Le scarpe da calcio oggi non vivono più confinate solo negli stadi. Stanno sotto i jeans di chi al pallone non gioca da anni, dentro vetrine pensate per i collezionisti, sopra gli scaffali degli archivi diventati flagship. Il 5 giugno 2026 Pantofola d’Oro ha aggiunto un capitolo a questa migrazione: ha inaugurato in via Seneca 4 a Milano un concept store di cento metri quadri. Lo ha fatto dentro Aretè Showroom. Non un’apertura standalone, non un tempio monomarca: uno spazio dentro lo spazio del proprio showroom.
All’opening è stata presentata la capsule Thebe Magugu x Pantofola d’Oro. Il designer sudafricano — lo stesso che ha portato i codici dell’Africa contemporanea sulle passerelle europee — ha lavorato sull’idea dello street soccer. Risultato: divise con richiami africani, dettagli simbolici, calzature divise tra tecnico e lifestyle. Sulla carta è un’operazione classica: marchio storico più designer riconoscibile uguale hype. Nella pratica è qualcosa di più interessante. Il calcio è uno dei pochi linguaggi davvero universali rimasti, e Magugu lo usa come pretesto per parlare di identità, inclusione e appartenenza culturale. Tradotto: una collezione che non punta a chi compra perché è di moda, ma a chi compra perché si riconosce.
Lo spazio nasce con una promessa che ormai accompagna qualunque apertura fra Milano, Parigi e Tokyo: non essere un punto vendita, ma un luogo esperienziale. Il banco di prova sarà il calendario. Pantofola d’Oro annuncia eventi continuativi, lanci esclusivi e gli appuntamenti “Su Misura” per la personalizzazione delle calzature, oltre a future collaborazioni con partner del mondo sport e lifestyle. La personalizzazione è il dettaglio che più ha senso. In un marchio nato dal su misura per calciatori, rimettere la ‘misura artigianale’ al centro è memoria attiva per legare una nuova community.
La storia del brand andrebbe ricordata anche solo per l’aneddoto inaugurale. Il nome lo inventa John Charles, capocannoniere gallese della Juventus, che infilando le scarpe esclama: «Sono più comode delle mie pantofole». Da lì partono i 140 anni di un marchio che nasce ad Ascoli Piceno con Emidio Lazzarini, atleta e figlio di calzolai, che applica al calcio i materiali più morbidi reperibili — una piccola rivoluzione, ispirata dall’essersi rifatto le sue scarpette rigidissime per la lotta libera — e poi estende lo stesso metodo a rugby, tennis, pallacanestro, golf e ciclismo. Quando lo sport smette di essere artigianato e diventa industria, il marchio fa fatica. La rinascita arriva con Kim Williams e Massimo Ubaldi, che recuperano due modelli del 1950 e del 1956 e li riadattano per il tempo libero. La tradizione diventa tendenza. Quelle scarpe si ritrovano nelle vetrine dei negozi più belli del mondo. Oggi la Superleggera è arrivata alla versione 2.0: solo 175 grammi.
A casa nostra arrivano. Sono pacchetti piccoli, leggeri, con mittenti dai nomi impronunciabili. Costano meno di cento euro, non pagano dazi, e per il solo comparto moda ne entrano in Italia tra i 120 e i 150 milioni l’anno. Una scala industriale travestita da spedizione personale. Da luglio 2026 le regole cambieranno: i nuovi dazi sui pacchi extra-UE sotto la soglia dei cento euro entreranno in vigore. Tardi, secondo molti.
Quei pacchi sono il volto dell’ultra-fashion, il negativo perfetto di un’altra storia. Quella di laboratori, galvaniche, impiantistiche e finitori italiani che producono accessori metallici di lusso e che in quei pacchi non finirebbero mai. È la filiera che, in dodici mesi, ha smesso di chiedere il permesso. E ha iniziato a scrivere le proprie norme.
La terza edizione del Physis Annual Summit, tenutasi a Firenze il 28 maggio 2026 ha dato conto di un incredibile lavoro sviluppato in 3 anni di partecipazione a vari tavoli di lavoro.
Il Consorzio Physis — società benefit e start-up innovativa fondata nel 2023 — è arrivato a oltre quaranta consorziate distribuite su quattro aree: materie di processo, impianti industriali, produzione di accessori, trattamenti di finitura. Erano otto, all’inizio.
Un anno fa, in sede ISO, la richiesta italiana di un tavolo dedicato ai test di resistenza per gli accessori metallici era stata accolta come l’istanza di una filiera con esigenze troppo specifiche per un tavolo globale. Figli minori dell’alta gioielleria e dell’orologeria, insomma. Oggi quel tavolo conta più di dieci Paesi, perché anche l’alta gioielleria ha riconosciuto che quelle esigenze erano anche le sue. La ISO/CD 25392-1 sulla resistenza al calore umido passerà a settembre 2026 in fase DIS, dopo la consultazione finale di maggio. È una norma piccola, ma è italiana, ed esce da una filiera che per decenni aveva testato i propri accessori con metodi nati per l’elettronica e l’automotive. Nel frattempo, sono state pubblicate la ISO 19376-1:2025 su termini e definizioni e la ISO 9202:2026 sui metodi per determinare la purezza dei metalli preziosi, mentre un altro gruppo di lavoro (WG 6) si occupa di dimensioni e funzionalità degli articoli di gioielleria, dalle misure dei braccialetti alle specifiche dei moschettoni. Sul metallo riciclato, la definizione di “oro riciclato” partorita in sede ISO è già stata recepita da RJC e LBMA. Il passo successivo arriva dall’Italia: nelle prossime settimane verrà presentata l’istanza per aprire un tavolo CEN europeo dedicato alla due diligence di filiera e al riciclo di tutti i metalli preziosi.
CHIMICA
Lo stesso schema si ripete sulle sostanze. Tessile, pelle e calzatura hanno una MRSL — la lista delle sostanze ristrette in fase di produzione — da anni. L’accessorio metallico, no. Da una conversazione fra Ester Falletta – direttrice tecnica di Physis – ed Elisa Monica Gavazza – Sector Lead and Quality Assurance Director di ZDHC Roadmap to Zero – è nato un progetto che oggi vede il Consorzio come capofila tecnico, con il patrocinio di ZDHC e il supporto di Kering e LVMH — al summit con Maria Cristina Ligi, Gaia di Tommaso ed Enrico Fatarella. La prima bozza è stata inviata; il council tecnico è in costituzione; kick-off a giugno 2026; pubblicazione attesa per fine anno. L’estensione futura ai formulatori di vernici è già nel mirino. Il messaggio dei due gruppi del lusso è stato esplicito: nessuno chiederà di smettere di fare galvanica, l’obiettivo è valorizzare un settore che già lavora bene e renderne misurabile l’impegno.
ACQUE
Nei bagni di bronzo e rame alcalino i cianuri sono una presenza tecnica, non un capriccio: sono entrati in produzione proprio quando, per ragioni normative, si è dovuto rinunciare al nichel. Per anni l’unica strada per smaltirli passava dal trattamento chimico con ipoclorito — un processo che raddoppiava il volume delle acque da gestire e che, ai test LCA, faceva impennare gli indicatori d’impatto. La risposta sviluppata dentro al Consorzio si chiama elettroclorinazione. È partita in laboratorio, è passata per le linee pilota, è oggi in produzione. Funziona in continuo a basso voltaggio, abbatte cianuri fino a 40 grammi per litro senza aumento di volume, è scalabile dalle poche centinaia di litri in su. E — dettaglio non secondario — recupera contestualmente i metalli non preziosi, che fino a ieri finivano allo smaltimento. Integrata con evaporatori, apre la strada a un ciclo praticamente chiuso.
AUDIT E DATI
Quanti audit l’anno riceve un’azienda della filiera? Tra i quindici e i trenta, ha raccontato Francesca Rulli (co-founder di Ympact e 4sustainability), su requisiti che si sovrappongono in larga parte. Per ridurre l’onere e valorizzare le certificazioni di terza parte già acquisite, è nato — con Confindustria Moda — un tavolo che ha consultato più di 20 checklist diverse e prodotto un modello unico: il programma 4s Ethic. Bureau Veritas Italia è il primo ente che da giugno 2026 lo applicherà sul campo, con già altri tre enti pronti ad adottarlo. Obiettivo: ottimizzare i processi di verifica sulla catena di subfornitura e migliorare la trasparenza per i brand e i fornitori.
Una consorziata Physis ha fatto da cavia nel beta test.
L’European Accelerator, con il contributo del Consorzio Physis, ha rilasciato un questionario armonizzato per energia, acqua e rifiuti, già adottato da diversi brand. Anche in questo caso la finalità è chiara: semplificare e armonizzare la raccolta dati ESG e lo scambio di informazioni lungo la filiera
Il Common Water Framework — costruito da Kering, LVMH e altri gruppi del lusso e dello sport con la review di WWF, AWS, ZDHC e dello stesso Consorzio — che mira ad armonizzare la raccolta e la valutazione delle informazioni legate alla gestione delle acque, è in public consultation, ed è pensato modulare perché anche una micro-impresa possa avvicinarvisi senza esserne schiacciata.
Sul fronte rendicontazione, Physis ha portato avanti il proprio contributo agli standard EFRAG VSME, costruendo materiali formativi multilingue e mappature di strumenti gratuiti per le PMI non quotate. Il salto da fare, ha detto Rulli, non è dalla burocrazia dei documenti a una nuova burocrazia: è il passaggio da un ecosistema basato sui documenti a uno basato sui dati.
MERCATO
La terza tavola rotonda — moderata dal Ministro Plenipotenziario Giuseppe Scognamiglio, presidente di Eastwest — ha guardato fuori dai laboratori. Maria Cristina Squarcialupi – Confindustria Federorafi – ha descritto una tempesta perfetta: oro sopra i 5.500 dollari l’oncia a gennaio 2026, dazi statunitensi, mercati mediorientali bloccati, crollo della Turchia, passata da un export +500% nel biennio 2024-25 all’ottavo posto nei primi due mesi del 2026. La corsa al metallo, ha ricordato, è iniziata prima delle crisi geopolitiche: sono state le banche centrali a comprare oro per anni per uscire dalla dipendenza dal dollaro, e quando si è aggiunta la finanza il prezzo è esploso. L’Italia resta primo esportatore mondiale di oggetti orafi e terzo produttore — dopo India e Cina — con un export che vale il 90% della produzione. Carlo Palmieri – Confindustria Moda – ha messo i numeri sul tavolo: il settore che nel 2023 valeva 96 miliardi di euro è sceso a 89 nel 2024, mentre il 2025 dovrebbe chiudere a 70. Per la prima volta l’associazione si è dotata di un piano strategico con orizzonte oltre il 2030, presentato al Senato e alla Camera, che chiede agevolazioni energetiche, EPR, cassa integrazione e armonizzazione degli audit. Mauro Bergozza – Assomac – ha ricordato che l’Italia è l’unico Paese europeo rimasto come fornitore di tecnologie per la lavorazione della pelle: la concorrenza arriva da Cina, Corea, Taiwan, su prezzi inferiori e qualità non comparabile. La direzione verso cui puntare, ha detto, è una sola: intelligenza artificiale e tracciabilità dall’allevamento al prodotto finito.
Su cosa si focalizzerà il Consorzio Physis nei prossimi mesi e quali criticità di filiera tenterà di affrontare e risolvere? Come affrontare la due diligence della filiera di fornitura; come affrontare l’auditing sulla due diligence di filiera e al contempo proteggere il know-how e i dati riservati delle aziende; in che modo continuare sul percorso dell’armonizzazione degli audit e la valorizzazione delle certificazioni di terza parte; pensare alla certificazione dei materiali riciclati; continuare a puntare sulla collaborazione e il dialogo tra brand committenti e filiera per lo sviluppo di soluzioni condivise che, di fatto, rappresentano una soluzione win-win.
Con IILF – India International Leather Fair di febbraio a Chennai e APLF Leather di Hong Kong a marzo ha prenso il via il programma 2026 di Assomac per il supporto all’internazionalizzazione delle imprese italiane produttrici di macchinari e tecnologie per le industrie conciaria, calzaturiera e pellettiera, con una presenza mirata nei mercati dove si concentrano investimenti, filiere produttive e dinamiche di crescita industriale.
Nel corso del 2026, l’azione dell’Associazione a supporto dell’internazionalizzazione dei produttori italiani del settore proseguirà con successive tappe in Asia, Sud-Est asiatico e America Latina.
“L’Italia mantiene una presenza rilevante tra i principali esportatori mondiali, pur in un contesto segnato da tensioni internazionali e da dinamiche che hanno inciso sulle catene del valore – ha dichiarato Cristiano Paccagnella, Vice Presidente di Assomac -. La contrazione del 12,2% dell’export italiano (gennaio-ottobre 2025 rispetto all’anno precedente) è un dato che fotografa le difficoltà della fase attuale. Allo stesso tempo, le imprese continuano a dimostrare una forte propensione estera, investendo nel presidio dei mercati e partecipando a iniziative di promozione nei principali contesti mondiali. In questo scenario, il supporto di ICE Agenzia è un elemento centrale per rafforzare la visibilità e il posizionamento internazionale delle tecnologie Made in Italy. Perché lo sforzo sia sostenibile nel tempo, è altrettanto importante poter contare su azioni e risorse che possano favorire le esportazioni e gli investimenti in macchinari, in grado di accompagnare la competitività delle imprese sui mercati globali. I recenti sviluppi nell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India rappresentano un passo in questa direzione”.
All’Italian National Pavilion di Chennai, promosso da ICE Agenzia, su una superficie di 280 metri quadrati, la partecipazione italiana ha registrato 25 aziende italiane produttrici di tecnologie e macchinari per la filiera pelle-calzatura, di cui 15 associate ad Assomac. Nel complesso, la tecnologia italiana è stata rappresentata in fiera da oltre 60 imprese attive nel Paese.
GSC GROUP ha realizzato tre cicli di video dedicati a diverse tematiche del settore, ciascuno con un taglio specifico, una voce diversa e un obiettivo preciso. Questi gli argomenti oggetto degli approfondimenti:
1. Determinazione dei bisfenoli sulla pelle 2. Test di condensazione dei vapori (fogging) per il settore automobilistico 3. Veslic Test
“La divulgazione – spiegano dall’azienda chimico conciaria veneta – nasce dallo stesso approccio che guida ogni giorno il nostro lavoro: ricerca, confronto scientifico e volontà di condividere conoscenza in modo chiaro, accessibile e concreto. È questo che ci guida anche quando scegliamo il linguaggio del video per raccontare temi complessi e renderli più fruibili”.
Nell’ultimo ciclo pubblicato — così come negli ultimi congressi, incontri e momenti di confronto scientifico a cui l’azienda ha partecipato — viene approfondito un tema oggi più attuale che mai: i bisfenoli. Un argomento centrale nel dibattito del settore e vicino alle domande che GSC riceve ogni giorno da clienti e partner. Ora GSC GROUP ha raccolto tutti i contenuti così che possano essere recuperati al bisogno, con calma, episodio dopo episodio. Per scoprire i video clicca QUI
La leggerezza è ormai diventata un requisito irrinunciabile nell’ambito calzaturiero. Non è quindi un caso che l’azienda tedesca – leader mondiale da 80 anni nella progettazione e costruzione di macchinari, impianti e soluzioni automatizzate per l’industria calzaturiera – ponga proprio la leggerezza e il processo di iniezione diretta (DIP) al centro del suo prossimo appuntamento con DESMA House Fair 2026, riflettendo gli sviluppi in corso sia in termini di prestazioni, che di sostenibilità.
In occasione dell’evento saranno organizzate dimostrazioni dal vivo di processi di produzione altamente automatizzati e orientati alla pratica, caratterizzati da innovativi materiali per suole espanse come poliuretano (PU), materiali termoplastici o Super Critical Foam (SCF). Il PU viene espanso utilizzando un dosaggio preciso di CO₂, mentre le suole SCF vengono iniettate direttamente sulla tomaia. Insieme, queste tecnologie avanzate consentono di realizzare suole con densità notevolmente ridotta, mantenendo al contempo eccellenti caratteristiche prestazionali.
I visitatori avranno l’opportunità di esplorare l’intera filiera della produzione di calzature leggere —dalla progettazione e sviluppo degli stampi alla produzione in serie efficiente—, ottenendo informazioni complete su processi e soluzioni all’avanguardia.
La fiera sarà ulteriormente arricchita da oltre 50 co-espositori del settore calzaturiero mondiale, oltre a un programma di presentazioni tecniche di alto livello, rendendo l’evento un punto d’incontro fondamentale per l’innovazione e lo scambio nel settore calzaturiero.
Dal 2001 specializzata nella produzione di sistemi poliuretanici all’avanguardia per l’industria calzaturiera, Elachem® ha fatto dell’innovazione il proprio fiore all’occhiello, focalizzando la propria attenzione sulla combinazione di prestazione, leggerezza, sostenibilità e creatività quali linee guida per il futuro della calzatura tecnica.
Per l’azienda vigevanese, il punto di partenza per chi disegna e costruisce la calzatura del futuro non è più la forma, è la materia: è nel modo in cui un polimero risponde alla sollecitazione, restituisce energia, accompagna il piede, che oggi si gioca la differenza competitiva di un prodotto.
In questa trasformazione, due famiglie di materiali stanno ridisegnando i confini dell’innovazione calzaturiera: il TPU Epamould® e Epalite®, poliuretano termoplastico, e lo SCF – Super Critical Foam poliuretano termoplastico espanso.
TPU: un linguaggio, prima ancora che un materiale
Il TPU non è una semplice materia prima, è un vocabolario tecnico. Variando densità, durezza e geometrie, lo stesso polimero diventa battistrada resistente, contrafforte stabile, inserto estetico, componente dinamico ad alta resilienza. Per il progettista, questo significa tradurre un’intenzione in una soluzione, senza compromessi tra estetica e prestazione: più reattività dove serve spinta, più contenimento dove serve protezione, più leggerezza ovunque.
SCF: il salto di paradigma
Se il TPU è grammatica, lo SCF è rivoluzione. L’espansione con il gas genera una struttura cellulare uniforme, finissima, con densità ridottissime e un ritorno elastico che fino a pochi anni fa era confinato ai laboratori. Il risultato si sente al primo passo in termini di ammortizzazione progressiva, comfort che non si esaurisce, peso ridotto. Lo SCF non è “una schiuma più leggera”, è un’architettura “cellulare” progettata.
Sostenibilità che nasce dall’ingegneria
In un mercato dove i criteri ESG sono ormai parametri di accesso, non più esercizi reputazionali, la scelta del materiale diventa scelta strategica. In Elachem, la sostenibilità nasce dalla tecnologia, non dal marketing, una differenza che anche il mercato premium sta imparando a riconoscere e ad apprezzare. Perché una calzatura più leggera consuma meno materia prima, riduce l’impatto logistico, abbassa il dispendio energetico nell’uso.
Non solo innovazione, ma anche nuovi confini per la creatività
C’è una dimensione che spesso resta in ombra quando si parla di polimeri tecnici: la libertà creativa che restituiscono. Epamould® e Epalite® e SCF permettono di immaginare suole con geometrie inedite, di integrare funzioni in singoli componenti, di giocare con trasparenze, colori e finiture che ieri appartenevano alla sola estetica.
Per il designer, questo rappresenta una tavolozza più ampia, come un cuoco che dà libero sfogo alla sua creatività per riscrivere il paradigna. Per l’R&D, una piattaforma coerente. Per il buyer, un prodotto che parla al tempo stesso al mercato della performance e a quello del desiderio.
Lo scorso maggio la società di consulenza specializzata – che integra competenze industriali, accademiche e consulenziali per guidare percorsi di trasformazione e innovazione – ha inaugurato a Milano, in Via Signorelli 10, uno spazio di 400 mq progettato per cambiare il modo in cui l’innovazione viene anticipata e portata sul mercato nei settori della moda, del lusso e dello stile di vita. Questo hub serve come una piattaforma operativa che implementa un modello di innovazione completo, integrando ricerca sui materiali, sviluppo prodotto, strategia e messa in commercio. L’Innovation Hub è il cuore tecnologico di ACBC e gestisce l’intero ciclo di vita del prodotto, dal design alla circolarità. L’Hub offre accesso a un ecosistema di soluzioni innovative e promuove la collaborazione con settori come l’automotive e l’interior design. Il team di otto persone, guidato dal Chief Innovation Officer Edoardo Iannuzzi, con esperti nel campo tessile, mondo pelle e polimeri ed un database di più di 3800 materiali e circa 200 realtà collegate divise tra start-up e innovatori del mondo dei materiali e leader multi-nazionali, con copertura di diverse supply chain dall’Asia, EU e USA.
L’Hub segue due strategie di innovazione: la prima riguarda l’area “Available”, dove si presentano materiali pronti per il mercato, e la seconda è l’area “New Frontiers”, in cui vengono sviluppati nuovi brevetti con un budget del 5% in ricerca e sviluppo. ACBC offre anche altri servizi complementari. La Strategy Consulting aiuta le aziende a definire strategie di crescita e a migliorare l’efficienza operativa, integrando la sostenibilità nel business. Il Supply Chain Managed Services supporta lo sviluppo e l’industrializzazione del prodotto con un approccio flessibile. L’area Marketing & Communication si occupa di tradurre l’innovazione in strategie di mercato. L’approccio T2T, che integra tecnologia e tracciabilità, assicura trasparenza lungo tutta la filiera. “L’Hub nasce per mettere l’innovazione, spesso poco valorizzata nel fashion, al servizio del settore. ACBC seleziona e traduce soluzioni su materiali, prodotto e circolarità in KPI economici e ambientali chiari e misurabili, permettendo ai brand di valutarle e adottarle su basi oggettive e scientifiche, comprendendone i benefici concreti.” – ha dichiarato Edoardo Iannuzzi, ACBC Co-Founder & Chief of Innovation.
“Con l’Innovation Hub rafforziamo la nostra visione: costruire un’infrastruttura capace di connettere competenze, tecnologie e filiere su scala globale, mettendo a sistema know-how e capacità esecutiva. Vogliamo consolidare il nostro ruolo di partner di riferimento nell’evoluzione del settore contribuendo a guidare la trasformazione verso modelli più avanzati, integrati e competitivi” – ha aggiunto Gio Giacobbe, Co-Founder & CEO di ACBC.
L’apertura dell’Innovation Hub si inserisce in una fase di consolidamento per ACBC, sostenuta anche dall’ingresso del fondo Gyrus Capital, con l’obiettivo di accelerarne lo sviluppo e rafforzarne il posizionamento a livello internazionale. Certificata B Corp e riconosciuta come punto di riferimento nella consulenza per il settore fashion, luxury e lifestyle, ACBC è oggi partner di riferimento per brand globali che vogliono sviluppare nuovi prodotti e modelli di business, facendo dell’innovazione – tecnologica, progettuale e industriale – il principale motore di competitività.
From left: Gio Giacobbe Ceo and CoFounder ACBC Edoardo Iannuzzi Chief Innovation Officer and CoFounder
Leather Naturally ha pubblicato una nuova risorsa educativa dedicata alla gestione sostenibile dell’acqua nell’industria della pelle. Il documento – cofirmato dai membri del Consiglio Kim Sena, Aukje Berden e Camille Mori – spiega quanto l’acqua sia fondamentale nella produzione della pelle, dalla lavorazione delle pelli grezze fino alla rifinizione. Ci ricorda come l’acqua sia una risorsa limitata e sempre più sotto osservazione dal punto di vista ambientale e normativo. Per questo motivo, il settore conciario deve migliorare il modo in cui l’acqua viene misurata, gestita e conservata. Un utilizzo più sostenibile consente infatti di ridurre l’impatto ambientale, rispettare le normative future, aumentare la fiducia di clienti e stakeholder e favorire l’innovazione tecnologica lungo tutta la filiera. Intitolato Sustainable Water Management in the Leather Industry il rapporto si pone l’obiettivo di fornire strumenti e conoscenze utili a tutti gli attori della filiera per collaborare su pratiche di gestione sostenibile dell’acqua. Il documento è stato sviluppato grazie a una consultazione pubblica svolta alla fine del 2025 e si basa anche su uno studio di valutazione del ciclo di vita (LCA) realizzato da Leather Naturally con il supporto tecnico di SPIN360. Questi gli argomenti chiave trattati:
– Perché l’acqua rimane una priorità strategica per l’industria della pelle – La base di una gestione sostenibile dell’acqua – Come viene implementata una gestione sostenibile dell’acqua – Limitazioni e sfide nella gestione delle acque – Case study e storie di successo
Una collaborazione stabile pubblico-privata, un tavolo tecnico permanente e un programma pilota di modernizzazione su misura per le PMI, volto ad accelerare la digitalizzazione, la sostenibilità e a garantire il ricambio generazionale: sono questi i punti chiave della proposta congiunta presentata lo scorso 12 maggio dalle associazioni nazionali dei produttori di calzature e di componenti per calzature al ministro dell’Industria e del Turismo, Jordi Hereu Boher. Obiettivo? Rafforzare la competitività, la modernizzazione e la continuità industriale del settore calzaturiero spagnolo e della sua industria ausiliaria.
Durante l’incontro, entrambe le organizzazioni hanno sostenuto la necessità di avanzare verso una collaborazione pubblico-privata stabile che consenta di rispondere alle sfide strutturali che questa catena del valore industriale deve affrontare: crescente pressione sui prezzi, trasformazione dei canali commerciali, progressiva perdita della base manifatturiera, difficoltà nel ricambio generazionale, mancanza di scala imprenditoriale e nuove esigenze normative in materia di sostenibilità, tracciabilità e prodotto.
La FICE e l’AEC hanno sottoposto al Ministero l’opportunità di riconoscere il settore calzaturiero e i suoi componenti come ambito prioritario nell’ambito della politica industriale spagnola, data la sua rilevanza in termini di occupazione, esportazioni, innovazione, coesione territoriale, capacità produttiva e prestigio internazionale del marchio «Made in Spain».
Come asse centrale della proposta, entrambe le entità hanno presentato la possibilità di promuovere un programma pilota di modernizzazione industriale settoriale, supportato da aziende dimostrative, centri tecnologici e struttura settoriale.
È stata inoltre sollevata la necessità di affrontare una delle principali sfide del settore – la continuità aziendale-, oltre ad azioni volte a rafforzare la competitività internazionale del settore, sostenere la diversificazione dei mercati, migliorare la vigilanza di mercato e favorire condizioni di concorrenza equilibrate per l’industria spagnola ed europea. Entrambe le organizzazioni hanno richiesto l’istituzione di un gruppo di lavoro tecnico con il Ministero, con l’obiettivo di definire nel breve periodo possibili linee di collaborazione, strumenti di sostegno e progetti di modernizzazione applicabili al settore.
Stili e tendenze del menswear di alta gamma per la PE 2027 si svelano nell’atteso appuntamento a Firenze con la 110° edizione di Pitti Immagine Uomo, con oltre 720 marchi che esporranno in Fortezza da Basso (di cui il 44% in arrivo da più di 30 paesi), suddivisi in cinque sezioni: Fantastic Classic, Futuro Maschile, Superstyling, Dynamic Attitude e I Go Out.
The Pool è il tema ispiratore e visivo dell’edizione estiva 2026 del Salone, con l’installazione centrale curata da Philéo Landowski e firmata da Pascal Hachem.
Per quanto riguarda invece gli eventi speciali, lo Guest Designer dell’edizione è Simone Rocha, founder & creative director dell’omonimo brand, che per l’occasione terrà a Firenze la sua prima sfilata indipendente di moda maschile, in scena il 18 giugno al Teatro della Pergola. Guest Designer è DSM Kei Ninomiya, lo stilista giapponese apprezzato per il suo approccio concettuale e già alla guida di noir kei ninomiya, la sua label cresciuta sotto l’egida di Comme des Garçons. A Firenze andrà in scena la collezione menswear PE 2027, con una sfilata evento il 17 giugno alle ore 22.00 al Complesso di Sant’Orsola. Special Guest è, invece, JiyongKim, brand del designer sudcoreano tra i migliori talenti all’edizione 2024 del LVMH Prize, con un progetto-evento appositamente concepito per Firenze negli spazi del Magazzino 07 in Fortezza. Last but not least, il brand danese Sunflower realizzerà una speciale sfilata evento a il 17 giugno alle ore 19.00 al Teatro del Maggio Musicale – come CPHFW Special Project, presentando così il marchio al pubblico internazionale di Pitti Immagine Uomo. “Energia, coraggio e visione trasformatrice caratterizzano da sempre il nostro lavoro, sono gli elementi che ci hanno consentito di ridisegnare a ogni frangente decisivo lo stesso concetto di fiera, trasformando Pitti Uomo in un evento non solo commerciale, ma anche un promotore culturale, un luogo di confronto, generativo di nuove idee, tendenze e connessioni” – ha affermato Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine –. “Navigare nel futuro: è questo il messaggio e l’obiettivo con cui stiamo costruendo il prossimo ciclo di saloni moda – ha dichiarato Ivano Cauli, neo amministratore delegato di Pitti Immagine – a cominciare proprio da Pitti Uomo”.
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