Guardate un’infografica di sostenibilità — qualsiasi settore, qualsiasi azienda. Di solito trovate percentuali tonde, colori rassicuranti, obiettivi proiettati al 2030. Raramente trovate la Carbon Footprint divisa tra upstream e processo produttivo, misurata per paio, dichiarata separatamente per tre materiali diversi. Go!Zero Recycle, invece, lo fa.
È la linea di suole riciclate di Gommus, azienda marchigiana certificata UNI EN ISO 14001 che alimenta la produzione quasi esclusivamente con energia rinnovabile. Tre materiali, tre schede tecniche, tre impronte di carbonio misurate con metodologia LCA cradle-to-gate secondo la PCR 2021:06.
I numeri: nella gomma, 1,45 kg CO₂eq per paio, con il 49,7% di materiale riciclato. Almeno il 25% proviene da scarti di produzione interni, certificato Bureau Veritas secondo UNI EN ISO 14021:2016. Il TPU: 0,67 kg CO₂eq per paio, con il 97% di riciclato — suole in poliuretano termoplastico 100% riciclato, che mantengono elasticità e resistenza all’abrasione del TPU tradizionale. La Blowtech, la mescola superleggera: 2,06 kg CO₂eq per paio, con il 29,8% di riciclato. Disponibile anche in versione Blowtech-GUM, con una quota maggiore di gomma, per chi cerca estetica e prestazioni superiori.
Il paradosso sta proprio nei dati. Il materiale con la percentuale di riciclato più alta — il TPU al 97% — è quello con l’impronta carbonica più bassa. Più si recupera, meno si emette. Non è automatico: richiede che anche la produzione sia alimentata da fonti rinnovabili, altrimenti il guadagno ambientale si perde nel processo.
Vale la pena notare un’altra cosa. Per la gomma, l’upstream — estrazione e trasformazione delle materie prime — pesa il 45% dell’impronta totale, il processo interno il 55%. Per il TPU, la proporzione si inverte: il core (A3) vale l’88,7%, l’upstream solo l’11,2%. Il riciclato abbatte radicalmente il peso della filiera a monte.
«Impronta leggera, qualità Gommus»: il claim della linea non mente, ma va letto in entrambe le direzioni. Leggera sul piede, leggera sul pianeta. L’uno non sacrifica l’altro.
Un confronto strategico al Parlamento europeo per sollecitare la Commissione a escludere la pelle bovina dall’EUDR. L’8 aprile, Italia e UNIC – Concerie Italiane, nell’incontro promosso da Cotance (l’associazione che rappresenta a Bruxelles le realtà nazionali della concia), hanno portato all’attenzione delle istituzioni europee le preoccupazioni della filiera, che considera il regolamento anti-deforestazione un onere ingiustificato, poiché la pelle non è tra le cause del fenomeno. “Pelli e cuoio devono essere esclusi dall’Allegato I dell’EUDR – ha dichiarato l’eurodeputato Dario Nardella, promotore dell’iniziativa – non perché contrari alla tutela delle foreste, ma perché una normativa efficace deve colpire i reali responsabili della deforestazione, non chi valorizza uno scarto trasformandolo in un materiale circolare e durevole”. Il confronto arriva in un momento cruciale, mentre la Commissione europea si prepara a definire l’Atto delegato che aggiornerà i prodotti inclusi nel regolamento entro la fine di aprile. I conciatori hanno ribadito ancora una volta che la pelle non è responsabile della deforestazione e la sua inclusione nell’EUDR non prevede un’adeguata valutazione d’impatto. Tra le principali criticità evidenziate: lo scarso interesse degli allevatori ad applicare il regolamento per un prodotto che rappresenta solo l’1,4% del valore del bovino, il rischio di delocalizzazione dell’industria europea e la possibile produzione di milioni di tonnellate di rifiuti se le pelli non venissero più lavorate. Della delegazione hanno fatto parte il presidente di Cotance Manuel Ríos, il presidente UNIC Fabrizio Nuti e il vicepresidente Piero Rosati, insieme ai consiglieri Roberto Lupi, Michele Matteoli e Marco Blasio, nonché Francesco Matelli, presidente della Camera Arbitrale delle Pelli. In una nota finale, Cotance fa notare che l’incontro ha portato una nota di ottimismo per il settore della concia. Luis Planas Herrera, membro del gabinetto della commissaria Jessika Roswall, ha sottolineato che i prossimi adeguamenti dell’ambito di applicazione del regolamento mirano a preservare la competitività industriale dei settori chiave e a garantire che i requisiti e gli investimenti richiesti all’industria rimangano proporzionati, realistici e significativi.
Un momento dell’incontro a Bruxelles promosso da COTANCE con l’appoggio dell’eurodeputato Dario Nardella
FGL International SpA, azienda toscana di riferimento nel settore chimico conciario e parte della holding Lapi Group SpA, ha recentemente annunciato l’acquisizione del ramo di azienda Finishing di RE.PI.CO.SpA, storica realtà lombarda attiva nel settore della chimica conciaria dal 1948, appartenente alla famiglia Annunziata. Un’operazione strategica che punta a rafforzare la posizione di FGL International nel mercato della chimica conciaria, andando ad ampliare la sua gamma di prodotti e servizi dedicati al settore. Il reparto rifinizione di RE.PI.CO. andrà ad integrarsi come nuova linea di prodotti, mantenendo l’identificazione commerciale e il portfolio clienti, nell’attuale gamma di FGL International. Nel 2022, l’azienda toscana aveva già affrontato una simile integrazione andando ad aggiungere alle proprie attività quelle della società Finikem (sempre parte del Gruppo Lapi), specializzata nei prodotti per il finishing dei pellami. “L’obiettivo principale di questa acquisizione è offrire ai nostri clienti un supporto ancora più completo e innovativo, combinando il know-how di entrambe le realtà e potenziando l’offerta commerciale – spiega Francesco Lapi, CEO di FGL International e presidente di Lapi Group -. RE.PI.CO. è un’azienda familiare con una lunga storia alle spalle, come noi. Entrambi abbiamo un’esperienza di oltre 70 anni nel settore della lavorazione della pelle. Questa operazione permetterà di implementare nuove soluzioni, con un focus sull’innovazione e la sostenibilità, all’interno di un mercato sempre più competitivo”. Dalla prospettiva di RE.PI.CO., la cessione del ramo Finishing si inserisce in una visione industriale chiara e orientata a consolidare il proprio posizionamento nella gamma prodotto wet-end, ambito nel quale intende concentrare investimenti, sviluppo tecnologico e risorse commerciali, rafforzando ulteriormente la propria competitività e specializzazione. “La cessione del ramo Finishing rappresenta un passo fondamentale nella nostra evoluzione strategica – dichiara Stefania Annunziata, CEO di RE.PI.CO. – Siamo convinti che questa scelta ci consentirà di focalizzarci rafforzando ulteriormente la nostra presenza nel wet-end diventando ancora più agili e competitivi, garantendo al contempo al ramo ceduto l’opportunità di crescere sotto una guida industriale altamente specializzata nel comparto della rifinizione.” RE.PI.CO. continuerà a produrre e commercializzare la propria linea di prodotti dedicata alla lavorazione del pellame per il settore conciario, con la linea dei coloranti ausiliari per riviera e riconcia, industrializzati sia presso l’headquarter e sede storica di Cinisello Balsamo (MI) sia nel reparto di produzione di Inveruno oltre agli impianti aperti all’estero negli ultimi anni. L’operazione conferma evidentemente la volontà di entrambe le aziende di crescere attraverso scelte industriali mirate, rafforzando specializzazione, innovazione e sostenibilità a servizio dell’industria conciaria.
Fondato nel 1957 da Francesco Manfredini come piccolo laboratorio artigianale a Casandrino, nel cuore del distretto calzaturiero campano, il Formificio Tacchificio Manfredini è oggi alla terza generazione. Francesco e Luca Manfredini guidano un’azienda strutturata: due stabilimenti industriali per oltre 10.000 mq, macchine CNC a 3 e 5 assi, una filiale a Civitanova Marche e collaborazioni consolidate con i grandi brand del lusso. Forme, tacchi e accessori per calzature: un’identità costruita in quasi settant’anni, nel percorso che ha trasformato un laboratorio artigianale in un’industria automatizzata capace di lavorare in prototipazione rapida.
È da questo background che arriva il brevetto Modulas, presentato in anteprima assoluta a Lineapelle nel febbraio 2026.
Qual è il problema? C’è un limite fisico che nel montaggio delle scarpe non si può aggirare: arrivati a un certo punto di trazione, la tomaia cede. Si strappa o si deforma. Con le piante molto aperte, quel punto critico spesso viene raggiunto. Una forma normale, infatti, non esce da un modello a pianta larga senza forzare — e forzare significa compromettere il prodotto.
Il sistema Modulas, sviluppato da Manfredini, integra nella forma dei binari su cui corrono delle parti sganciabili. Nel momento dell’estrazione della forma, le parti più esterne della forma stessa, montate su binari, si sganciano, rimangono all’interno della scarpa, e consentono l’estrazione della forma senza sforzo. La trazione che causava strappi e deformazioni non si genera più.
Il sistema è flessibile per quanto concerne i materiali a cui può essere applicato: alluminio, polietilene o stampa 3D, a seconda dell’articolo, dello spessore della forma e delle sollecitazioni previste in fase di premonta. Il brevetto è stato depositato da pochi mesi, al termine di uno studio di fattibilità avviato da esigenze concrete segnalate dai clienti.
Gianluigi Calvanese è il nuovo direttore del PoTeCo, il Polo Tecnologico Conciario di Santa Croce sull’Arno. Laureato in chimica industriale, ha maturato una lunga esperienza nella ricerca e innovazione, anche all’interno della SSIP, dove ha ricoperto diversi incarichi fino alla direzione della Divisione Innovazione e Tecnologia Conciaria.
“La nostra attività proseguirà nel segno della continuità con i risultati raggiunti, rafforzando il dialogo tra ricerca e industria e favorendo i processi di innovazione”, ha dichiarato Calvanese, sottolineando l’obiettivo di consolidare il ruolo del PoTeCo come hub di competenze e trasferimento tecnologico. La nomina si inserisce nel percorso di collaborazione tra PoTeCo e SSIP, volto a integrare ricerca e trasferimento tecnologico per l’intera filiera conciaria nazionale. L’amministratore delegato Luca Tempesti ha evidenziato l’importanza di questa sinergia, mentre il direttore generale SSIP Edoardo Imperiale ha ribadito il ruolo del PoTeCo come punto di riferimento per ricerca applicata, formazione e innovazione nel settore. Nell’accettare l’incarico Calvanese ha ringraziato i predecessori Valerio Talarico e Domenico Castiello per il lavoro svolto.
Il Consiglio di Amministrazione della società – tra gli operatori di riferimento a livello nazionale e internazionale nella progettazione, produzione e commercializzazione di adesivi e tessuti ad alto contenuto tecnologico, quotata sul mercato Euronext Growth Milan di Borsa Italiana – riunitosi sotto la Presidenza dell’Ing. Guido Cami, ha approvato lo scorso 26 marzo il progetto di bilancio d’esercizio e preso visione del bilancio consolidato al 31 dicembre 2025, entrambi redatti secondo i Principi Contabili Internazionali IAS/IFRS.
L’esercizio 2025 si è concluso con un fatturato pari a 72,6 milioni di euro, con ebitda pari a 9,7 milioni di euro ( ebitda margin pari al 13,3 % ) e con generazione di cassa per 6,2 milioni di euro.
Come sottolineato dal Presidente Guido Cami: “Si tratta di risultati di gran valore in relazione alle circostanze esterne. Le attività legate ai settori della calzatura e della pelletteria hanno continuato a soffrire per il rallentamento delle vendite dei nostri clienti in tutto il mondo, ma le attività legate al settore auto ed ai settori industriali hanno ben compensato in termini di volume.
Nel corso del 2025 sono stati avviati progetti in settori nuovi per Forestali, prevalentemente orientati a sbocchi su mercati industriali che fanno ben sperare per il futuro.
La diversificazione commerciale è un punto forte che rende la nostra organizzazione resiliente alle “perturbazioni” ed un solido punto di riferimento per le filiere di molti mercati. Abbiamo concluso integralmente il piano degli investimenti previsto a budget e consolidato le certificazioni di prodotto e di sistema per essere sempre all’altezza delle richieste della clientela, in relazione alle complesse disposizioni dalla Comunità Europea in tema di Sostenibilità, Impatto Ambientale e Circolarità. Siamo quindi attrezzati e ben preparati per affrontare il nuovo anno che nei primi due mesi è iniziato sulla falsa riga del secondo semestre 2025”.
Assomac, associazione nazionale dei costruttori italiani di tecnologie per calzature, pelletteria e conceria, annuncia di aver siglato accordi strategici con Kenya Association of Manufacturers (KAM), a nome della filiera italiana rappresentata anche da UNIC (conceria) e UNPAC (chimica conciaria), e con Equity Bank Kenya Limited per favorire, attraverso la fornitura di tecnologie e macchinari italiani, lo sviluppo della catena del valore della pelle in Kenya.
La tecnologia italiana per la filiera della pelle-calzatura-pelletteria rappresenta un asset strategico industriale, in grado di trasformare le materie prime in prodotti ad alto valore aggiunto, altamente competitivi sui mercati globali. In quest’ottica, l’intesa – formalizzata il 26 marzo scorso a margine del Leather Side Event di Nairobi, nell’ambito della Kenya International Investment Conference, promossa dal Ministry of Investments, Trade and Industry in partnership con Kenya Leather Development Council e Kenya Investment Authority – consolida la collaborazione con KAM e con i centri tecnici locali, puntando a creare un ecosistema competitivo e sostenibile, capace di integrare le imprese keniane nelle catene produttive globali del settore. La partnership con Equity Bank Kenya Limited favorirà invece l’accesso dei buyer locali a strumenti finanziari per l’acquisto di macchinari e tecnologie italiane, consentendo loro l’opportunità di sviluppare in futuro prodotti allineati agli standard di qualità internazionale e rafforzare la loro presenza sui mercati esteri. Mauro Bergozza, Presidente di Assomac, spiega: “Questo progetto promuove lo sviluppo di un sistema manifatturiero strutturato, in cui la tecnologia e i macchinari italiani sono protagonisti, rappresentando un vero e proprio asset strategico per l’industria globale della pelle. Made in Italy non significa solo eccellenza e qualità, ma anche capacità di trasformare materie prime in prodotti ad alto valore aggiunto. Con il nostro patrimonio di competenze e i modelli di filiera integrata, vogliamo contribuire concretamente allo sviluppo di ecosistemi produttivi sostenibili e competitivi in tutto il mondo, rafforzando le potenzialità di presenza delle imprese keniane nei mercati internazionali”.
L’iniziativa si colloca in un quadro coerente con le priorità del Piano Mattei, rappresentando un contributo del sistema industriale italiano alle dinamiche di sviluppo e alla cooperazione economica con i Paesi africani, e in una logica di Sistema Italia, con un impegno coordinato di imprese, associazioni e istituzioni: dalla cooperazione allo sviluppo, attraverso l’Agenzia AICS, fino all’internazionalizzazione e alla promozione delle imprese italiane tramite il supporto di Agenzia ICE. Tutto strettamente coordinato con l’Ambasciata d’Italia a Nairobi e organi governativi locali, per garantire la realizzazione concreta dei piani di investimento nel Paese. Il progetto si inserisce altresì in un quadro più ampio di attività continuative di Assomac in Africa, con iniziative già attive in Egitto, Niger, Senegal e Tunisia, e con prospettive future per Etiopia, Mali, Marocco e Namibia.
L’incontro della scorsa settimana fa seguito a una prima missione esplorativa, dello scorso giugno, durante la quale Assomac, insieme alle associazioni italiane UNIC e UNPAC, aveva analizzato il potenziale del Kenya in termini di materie prime, competenze e prospettive industriali, condividendo con istituzioni locali e imprenditori un documento strategico che ha contribuito a rafforzare il dialogo tra i due Paesi e gettato le basi per l’avvio dell’iniziativa.
Il settore italiano delle tecnologie per calzatura, pelletteria e conceria, insieme al comparto conciario e ai prodotti chimici collegati, vanta una presenza consolidata nei principali poli produttivi mondiali e svolge un ruolo attivo nello sviluppo delle filiere industriali della pelle. Oltre il 70% della produzione del settore è destinata ai mercati internazionali, con esportazioni significative verso Europa, Cina, Vietnam, India, Turchia, Brasile, Messico, Indonesia, Pakistan, Sudafrica e diversi Paesi africani in fase di industrializzazione. In questo contesto, le tecnologie italiane supportano concretamente la nascita e la crescita di nuove filiere, offrendo know-how, strutture distrettuali consolidate e un apporto tecnologico qualificato a livello globale.
Nella foto sopra Tobias Alando, Ceo KAM (al centro), e Mauro Bergozza, Presidente Assomac (a destra)
Mauro Bergozza, Presidente Assomac, con Moses Nyabanda, Managing Director Equity Bank Kenya Ltd
La nostra Trend Analyst Maria Cristina Rossi ci guida alla scoperta delle principali tendenze viste sulle passerelle:
Quattro maison hanno dato il tono all’autunno/inverno con una coerenza sorprendente. Prada ha trasformato il layering in filosofia, con look svelati a ogni passaggio in passerella per rivelare outfit completamente nuovi. Dolce & Gabbana ha riaffermato i propri codici fondanti — Sicilia, nero, pizzo, sartoria — senza alcuna nostalgia. Etro ha intrecciato tartan, paisley e riferimenti medievali in un ricco collage culturale. E da Marni, la nuova designer Merel Rogge ha fatto un debutto di potenza silenziosa, tornando allo spirito delle origini con un guardaroba vissuto fatto di stampe pittoriche e toni terrosi.
Filtrata attraverso borse e scarpe, la stagione si racconta in tre trend. La pelliccia rimane senza scuse, avvolgendo décolleté e ammorbidendo le forme delle borse con una sensualità che non accenna a svanire. L’oro si è fatto democratico, comparendo su tutto — dai sandali piatti agli stivali al ginocchio — meno ornamento, più attitudine. E il ricamo emerge come il gesto artigianale per eccellenza della stagione: perline intricate, punto croce e applicazioni floreali che trasformano gli accessori in oggetti d’autore. La moda, questa stagione, sceglie di rallentare.
La filiera pelle si è mobilitata per chiedere una revisione dell’EUDR, il regolamento europeo contro la deforestazione, la cui entrata in vigore è prevista nel 2027. Diverse organizzazioni rappresentative, coordinate a livello globale, hanno presentato una richiesta congiunta alle istituzioni europee affinché venga eliminata la pelle bovina dall’ambito di applicazione della legge. L’ International Council of Tanners (ICT), supportato dall’International Meat Secretariat e da ICHSLTA, ha inviato alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen una lettera formale per chiedere l’esclusione della pelle bovina dal regolamento anti-Deforestazione. Nella richiesta si ribadisce che non esistono prove scientifiche che colleghino la pelle alla deforestazione. Al contrario, evidenze indipendenti, come lo studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, indicano che si tratta di un sottoprodotto dell’allevamento, privo di un ruolo determinante nelle dinamiche economiche che potrebbero causare la distruzione delle foreste. Per questo motivo, l’esclusione viene ritenuta una misura coerente e utile a rendere la normativa più equilibrata e concreta. Le preoccupazioni riguardano anche le possibili conseguenze economiche: secondo COTANCE l’attuale impostazione della regolamentazione potrebbe limitare significativamente l’approvvigionamento di pelli grezze per le aziende europee del settore, con effetti negativi sulla competitività, sui costi e sull’intera filiera produttiva.
Il Leather Working Group annuncia l’ingresso di Catherine Lee, rappresentante del brand Adidas, nel suo Consiglio di Amministrazione. “Vorremmo inoltre esprimere i nostri sinceri ringraziamenti a Jon Hopper, Senior Director, Global Materials Supply presso VF Corporation, per il suo servizio dedicato in qualità di membro uscente del Consiglio e per i suoi preziosi contributi al lavoro del LWG negli ultimi otto anni – commentano dall’organizzazione -. Il suo impegno e il suo sostegno hanno svolto un ruolo importante e siamo davvero grati per il tempo, la competenza e la passione che ha dedicato al progresso della nostra missione”. Vale forse la pena ricordare che il Leather Working Group è un’organizzazione internazionale che valuta e certifica le concerie in base alle loro prestazioni ambientali. Il suo obiettivo è promuovere pratiche sostenibili e responsabili nella produzione della pelle. Quanto al nuovo membro del board di LWG, Catherine Lee è Senior Director, Product Development presso Adidas e vanta una vasta esperienza nelle operazioni di approvvigionamento e nello sviluppo dei materiali, con una solida competenza nell’allineamento degli obiettivi strategici di sostenibilità, dei requisiti normativi e della prontezza operativa. La sua nomina avrà effetto dal 1° aprile 2026.
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