Arsutoria Magazine

Equipement De Vie: spirito del mare e del vento

Una scarpa da barca senza tempo, nata dall’amore per l’oceano e da una vita trascorsa in mare.  Particolare attenzione è dedicata in ogni modello alla funzionalità tanto a terra, quanto in barca, con l’impiego di materiali di qualità e prestazioni ineguagliabili. Le suole sono realizzate con un composto brevettato ad alta presa, antiscivolo e antimarcatura per sicurezza e stabilità.


2AM: tecnologia 3D d’avanguardia, nel rispetto del pianeta

Forte di oltre 30 anni di esperienza nel settore calzaturiero, 2AM nasce con l’ambizione di rompere gli schemi e reinventare le sneaker per la generazione moderna, che vuole distinguersi ma che desidera proteggere il pianeta in cui vive. La visione era chiara: unire la sensibilità dell’alta moda con la tecnologia 3D all’avanguardia per creare qualcosa che il mondo non aveva mai visto, o sentito prima. Ogni paio di scarpe è realizzato con materiali eco-compatibili, progettati per essere lavabili, resistenti e traspiranti, e seguendo una produzione consapevole. Mentre la produzione tradizionale di calzature si basa su processi di taglio, incollaggio e assemblaggio su scala industriale, molti dei quali comportano adesivi tossici e notevoli sprechi di materiale, la tecnologia avanzata di stampa 3D di 2AM stampa ogni paio per intero, riducendo gli sprechi causati dal taglio e dalla rifinitura. Inoltre utilizza materiali non tossici, eliminando l’esposizione ad adesivi nocivi nella linea di produzione. Consente di scomporre il materiale in eccesso e riutilizzarlo per stampe future, riducendo al minimo l’impatto ambientale.


Vibram presenta EXTREME WORKS

Vibram, il marchio iconico nel settore dell’outdoor rinomato per le sue suole in gomma tecnicamente avanzate, è presente ovunque siano richieste prestazioni elevate. In occasione della Paris Fashion Week, Vibram presenta Extreme Works, un’installazione pop-up che esplora l’intersezione tra ingegneria industriale e prestazioni estreme. Questa volta il marchio mette in mostra la sua esperienza nel settore del lavoro e della sicurezza, dove le prestazioni e le tecnologie sono più essenziali che mai.

Dal 1967, quando il fondatore di Vibram, Vitale Bramani, ha introdotto sul mercato la prima suola Vibram per il lavoro e la sicurezza, come evoluzione della prima iconica suola Vibram Carrarmato, il marchio ha studiato le esigenze dei lavoratori in tutti i settori della calzatura industriale, espandendosi progressivamente nei lavori più impegnativi ed estremi.

Questa vetrina si concentra su una selezione di calzature altamente tecnologiche per il settore industriale lavorativo, caratterizzate da design audaci, estetica avanzata e tecnologie all’avanguardia Vibram create per i lavoratori che operano in ambienti difficili.

Ci sono lavori che non sono solo difficili: sfidano la natura, spingono la resistenza umana al limite e trasformano ogni azione in un atto di precisione. Le categorie classificate come lavori pesanti non sono semplicemente “lavori pesanti”, ma vere e proprie missioni in ambienti estremi dove il freddo, il vento, la pressione e l’isolamento non lasciano spazio all’errore. In tali ambienti, le calzature giuste non sono facoltative, ma uno strumento fondamentale.

Le categorie classificate come “heavy duty” non sono semplicemente “lavori pesanti”, ma vere e proprie missioni in ambienti estremi dove freddo, vento, pressione e isolamento non lasciano margine di errore. In tali ambienti, la calzatura giusta non è un optional: è uno strumento vitale.

Cantieri e impianti industriali pesanti sono i lavori industriali più estremi: acciaierie, raffinerie, impianti chimici, cementifici e centrali elettriche. Qui, i lavoratori affrontano alte temperature, materiali fusi o caldi, sostanze tossiche, polvere, rumore intenso e visibilità limitata, spesso tutto contemporaneamente. La calzatura è un componente di sicurezza critico: gli stivali devono essere durevoli, affidabili e resistenti al calore e agli agenti chimici, con suole resistenti allo scivolamento e all’abrasione.

Quando ci si trova in ambienti freddi ed esposti al vento, il lavoro pesante diventa ancora più estremo perché le condizioni possono cambiare rapidamente e in modo imprevedibile. I lavoratori operano su superfici ghiacciate e innevate, spesso durante tempeste o con scarsa visibilità, maneggiando strumenti e macchinari. La calzatura è essenziale in queste condizioni: gli stivali devono fornire isolamento termico, protezione impermeabile e una suola antiscivolo capace di mantenere aderenza su ghiaccio e neve, perché un singolo passo falso può diventare rapidamente pericoloso.

Il lavoro pesante sulle reti ferroviarie e le riparazioni di emergenza vengono eseguiti in ambienti altamente impegnativi, spesso in aree remote o confinate lungo linee attive. I tecnici lavorano frequentemente di notte o con visibilità ridotta, circondati da macchinari pesanti, vibrazioni, polvere e rumore. La calzatura deve offrire massima affidabilità, eccellente aderenza su terreni irregolari o scivolosi e forte protezione contro impatti e perforazioni. Isolamento, durata e comfort durante lunghi turni sono essenziali, perché nelle operazioni ferroviarie non c’è margine di errore.

Il lavoro minerario si svolge in alcuni degli ambienti più ostili, dove sia la resistenza fisica che quella mentale sono continuamente messe alla prova. Le operazioni sono spesso condotte in luoghi remoti, sottoterra o a cielo aperto, con temperature estreme, polvere, rumore, vibrazioni e illuminazione limitata. La calzatura non è solo un dispositivo di protezione, ma uno strumento di lavoro fondamentale, e la sua affidabilità nel tempo è essenziale. Le suole devono mantenere aderenza, protezione e comfort anche dopo lunghe ore, uso ripetuto ed esposizione a condizioni difficili. I vigili del fuoco operano in ambienti imprevedibili e immediatamente pericolosi, come edifici in fiamme, incidenti industriali e incidenti con materiali pericolosi. La calzatura è fondamentale: gli stivali devono proteggere dal calore, dagli impatti, dallo schiacciamento, dalle perforazioni e dalle superfici scivolose, fornendo al contempo supporto e ammortizzazione per ridurre l’affaticamento e consentire ai vigili del fuoco di rimanere efficaci quando ogni secondo conta.

La pesca è una disciplina estrema che combina condizioni ambientali ostili, sforzo fisico continuo e alto rischio, spesso in isolamento. I lavoratori sono esposti ad acqua gelida, vento, superfici instabili e in costante movimento, e compiti pesanti e ripetitivi. L’equilibrio è critico e l’equipaggiamento deve funzionare come una vera estensione del corpo. La sicurezza dipende dalla perfetta integrazione di abilità, tecnologia e attrezzatura protettiva. La calzatura gioca un ruolo chiave nell’aderenza, nella protezione impermeabile e nel comfort a lungo termine.

Il lavoro forestale richiede forza, precisione e controllo assoluto in luoghi dove il terreno è ripido, remoto e implacabile e dove il tempo può cambiare senza preavviso. I compiti più estremi includono l’abbattimento di alberi massicci su pendii scoscesi e lo spostamento di tronchi pesanti su terreni fangosi e rocciosi dove ogni passo conta. La calzatura offre un supporto alla caviglia senza compromessi, una trazione impareggiabile anche sui lati laterali, protezione da impatti e perforazioni e prestazioni impermeabili durevoli. La suola è il fondamento della sicurezza, fornendo un’aderenza inesorabile su terreni bagnati, in pendenza e instabili.

I lavoratori del settore Oil & Gas operano al limite, gestendo sistemi ad alta pressione, macchinari pesanti e sostanze pericolose in ambienti dove la precisione è critica. I compiti di manutenzione sono spesso svolti su superfici scivolose e contaminate, richiedendo coordinazione e concentrazione costanti. Una calzatura adeguata è essenziale: gli stivali devono fornire stabilità, resistenza al calore e agli idrocarburi e un’aderenza affidabile.

I lavori di consolidamento roccioso si svolgono in ambienti costantemente instabili come pareti rocciose, tunnel, pendii e fronti di scavo. I lavoratori operano in altezza o in spazi confinati, spesso sospesi a corde o piattaforme, con il rischio reale di crolli e caduta massi. Ogni movimento deve essere controllato, poiché le condizioni del terreno possono cambiare improvvisamente. La calzatura deve offrire massima aderenza, suole resistenti alla perforazione, protezione dagli impatti, forte supporto alla caviglia e resistenza all’acqua, all’abrasione e alle basse temperature.

Pelletteria italiana: “alleggerimento” di uno scenario che però resta negativo

Dopo i risultati decisamente sfavorevoli del 2024, anche il 2025 si chiude con segni negativi nelle principali variabili, seppur con cali meno marcati in virtù dell’attenuazione registrata nel secondo semestre. La consueta indagine campionaria condotta dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda tra le aziende associate ad Assopellettieri evidenzia, infatti, nel terzo trimestre una contrazione media del fatturato attorno al -2,2% sull’analogo periodo del 2024. Un trend senza dubbio meno penalizzante a confronto con quelli delle prime due frazioni dell’anno (-7,7% e -6,0% rispettivamente). Il cumulato dei primi 9 mesi segna un -5,3% nel fatturato, che le primissime previsioni di chiusura annua collocano, con riferimento all’intero settore, attorno agli 11,4 miliardi di euro, con un -4,5% sul 2024 (quasi 540 milioni di euro in meno).

EXPORT

Cominciando l’analisi dalle esportazioni, che anche a consuntivo 2024 hanno garantito oltre l’85% del fatturato settoriale, nei primi 8 mesi dell’anno (cui si fermano i dati disaggregati disponibili al momento della stesura di questa nota) sono stati venduti all’estero beni di pelletteria per 6,34 miliardi di euro (con un -7,6% sullo stesso periodo 2024) per 42,3 milioni KG (-5,2%). Cifre che, come consuetudine, comprendono sia la vendita oltreconfine di quanto realizzato in Italia, che le operazioni di pura commercializzazione di articoli importati in precedenza.  Il prezzo medio al KG delle merci esportate si è attestato a 149,85 euro (-2,5%), proseguendo con l’arretramento già manifestatosi nel 2024 che, indirettamente, testimonia di come a soffrire l’attuale congiuntura siano anche i prodotti delle fasce più elevate.

Le indicazioni preliminari relative all’export di settembre mostrano per la pelletteria un incremento in valore di poco sopra il 3% sullo stesso mese 2024, con un cumulato a 9 mesi che si attesterebbe attorno al -6,5%, migliorando quindi di un punto percentuale rispetto ai primi 8 mesi. L’esame delle destinazioni ribadisce l’andamento meno penalizzante dei mercati dell’Unione (-2,7% in valore e -4,2% in KG) rispetto a quelli extra-UE, che mostrano invece cali attorno al -10% in valore (con un -7,2% nei KG) e che, soprattutto, sono tuttora notevolmente al di sotto (-23,3% in valore) dei livelli 2019.

Tra i partner comunitari si fa notare per dinamismo la Germania (+15,5%), al quinto posto nella graduatoria assoluta in valore, mentre la Francia (primo mercato per importanza e le cui cifre comprendono anche i flussi delle produzioni effettuate nei distretti della pelle italiani per le griffe francesi del lusso), appare in affanno (-3,2% su gennaio-agosto 2024).

Gli altri principali membri UE denotano performance maggiormente negative: se la Spagna limita le perdite in un -5,9%, per Polonia, Paesi Bassi, Austria, Grecia e Romania, ovvero gli altri presenti nella top25, le flessioni superano il -10% in valore.

Anche fuori dall’Unione gli andamenti sono piuttosto eterogenei. Aumenti dell’export a doppia cifra hanno interessato l’area mediorientale (+13,2% nel complesso, grazie ai risultati brillanti conseguiti negli Emirati Arabi, +19,4%, e in Qatar, +35,4%) e la Turchia (+17,5%), nonostante la svalutazione della lira.  Positivo, almeno sinora, il trend negli USA, che nei primi 8 mesi dell’anno registrano un +4% in valore (con un’invarianza nei KG).

Il Far East e la Russia sono risultati invece i mercati maggiormente in sofferenza. In terreno negativo anche Regno Unito (-13,6%), Canada (-14%) e Australia (-9,4%). In estrema sintesi, dunque, un quadro in cui prevalgono nettamente, tra i principali mercati di sbocco, i trend sfavorevoli, sia dentro che fuori i confini della UE.

IMPORT

Per quanto riguarda le importazioni, dopo la flessione palesata a consuntivo 2024 (-7,7% in valore sul 2023, secondo i dati recentemente revisionati da ISTAT) nel 2025 i flussi in ingresso hanno ripreso a crescere, segnando nei primi 8 mesi un +4,1% in valore e un +15,2% in KG, con una diminuzione dei prezzi medi al KG pari al -9,6%. Sono entrati in Italia beni per 2,42 miliardi di euro (corrispondenti a 109,3 milioni di KG, 14,4 milioni in più sull’analogo periodo dell’anno precedente, di cui solo il 12% realizzati in pelle).

La Cina (+3,3% in valore e +8% nei KG) si è confermata al primo posto tra i fornitori: in termini di quantità (KG) copre oltre il 55% del totale import.

Il prezzo medio dei beni dalla Cina (11,19 euro al KG) è uno dei più bassi tra quelli dei principali fornitori (battuto solo dalle provenienze dal Vietnam: 7,47 euro).  Analizzando l’elenco per provenienza si nota il proseguimento del trend di forte crescita della Spagna, già manifestatosi nel corso del 2024, che potrebbe trovare spiegazione nelle scelte logistiche di qualche grande distributore o piattaforma di e-commerce.  Per effetto delle dinamiche di export e import, il saldo commerciale settoriale, pur restando nei primi 8 mesi largamente in attivo per 3,92 miliardi di euro, ha subìto un ridimensionamento pari al -13,5% a confronto con gennaio-agosto 2024.

CONSUMI INTERNI

Per quanto concerne i consumi interni, se si eccettua il contributo positivo fornito anche nel 2025 allo shopping dal turismo straniero – che ha registrato nei primi 9 mesi incrementi negli arrivi e nella spesa complessiva attorno al +4% e al +5% rispettivamente, stando alle rilevazioni della Banca d’Italia – poche sono le indicazioni propizie, in uno scenario ormai da parecchio tempo deludente.

Ancora una volta le decisioni di acquisto degli Italiani sono state improntate alla cautela: l’indice cumulato ISTAT relativo al valore delle vendite del commercio al dettaglio in Italia di pelletteria e calzature mostra infatti nei primi 9 mesi un -2,2% sullo stesso periodo 2024, aumentando al -4,5% il divario coi livelli 2019 (già largamente insoddisfacenti). Dopo un primo trimestre sottotono (chiuso con un -4,4%) e una seconda frazione praticamente piatta (-0,3%), la terza ha evidenziato un’ulteriore flessione (-2,4%, con una debolezza accentuata a settembre, -5,8% tendenziale).  Non a caso, interrogati sull’andamento della propria azienda sul mercato nazionale nei primi 9 mesi dell’anno, un non marginale 38% dei pellettieri ha riferito di avervi raccolto risultati peggiori rispetto ai mercati esteri.

OCCUPAZIONE

Il protrarsi della fase sfavorevole ha penalizzato le dinamiche occupazionali: la forza lavoro settoriale presenta nei primi 9 mesi dell’anno un saldo negativo pari a -1.346 addetti, il -2,8% rispetto al consuntivo 2024, con una contemporanea diminuzione del numero di imprese attive, calato di 110 unità (-2,4%). In aumento del +2,5% il numero di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nella filiera pelle: malgrado la frenata del secondo e terzo trimestre, il ricorso resta ancora elevato (26,7 milioni di ore nei 9 mesi, oltre 4 volte e mezzo i corrispondenti livelli 2019); disomogeneo l’andamento tra i distretti (con nuovo picco però in Toscana, +57%).

Claudia Sequi – President of Assopellettieri


La rivoluzione green di Mojito Re-Shoes by SCARPA

L’iconica Mojito di SCARPA è oggi proposta in una versione totalmente ripensata in chiave sostenibile. SCARPA, l’azienda italiana leader nella produzione di calzature outdoor per alpinismo, climbing, hiking, trail running e sci alpinismo, ha infatti annunciato il lancio sul mercato di Mojito Re-Shoes, una nuova versione del modello ispirato al climbing, interamente progettato e realizzato secondo i principi dell’eco-design. Si tratta della prima calzatura che fornisce una soluzione alternativa e circolare per la gestione del “fine vita” delle calzature all’interno della stessa filiera produttiva, un cambiamento realizzato grazie al progetto LIFE Re-Shoes, coordinato da SCARPA nell’ambito del programma LIFE dell’Unione Europea. La campagna di raccolta, attiva per due anni all’interno delle reti distributive europee di SCARPA, ha consentito all’azienda di recuperare calzature usate, in quantità sufficienti per produrre 15.000 paia di nuove Mojito Re-Shoes.

“Questo progetto, che ora si conclude con la commercializzazione del prodotto – ha affermato Sandro Parisotto, Presidente di SCARPA – rappresenta un nuovo punto di partenza per l’industria calzaturiera: l’idea è quella di sviluppare un nuovo modello di business più sostenibile, in cui le calzature a fine vita diventino la fonte da cui ricavare nuovi materiali da impiegare direttamente nella produzione di nuove scarpe. Un approccio circolare che restituisce valore a ciò che esiste già, riduce gli sprechi e promuove un’idea più consapevole di prodotto e di impresa”.

DESIGN FOR RECYCLING CONCEPT

Il cuore dell’innovazione è un processo avanzato di idrolisi selettiva, che ha permesso di separare tomaia e suola, decomporre chimicamente la pelle e rigenerarla in nuovo materiale. Le suole usurate sono state macinate e trasformate in nuove intersuole, mentre il nuovo battistrada ed i rinforzi sono stati ottenuti con alte percentuali di materiale riciclato. Nel dettaglio, l’intersuola contiene fino al 35% di materiale proveniente da suole macinate e la suola è composta per il 50% da gomma devulcanizzata, ottenuta dagli scarti produttivi di SCARPA. In generale, le scarpe risultano difficili da riciclare a causa della complessa stratificazione di materiali eterogenei che le compongono, spesso difficili da separare in fase di smaltimento. La Mojito Re-Shoes, invece, è stata progettata seguendo i principi del “design for recycling”: sono stati eliminati gli occhielli in metallo, ridotto il numero di materiali utilizzati e impiegate nuove tecnologie, favorendo così la separabilità dei componenti (suola e tomaia). Questo approccio rende a sua volta la Mojito Re-Shoes più facilmente riciclabile a fine vita, senza comprometterne l’estetica e la funzionalità che hanno reso iconico il modello originale. Il processo di riciclo e quello produttivo sono tracciabili digitalmente e accompagnati da un’analisi LCA (Life Cycle Assessment) che fornirà dati puntuali su emissioni, consumo di acqua, energia e sostanze chimiche impiegate nel processo produttivo.


TFL presenta soluzioni sostenibili per la pelle all’IILF 2026

Il fornitore globale di prodotti chimici per la lavorazione del cuoio rafforza la sua posizione di partner per l’innovazione responsabile e le prestazioni elevate nel settore del cuoio.

TFL conferma la propria partecipazione all’India International Leather Fair (IILF) 2026, che si terrà dall’1 al 3 febbraio 2026 presso il Chennai Trade Centre in India. Forte di una tradizione che dura da oltre 20 anni, TFL presenterà le proprie soluzioni chimiche di alta qualità per la pelle.

Allo stand H1A 05 A nel padiglione 1, TFL non solo presenterà l’ultima collezione di articoli in pelle per abbigliamento, accessori e calzature nei colori previsti per la primavera-estate 2027, ma dimostrerà anche il suo impegno per la sostenibilità e l’efficienza combinate con l’eccellenza tecnica.

Un punto forte particolare di quest’anno sarà la gamma “local for local” di TFL di tannini sintetici a bassissimo contenuto di bisfenoli, sviluppati per supportare la produzione ecologica senza compromettere le prestazioni. Queste soluzioni a bassissimo contenuto di bisfenoli rimangono un punto chiave, poiché TFL continua a offrire un portafoglio versatile che consente la produzione di tutti i tipi di articoli in pelle rimanendo al di sotto del livello di rilevabilità dei bisfenoli.

Oltre alla gamma a bassissimo contenuto di bisfenoli, la fiera dimostrerà come TFL sia in grado di fornire soluzioni che soddisfano al meglio le esigenze dei conciatori e del mercato, tra cui:

•    Una nuova era di prodotti a base biologica con un’elevata percentuale di carbonio biogenico.

•    Il sistema applicativo di copertura RODA® Line per una rifinizione versatile.

•    Un’ampia gamma di prodotti impermeabilizzanti che migliorano la protezione e la durata.

 

Dopo Pinocchio, le scarpe…

Negli ultimi anni, l’importanza della sostenibilità ha smesso di essere una semplice tendenza per trasformarsi in un imperativo categorico per l’industria del fashion. La necessità di ridurre l’impronta carbonica e di limitare l’uso di derivati del petrolio ha spinto i designer e ingegneri dei materiali a esplorare frontiere inaspettate, cercando soluzioni che coniughino estetica, comfort e rispetto per l’ambiente. Così, dopo Pinocchio, le scarpe tornano a nascere dal legno, una risorsa naturale che, se gestita correttamente, offre incredibili proprietà di resistenza e – a sorpresa –di  flessibilità. Un esempio è rappresentato dal marchio Woowe, che ha saputo coniugare l’artigianalità italiana con un approccio totalmente vegano. Questo brand produce calzature di lusso utilizzando una sottilissima lamina di legno flessibile. Il risultato è una scarpa etica, sorprendentemente morbida, ma anche unica perché porta con sé le venature del tronco e la storia dell’albero da cui proviene, dimostrando come la sostenibilità può coniugarsi con l’estetica e l’eleganza per competere ai massimi livelli del fashion internazionale. Un altro esempio di eccellenza ‘green’ che crea moda da scarti del legno è DotZero, un brand di sneaker artigianali fatte in Italia, a Firenze, realizzate con un materiale di scarti di lavorazione del legno e dell’industria della carta. Legno e carta rappresentano il 94% dei componenti di DotZero. Tali prodotti vengono processati in modo da dare al materiale finale le proprietà meccaniche e fisiche comuni ai materiali plastici usati oggi ampiamente. La soletta, invece, deriva da un materiale composto da fibre naturali derivante dallo scarto della lavorazione alimentare della noce di cocco. Questo materiale diventa un agglomerato con l’aggiunta del lattice naturale realizzando un vero e proprio impasto che poi viene steso e pressato.

Non solo: entrambi questi brand si occupano del “fine vita” del prodotto. Spesso, infatti, anche le scarpe definite sostenibili finiscono in discarica una volta usurate, poiché i diversi materiali di cui sono composte (colle, plastiche, tessuti) sono difficili da separare. In Woowe,  ogni parte può essere riciclata e riutilizzata, per un’economia circolare, così come per DotZero, dove le scarpe che hanno terminato il loro ciclo d’uso possono essere rese al team del brand che le processa per dare vita a nuovi prodotti, chiudendo perfettamente il cerchio.

DotZero
DotZero
Woowe
Woowe


Pop-Up by ZOOM BAGS: design esclusivo, anima sostenibile

Creato da Chiara Caramelli, Pop-Up by ZOOM BAGS è il trolley da viaggio nato dall’idea di ridurre l’ingombro della valigia per renderla più sostenibile durante il processo di produzione, trasporto e stoccaggio, ma anche più comoda da riporre a casa. Il suo design esclusivo e riconoscibile è stato premiato da iF DESIGN AWARD 2024 e selezionato da ADI DESIGN INDEX per il Compasso d’Oro 2024. Non solo: il suo guscio è prodotto in E.V.A. con oltre il 60% di materiale riciclato proveniente da scarti di produzione di suole per scarpe, estremamente resistente agli urti ma morbido, e – in caso di caduta accidentale – rimbalza anziché rompersi. Le fodere sono realizzate con tessuto 100% PES riciclato da bottiglie in plastica e dead-stock per i colori. Inoltre, grazie al sistema Easy-Click brevettato, sostituire le ruote è estremamente facile e, in caso di usura o danneggiamento, è possibile acquistarle come accessorio di ricambio e sostituirle in autonomia. Un prodotto leggero, trendy, personalizzabile e concepito per durare nel tempo.


Transizione sostenibile della moda: l’evento 4sustainability

Si è chiuso con successo la dodicesima edizione dell’Evento annuale 4sustainability, divenuto un appuntamento fisso per gli addetti ai lavori che vogliono confrontarsi sulla transizione sostenibile, tenutosi lo scorso 3 ottobre 2025 nello stabilimento produttivo di Eurojersey a Caronno Pertusella, in provincia di Varese.

Protagonista dell’iniziativa è lo ricordiamo, Ympact, brand del Gruppo italiano YHub che fornisce servizi innovativi e piattaforme IT per la moda responsabile e che – attraverso l’integrazione di competenze, metodo e tecnologia – supporta brand e supply chain nella tracciabilità e nella riduzione degli impatti ambientali e sociali della produzione.

Ympact è la piattaforma che implementa il framework 4sustainability, con cui le aziende possono misurare le proprie performance sulle dimensioni chiave della sostenibilità del settore, e che  riunisce le aziende del gruppo YHub, che ha visto l’ingresso nella compagine societaria di Foro delle Arti (Holding di Brunello Cucinelli SpA), Matteo Marzotto, Federico Marchetti, Giorgio Armani SpA e Fondazione del Tessile Italiano.

I due co-founder di Ympact, Francesca Rulli (ideatrice del framework 4sustainability®) e Massimo Brandellero (founder di The ID Factory), hanno commentato: “Anche quest’Evento, con oltre 500 partecipanti, conferma l’interesse del settore ai percorsi condivisi per la moda responsabile: brand e filiera sono chiamati a collaborare per tracciare processi e prodotti, e monitorare l’impatto ambientale e sociale verso nuovi modelli di produzione sostenibile. Con Ympact, supportiamo i percorsi di brand e filiera in questa direzione attraverso competenze, metodologie e tecnologie a supporto”.

Tracing Fashion to a responsible Future

Dopo i saluti introduttivi di Rulli e Crespi, Valentina Boschetto Doorly (Associate Partner Italy, Copenhagen Institute for Futures Studies) ha illustrato i quattro mega trend che caratterizzano il nostro periodo storico: cambiamento climatico, variazione demografica, tecnologia e intelligenza artificiale, deglobalizzazione. Per rispondere adeguatamente a queste quattro tendenze, è opportuno tracciare dati, processi e filiere – come delineato da Francesca Rulli e Massimo Brandellero – così da permette di gestire una catena di fornitura e un modello produttivo responsabile basato su framework armonizzati e con un’implementazione supportata da esperti e tecnologia.

Passaporto Digitale di Prodotto e Due diligence di filiera

Il sistema Ympact è pensato per facilitare l’adozione del Passaporto Digitale di Prodotto (DPP), reso obbligatorio dal regolamento europeo Ecodesign (ESPR): un tema al centro del dialogo tra Michele Zuccheri (Head of Business Development, Certilogo) e Carolynn Bernier (Coordinator, CIRPASS-2 consurtium). Ma, nel concreto, come far sì che la raccolta sistematica dei dati diventi il punto di partenza per autentici percorsi migliorativi? Da qui è partito il dibattito tra Elisa Gavazza (Southern Europe and Quality Management Director, ZDHC), Daniele Massetti (Regional Lead Italy, Apparel Impact Institute), Alessandro Barrani (Industrial Sustainability Manager, Prada) ed Elisa Santi (Sustainability Manager, Beste), moderato da Ester Falletta (Technical Director, Consorzio Physis | Consultant, Ympact).

Si è poi parlato di due diligence di filiera mettendo a confronto il punto di vista della consulenza, rappresentata da Deloitte con il Partner Franco Amelio, con cui Ympact a appena lanciato un White Papere sulle buone pratiche di monitoraggio e quella di un brand del calibro di Giorgio Armani. Rossella Ravagli, Sustainability Director di Giorgio Armani, ha sottolineato come il sistema di monitoraggio dei fornitori debba partire da un commitment importante da parte dell’azienda. Per consolidare la propria architettura e consolidare le buone pratiche adottate da tempo, il Gruppo Armani ha razionalizzato il parco fornitori, imposto clausole contrattuali chiare ed effettuato controlli non annunciati. A partire da quest’anno, tutto il processo è supportato dalla piattaforma tecnologica Ympact per la raccolta dati e la tracciabilità, volta a digitalizzare e ottimizzare le procedure adottate.  

Perché i sistemi di monitoraggio funzionino, però, devono essere armonizzati tra loro. In caso contrario, i fornitori rischiano di trovarsi sommersi da richieste eterogenee, ripetitive e puramente compilative. L’armonizzazione è il concetto che guida Ympact nella definizione di 4s ETHIC, il nuovo pillar 4sustainability attraverso il quale il fornitore può attestare la propria compliance (ambientale, sociale e reputazionale) in linea con le richieste del mercato, della Due Diligence e del protocollo di legalità. Sul tema si sono confrontati Luca Sburlati (Presidente, Confindustria Moda), Paolo Tondi (Italy Certification Sales Manager, Bureau Veritas), Andrea Sianesi (Professor of Operations and Supply Chain Management, Politecnico di Milano).

Made in Italy e concorrenza sleale

Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, ha messo in chiaro come il settore – che in Italia dà lavoro a 1,2 milioni di persone e vale il 5% del Pil, secondo CDP – debba fare fronte alla concorrenza dei grandi colossi cinesi, che possono permettersi prezzi stracciati in virtù dei loro bassissimi standard ambientali e sociali e dell’assenza di dazi doganali sulle piccole spedizioni. Il made in Italy, attualmente sotto attacco, può passare dalla reattività alla proattività, lavorando insieme per un grande piano che guardi ai prossimi dieci anni. Tre le misure su cui accelerare – ha spiegato – ci sono il sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR), il monitoraggio delle fabbriche (comprese quelle dei fornitori) e un sistema di auditing comune.

Tra le misure più rilevanti intraprese in questi mesi c’è il Protocollo d’intesa per la legalità dei contratti di appalto nelle filiere produttive della moda, sottoscritto alla Prefettura di Milano a fine maggio. Un progetto a cui ha contribuito Andrea Sianesi, professore di Operations and Supply Chain Management presso il Politecnico di Milano. Sianesi ha sottolineato che, grazie alla collaborazione di tutti gli attori, il protocollo di legalità ha il potenziale per trasformare il made in Italy nel campione mondiale della sostenibilità sociale, perché tutela chi opera responsabilmente e isola chi non lo fa. Perché questo meccanismo funzioni anche in termini di mercato, però, servono incentivi a favore delle produzioni sostenibili.

Francesca Rulli


 

Vivolo: materia, cultura e responsabilità

Guidata da una governance familiare a due generazioni, Vivolo non ha semplicemente attraversato il tempo: lo ha anticipato. Dalla prima toppa in pelle ricavata da scarti industriali negli anni ’70, a una proposta che oggi conta oltre 15 milioni di accessori prodotti ogni anno.

Con sede a San Lazzaro di Savena (BO), in un edificio di 10.000 mq dove la natura abita gli spazi produttivi, Vivolo opera attraverso un modello verticalmente integrato: ogni fase, dall’ideazione al prototipo, dalla scelta dei materiali alla produzione e al controllo qualità, è gestita internamente, consentendo massima flessibilità, tempi record di prototipazione (24 ore) e un servizio tailor made a partner e maison di tutto il mondo.

Nel 2025 l’azienda ha pubblicato il suo primo Report di Sostenibilita (2023-2024), testimonianza concreta e volontaria di un impegno che attraversa ogni area dell’azienda. Il documento, redatto secondo gli standard EFRAG, restituisce una visione trasparente e integrata dell’impresa. Inoltre, ha definito una roadmap ESG pluriennale che prevede, oltre al report di sostenibilità annuale, la digitalizzazione della tracciabilità e maggiore trasparenza lungo tutta la filiera, investimenti in innovazione responsabile (nuovi materiali rigenerati e bio-based, tecnologie solvent free e macchinari a basso impatto), oltre all’ampliamento delle collaborazioni formative con scuole e istituzioni per promuovere la cultura del design circolare.