza discreta che non urla mai ma si fa sempre notare. È da questa eredità visiva e culturale che nasce Aqua Alta, un brand di sneaker che porta il nome della marea veneziana come manifesto estetico.
La scelta non è casuale. L’acqua alta non è solo un fenomeno meteorologico: è un modo di vivere la città, di adattarsi con grazia all’imprevisto. Ed è esattamente questo equilibrio — tra fragilità e resistenza, tra natura e architettura — che Aqua Alta traduce nel design delle sue scarpe.
Le collezioni uomo e donna seguono una grammatica precisa: linee pure, forme essenziali, dettagli curati con la pazienza di un artigiano lagunare. Nessun eccesso decorativo, nessuna concessione alla tendenza del momento. Solo quella che il brand definisce «eleganza senza tempo» — una locuzione abusata, certo, ma che qui trova una forma concreta e riconoscibile.
Aqua Alta ha scelto Pitti Uomo per presentarsi al mercato internazionale, collocandosi nella sezione Futuro Maschile.
C’è un gesto preciso nel mondo della moda che si ripete da decenni: la scarpa come dichiarazione d’intenti. Come manifesto. Come etichetta applicata al piede. Sayyou rompe questa convenzione con una semplicità quasi provocatoria.
Il brand nasce da un’idea di sottrazione, non di aggiunta. Via i simboli, via le scritte, via il peso narrativo che troppo spesso trasforma un oggetto in un costume. Quello che rimane è una forma che segue il corpo, materiali scelti per durare ed essere performanti, colori che segnalano stati d’animo senza imporli.
Il materiale come filosofia. La scelta dell’EVA non è tecnica, è concettuale. Un solo materiale versatile, leggero, adatto a condizioni diverse: meno componenti, meno sprechi, più coerenza.
Le collezioni come variazioni. Non stagioni, non rotture stilistiche: ogni linea esplora un diverso equilibrio tra comfort e presenza, mantenendo un carattere riconoscibile. La stessa grammatica, declinata in toni diversi. Un brand giovane, con una visione precisa.
La nuova collezione: contemporaneità senza ostentazione, allure internazionale senza dimenticare le radici. Per la Fall Winter 2026/27, Baldinini traccia una nuova traiettoria del proprio linguaggio stilistico, riaffermando l’anima casual inscritta nel DNA del brand e traducendola in un’estetica quotidiana, autentica e misurata.
Il logo si fa discreto, le silhouette si armonizzano, i dettagli parlano sottovoce ma con autorevolezza. Nella donna, gli elementi metallici in oro antico si fondono con naturalezza nelle tomaie, scaldando pellami lisci, suede e texture materiche. La palette — ametista, bordeaux, rosa antico, Japanese Maple — costruisce un universo cromatico sofisticato e riconoscibile. Ritorna il matelassé, cifra dell’heritage del brand, reinterpretato dagli stivali equestri ai mocassini quotidiani. Una capsule ‘Evening’ chiude il cerchio: glamour accessibile, senza sforzo apparente.
Per l’uomo, costruzioni leggere e dettagli tecnici dialogano con un formalismo evoluto. Le linee Spiga e Trieste portano lavorazioni artigianali dentro un’eleganza moderna. Debutta Slayton, sneaker di struttura running e anima urbana. L’attitudine agender attraversa l’intera proposta casual, con la linea Bond che bilancia rigore sartoriale e sensibilità street.
Sullo sfondo, la campagna SS26 “Saluti da San Mauro Mare” riafferma l’identità territoriale come punto di partenza — non come nostalgia, ma come bussola strategica.
C’è un momento preciso in cui un dettaglio smette di essere ornamento e diventa architettura. ATRIO | RUSO, brand georgiano di calzature femminili artigianali, ha costruito la propria collezione FW26 esattamente su questo confine sottile.
Il progetto nasce dall’incontro tra la Creative Director Ruso Danelia — che guida anche Atrio, uno dei più apprezzati negozi multibrand premium della Georgia — e la footwear designer Elene Kvimsadze. Due sguardi, una sola ossessione: il dettaglio portato all’eccesso finché non diventa linguaggio.
Per la stagione FW26, la filosofia si fa metodo: una cerniera singola, un punto preciso, una frangia definita vengono ripetuti con deliberata insistenza fino a trasformarsi in silhouette. Non decorazione, ma grammatica visiva.
Il risultato è quello che il brand stesso definisce un paradosso studiato: caos simmetrico, costruito a mano con materiali pensati per muoversi con il corpo e memorizzarne ogni passo. Una calzatura che negozia costantemente tra ordine e ribellione, disciplina geometrica e potere silenzioso dell’eccesso.
Artigianato come atto politico, insomma. In un mercato che spesso confonde la complessità con il valore, ATRIO | RUSO sceglie la strada opposta: prendere il semplice, ripeterlo fino allo sfinimento, e scoprire che, come ricompensa, si trova l’identità.
«Live by the Sun, Love by the Moon.» Non è solo un mantra poetico: è la dichiarazione di intenti di una collezione che sceglie deliberatamente di abitare l’ombra, di trovarci non un limite ma una lingua. Amato Daniele, con la sua Fall-Winter 2026/27 presentata nell’ambito di Lineapelle Designers Edition, costruisce borse che sembrano emergere gradualmente dalla notte: mai completamente illuminate, mai del tutto rivelate. Un approccio che potrebbe suonare come una provocazione al mercato della pelletteria — abituato a celebrare lucentezza, visibilità, il colpo d’occhio immediato — e che invece si rivela una scelta narrativa precisa e coraggiosa.
La materia come primo linguaggio. Prima ancora del colore, è la superficie a parlare. Pelle liscia e camoscio si confrontano in equilibri tattili studiati, mentre materiali d’archivio — lucertola, struzzo, visone, anguilla — tornano sulla scena non per nostalgia ma per identità. Lo shearling entra come elemento di protezione, quasi un rifugio materiale, e per la prima volta materiali diversi convivono nello stesso oggetto anche attraverso il bicolore: due anime, una forma.
La palette è cupa e intensa — blu profondi, bordeaux, verdi scuri, nero assoluto — ma mai piena: ogni tono appare velato, come osservato sotto una luna coperta. Anche la metalleria abbandona l’oro in favore del canna di fucile, che assorbe la luce invece di rifletterla, regalando all’insieme un’allure oscura, quasi burtoniana.
Il capitolo più narrativo resta quello dei ricami. Nightblooming, su raso nero, racconta fiori notturni attraversati da un topolino leggero e spensierato. Chandelier illumina la notte con un lampadario di cristalli. Clouds e Rain su velluto trasformano il cielo in materia da toccare. Cats, su raso pervinca, chiude il cerchio con uno yin e yang felino, sospeso tra sole e luna.
Vedere tutto nero, a volte, va bene. Se è una scelta di stile.
La ricerca resta in Toscana, la produzione si rafforza in Asia: standard italiani di qualità a costi competitivi.
C’è un filo rosso (ma anche di molti altri colori e nel senso più letterale) che parte dalle colline toscane e arriva fino alla Provincia del Guangdong. Un filo che entra nello stabilimento grezzo e ne esce tessuto accoppiato rifinito, pronto per diventare tomaia di una scarpa o superficie di una borsa. LENZI Egisto® by FF ha reso questo percorso non solo reale, ma — con il nuovo sito di Enping — ulteriormente scalabile.
Dal 2008, la consociata GVT opera a Guangzhou con un obiettivo preciso: produrre in loco i tessuti pensati in Italia. Non una delocalizzazione qualunque. Un modello dove il cervello progettuale resta in Toscana e le mani — competitive — lavorano in Asia sotto una direzione interamente italiana.
Gli ottimi risultati ottenuti da GVT hanno condotto ad ampliare il business. Il nuovo stabilimento supera gli 8.000 mq, già operativo da gennaio, e verrà formalmente inaugurato il 14 aprile. La svolta è l’integrazione verticale completa: filato in entrata, tessuto rifinito in uscita. Nessun subfornitore, nessuna filiera opaca. Qualità e riservatezza.
I reparti coprono l’intera gamma: dai tessuti Jacquard ai PU Tek®, fino ai REVO KNIT — nuova generazione di tessuti ortogonali con effetto maglia 3D. Questi ultimi rispondono alla domanda di matericità innovativa del design calzaturiero: l’estetica del knitwear su una struttura industrialmente lavorabile. Ricerca e sviluppo restano invece in Toscana, alla casa madre FF.
“Tessuti e controllo qualità italiani a prezzi asiatici”: il motto di GVT sintetizza in sei parole la finalità del progetto.
«Sono 100 anni di storia in cui una famiglia si è messa in gioco. Persone come loro, che hanno creduto, lavorato e saputo cambiare nei momenti difficili, rappresentano un esempio per tutta l’Italia.» Con queste parole, Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici, ha aperto ufficialmente la mostra allestita nello stand Brunate all’ultima edizione di MICAM Milano.
Calzaturificio Brunate festeggia come si è sempre fatto in questa azienda di Lomazzo: con le mani, con il cuore e con lo stile. Tre parole che non sono uno slogan, ma il titolo scelto per la mostra celebrativa — “Mani, cuore, stile” — e che raccontano, con disarmante semplicità, l’anima profonda di un’impresa familiare nata nel 1926.
UN VIAGGIO NEL TEMPO, DENTRO LO STAND
L’esposizione allestita a MICAM è un viaggio fisico e sentimentale attraverso un secolo di produzione calzaturiera. Modelli storici, attrezzi da lavoro, cimeli d’archivio: tutto parla di un mestiere imparato sul campo, tramandato di generazione in generazione. Si comincia dalle prime calzature da bambino — immaginate la cura con cui venivano costruite, in un’epoca in cui ogni punto di cucitura era una promessa di durata — fino ad arrivare alle attuali collezioni donna, dove l’eleganza made in Italy si è affinata senza snaturarsi.
La mostra ha ricevuto anche la visita del Ministro Giuseppe Valditara in occasione dell’inaugurazione della fiera, a conferma che certe storie d’impresa parlano non solo di scarpe, ma di un modello produttivo e culturale che vale la pena raccontare e preservare.
Il ministro Valditara visita lo stand Brunate durante il MICAM di febbraio 2026Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, con Andrea, Sara e Simona Galli
GUARDARE AVANTI, CON I PIEDI BEN PIANTATI PER TERRA
«Abbiamo voluto cogliere l’occasione di questo anniversario per raccontare la nostra storia, che è prima di tutto una storia di famiglia. Uno sguardo al passato, ma con la mente sempre rivolta al futuro», sottolinea Andrea Galli, AD del Calzaturificio Brunate. Una dichiarazione che suona autentica proprio perché non promette rivoluzioni, ma continuità intelligente: «La sfida è continuare a fare passi in avanti in un processo di evoluzione armoniosa, con lo stesso spirito e slancio che ci hanno condotto fino a qui.»
Ed è esattamente questo spirito che si ritrova nella nuova collezione autunno/inverno 2026-27, presentata a MICAM con due anime complementari — una più elegante e raffinata, l’altra più dinamica e sportiva — pensata per una donna attiva che non intende scegliere tra stile e funzionalità. Perché una donna che cammina veloce nel mondo ha bisogno di scarpe che tengano il passo: suole in gomma per la leggerezza, camosci stretch negli stivali per la comodità, tessuti e pelli stampate con fantasie create in esclusiva per il brand.
Il pezzo più atteso? La capsule collection “Centenario”, che reinterpreta in chiave contemporanea alcuni modelli storici dell’azienda. Memoria e innovazione fuse insieme, in un equilibrio che non è nostalgia, ma progetto.
Gli inizi di Brunate con le calzature bambinoUn modello della collezione “Centenario”Un modello della collezione “Centenario”
I SEGNALI DAL MERCATO
«Da questa edizione di Micam abbiamo colto segnali che autorizzano un cauto ottimismo», commenta Sara Galli, Presidente del CdA. La congiuntura rimane complessa, ma i buyer europei ci sono stati — Francia, Germania, Svizzera, Benelux — e arrivano riscontri positivi anche da CSI, Canada e Australia.
Cent’anni di passi, uno dopo l’altro. E il prossimo appuntamento è già fissato: l’edizione di settembre di MICAM, dove le celebrazioni raggiungeranno il loro culmine. Perché Brunate ha partecipato a ogni edizione della fiera fin dalla sua fondazione.
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