Alcuni numeri di Go!Zero Recycle di Gommus
L'azienda espone la carbon footprint,le percentuali di riciclato e le certificazioni per ogni materiale: gomma, TPU, Blowtech.
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Aggrega 21 eccellenze artigiane del lusso — dalle catene in ottone alle pelli di coccodrillo — in un gruppo da 227 milioni di euro. Un esperimento industriale senza precedenti.
Aprile 2026
15 giugno 2023. La holding San Quirico S.p.A. della famiglia Garrone di Genova chiude l’acquisizione del 75% di MinervaHub S.p.A. per circa 550 milioni di euro. I Garrone li conosce chi lavora nell’energia: sono quelli di ERG, il gruppo che possiede parchi eolici da Crotone fino all’Estonia, che trasforma il vento in megawatt. Adesso, oltre al vento, possiedono catene in ottone per borse di lusso, macchinari a iniezione per suole tecniche, e una conceria di pelli di coccodrillo a Pisa. Il salto sembra brusco. In realtà, non così tanto.
Le famiglie industriali di lungo corso sanno che i buoni investimenti sono quelli in qualità autentica che abita nelle competenze difficili da replicare, costruite in decenni di successi, errori e aggiustamenti. È esattamente quello che ha convinto San Quirico a scommettere su MinervaHub — non l’appeal del lusso in senso astratto, ma la concretezza delle specializzazioni che il gruppo stava aggregando. MinervaHub già nel 2023 era qualcosa di raro. Quello che è a febbraio 2026, visitandone lo stand a Lineapelle, è difficilmente classificabile, è oltre il peculiare.
UN ECOSISTEMA
Rho Fiera, febbraio 2026. Collettiva MinervaHub, Lineapelle edizione 107. Lo stand non assomiglia a quello di un gruppo industriale. Ricorda un laboratorio aperto, dove ogni angolo racconta una tecnologia diversa. Qualcuno tiene in mano un campione di tomaia e lo flette come se fosse pelle. «Questo è poliuretano compatto colato su stampo e, ecco la novità, bicolore. Si riescono a produrre spessori molto bassi, sotto il millimetro, conservando flessibilità. Sull’iniezione standard questi risultati non si possono ottenere.»
È la Business Unit Non Metal Accessories in azione. Il campione circola tra le mani mentre spiegano che è prodotto con la tecnica CTT da Interlinea2 — unica realtà in Italia, ad applicare questa lavorazione. Il processo è semplice da descrivere, complicato da replicare: si cola il materiale in uno stampo aperto su macchina rotativa, si racla l’eccesso, si applica il tessuto e si pressa. Tutto automatizzato tranne il caricamento del tessuto. Il risultato: geometrie incredibili (il richiamo a un ricamo in pizzo, per esempio), morbidezza, effetti bicolore, spessori che la concorrenza cinese — che fa cose simili con manodopera manuale — non riesce a garantire con la stessa ripetibilità.
Questo è il primo insight che Lineapelle consegna sul gruppo: MinervaHub non compete sull’artigianalità. Compete sull’organizzazione dell’artigianalità.
21 AZIENDE, 5 BUSINESS UNIT, UNA FILIERA COPERTA
Nato nel 2022 dalla fusione tra Ambria Holding — la piattaforma costruita da Matteo Marzotto, ex presidente di Valentino — e XPP Seven (Xenon Private Equity), il gruppo MinervaHub conta oggi 21 aziende distribuite nei principali distretti manifatturieri italiani, con un paio di filiali all’estero, oltre 1.400 dipendenti e ricavi superiori a 227 milioni di euro. I clienti superano le 1.500 aziende, con una lista che include Dior, Gucci, Valentino, Tod’s, Dolce & Gabbana. Guidato dal presidente Marzotto e dall’AD Alessandro Corsi — ex CFO di Salvatore Ferragamo — il gruppo è organizzato in cinque Business Unit.
La prima è ORNAMENTS: ricamo, trapuntatura, applicazioni decorative. Include Jato 1991, tra le più prestigiose case di ricamo a mano al mondo, con archivio di oltre 6.000 pezzi e un laboratorio da 200 persone in India che combina manualità tradizionale e know-how creativo italiano. Poi Quake, a Rossano Veneto, che si occupa di ricamo e foratura programmata a macchina — stesso principio del ricamo, ma invece del filo usa una punta, generando pattern su pelle e tessuto con una precisione di disegno che il laser fatica a pareggiare. Trapuntatura Belpunto, Treviso, con linee a rotolo e a piazzato, materiali certificati GRS (Global Recycled Standard), il 70% della produzione in India. Infine (anche se ci sarebbero altre aziende da citare per questa business unit), Goretti che rappresenta l’avanguardia nelle applicazioni e accessori per il settore delle applicazioni e degli accessori per pelletteria, calzature e abbigliamento. L’azienda si distingue per un approccio altamente personalizzato, che combina artigianalità e tecnologia evoluta.
La seconda Business Unit è METAL ACCESSORIES. Il pezzo forte è MH Metal — nata dalla fusione di Zeta Catene e Galvanica Formelli, entrambe di Arezzo, entrambe tra i soci fondatori del gruppo — con un catalogo di oltre 2.000 tipologie di catene in ottone e argento. A fianco, Koverlux di Bergamo, l’unica realtà al mondo in grado di applicare finiture multiple su un singolo pezzo metallico. E poi Oroplac, storica galvanica di Scandicci vicina ai brand del gruppo Kering, ed Elettrogalvanica Settimi di Pollenza (Macerata), con oltre quarant’anni di esperienza nei trattamenti di precisione su piccole parti metalliche.
NON METAL ACCESSORIES è la terza, e forse la più ricca a livello tecnologico. SP Plast Creating, a Fermo, vanta quasi cinquanta macchine per lo stampaggio a iniezione, la microiniezione passante, la retroiniezione, la stampa digitale. Leader nella trasformazione di materie in plastica e gomma termoplastica. Gruppo Meccaniche Luciani, a Corridonia, è partita come stampista e oggi integra prototipazione rapida 3D, manifattura additiva, produzione EVA e — tramite una partnership con DAMI — la produzione di DL FOAM, uno dei primi Super Critical Foam europei. Interlinea2, ad Altivole in Treviso, fa stampaggio di materie plastiche, sovrainiezione di termoplastici su pelle e tessuti, microiniezione di etichette, termoformatura. A chiudere New and Best, di Barletta, specializzata nello stampaggio su diverse tipologie di materiali, come tessuto, pelle e materiali sintetici combina competenze, approccio creativo e una costante evoluzione tecnologica per offrire processi avanzati nei settori di pelletteria, calzature (anche safety), abbigliamento e accessori di alta gamma.
Poi c’è PRECIOUS LEATHER di cui fa parte la conceria Zuma Pelli Pregiate, 6.500 metri quadri a Pisa, specializzata in pelli esotiche certificate CITES: alligatore, coccodrillo, pitone, lucertola. Collegata ad Audasit in Texas, che alleva alligatori con certificazione ICFA e standard cruelty-free. Una filiera verticale dalla bestia alla borsa, con tracciabilità totale. Il tipo di garanzia che Kering e LVMH inseguono nei loro fornitori da anni e raramente trovano completa.
IL CAMPIONARIO DI GRUPPO E IL PARADOSSO DELLA SCALA
A Lineapelle, uno degli angoli più istruttivi dell’area coperta da MinervaHub ci è sembrato quello che il gruppo chiama informalmente il ‘campionario‘: scarpe e accessori costruiti mettendo insieme le lavorazioni di sei-sette aziende diverse del perimetro. Suola di Luciani, tomaia di Interlinea, catene di MH Metal, ricamo di Jato 1991, applicazioni di Goretti, tacco con spina LTM — che produce inserti metallici per tacchi alti da donna e che per ora è l’unica a popolare la business unit LADY SHOES COMPONENTS. Non sono prodotti ‘in vendita’. Sono dimostrazioni di coabitazione industriale.
Un buyer abituato a coordinare sei fornitori separati per arrivare allo stesso risultato li guarda con un’attenzione che non è stupore estetico. È calcolo. Un interlocutore unico per componenti che attraversano tipologie di lavorazione radicalmente diverse — dalla galvanica alla suola espansa, dal ricamo a mano alla plastica iniettata — significa meno email, meno campionature parallele, meno rischio di disallineamento qualitativo tra consegne successive.
Qui emerge il paradosso su cui MinervaHub ha costruito il successo: più diventa grande, più ha senso per chi vuole produrre/comprare piccolo e bene.
Il lusso mondiale sta contraendo la base fornitori. I brand cercano partner che garantiscano tracciabilità, volumi e compliance in un colpo solo. La piccola PMI italiana — bravissima nel proprio campo specifico, spesso unica — fa fatica non per mancanza di competenze, ma per mancanza di struttura. MinervaHub risponde esattamente a questo problema. Lo fa, però, senza assimilare le aziende acquisite. I fondatori reinvestono circa il 20% nel gruppo, restano operativi, restano proprietari di una quota. Non è acquisto e pensione. È acquisto e coinvestimento. Si spiega così la qualità delle persone che animano lo stand: non hanno la postura del dipendente di una multinazionale, ma quella dell’imprenditore che sa di poter fare cose che prima non si poteva permettere.
LA DOMANDA ONESTA
C’è però una domanda che rimane in sospeso, e che merita risposta: tenere insieme 21 realtà con culture aziendali diverse, in otto regioni italiane e due stati esteri, su cinque settori tecnologici distinti, è davvero fattibile senza perdere per strada quello che le rendeva uniche?
La risposta non può che essere articolata. Il modello teorico regge. La governance anche. I numeri reggono. Ma i modelli di aggregazione che funzionano sulla carta si inceppano spesso nei dettagli operativi — nelle priorità di campionatura che si sovrappongono, nei clienti condivisi che creano attrito interno, nella tentazione di standardizzare ciò che dovrebbe restare peculiare. Non è un rischio teorico. È la malattia professionale di tutti i gruppi industriali.
MinervaHub lo sa. Ed è proprio l’area occupata a Lineapelle a ricordarci che il prodotto dell’ecosistema vale più della somma delle parti. L’impressione, visitando con attenzione l’area, è che funzioni, e funzioni molto bene.
IL MILLIMETRO CHE CONTA
Torniamo al campione di tomaia che ci è stato consegnato all’inizio della visita. Sotto il millimetro di spessore. Morbido come pelle, prodotto in un processo automatizzato che altrove non sanno replicare. Non è la tecnologia a fare la differenza, in questo caso. È l’idea che qualcuno ha avuto di costruire intorno a quella tecnologia un sistema capace di portarla al mercato in modo affidabile, scalabile, tracciabile. Questo è MinervaHub, nella sostanza: non un conglomerato che aggrega per dimensione, ma una piattaforma che aggrega per senso. Il lusso non ha bisogno di fornitori più grandi. Ha bisogno di fornitori più attenti e coerenti. I Garrone di Genova — quelli del vento — lo hanno capito fin da subito.
IL CAMPIONARIO DI GRUPPO
MinervaHub è un progetto corale che mette al centro integrazione, sperimentazione e dialogo tra competenze. A Lineapelle di febbraio 2026 si è presentata con un racconto costituito da nuove tecniche, lavorazioni innovative e visioni condivise, capace di valorizzare le diverse business unit e le singole aziende del gruppo. Un racconto che si è snodato attorno a tre temi principali, concepiti come territori di ricerca e contaminazione.
Il primo tema è dedicato al mondo sportivo, con un’ispirazione che guarda alle geometrie del basket: linee decise, volumi netti e superfici strutturate.
Il secondo tema si apre invece al mondo marino e a tutto ciò che è organico. Le forme si fanno più morbide e naturali, traendo ispirazione dalla madreperla, dalle sue irregolarità e dai suoi riflessi.
Il terzo tema guarda agli anni Trenta italiani, evocando l’immaginario dell’estate raccontata da Viviani, artista toscano, e le geometrie di un periodo storico che ha profondamente segnato la Versilia e la tradizione degli artigiani toscani.
TUTTE LE AZIENDE MINERVAHUB
Audasit Inc. (USA), Conceria Zuma Pelli Pregiate (Pisa), Deadema (Forlì-Cesena), Elettrogalvanica Settimi (Macerata), Goretti (Ancona), Gruppo Meccaniche Luciani (Macerata), Interlinea2 (Treviso), ITTTAI (Treviso), Jato 1991 (Bologna), Jato Garments (India), Koverlux (Bergamo), MA.GUI. (Arezzo), MH Metal (ex Galvanica Formelli e Zeta Catene (Arezzo), LTM (Forlì-Cesena), New and Best (Barletta), Oroplac (Firenze), Quake (Vicenza), Sagiwa (Treviso), Sp Plast Creating (Fermo), Teknomabel (Bergamo), Trapuntatura Belpunto (Treviso).
Guarda il video che illustra il Campionario di Gruppoproposto da MinervaHub a Lineapelle:
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