Arsutoria Magazine

Il Gruppo framas investe in Vietnam con la tecnologia Gusbi

La strategia di framas è sempre stata quella di aumentare la propria capacità produttiva nei paesi in cui i suoi clienti, principalmente grandi marchi sportivi, hanno localizzato gli impianti di produzione. 

Da alcuni anni, ormai, il Vietnam e l’Indonesia sono le destinazioni preferite dai più importanti gruppi produttori di calzature sportive per l’insediamento dei propri impianti di produzione su larga scala. Non è un segreto che anche le aziende della filiera, come quelle che producono tomaie per scarpe sportive e quelle come framas che producono suole, abbiano scelto di aprire stabilimenti in questi Paesi.

Framas gestisce già tre stabilimenti in Vietnam specializzati nella produzione di componenti in materiali avanzati utilizzando la tecnologia dello stampaggio a iniezione. L’ultimo sviluppo è l’installazione di due nuove macchine Gusbi, ciascuna con 80 stazioni, in uno degli stabilimenti, dedicate alla produzione di intersuole utilizzando la tecnologia a colata di schiuma.

 

L’obiettivo è consolidare la propria posizione come fornitore diretto delle fabbriche di primo livello – il primo punto di contatto per i marchi, ovvero coloro che producono la scarpa finita, ricevendo componenti dal livello inferiore, noto come secondo livello. Non più fornitori di una parte della suola, ma piuttosto dell’intera struttura, che può essere un assemblaggio di molti componenti diversi: non solo suole e intersuole, ma anche piastre in carbonio, gambetti in TPU e rinforzi, ecc.

Un primo progetto di suola monoblocco completa è stato presentato alla fiera di Portland lo scorso agosto, insieme al partner Synergy in Motion, un’azienda vietnamita specializzata nella produzione di intersuole con tecnologia SCF & SEM.

 

La nuova tecnologia Gusbi che consente la colata è stata sviluppata per lo stampaggio del PU ed è particolarmente adatta alla produzione di intersuole utilizzando materiali innovativi, tra cui la tecnologia Liquid TPU (Smartlite-O) di Huntsmann

Una caratteristica tipica della tecnologia di stampaggio a colata è la riduzione del tempo di ciclo, che può arrivare a soli 5/6 secondi, consentendo una produttività di 500/600 paia di suole all’ora in un impianto configurato come quello di framas. L’aspettativa è di aumentare la capacità produttiva a circa 2 milioni di paia di suole finite all’anno.

 

La tecnologia di colata è inoltre particolarmente adatta al co-stampaggio, ovvero allo stampaggio dell’intersuola direttamente sulla suola, precedentemente inserita nello stampo. Lavorando con materiali che presentano un’affinità chimica tra loro, è possibile ottenere l’adesione tra le due parti, durante il processo di stampaggio, senza l’uso di adesivi. Ciò riduce ovviamente i tempi di produzione perché evita la successiva fase di incollaggio tra intersuola e suola, nonché tutte le fasi precedenti di preparazione dei materiali, per cui per la gran parte si utilizzano ancora sostanze chimiche a base solvente.

 

«Lavoriamo su queste tecnologie da più di tre anni. Inizialmente sono state installate presso la sede centrale di Pirmasens, in Germania, per mettere a punto processi e materiali», afferma Yannik Bauer, tecnico esperto di PU del Gruppo framas.

Alberto Buffonini, Direttore Vendite e Marketing Internazionale di Gusbi, aggiunge: «La macchina è stata realizzata su misura in collaborazione con il team di tecnici di framas. Abbiamo ottimizzato al massimo la tecnologia per il tipo di materiali che l’azienda intende utilizzare in questo nuovo sviluppo.»

 

Con questo investimento, il Gruppo framas consolida la propria leadership nel segmento delle calzature sportive, in particolare per l’uso agonistico, ma apre anche la strada alla produzione di componenti per calzature di uso quotidiano, sempre più influenzate dalle migliori pratiche del mondo dell’atletica.


39ª IILF: l’industria indiana della pelle accelera tra nuovi spazi e accordi storici

Atmosfera molto positiva e ottimista alla 39ª edizione dell’India International Leather Fair (IILF), che si è svolta dall’1 al 3 febbraio 2026 nei padiglioni espositivi di nuova costruzione del Chennai Trade Centre, in uno spazio più ampio che ha permesso di mostrare con maggiore respiro il meglio dell’industria indiana della pelle e della calzatura, dei componenti per calzature, materiali sintetici, macchinari, prodotti chimici, attrezzature e tecnologia. Su oltre 20mila mq totali erano presenti 362 aziende indiane e 66  straniere, con Italia e Germania con propri Country Pavilion.

IILF rappresenta, infatti, l’evento di punta dell’industria indiana della pelle, un mercato in crescita e che tradizionalmente rappresenta un importante acquirente di macchine e tecnologie italiane. Oltre alla sua spiccata dimensione commerciale, l’IILF offre anche un’eccellente piattaforma per dimostrare il potenziale di esportazione e di investimento dell’India nei settori della pelle e affini.

Ricordiamo a questo proposito la firma il 27 gennaio corso di uno storico Accordo di Libero Scambio (FTA) tra India e UE, il più vasto mai siglato da entrambe le parti.

«L’accordo – ha dichiarato Shri R. Selvam, direttore esecutivo di CLE – rappresenta un grande vantaggio per l’industria indiana delle calzature e della pelle, poiché l’UE è il nostro principale mercato, con il 43% delle esportazioni. Con dazi all’importazione pari allo 0% nell’UE per il settore delle calzature e della pelle, si apriranno nuove opportunità per i nostri esportatori, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo di export di 14 miliardi di dollari entro il 2030. L’accordo rafforzerà la cooperazione tra i due blocchi, non solo nell’ambito dell’approvvigionamento, ma anche in quello degli investimenti”.

Durante il periodo di fiera è stato anche raggiunto un accordo con gli USA per l’abbassamento dei dazi dal 25-50% al 18%. Continua inoltre il programma Make in India, lanciato nel 2014 con l’obiettivo di  rendere il paese un hub manifatturiero globale, promuovendo una crescita significativa delle esportazioni e una rapida espansione economica. L’India mette a disposizione importanti incentivi fiscali per attrarre investimenti esteri, in particolare verso le regioni più povere, e già oggi alcuni Gruppi taiwanesi hanno pianificato di aprire nuove fabbriche nel Tamil Nandu.

TFL: André Lanning si dimette da CEO ma entra nel CdA

TFL annuncia che il CEO André Lanning ha deciso di lasciare l’organizzazione per cogliere un’altra opportunità professionale.
Insieme al Consiglio di Amministrazione, il sig. Lanning ha concordato un piano di transizione strutturato, progettato per garantire la continuità e mantenere l’attenzione di TFL sulla crescita e sulla creazione di valore. Il suo ultimo giorno di lavoro presso l’organizzazione è stato il 10 marzo 2026.
Pur lasciando il suo ruolo di CEO dell’azienda, André Lanning entrerà a far parte del Consiglio di Amministrazione di TFL, contribuendo alla continuità operativa ed apportando conoscenze ed esperienze preziose per TFL.
L’azienda comunica che iI Consiglio di Amministrazione è stato attivamente impegnato nella pianificazione della successione e sta procedendo verso la nomina di un nuovo CEO che possa continuare a guidare la direzione strategica a lungo termine di TFL.
Nel frattempo, Samer Al Jabi assumerà l’incarico di CEO ad interim in aggiunta al suo attuale ruolo di Chief Commercial Officer. Al Jabi si è unito a TFL nel 2025 e sta contribuendo in modo significativo al piano strategico quinquennale dell’azienda e agli sforzi di eccellenza commerciale globale. In qualità di CEO ad interim, garantirà la continuità della leadership e porterà avanti le priorità strategiche di TFL e gli obiettivi di crescita a lungo termine.

Pitti Uomo 109: Firenze detta il passo

Pitti Uomo detta il ritmo. L’edizione 109, andata in scena alla Fortezza da Basso di Firenze, ha riconfermato numeri solidi — circa 12.500 compratori e quasi 19.000 visitatori totali — in un momento in cui il mercato internazionale cammina su ghiaccio sottile.

«Un Pitti Uomo in cui si è percepita un’atmosfera bella e dinamica, che inietta positività a tutto il sistema», ha dichiarato Raffaello Napoleone, AD di Pitti Immagine. I 5.000 buyer esteri presenti — in crescita sul 2024 — dicono molto dell’atmosfera positiva che si è respirato.

I mercati che crescono disegnano una interessante mappa geografica: bene Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Grecia e Portogallo. Molto bene il blocco nordico — Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia in deciso aumento. Si confermano le presenze cinesi, con un equilibrio tra Hong Kong e Cina continentale. E tra le sorprese, rientrano in scena Libano, Egitto e Medio Oriente.

I buyer italiani calano leggermente, attestandosi intorno alle 7.500 unità: un segnale che riflette le difficoltà note della distribuzione interna. Nessun dramma, ma un dato da non ignorare.

Tra i 758 espositori — veri protagonisti, secondo Napoleone — ricerca e innovazione hanno dominato la scena. In Fortezza si è ragionato di futuro con i piedi per terra: niente slogan, solo collezioni e confronto diretto con i buyer più importanti del mondo.

Pitti 109 dimostra ancora una volta che, nonostante le tensioni internazionali, chi investe in qualità trova interlocutori.

ULU, il ghiaccio incontra il design

Ci sono posti al mondo dove sbagliare scarpa non è questione di stile, ma di sopravvivenza. Tra questi, i territori circumpolari. È proprio da questi paesaggi estremi che nasce ULU, un brand che ha scelto di portare a Pitti Uomo non una semplice novità di prodotto, ma una dichiarazione di intenti: ridefinire la calzatura da neve senza sacrificare un grammo di estetica.

Il concept è tanto semplice quanto ambizioso: trovare il punto di equilibrio perfetto tra trazione, comfort, impermeabilità, traspirabilità e compatibilità con gli accessori da snow-trekking. Cinque esigenze che la maggior parte dei brand ha sempre trattato come variabili in conflitto tra loro. ULU le risolve tutte in un solo prodotto.

La suola Vibram® Arctic Grip — sviluppata specificamente per ambienti a bassa temperatura e superfici gelate umide — garantisce trazione dove le suole tradizionali cedono. A completare il sistema tecnico: un cappuccio in gomma rinforzato sulla punta, isolamento 3M integrato nella tomaia e una fodera in lana della Nuova Zelanda, calda, traspirante e impermeabile. Non mancano le scanalature anti-scivolo sul tallone e uno slot in TPU riciclabile per l’aggancio diretto alle ciaspole.

Eppure, il vero salto è estetico. ULU rompe con la logica del “funzionale ma brutto”. La costruzione a doppio strato — shell esterno impermeabile regolabile e stivale interno in pelle con fodera morbida — si traduce in una silhouette moderna e raffinata, lontana dall’estetica pesante tipica delle calzature tecniche invernali. Una scarpa che si porta in montagna e si indossa in città, senza compromessi.

Il rispetto per la natura è il filo narrativo che attraversa ogni scelta progettuale: materiali selezionati, processi rigorosi, test reali su neve e ghiaccio. Perché certi ambienti non accettano approssimazioni.


Salle De Mode: tra Design contemporaneo e creatività in-house

Fondato nel 2003 dalla designer Salome Amanatishvili e consolidatosi come marchio globale nel 2009, Salle De Mode rappresenta l’anima più autentica e creativa della moda georgiana, distinguendosi rara nel panorama contemporaneo per una filosofia produttiva basata sul controllo totale della filiera. Ogni capo e accessorio è, infatti, realizzato completamente in-house, un impegno che garantisce alti standard qualitativi.

Il portafoglio del brand offre una proposta lifestyle completa, che spazia dall’abbigliamento al comparto accessori. A spiccare nel cuore delle collezioni sono, in particolare, gli stivali e le borse in pelle: pezzi iconici dal carattere deciso, pensati per una donna che non scende a compromessi tra stile d’avanguardia e tradizione manifatturiera. L’uso di materiali ricercati e il design d’ispirazione internazionale rendono ogni creazione un investimento destinato a durare nel tempo.


Venezia come filosofia di stile: Aqua Alta

C’è una città al mondo che non ha bisogno di aggettivi. Venezia si descrive da sola: con i suoi riflessi sull’acqua, la pietra consumata dai secoli, quell’eleganza discreta che non urla mai ma si fa sempre notare. È da questa eredità visiva e culturale che nasce Aqua Alta, un brand di sneaker che porta il nome della marea veneziana come manifesto estetico.

La scelta non è casuale. L’acqua alta non è solo un fenomeno meteorologico: è un modo di vivere la città, di adattarsi con grazia all’imprevisto. Ed è esattamente questo equilibrio — tra fragilità e resistenza, tra natura e architettura — che Aqua Alta traduce nel design delle sue scarpe.

Le collezioni uomo e donna seguono una grammatica precisa: linee pure, forme essenziali, dettagli curati con la pazienza di un artigiano lagunare. Nessun eccesso decorativo, nessuna concessione alla tendenza del momento. Solo quella che il brand definisce «eleganza senza tempo» — una locuzione abusata, certo, ma che qui trova una forma concreta e riconoscibile.

Aqua Alta ha scelto Pitti Uomo per presentarsi al mercato internazionale, collocandosi nella sezione Futuro Maschile.


Sayyou: quando la scarpa smette di parlare (e inizia ad ascoltare)

C’è un gesto preciso nel mondo della moda che si ripete da decenni: la scarpa come dichiarazione d’intenti. Come manifesto. Come etichetta applicata al piede. Sayyou rompe questa convenzione con una semplicità quasi provocatoria.

Il brand nasce da un’idea di sottrazione, non di aggiunta. Via i simboli, via le scritte, via il peso narrativo che troppo spesso trasforma un oggetto in un costume. Quello che rimane è una forma che segue il corpo, materiali scelti per durare ed essere performanti, colori che segnalano stati d’animo senza imporli.

Il materiale come filosofia. La scelta dell’EVA non è tecnica, è concettuale. Un solo materiale versatile, leggero, adatto a condizioni diverse: meno componenti, meno sprechi, più coerenza.

Le collezioni come variazioni. Non stagioni, non rotture stilistiche: ogni linea esplora un diverso equilibrio tra comfort e presenza, mantenendo un carattere riconoscibile. La stessa grammatica, declinata in toni diversi. Un brand giovane, con una visione precisa.


Baldinini: lo stile si evolve

La nuova collezione: contemporaneità senza ostentazione, allure internazionale senza dimenticare le radici. Per la Fall Winter 2026/27, Baldinini traccia una nuova traiettoria del proprio linguaggio stilistico, riaffermando l’anima casual inscritta nel DNA del brand e traducendola in un’estetica quotidiana, autentica e misurata.

Il logo si fa discreto, le silhouette si armonizzano, i dettagli parlano sottovoce ma con autorevolezza. Nella donna, gli elementi metallici in oro antico si fondono con naturalezza nelle tomaie, scaldando pellami lisci, suede e texture materiche. La palette — ametista, bordeaux, rosa antico, Japanese Maple — costruisce un universo cromatico sofisticato e riconoscibile. Ritorna il matelassé, cifra dell’heritage del brand, reinterpretato dagli stivali equestri ai mocassini quotidiani. Una capsule ‘Evening’ chiude il cerchio: glamour accessibile, senza sforzo apparente.

Per l’uomo, costruzioni leggere e dettagli tecnici dialogano con un formalismo evoluto. Le linee Spiga e Trieste portano lavorazioni artigianali dentro un’eleganza moderna. Debutta Slayton, sneaker di struttura running e anima urbana. L’attitudine agender attraversa l’intera proposta casual, con la linea Bond che bilancia rigore sartoriale e sensibilità street.

Sullo sfondo, la campagna SS26 “Saluti da San Mauro Mare” riafferma l’identità territoriale come punto di partenza — non come nostalgia, ma come bussola strategica.


Il caos ben costruito di ATRIO | RUSO

C’è un momento preciso in cui un dettaglio smette di essere ornamento e diventa architettura. ATRIO | RUSO, brand georgiano di calzature femminili artigianali, ha costruito la propria collezione FW26 esattamente su questo confine sottile.

Il progetto nasce dall’incontro tra la Creative Director Ruso Danelia — che guida anche Atrio, uno dei più apprezzati negozi multibrand premium della Georgia — e la footwear designer Elene Kvimsadze. Due sguardi, una sola ossessione: il dettaglio portato all’eccesso finché non diventa linguaggio.

Per la stagione FW26, la filosofia si fa metodo: una cerniera singola, un punto preciso, una frangia definita vengono ripetuti con deliberata insistenza fino a trasformarsi in silhouette. Non decorazione, ma grammatica visiva.

Il risultato è quello che il brand stesso definisce un paradosso studiato: caos simmetrico, costruito a mano con materiali pensati per muoversi con il corpo e memorizzarne ogni passo. Una calzatura che negozia costantemente tra ordine e ribellione, disciplina geometrica e potere silenzioso dell’eccesso.

Artigianato come atto politico, insomma. In un mercato che spesso confonde la complessità con il valore, ATRIO | RUSO sceglie la strada opposta: prendere il semplice, ripeterlo fino allo sfinimento, e scoprire che, come ricompensa, si trova l’identità.