Arsutoria Studio

Calzature, il mondo produce come nel 2024 ma esporta per più valore

Zero virgola uno. È lo scarto che separa il 2025 dall’anno precedente nella produzione mondiale di calzature: 24,6 miliardi di paia, un passo avanti così corto da somigliare all’immobilità. La fotografia arriva dal World Footwear Yearbook 2026, sedicesima edizione dell’annuario dell’associazione portoghese delle calzature (APICCAPS), lanciato nel 2011. Il dato segue una stima rivista per il 2024, che ora indica per quell’anno una crescita vicina al 10%.

Fermo, però, non significa uguale. I volumi esportati scendono dello 0,1%, mentre il valore degli scambi sale dell’1,6% e tocca 172 miliardi di dollari. Meno paia esportate, più dollari incassati. A spingere il valore è la ripresa del prezzo medio all’export, risalito a 11,65 dollari al paio dopo il calo del 2024: era di 8,87 dollari nel 2016 e resta sotto il record di 11,96 dollari del 2023. Tra un’area e l’altra la differenza è netta: 34,76 dollari al paio in Europa, 8,02 in Asia, segno di strutture di mercato, profili produttivi e posizionamenti molto diversi.

L’Asia resta il baricentro, da qualunque lato la si guardi: produce l’88,7% delle calzature del pianeta e ne consuma il 56%. La Cina realizza 13,7 miliardi di paia, il 55,6% del totale, seguita dall’India con 3 miliardi (12,2%) e dal Vietnam con 1,7 miliardi (6,7%). Fuori dall’Asia, solo Brasile (3,4%) e Messico (0,9%) entrano tra i primi dieci produttori.

2025 World Footwear Consumption

Chi immagina un dominio cinese immutabile deve rifare i conti. La Cina spedisce 9 miliardi di paia, ma la sua quota sull’export mondiale è scesa al 61,2%, dal 69,1% di dieci anni fa. A beneficiarne è soprattutto il Vietnam, salito all’11,2%. In Europa, Germania, Belgio e Paesi Bassi funzionano da piattaforme logistiche e di riesportazione, e la Germania è quarta al mondo per volumi esportati.

Sul fronte dei consumi le disparità tra aree sono profonde. In Nord America si acquistano in media 4,6 paia a persona, in Europa 4,1, in Africa 1,6. La Cina è il primo mercato con 4,8 miliardi di paia, davanti a India (2,8 miliardi) e Stati Uniti (1,95 miliardi).

Il 2025 consegna, dunque, un mercato che non cresce in quantità ma in valore, con un centro di gravità sempre più definito dai consumatori asiatici.

Per maggiori informazioni: www.worldfootwear.com

Top 10 Footwear Producers (Quantity) 2025

Global Leather Alliance, nasce una nuova voce

Una nuova organizzazione indipendente e senza scopo di lucro, dedicata alla tutela e alla promozione della pelle, è stata presentata ufficialmente a Milano il 15 settembre, in occasione di Lineapelle.
La Global Leather Alliance (GLA) nasce con l’obiettivo di diventare una piattaforma unitaria per aiutare l’industria mondiale del cuoio a esprimersi con una sola voce, coordinare le iniziative di sensibilizzazione, diffondere informazioni oggettive sul materiale, sostenere la formazione e la ricerca e rafforzare la fiducia in uno dei materiali più naturali, durevoli e circolari al mondo.

Marc Smit, CEO di  Royal Smit & Zoon

La sua missione è «riunire i leader del settore per proteggere, promuovere e sostenere il futuro della pelle». Alla presidenza figura Marc Smit, amministratore delegato dell’azienda chimico conciaria olandese Smit & Zoon, affiancato dal vicepresidente Randy Johnson, CEO di Pangea, fornitore globale di pelli per automotive.
Oltre a Smit & Zoon e Pangea, tra i membri fondatori figurano le aziende internazionali JBS, TFL, Muno, AI Topper, Howe e ISA.
«Siamo orgogliosi di sostenere un’iniziativa che unisce il nostro settore attorno a una missione comune – ha dichiarato Marc Smit –. Le sfide che dobbiamo affrontare sono troppo grandi per essere gestite da una singola azienda, da un singolo paese o da un singolo stakeholder».
La Global Leather Alliance punta quindi a costruire una rete di collaborazione su scala globale, capace di mobilitare l’intera filiera attorno a un obiettivo condiviso: tutelare, promuovere e valorizzare la vera pelle attraverso il coinvolgimento degli operatori, l’informazione, la formazione, la cooperazione e una comunicazione fondata su evidenze scientifiche.
Come spiega la stessa organizzazione sul proprio sito, la GLA «raccoglierà e impiegherà strategicamente i fondi provenienti dal settore per potenziare i progetti più efficaci, colmare lacune critiche e affrontare le sfide e le opportunità globali dell’industria della pelle». Tra le priorità figurano anche il coordinamento delle organizzazioni già attive e la valorizzazione delle competenze, delle ricerche e delle risorse disponibili lungo l’intera catena del valore.
Il finanziamento iniziale sarà garantito dalle quote associative, con l’obiettivo di attivare ulteriori risorse attraverso sovvenzioni private e pubbliche e altre forme di sostegno. I membri contribuiranno a definire le strategie e le attività dell’organizzazione, votando sui progetti da sviluppare e sulle relative modalità di finanziamento.
La GLA intende inoltre investire in ricerche di mercato condivise e iniziative basate su dati scientifici, evitando duplicazioni di attività che le singole organizzazioni sarebbero altrimenti chiamate a svolgere autonomamente. Un altro obiettivo dichiarato è favorire il dialogo tra le diverse aree geografiche della filiera, contribuendo alla costruzione di una voce comune a livello internazionale.
A guidare operativamente la nuova organizzazione sarà Jim Deheer, nominato direttore esecutivo. Esperto di sostenibilità e comunicazione nel settore della pelle, vanta esperienze professionali presso Scottish Leather Group, Leather Working Group, One 4 Leather e Leather Naturally. Un altro ruolo strategico è affidato a Katie Kutskill, già alla guida della campagna statunitense a difesa della pelle “Is It Leather?”, qui nominata Governance & Strategic Advisor.
Resta ora da capire come la Global Leather Alliance si inserirà nel panorama delle organizzazioni già attive nella promozione del materiale, a partire da Leather Naturally, con cui condivide in larga misura obiettivi e finalità. La capacità di sviluppare sinergie con le realtà esistenti, valorizzandone il lavoro e le competenze, sarà un elemento importante per misurare l’effettivo contributo della nuova alleanza al settore.

GSC Group, la Positivity Cabin torna nel distretto veneto della pelle

Sabato 24 ottobre 2026, dalle 10:00 alle 18:00, presso il Leather Innovation Hub di GSC Group a Zermeghedo (Vicenza), sarà possibile vivere l’esperienza della Positivity Cabin – 30 Seconds of Positivity, l’installazione artistica di Andrea Bianconi.
Dopo le tappe di Milano per il Simac Tanning Tech, quindi Salò e Carrara, la Positivity Cabin torna a casa, nel distretto veneto, per offrire alla comunità un’occasione speciale: vivere 30 secondi di positività, prima di ripartire verso nuove destinazioni. Un progetto che invita a rallentare rispetto ai ritmi frenetici della vita quotidiana o degli spazi fieristici.
L’opera consiste in una cabina dorata accessibile a una persona alla volta. Al suo interno, il pubblico può vivere un’esperienza temporizzata di 30 secondi scandita da buio, silenzio, luce e parola. I visitatori sono immersi in una composizione sonora formata da centinaia di ‘yes’ pronunciati da persone di tutto il mondo, un invito intimo a fermarsi, ascoltare e accogliere un sì mentale. All’uscita, ogni partecipante riceve come amuleto una spilla dorata con la scritta ‘Yesss’. 

Per l’artista Andrea Bianconi, nella foto, la positività è un atto di coraggio

L’ingresso è libero e gratuito, senza obbligo di prenotazione.
Per chi desidera organizzare la propria visita, è possibile scegliere una fascia oraria attraverso il seguente link:

PRENOTA QUI
Positivity Cabin – Prenota i tuoi 30 secondi di positività!

Dove: GSC Group – Leather Innovation Hub
Via Roveri 1, 36050 Zermeghedo (VI)

Quando: sabato 24 ottobre 2026, dalle 10:00 alle 18:00

Ecocontributo in arrivo anche per le scarpe

Mauro Chezzi

Chi ha comprato un frigorifero o una lavastoviglie negli ultimi anni ha trovato in fattura una riga che spesso non si nota: «contributo ambientale assolto». Fra non molto la stessa dicitura potrebbe comparire sullo scontrino di un paio di stringate. Il meccanismo si chiama Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) e in Italia sta per arrivare anche per abbigliamento, calzature, tessile e pelletteria. Ne abbiamo parlato a MICAM Milano, a settembre 2026, con Mauro Chezzi, vicedirettore di Confindustria Moda – Federazione Tessile e Moda e referente associativo di Retex.Green, il consorzio per l’economia circolare del sistema moda che proprio in fiera ha presentato la partnership con Assocalzaturifici.

Partiamo dal consorzio. Che cos’è Retex.Green?
L’abbiamo fondato nel marzo 2022 come Confindustria Moda, insieme ad Assocalzaturifici e ad altre associazioni del sistema confindustriale, per la circolarità dell’intera filiera di abbigliamento e calzature. Lo abbiamo fatto prevedendo l’evoluzione normativa che arriva dall’Europa e che ha già cominciato a entrare in vigore.

Che cosa è cambiato a luglio 2026?
È scattato il primo obbligo del regolamento europeo sull’Ecodesign, approvato due anni fa. Riguarda le grandi aziende, sopra i 250 addetti, e vieta la distruzione dei capi invenduti, salvo pochi casi previsti dalla normativa. Da oltre un anno lavoriamo a presidi di circolarità perché non si arrivi alla distruzione e perché, quando è necessaria e lecita, avvenga con i criteri più rigorosi possibili.

Nel secondo tempo ci sarà l’EPR. Quando arriverà?
Ragionando per ipotesi: se entro la fine del 2026 il decreto interministeriale firmato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, le aziende avranno quattro mesi per iscriversi a un consorzio. Sono obbligati i soggetti che immettono sul mercato italiano prodotti finiti con marchio proprio o in licenza. Le piccole imprese avranno un anno di tempo in più.

Come verrà calcolato l’ecocontributo?
Ogni consorzio chiederà ai propri consorziati una dichiarazione dell’immesso sul mercato nazionale, espressa in chili. L’export non conta, l’import sì. Con queste risorse il consorzio costruirà la filiera di raccolta e selezione, con un ordine di priorità: riutilizzo, riciclo, infine termovalorizzazione. Retex.Green non destinerà nulla alla discarica: è una pratica che riteniamo sia da chiudere il prima possibile.

Chi sostiene davvero la spesa?
Per le aziende si parla di esborso, non di costo. Il principio è «chi inquina paga»: le aziende anticipano l’ecocontributo e lo riportano in fattura o sullo scontrino, come già avviene per gli elettrodomestici. Il costo ricade sul consumatore finale, che materialmente produce il rifiuto.

Non tutte le scarpe, però, sono uguali.
La normativa vuole premiare i prodotti più circolari. I parametri su cui si sta lavorando sono durabilità, riciclabilità, riparabilità e contenuto di riciclato, anche se la lista non è ancora esaustiva. Chi lavora su questi punti otterrà dei bonus, cioè riduzioni dell’ecocontributo. Ridurre il contributo significa ridurre le risorse che l’azienda deve anticipare al sistema.

La catena di fornitura è in qualche modo coinvolta?
La filiera manifatturiera non ha obblighi diretti, ma deve fornire prodotti circolari a chi immette sul mercato i prodotti, così da ottenere vantaggi economici. È un obiettivo dichiarato della norma: chi vende governa la filiera e ha gli argomenti, anche commerciali, per chiederle di allinearsi. Il modello lineare, in cui si produce, si consumano risorse e si smaltisce, ha i giorni contati.

Che cosa dovrebbe fare oggi un calzaturificio?
Capire che non è più una questione di «se», ma di «quando» la norma entrerà in vigore, perché a monte c’è una direttiva europea: al massimo si slitterà di qualche mese. Allinearsi adesso non è una scommessa, è una garanzia di competitività. Conviene individuare velocemente il consorzio adatto. Retex.Green ha il vantaggio di non nascere come esperto di EPR bensì di calzature, abbigliamento, tessile e pelletteria. Avere un interlocutore che capisce le problematiche del settore riteniamo sia importante. Come obiettivo abbiamo quello di spingere sulla ricerca e sull’innovazione per il riciclo.

A MICAM avete annunciato anche un incentivo.
Con Assocalzaturifici e l’ente fieristico abbiamo siglato un accordo: gli espositori di MICAM che si iscriveranno a Retex.Green entro il 31 dicembre 2026 non pagheranno la quota associativa per il 2026 e il 2027.

Solo Soprani, il tacco gioiello

Ci sono scarpe che si guardano dalla punta e scarpe che si guardano partendo dal tacco. La nuova Linea Donna di Solo Soprani per la Primavera/Estate 2027 appartiene alla seconda famiglia: il tacco smette di essere un sostegno e diventa un oggetto di design, scultoreo, metallico, prezioso. Lo si ritrova su slingback, sandali da sera e décolleté dalle linee essenziali, dove la silhouette asciutta lascia tutta la scena a quel dettaglio.

Intorno, i materiali giocano su contrasti e riflessi: satin drappeggiato, tulle, pelle, suede, crochet e superfici metallizzate. Poi cristalli, perle, nastri, fiocchi e applicazioni metalliche, per un’idea dichiarata senza giri di parole: la calzatura come gioiello. La palette parte da nero, nude e avorio, passa per ruggine e marrone e si accende con corallo, fucsia e verde.

Cambiando reparto, cambia anche il passo. La Linea Black Label Uomo lavora su un’eleganza informale pensata per accompagnare la giornata con stile e comfort: mocassini, boat shoes, driving shoes, sabot e sneakers destrutturate che tolgono senso alla vecchia separazione tra formale e tempo libero. Suede, pellami morbidi, inserti in rafia e lavorazioni ispirate all’espadrilla disegnano un’estate mediterranea; costruzioni leggere, cuciture a vista e suole flessibili completano il quadro. I colori restano naturali – beige, sabbia, diverse tonalità di marrone – con accenti navy che richiamano, senza alzare la voce, l’universo marinaro.

Due linguaggi, uno scenografico e uno rilassato, tenuti insieme dalla ricerca sui materiali e dalla cura del dettaglio. Il debutto è avvenuto con un cocktail nello storico showroom Luciano Soprani di Via Morosini 30 a Milano, davanti a stampa, talent, opinion leader e ospiti. Un ‘nuovo capitolo’ che riparte dalla storia del marchio per parlare a nuovi pubblici e nuovi mercati.

Pitillos rinnova la collezione senza cambiare identità

Tre calzature in fila, una accanto all’altra: verde oliva, ocra, color crema. Tomaie dalla trama intrecciata, zeppa rivestita, lacci di tessuto dello stesso colore che salgono a girare intorno alla caviglia. È l’immagine scelta da Pitillos per presentare la collezione Primavera/Estate 2027, e dice già molto della direzione presa dal marchio spagnolo.

La nuova linea, raccontata dall’azienda come il punto d’incontro tra innovazione, ricerca stilistica e tradizione, interpreta le tendenze della prossima stagione con un approccio contemporaneo. Senza però mettere in discussione i tre valori su cui il brand ha costruito la propria identità: comfort, qualità e cura dei dettagli.

L’azienda produce ad Arnedo, città considerata il cuore della produzione calzaturiera spagnola, e rivendica una manifattura Made in Spain fondata sulla selezione di materiali di alta qualità, su lavorazioni accurate e su dettagli ricercati.

È da questo distretto che arriva una collezione pensata per rinnovarsi stagione dopo stagione per rispondere a chi chiede una calzatura capace di unire stile, comodità e qualità artigianale. Tre esigenze che spesso finiscono per escludersi a vicenda. Riuscire a tenerle insieme è la vera prova.

Con la Primavera/Estate 2027 Pitillos prosegue dunque il proprio percorso di evoluzione, senza rinunciare al know-how che ne ha fatto un punto di riferimento della calzatura spagnola.

Baldinini rallenta con Adagio Italiano e accelera con la sneaker Onda

In musica, adagio è un’indicazione di tempo: chiede a chi suona di rallentare e di lasciare a ogni nota lo spazio per farsi sentire. Baldinini l’ha presa in prestito per la collezione Primavera-Estate 2027, “Adagio Italiano”, che il brand descrive come una filosofia del vivere capace di rimettere al centro il tempo, la leggerezza e i valori autentici, in un mondo che corre sempre più in fretta.

Tradotta in calzature, l’idea diventa un’eleganza rilassata in cui comfort, qualità e libertà di movimento stanno in equilibrio. La cornice comune alle linee uomo e donna è la Riviera italiana. I codici storici del marchio – lavorazioni intrecciate, dettagli laser-cut, tecniche recuperate dall’archivio – vengono riletti per costruire un guardaroba che passa senza strappi dal formale al casual, fino ai modelli dall’attitudine sportiva.

La parte più concreta del racconto riguarda materiali e costruzioni. Pellami di vitello ultramorbidi, superfici materiche e traforature convivono con soluzioni tecniche come la costruzione Goodyear Reverse e le suole ultraleggere. L’obiettivo è che ogni modello funzioni come una seconda pelle e segua il movimento del piede.

Ma che cosa succede quando una collezione dedicata alla lentezza decide di accelerare? La risposta si chiama Onda, una sneaker che Baldinini presenta come uno spin-off della collezione e come il lato più tecnologico della propria ricerca. Se l’Adagio rallenta, Onda lavora sulla dimensione attiva del movimento, con un progetto orientato alla performance e al dinamismo quotidiano. La suola volumetrica ultraleggera è studiata per garantire ammortizzazione e ritorno di energia, mentre la tomaia multistrato unisce resistenza, leggerezza e traspirabilità. È disponibile in versione uomo e donna, con un impatto visivo deciso e moderno.

Ambitious: l’Italia vale il 30% del fatturato

Un’estate che non finisce mai. Chi lavora nella calzatura sa che, in un certo senso, è proprio così: a settembre, mentre le spiagge si svuotano, nei padiglioni di Rho Fiera si parla già della stagione successiva. Ambitious, brand portoghese di calzature, ha preso l’idea alla lettera e ha intitolato “Endless Summer” la collezione Primavera-Estate 2027.

Lo stand è stato ripensato da zero. Un’esperienza immersiva: l’idea è far muovere buyer e distributori nello spazio, tra diverse narrazioni di prodotto, invece di allinearli davanti a una parete di scaffali.

Dietro c’è un gruppo industriale che dichiara 20 milioni di euro di fatturato medio, 500.000 paia prodotte all’anno e una rete di oltre 900 punti vendita nel mondo. L’Italia è il primo mercato del marchio e vale da solo il 30% del fatturato.

La collezione, per uomo e donna, nasce dai paesaggi di Maiorca, in un percorso ideale tra mare e montagna. La palette va dai toni terracotta ai blu lavati e intensi, con verdi desaturati, kaki e neutri organici. Le immagini della campagna mostrano sneaker bianche con inserti in suede color sabbia e dettagli arancio e verde. Materiali naturali, pellami di alta qualità, costruzioni leggere e linee rilassate reinterpretano i modelli classici per l’uso quotidiano.

Infine, l’anteprima: forte di oltre 30 anni di ricerca e sviluppo del gruppo, Ambitious ha annunciato il suo modello più confortevole di sempre, pensato per la città.

AICC, sinergia e competenze condivise: la chiave per una competitività sostenibile

Il settore chimico conciario si è dato appuntamento venerdì 9 ottobre nella suggestiva cornice dell’Hotel Lloyd’s Baia di Vietri sul Mare, in provincia di Salerno, per il 54° Convegno Nazionale AICC. Al centro dell’incontro, il tema “Sinergia Circolare: Normative, Chimica e Processi Industriali – L’alleanza delle competenze per una competitività sostenibile”.
L’evento, che a dispetto del maltempo ha visto un’elevata partecipazione di pubblico, si è rivelato un importante momento di approfondimento dedicato alle sfide che stanno ridefinendo il settore: dalla crescente pressione normativa europea alla necessità di rendere misurabili le performance ambientali, fino alle nuove tecnologie capaci di coniugare qualità, innovazione e circolarità.

Tomaso Pellegrini

Ad aprire i lavori è stato il presidente AICC, Tomaso Pellegrini, che ha ricordato la capacità del settore chimico conciario di innovare costantemente, sottolineando al contempo l’importanza della collaborazione lungo la filiera. Solo attraverso l’integrazione delle diverse competenze, infatti, è possibile costruire un modello di competitività realmente sostenibile.
Il programma è entrato nel vivo con l’intervento di Luca Marrucci, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha illustrato i principali contenuti della direttiva europea EmpCo, recepita in Italia ed entrata in vigore lo scorso settembre, volta a contrastare il greenwashing. Marrucci ha approfondito le ricadute della nuova normativa sulla comunicazione ambientale, che impone alle aziende di rivedere le proprie dichiarazioni di sostenibilità, richiedendo che siano supportate da prove concrete e verificabili.

Serena Portella


La credibilità delle strategie ESG è stata al centro dell’intervento di Serena Portella, Sustainability Manager di Muno, che ha approfondito il ruolo dell’analisi di materialità, della valutazione degli impatti e della qualità del dato nella costruzione di percorsi di sostenibilità realmente verificabili. Particolare attenzione è stata dedicata alla metodologia LCA, strumento fondamentale per individuare le criticità del processo conciario e orientare gli interventi di miglioramento.

Marco Cazzolla

L’innovazione nei processi produttivi ha fatto da sfondo all’intervento di Marco Cazzolla, R&D Finishing Specialist di GSC Group, che ha presentato uno studio comparativo sull’impatto ambientale e sulle prestazioni di nuovi reticolanti impiegati nei finissaggi per il settore automotive, evidenziandone in particolare l’efficacia in abbinamento alla tecnologia a raggi ultravioletti.

Degli sforzi del settore verso una chimica più responsabile senza compromettere qualità e prestazioni tecniche della pelle finita ha invece parlato Dario Manolo, Technical Manager di Icap Leather Chem, che ha illustrato il ruolo di organizzazione e strumenti come ZDHC, LCA e Digital Product Passport nel misurare e comunicare il valore dell’innovazione sostenibile.

Nella seconda parte del Convegno il focus si è spostato sulle applicazioni concrete dell’economia circolare. Alberto Colella, Responsabile Ambientale di Russo di Casandrino, ha riferito i risultati del progetto RESCUE (realizzato in ambito MICS) dedicato al recupero del collagene dagli scarti conciari per nuove applicazioni produttive, sottolineando come da un’idea di laboratorio si sia passati ad una realtà a scala industriale.

La Chemical & Sustainability Manager di Vignola Nobile, Daniela Caracciolo (peraltro responsabile dell’ottima organizzazione del Convegno in qualità di vicepresidente AICC), ha presentato il progetto europeo H2OxyTan, sviluppato dalla conceria campana nel quadro dei bandi MICS con lo sviluppo di un processo di concia sostenibile che utilizza complessi metallici biodegradabili al 90% e un trattamento innovativo dei reflui con perossido di idrogeno e raggi UV.

Daniela Caracciolo

Si è nuovamente parlato del comparto automotive con l’intervento di Luca Frighetto, R&D Manager di Pasubio, che ha esposto una ricerca sulla riduzione e il monitoraggio delle aldeidi svolta all’interno della conceria veneta, utilizzando approcci analitici alternativi agli standard oggi più diffusi, che ha portato all’ottimizzazione delle ricette e alla produzione di pelli finite più sostenibili.

Il ruolo della ricerca scientifica nella transizione sostenibile del settore conciario è stato al centro dell’intervento di Claudia Florio, Responsabile della Ricerca e Sviluppo della Stazione Pelli, che ha ricordato il fondamentale contributo svolto da SSIP in ambito Fondazione MICS con la promozione di progetti capaci di generare risultati di elevato valore scientifico e che soprattutto rispondono concretamente alle esigenze delle imprese, proprio come dimostrano i due progetti presentati durante il Convegno di Vietri. Un percorso reso possibile dalla collaborazione tra partner pubblici e privati con il coinvolgimento di università e centri di ricerca.
Il microfono è quindi passato a Antonio Medici, tecnologo di SSIP, che ha parlato del progetto Smart Leather Quality, dedicato all’impiego di spettroscopia e sistemi di visione intelligente per migliorare il controllo qualità e la sostenibilità dei processi conciari.

Claudia Florio

L’ultima relazione della giornata è stata dedicata alla depurazione. Luca Pucci, Responsabile depurazione aree nolana e alto Sarnio di Gori Spa, società che gestisce il servizio idrico in 75 comuni tra le province di Napoli e Salerno, ha riferito le strategie e le innovazioni messe a punto in vista della nuova Direttiva europea sulle acque reflue urbane, destinata ad avere un impatto significativo sia sulla depurazione civile sia su quella industriale.

In conclusione, il Convegno AICC di Vietri ha confermato come la transizione sostenibile del settore conciario richieda un approccio integrato, capace di mettere in rete ricerca scientifica, competenze tecniche e realtà industriali. La sfida è trasformare conoscenze e innovazioni in soluzioni concrete, misurabili e applicabili ai processi produttivi. Perché è proprio dalla collaborazione lungo tutta la filiera che può nascere una competitività solida, responsabile e orientata al futuro.

Da sinistra: Luca Marrucci, Serena Portella, Marco Cazzolla, Dario Monolo
Da sinistra: Claudia Florio, Luca Frighetto, Antonio Medici, Luca Pucci, Daniela Caracciolo

Un scorcio del pubblico del 54° Convegno Nazionale AICC a Vietri sul mare

DIADORA UTILITY E LA TECNOLOGIA SUPERCRITICA HYPERFORM

Ridurre la fatica e trasformare ogni passo in un’iniezione di energia continua per chi lavora: con la tecnologia supercritica HYPERFORM e il lancio della gamma GLOVE HYPERFORM, Diadora Utility trasferisce nell’antinfortunistica la sua migliore tecnologia sviluppata per il running di alta gamma e testata dagli atleti professionisti. Questa integrazione nasce dalla consapevolezza che un lavoratore che passa otto ore in piedi in un cantiere o in un’officina affronta continue sollecitazioni fisiche. Diadora Utility trasforma la calzatura da Dispositivo di Protezione Individuale a vero e proprio strumento di benessere dinamico.
La tecnologia HYPERFORM permette di avere un’intersuola leggera, elastica, reattiva e capace di ridurre l’affaticamento. Portato ad alte pressioni e temperature all’interno di un’autoclave, l’azoto acquisisce uno stato “supercritico” — comportandosi come un fluido “fantasma” — che gli consente di penetrare in modo perfetto e capillare all’interno della matrice del polimero. Il repentino cambio di pressione innesca un’espansione fisico-meccanica di microbolle, generando un materiale con una struttura più fine e uniforme.

GLOVE HYPERFORM


Dopo anni di test effettuati su processi e materiali volti a individuare la formula perfetta per le calzature sportive Diadora, nasce GLOVE HYPERFORM, la scarpa antinfortunistica con la suola in materiale supercritico che offre diversi vantaggi prestazionali e operativi tangibili per chi le indossa:

• Estrema leggerezza: la riduzione del peso dell’intersuola — con una densità record di soli 0,14 g/cm³ e un peso inferiore fino al 20% rispetto al modello precedente — diminuisce la fatica percepita e aumenta il comfort.

• Ammortizzazione dinamica: l’elevata elasticità e compressibilità del compound offrono un elevato assorbimento degli urti, proteggendo l’apparato muscolo-scheletrico dalle sollecitazioni quotidiane.

• Reattività e spinta attiva: l’efficienza della camminata viene migliorata, restituendo energia a ogni passo. La rullata risulta fluida, dinamica e particolarmente silenziosa.

• Durata e resistenza nel tempo: l’espansione fisica genera una struttura cellulare interna finissima, ultra-regolare e omogenea che dona una resistenza meccanica elevata e favorisce una durata superiore della calzatura.

La gamma risponde alle differenti esigenze e condizioni lavorative dei professionisti attraverso le seguenti varianti:

• GLOVE HYPERFORM S3S FO SR HRO ESD (nelle versioni Mid e Low): progettata per affrontare le condizioni d’uso più impegnative, unisce la pregiata pelle bovina nubuck a un tessuto poliestere idrorepellente e traspirante, assicurando protezione dall’umidità e durata elevata nel tempo.

• GLOVE HYPERFORM S1PS FO SR HRO ESD (nella versione Low): combina la morbidezza della pelle bovina scamosciata a inserti in tessuto poliestere traspirante, risultando ideale per gli ambienti indoor o asciutti.

A completare la struttura intervengono il battistrada in gomma nitrilica ad alta aderenza essenziale per garantire le specifiche di resistenza al calore (HRO), resistenza agli oli (FO) e, soprattutto, la massima aderenza e antiscivolo (SR) con le scanalature studiate per il rapido deflusso dei fluidi. Inoltre, un supporto anti-torsione inserito nell’arco plantare (Hidden Anti-Torsion Shank) dona stabilità al piede nei movimenti laterali e sulle superfici irregolari.

Diadora Utility si distingue anche per l’attenzione ai suoi impatti ambientali. GLOVE HYPERFORM è realizzata con materiali supercritici che utilizzano meno additivi chimici nella mescola e riducono la quantità di materiale impiegato a parità di volume.
La calzatura include componenti riciclati, come il poliestere di lacci ed etichette o la coppetta del tallone.
Il beneficio per il lavoratore che indossa GLOVE HYPERFORM è immediato: minore sforzo muscolare, una camminata naturale e la piacevole sensazione di “non sentire le scarpe ai piedi”. Con questa linea di calzature Diadora Utility fornisce a ogni professionista il supporto necessario per affrontare le sfide quotidiane mantenendo la stessa energia dal primo all’ultimo passo della giornata lavorativa.