ArsTannery Magazine

Nasce il gigante della pelle JBS VIVA

Il colosso brasiliano della carne JBS ha annunciato qualche giorno fa di aver firmato un memorandum d’intesa vincolante con gli azionisti di Viva per unire gli asset delle due società legati alla produzione e commercializzazione della pelle.

In un comunicato alla Borsa, JBS ha precisato che la nuova società si chiamerà JBS VIVA e sarà detenuta al 50% da JBS e al 50% dagli azionisti di Viva, ovvero Vanz Holding e Viposa.

Dalla fusione tra JBS e Viva prende dunque forma JBS Viva, un nuovo supercolosso brasiliano del settore conciario. Un’operazione destinata a cambiare gli equilibri del mercato della pelle globale. La nuova realtà vanta 31 stabilimenti e oltre 11.000 dipendenti distribuiti in Brasile, Italia, Uruguay, Argentina, Messico e Vietnam e, stando alle prime dichiarazioni, dovrebbe arrivare a produrre più di 20 milioni di pelli all’anno.

La governance di JBS Viva prevede che JBS designi il presidente del Consiglio di Amministrazione e il direttore finanziario, mentre gli azionisti di Viva nomineranno il CEO e il direttore operativo. 

 ICF: € 54,1 mln e EBITDA a € 7,2 mln nei primi 9 mesi 2025

Al 30 settembre 2025, i ricavi sono pari a Euro 54,1 milioni, in diminuzione rispetto a Euro 57,6 milioni dell’analogo periodo del 2024, mentre l’EBITDA si attesta a Euro 7,2 milioni, evidenziando un aumento rispetto al 30 settembre 2024 sia in valore assoluto (Euro 7,0 milioni nel precedente periodo), sia in termini di EBITDA margi,  che si attesta al 13,3% (12,2% al 30/09/2024). Sono questi i dati che danno un quadro dei risultati consolidati gestionali dei primi 9 mesi del 2025  di Industrie Chimiche Forestali S.p.A. (“ICF”) , tra gli operatori di riferimento a livello internazionale nella progettazione, produzione e commercializzazione di adesivi e tessuti ad alto contenuto tecnologico, quotata sul mercato Euronext Growth Milan di Borsa Italiana.

 Al 30 settembre 2025 l’Indebitamento Finanziario Netto è pari a circa Euro 10,0 milioni, anch’esso in miglioramento rispetto a Euro 11,5 milioni al 30 giugno 2025, dopo cash out straordinari relativi all’acquisto di azioni proprie per Euro 5,3 milioni (di cui Euro 4,4 milioni per l’esercizio del Diritto di Vendita disposto dall’Assemblea degli azionisti tenutasi in data 8 gennaio 2025 ed Euro 0,9 milioni per il piano di buy-back ordinario) ed il pagamento del dividendo per Euro 1,2 milioni effettuato a maggio.  Al 30 settembre 2025 il Free Cash Flow generato è stato quindi pari a circa Euro 3,0 milioni.

 “L’attività operativa di Forestali procede inesorabile nonostante il turbolento contesto economico global – ha commentato Guido Cami, Presidente e AD di ICF -. I settori della calzatura e della pelletteria soffrono per il rallentamento dei consumi finali mentre i settori auto, imballaggio flessibile e applicazioni industriali mantengono vivacità compensando quasi integralmente i volumi mancanti. La diversificazione di mercato premia e ci permette di consolidare buoni risultati economici e finanziari. Procede l’attuazione del piano investimenti previsto a budget. Anche nei mesi di ottobre e novembre siamo allineati all’andamento dei primi nove mesi dell’esercizio”.

Luci  ma soprattutto ombre per il conciario e accessori globale

Trend settore conciario

La prima parte del 2025 si chiude con la conferma di un leggero rialzo complessivo (+1%) nei volumi di macellazione dei bovini adulti nelle aree monitorate (UE, Americhe, Oceania). Sempre negative, invece, la variazione specifica dell’area europea (-3%), con rare eccezioni a livello di singoli Paesi (segno positivo solo in Irlanda e Polonia). Fuori dall’Europa si assiste ad una contrazione negli USA in contrazione negli USA e in Nuova Zelanda, mentre Brasile e Australia registrano un andamento positivo (stabile l’Argentina).

Semestre invece decisamente negativo per gli abbattimenti di vitelli (-10% sul corrispettivo 2024) a livello globale. L’Europa mostra un decremento complessivo in linea con la variazione generale e dati negativi in tutti i principali Paesi produttori. Gli  USA appaiono in caduta libera e  solo i Paesi oceanici registrano andamenti positive.

Il panorama complessivo delle macellazioni ovine risulta in calo del 5% nel primo semestre 2025, con qualche recupero tendenziale nell’Unione Europea, ma il dato generale si conferma in calo (-5%) e tutti i principali Paesi produttori mostrano ribassi (a doppia cifra in Francia). Unico  segno positivo in Regno Unito e USA,  negativo in Australia e Nuova Zelanda.

Anche se si assiste ad andamenti ancora differenziati nei risultati conciari dei principali Paesi produttori nel primo semestre dell’anno, in generale continua a prevalere un segno negativo e l’incertezza non sembra frenare. Si conferma un trend medio lievemente meno in sofferenza per le pelli piccole (bovine ed ovicaprine) rispetto alle medio-grandi bovine. Nonostante il panorama complessivo del semestre rimanga variegato, le ovicaprine registrano rialzi trimestrali interessanti in Italia, Francia ed India.


Settore accessori e componenti

Nel primo semestre del 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, appare piuttosto cupo l’andamento semestrale di accessori e component: il crollo di italiani e tedeschi sprofonda la media UE (-5%), con tutti i maggiori produttori UE in ribasso al di fuori dei romeni. Soffrono tutti i comparti del settore, senza eccezioni.

Nel secondo semestre 2025 persistono le difficoltà del settore, con la media europea in calo del 6% nel paragone col corrispettivo 2024. Si segnalano perdite diffuse e generalizzate in tutti i comparti del settore, senza eccezioni di rilievo.

Settore tessuti e sintetici

Nel primo semestre del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024 troviamo una realtà fatta di luci e ombre. Pesa negativamente il rallentamento dei maggiori produttori europei, nonostante la resilienza di italiani e portoghesi. Il trend dei comparti riflette la performance generale, dove i cali di tessuti di fibre sintetiche si accompagnano ad un risultato stagnante del sintetico.    Bene, invece, il rigenerato di fibre di cuoio, che appare  in rialzo.

Per quanto riguarda il secondo semestre, si manifesta opacità per il settore nonostante la riduzione delle perdite di Germania e Spagna che, dopo i risultati deludenti del primo trimestre 2025, si confermano in calo anche nel secondo quarto dell’anno. Disomogeneo il quadro per comparti: buono l’andamento del rigenerato, discreta performance del sintetico, male i tessuti di fibre sintetiche e artificiali.

Settore calzature

Il paragone semestrale mostra risultati contrastati per il calzaturiero europeo (-3%). Arrancano francesi e italiani, mentre gli spagnoli limitano i danni. Difficoltà per la Turchia. Stabili i risultati di Cina e Messico. Ritrovata dinamicità per i brasiliani. Rialzi per India e Vietnam.

Si colora di rosso il risultato del settore calzaturiero UE nel secondo trimestre dell’anno, con ribassi che si fanno più marcati e diffusi. Oltre i confini Europei, soffrono anche Turchia e Cina. Piatto l’andamento di brasiliani e messicani.   Rialzi per Vietnam e India.

Settore pelletteria

Nel primo semestre 2025 rispetto al 2024, Il cumulato parziale conferma i segnali dei trimestri precedenti, con tutti i maggiori produttori di pelletteria UE in profondo rosso e addirittura ribassi a due cifre per gli italiani. Segnali positive, invece, per la pelletteria turca, che appare in espansione, e quella indiana. Incertezza per Cina e Pakistan, quest’ultimo in stabilità negative.

Non trova pace la pelletteria UE, che chiude il secondo quarto dell’anno in calo del 6% sullo stesso periodo del 2024 e con pesanti ribassi diffusi in tutti i principali Paesi europei. Debole anche il quadro extra-UE, con le sole eccezioni di Turchia (+7%) e India (stabile).

Stahl rinuncia alla vendita della Divisione wet end e crea il brand MUNO

Cambio di rotta per Stahl. Un anno fa aveva annunciato la cessione della sua Divisione wet end al fondo europeo di investimenti Syntagma Capital, ora comunica di rinunciare all’accordo e di voler procedere autonomamente con il programma di separazione dell’attività legata alla pelle.

La decisione è legata alle attuali condizioni di mercato negative che hanno reso i termini di vendita meno favorevoli per Stahl che ha pertanto scelto di recedere dall’accordo.

Xavier Rafols

Il nuovo programma prevede che la divisione wet end di Stahl diventi un’azienda completamente indipendente che opererà con un nuovo marchio chiamato Muno. Sarà guidata dal CEO Xavier Rafols, attualmente direttore del gruppo Leather Chemicals di Stahl, che guiderà il team di esperti del settore pelle nel continuare a supportare i clienti di tutto il mondo con soluzioni innovative. La scissione dovrebbe essere completata nei prossimi mesi, dopodiché entrambe le aziende opereranno come società completamente indipendenti.

Separando le attività, Stahl intende raddoppiare gli sforzi sui rivestimenti destinati a settori in rapida crescita come i materiali ad alte prestazioni e gli imballaggi. Allo stesso tempo offre a Muno un nuovo inizio come azienda indipendente nel settore dei prodotti chimici per la lavorazione del cuoio. 

Con il 2026 ISPO cambia date e si sposta ad Amsterdam

La manifestazione di riferimento globale per lo sportswear e l’outdoor punta su un rinnovamento totale a partire dal nuovo anno, con una nuova sede, il centro espositivo RAI di Amsterdam, che si sostituisce alla tradizionale location a Monaco di Baviera, un anticipo di quattro settimane sul calendario, e un nuovo concept.

I partner hanno annunciato un programma di investimenti del valore di 3 milioni di euro. La britannica Raccoon assumerà la guida, mentre la Fiera di Monaco sarà partner strategico con l’obiettivo di rivitalizzare e razionalizzare la manifestazione alla luce dei cambiamenti intervenuti nel mercato globale e delle nuove esigenze di espositori e visitatori.

Secondo gli organizzatori, le aziende che sceglieranno la  nuova Ispo potranno beneficiare di una data più conveniente e di una sede fieristica facilmente raggiungibile a livello internazionale, con un particolare riferimento al mercato nordamericano. «Con il riorientamento strategico di Ispo stiamo facendo crescere la nostra fiera leader, ricca di tradizione, in modo mirato ed efficace.

“Assistiamo a una forte domanda di una piattaforma che promuova l’innovazione, lo scambio e le opportunità commerciali – ha affermato Harald Kirchschlager, Executive Director Corporate Strategy & Development della Fiera di Monaco in un’intervista con TextilWirtschaft -. Grazie alla collaborazione con Raccoon Media Group, rafforziamo questa visione e garantiamo che la trasformazione continui a essere guidata dalle esigenze dei nostri clienti e dell’intero settore dello sport e dell’outdoor”.


Cambio generazionale in Tamaris

Negli ultimi decenni, Horst Wortmann, fondatore dell’azienda, e Jens Beining, socio amministratore e CEO del Gruppo Wortmann, insieme ai soci e amministratori delegati Ulrich Klüber e Dr. Giovanni Lacatena, hanno trasformato il Gruppo Wortmann in una delle aziende di moda più forti d’Europa. Con impegno e lungimiranza, Tamaris è diventato uno dei marchi di calzature più forti.

Il futuro team dirigenziale di Wortmann KG è composto esclusivamente da dipendenti di lunga data che hanno iniziato la loro carriera nell’azienda. L’azienda a conduzione familiare punta quindi sull’esperienza, l’affidabilità e la promozione sostenibile dei giovani talenti. 

Con il pensionamento di Ulrich Klüber nell’estate del 2026, Matthias Rodemeier diventerà il nuovo socio e amministratore delegato di Wortmann KG e Chief Product Officer. Oltre alla collezione Tamaris, sarà responsabile anche delle vendite nella regione DACH.

Contemporaneamente a Rodemeier, Michael Romberg, già amministratore delegato e socio di Jana Shoes, assumerà anche la carica di Chief Production Officer presso Wortmann KG, con la responsabilità di supervisionare l’approvvigionamento e la produzione del marchio Tamaris, svolgendo così anche un ruolo di coordinamento all’interno del gruppo.

Nell’estate del 2027, Giovanni Lacatena terminerà come previsto le sue responsabilità operative presso Wortmann KG. Il 1° giugno 2027 Nico Gold assumerà la carica di Chief Sales Officer presso Wortmann KG. Oltre al suo ruolo presso Wortmann Fashion Retail, sarà responsabile delle vendite internazionali e delle partnership di sistema. Nell’espansione delle vendite internazionali sarà affiancato da Felix Schmalenberger, membro del team dirigenziale da molti anni.

Con il futuro team dirigenziale guidato dal socio amministratore delegato di Wortmann Schuh-Holding KG Jens Beining e dal Dr. Tobias Seng in qualità di CFO, Wortmann KG sarà così pronta per l’ulteriore sviluppo a lungo termine del marchio Tamaris. La combinazione di esperienza, orientamento al cliente, forza innovativa e orientamento internazionale garantisce uno sviluppo aziendale sostenibile e di successo.

“Il cambio generazionale in Tamaris, avviato in una fase precoce, garantisce continuità, consentendo all’azienda di mantenere la rotta verso il successo futuro. Il futuro management rappresenta la consueta affidabilità, l’orientamento al commercio specializzato, la volontà di innovare e l’ulteriore sviluppo sostenibile del marchio”, afferma Jens Beining.


Coats Footwear lancia nuove soluzioni sostenibili per solette

Progettata con cura per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei marchi di calzature e dei loro partner di produzione, la gamma offre soluzioni di solette ad alte prestazioni, incentrate sulla sicurezza ed eco-compatibili, ottimizzate per le applicazioni sportive, le calzature lifestyle e l’abbigliamento da lavoro.

Attingendo alla profonda esperienza e alla presenza produttiva globale di Coats, il portafoglio riunisce un’ampia selezione di soluzioni di solette tecnicamente avanzate in grado di migliorare le credenziali di sostenibilità delle calzature, offrendo al contempo comfort e prestazioni eccezionali.

Holger Hoffmann, responsabile globale della divisione Cellulose and Channel Sales di Coats Footwear, ha commentato: “La sostenibilità è al centro di tutto ciò che facciamo e il nostro portafoglio di soluzioni per solette riflette direttamente questa filosofia. La nostra nuova gamma di solette combina materiali eco-compatibili con prestazioni all’avanguardia, offrendo ai produttori opzioni più intelligenti, sicure e sostenibili”.

 “I consumatori di oggi si aspettano comfort, prestazioni e sostenibilità, tutto in un unico prodotto”, ha aggiunto Holger Hoffmann. “La nostra nuova gamma di solette non solo risponde a queste esigenze, ma offre anche ai produttori un’ampia scelta di opzioni su misura per i loro specifici segmenti di mercato. Ciò riflette la forza delle nostre capacità di innovazione e il nostro impegno a sostenere un’industria calzaturiera più responsabile”.

I prodotti Insole Solutions sono realizzati con materiali biologici e riciclati utilizzando uno speciale processo che riduce l’impatto ambientale.

Dalle scarpe sportive agli stivali di sicurezza, Insole Solutions offre comfort, durata e traspirabilità superiori. Progettati per applicazioni ad alte prestazioni, i prodotti sono realizzati su misura per diversi metodi di costruzione, tra cui calzature con montaggio Strobel, cementato e Goodyear.

Per le scarpe di sicurezza, la nuova gamma offre soluzioni progettate con caratteristiche di sicurezza avanzate come le opzioni di scarica elettrostatica (ESD) – conduttive, antistatiche e isolanti. Insole Solutions può così aiutare a garantire la conformità in ambienti di lavoro impegnativi, mantenendo il comfort e la protezione di chi le indossa.


Debutta a Offebach “069 CONNECT”

“069 CONNECT” nasce con un concetto completamente nuovo sotto la guida dell’Associazione federale dell’industria tedesca delle calzature e della pelletteria insieme a Messe Offenbach e debutterà nella città tedesca dal 24 al 25 giugno 2026. “069 CONNECT” punta infatti sul dialogo, lo scambio e l’ispirazione di nuove idee. Gli organizzatori sottolineano, infatti, che “069 CONNECT” non è volutamente una fiera commerciale. L’obiettivo è quello di riunire il settore in un’unica sede i decision maker dell’industria calzaturiera e della pelletteria con tutti i principali attori del commercio al dettaglio. Sul fronte degli espositori, l’evento è rivolto ai produttori di scarpe, borse e accessori di marca, mentre per quanto riguarda i visitatori, sono attesi i principali player del commercio internazionale di calzature e moda.

Naturalmente, gli espositori avranno l’opportunità di presentare i propri prodotti e novità in un ambiente raccolto, curato e in un’atmosfera rilassata, ma  “069 CONNECT” vuole proporsi prima di tutto come un luogo in cui nascono idee e si trovano nuovi impulsi per il settore. 

I visitatori e gli espositori di “069 CONNECT” potranno godere di un programma di supporto stimolante con conferenze, keynote ed eventi di networking. Relatori di alto livello provenienti dal mondo della politica, dell’economia e della moda contribuiranno i loro interventi, consentendo al settore di guardare oltre l’orizzonte, cosa oggi più che mai importante. L’obiettivo è quello di sviluppare congiuntamente prospettive e opportunità per l’industria calzaturiera e della pelletteria.

HDS/L e Messe Offenbach sono concordi: “Con ‘069 CONNECT’, il nostro settore festeggia un nuovo evento di spicco che riunisce persone, mercati e marchi in un unico appuntamento. Siamo certi che ‘069 CONNECT’ abbia il potenziale per diventare una data fissa nel calendario annuale del settore”.


Cambia  Made in France PV

Première Vision annuncia un’evoluzione strategica di Made in France PV, che a partire dal 2026 sarà integrata in Première Vision Paris, in calendario  dal 3 al 5 febbraio 2026 a Paris Nord Villepinte e Blossom Première Vision, dal 3 al 4 giugno al Carreau du Temple.

Questa evoluzione riflette l’impegno di Première Vision a stare al passo con i cambiamenti del mercato della moda, mettendo al centro delle principali fiere del settore della moda il saper-fare francese. L’obiettivo è, infatti, quello di soddisfare meglio le esigenze dei marchi, dei produttori e degli operatori regionali, promuovendo al contempo l’artigianato francese su un palcoscenico più ampio, sia a livello nazionale che internazionale.

A Premiere Vision Paris il made in France beneficerà di una maggiore visibilità, con una vetrina dedicata e nuovi contenuti, in un’ottica di sviluppo dei legami tra creatività, innovazione e produzione locale.

 A Blossom Première Vision, la fiera sarà aperta ai produttori di abbigliamento top, creando nuovi collegamenti tra materiali e produzione di moda di alta gamma.

Florence Rousson, presidente del consiglio di amministrazione di Première Vision e amministratore delegato della divisione moda di GL events, ha così commentato questa decisione: «Questa evoluzione dà nuovo slancio al Made in France, in un’ottica  strategica, commerciale e ispirazionale. Riflette la nostra ambizione di sostenere la trasformazione del mercato, mettendo il know-how francese al centro dell’esperienza di Première Vision. Questa decisione segna una tappa fondamentale nella creazione di un’offerta fedele al DNA di Première Vision: una piattaforma globale per una moda creativa, sostenibile e competitiva”.


Transizione ecologica o suicidio industriale? Green Deal da ripensare

Marcello Taglietti

Settimana scorsa abbiamo pubblicato una riflessione sulle dichiarazioni espresse dal ministro italiano per gli Affari europei, Tommaso Foti. Abbiamo interpellato anche chi si confronta tutti i giorni con il percorso sostenibile tracciato dall’Europa mentre cerca di fare impresa, in questo caso nel settore della chimica.

Ci è stato consigliato di partire illustrando alcuni dati. Allora eccoli di seguito.

Nel 2023, l’industria chimica nei Paesi dell’European Chemical Industry Council (EU27) ha riportato un investimento in capitale (capex) pari a €32,1 miliardi, collocandosi al 12% degli investimenti globali nel settore chimico.  

Nello stesso periodo, l’investimento in R&I (ricerca e innovazione) da parte dell’industria chimica europea ha raggiunto circa €10,2 miliardi, ma la Cina continua a guidare gli investimenti globali in questo ambito.  

La quota di mercato globale dell’Europa (EU27) nella chimica è scesa al ~13% nel 2023, rispetto al ~28% di vent’anni fa.  

Nel 2024, le esportazioni chimiche dell’EU27 sono cresciute solo dell’1,0% rispetto al 2023, mentre le importazioni da paesi non-UE sono aumentate del 10,2% nei primi due mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024.  

Secondo i dati del settore chimico europeo, la dipendenza dell’EU27 dalle importazioni chimiche dalla Cina è «salita di oltre 4,7 volte in venti anni», passando da meno dell’1% nel 2004 a circa il 5,6% nel 2024.  

Volumi produttivi: nel corso del 2023 l’output dell’industria chimica europea ha registrato cifre negative (declino stimato fino a -8 %) e per il 2024 è prevista una ripresa molto modesta (ad es. +1-2%).

 

È Marcello Taglietti, Chief Operating Officer di Industrie Chimiche Forestali S.p.A., a riflettere sulle parole del ministro Foti e sui dati appena presentati: «Il Green Deal è un lusso che la filiera del settore calzaturiero e pelletteria non può permettersi. Le parole del ministro toccano un nervo scoperto per chi, come noi, opera nella filiera del mondo della manifattura della calzatura e della pelletteria, fornendo adesivi e tessuti tecnici per puntali, contrafforti e rinforzi. È giunto il momento di affrontare una verità scomoda: l’Europa sembra aver smarrito la fiducia nella propria industria. E se questo dubbio può apparire teorico in altri settori, nel nostro comparto – fatto di piccole e medie imprese, di distretti produttivi storici, di maestranze e saperi tramandati – le conseguenze sono già drammaticamente concrete.»

 

Quindi il Green Deal sembra pensato a tavolino senza alcuna considerazione per la realtà?

«L’idea di un’Europa “verde” non è di per sé sbagliata: nessuno, soprattutto chi lavora con materiali naturali e artigianali, vuole un pianeta inquinato. Ma l’applicazione rigida e ideologica del Green Deal sta producendo l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato.

Nel nome della sostenibilità, l’Unione Europea sta imponendo norme e vincoli che penalizzano in modo sproporzionato le imprese europee, mentre competitor asiatici, americani e sudamericani producono a costi e standard ambientali incomparabilmente inferiori. Lo vediamo quotidianamente nel nostro settore del comparto chimico dove regolamentazioni ci rendono la vita difficile (REACH, EUDR, Microplastiche…).

Il risultato è un trasferimento di produzione fuori dai confini europei — una deindustrializzazione programmata che, nella filiera del settore calzaturiero e pelletteria, si traduce in perdita di occupazione, chiusura di botteghe storiche e impoverimento del tessuto produttivo locale. Diverse multinazionali chimiche, messe sotto pressione dai crescenti costi energetici, dagli obblighi ambientali sempre più stringenti e da una burocrazia considerata troppo onerosa, stanno progressivamente disinvestendo in Europa per spostare le produzioni verso aree geografiche con normative più flessibili e con costi operativi inferiori. Questo trend porterà a una riduzione di capacità produttiva e quindi anche di disponibilità di materie prime di base che alimentano aziende come la nostra, vedendoci costretti in futuro a catene di approvvigionamento complicate ed onerose.»

 

È una sostenibilità che si trasforma in paradosso…

«La filiera che opera nel settore calzaturiero e pelletteria, e gli stessi produttori diretti hanno da tempo investito in sostenibilità reale: sviluppo di formulazioni di adesivi base acqua a basso impatto ambientale, materie prime certificate GRS sia nella produzione di adesivi che nei tessuti tecnici, lavorazioni a basso impatto, concerie certificate, uso di pellami provenienti da filiere tracciabili, riduzione degli sprechi e riuso dei materiali.

Tuttavia, le nuove regolamentazioni europee — spesso pensate in modo astratto e uniforme — non riconoscono la differenza tra chi produce responsabilmente in Europa e chi importa prodotti realizzati in contesti dove le norme ambientali e sociali sono inesistenti.

In pratica, mentre il produttore italiano viene soffocato da burocrazia, costi energetici elevati e obblighi di certificazione sempre più onerosi, il mercato continua a essere invaso da prodotti a basso costo e alto impatto ecologico.

È davvero questa la “transizione verde” che vogliamo?»

 

Insomma, va bene la sostenibilità a patto che permetta di competere ad armi pari con il resto del mondo?

«Come ha sottolineato Foti, l’Europa rappresenta appena il 6% delle emissioni globali. Pensare di salvare il pianeta con una politica che distrugge la nostra industria è un atto di ingenuità — o peggio, di cieca ideologia.

Il nostro settore non chiede scorciatoie, ma regole chiare e uguali per tutti: se un produttore europeo deve rispettare parametri ambientali rigorosi, lo stesso deve valere per chi esporta verso l’Europa. Altrimenti non si tratta di transizione ecologica, ma di suicidio industriale.»

 

Dal vostro punto di vista non rivedere il Green Deal condurrebbe all’estinzione della manifattura europea. Ce lo possiamo permettere?

«Difendere la manifattura europea significa difendere la sua identità. Dietro ogni paio di scarpe o borsa di pelle prodotta in Italia ci sono mani, storie, territori e, come nel caso della nostra azienda, Industrie Chimiche Forestali, una filiera produttiva a supporto altamente specializzata, sempre all’avanguardia ed in possesso di certificazioni di sistema (ISO 9001, 14001, 45001, EMAS) e di prodotto (GRS, FSC, ISCC Plus, OK-Biobased, OEKO-TEX Std 100, GOTS, BCI…).

Il saper fare europeo non può essere sostituito da produzioni anonime e seriali d’importazione. Smontare un Green Deal costruito senza considerare le conseguenze economiche e sociali non significa essere “contro l’ambiente”, ma al contrario voler conciliare sostenibilità e competitività, ecologia e lavoro, innovazione e tradizione.

Se l’Europa vuole restare un faro produttivo nel mondo, deve tornare a credere nella propria industria — nella nostra industria — e mettere in campo una politica che sostenga chi produce valore vero, e non chi importa a basso costo.

Credo che il messaggio di Tommaso Foti non rappresenti un attacco alla transizione verde, ma un appello al buon senso: prima di tutto serve una visione industriale. Perché senza industria non c’è futuro, e senza manifattura non c’è Europa.»