Arsutoria Studio

ILIPRANDI è il nuovo presidente dei conciatori italiani

Ottant’anni di storia associativa, industriale e culturale. Lo sguardo rivolto al futuro. Si è svolta venerdì 12 giugno a Santa Croce sull’Arno (presso Po.Te.Co.) l’ottantesima Assemblea Annuale di UNIC – Concerie Italiane, appuntamento che ha celebrato un traguardo simbolico per l’associazione fondata il 9 aprile 1946 e che rappresenta uno dei comparti più significativi del Made in Italy, con un valore di circa 4 miliardi di euro e una leadership internazionale riconosciuta per qualità, innovazione e impegno ambientale.

Nel corso dell’Assemblea è stato eletto presidente di UNIC Alessandro Iliprandi (CEO di Bonaudo Spa), storica azienda italiana specializzata nella produzione di pelli di alta qualità per il segmento luxury. Alessandro Iliprandi è il 19° presidente dell’associazione e sarà affiancato dai vicepresidenti Matteo Mastrotto (Rino Mastrotto Group), Fabrizio Nuti (Nuti Ivo Group) e Gianni Russo (Russo di Casandrino).

“È un momento particolarmente difficile per il settore – dichiara Alessandro Iliprandi -. Sono molte le sfide che ci aspettano, ma abbiamo dalla nostra parte visione, coraggio e la volontà costante di migliorarci. Tra le priorità del mio mandato vi saranno il rafforzamento della collaborazione con i nostri clienti lungo tutta la filiera, una rappresentanza europea ancora più incisiva e il sostegno alla cultura della formazione e della pelle, con particolare attenzione alle nuove generazioni e alla diffusione delle competenze”.

L’Assemblea ha rappresentato anche l’occasione per ripercorrere gli ottant’anni di attività dell’associazione attraverso la presentazione di RADICI, il volume storico realizzato da UNIC che racconta l’evoluzione della concia italiana dal secondo dopoguerra a oggi. Attraverso documenti, immagini e testimonianze, il libro restituisce il valore di un patrimonio industriale, culturale e manifatturiero che ha accompagnato ed accompagna la crescita internazionale della pelle italiana e ha contribuito a costruire l’identità del settore.

Un patrimonio che, come ha ricordato il presidente uscente Fabrizio Nuti nel suo intervento di fine mandato, rappresenta una risorsa strategica per il futuro: “UNIC non è solo un organismo di rappresentanza. È anche un luogo di confronto e crescita per il settore, aiutando le nostre aziende a difendere e valorizzare il proprio modello produttivo”.

 La celebrazione degli 80 anni arriva in una fase particolarmente complessa per il comparto conciario. Nel 2025 la produzione conciaria italiana ha registrato una flessione di quasi il 6% in valore e del 4% in volume, mentre l’export ha segnato un calo del 5%. Anche il numero di imprese e addetti ha evidenziato una contrazione, confermando un quadro congiunturale ancora difficile.

Tra memoria e innovazione, cultura e industria, l’ottantesimo anniversario di UNIC conferma il ruolo centrale dell’associazione nel rappresentare, tutelare e promuovere la pelle italiana nel mondo, accompagnando le imprese nelle sfide che attendono il settore nei prossimi anni.

La scarpa italiana bussa all’UNESCO: in gioco il saper fare italiano

Le brigate delle grandi navi da crociera, oggi, vogliono a bordo un pizzaiolo napoletano. Qualcosa, infatti, è cambiato da quando l’UNESCO ha riconosciuto “l’Arte del pizzaiuolo napoletano”. Attenzione: non la pizza, che resta una ricetta. Le mani che la fanno. E con quelle mani è cresciuta la richiesta di imparare il mestiere, al punto che la maggioranza delle domande arriva dall’estero, da chi però vuole formarsi in Italia. Cosa a che fare questa considerazione con le calzature?

L’11 giugno 2026, nel Salone degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, durante l’Assemblea Generale 2026 di Assocalzaturifici, è stato presentato il percorso di candidatura dell’Arte della Calzatura Italiana alla Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. L’incontro, moderato da Nicola Porro, ha ufficializzato il Comitato Promotore: lo presiede Giovanna Ceolini di Assocalzaturifici ed è composto da Museimpresa, CERCAL e Politecnico Calzaturiero. L’iniziativa, promossa dal Ministero, affida al Comitato e alla Cattedra UNESCO dell’Università Unitelma Sapienza la redazione del dossier e il coinvolgimento delle comunità dei praticanti, perno della Convenzione UNESCO del 2003.

 

«La calzatura italiana rappresenta una delle espressioni più riconoscibili del nostro sistema produttivo», ha detto il Ministro Adolfo Urso: sostenere la candidatura «significa rafforzare un modello produttivo che distingue l’Italia nel mondo».

 

UN PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE. Oltre a Urso sono intervenuti Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa, in videomessaggio, Marco Amato, vicepresidente di Museimpresa, Serena Musolesi, amministratore delegato del Cercal, e Alice Marcato, direttore tecnico del Politecnico Calzaturiero.

GENERAZIONI DI ECCELLENZA. Il secondo tavolo ha riunito il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, Federico Eichberg, capo di gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Giovanni Brugnoli, presidente della Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy.

 

L’ARTE ITALIANA DELLA CALZATURA: CULTURA, MEMORIA, IDENTITÀ. Il panel conclusivo ha visto Pier Luigi Petrillo, direttore della Cattedra UNESCO di Unitelma Sapienza, Giovanna Ferragamo Gentile, presidente della Fondazione Ferragamo, Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria con delega alle Politiche Industriali e al Made in Italy, il Ministro Plenipotenziario Filippo La Rosa (Ministero degli Affari Esteri), Davide Rampello, manager culturale e docente, e il sociologo Francesco Morace, presidente di Future Concept Lab.

 

Ecco il punto: la candidatura non difende un oggetto, bensì un saper fare. La Convenzione del 2003 non premia il prodotto più bello, ma la comunità che lo tramanda. E non chiede di dimostrarsi unici: vale l’opposto, perché più una tradizione dialoga con le altre, più viene valorizzata.

Identità, memoria, cultura rischiano il logorio se rimangono parole abusate o lasciate alla presa del tempo. Il dossier serve a evitarlo. Petrillo ha ricordato che il riconoscimento riguarda un sistema vivo di pratiche e comunità, con ricadute economiche, culturali e professionali. Giovanna Ferragamo Gentile ha richiamato la continuità tra dimensione creativa, tecnica e produttiva: «Mio padre [Salvatore Ferragamo, n.d.r.] disegnava il modello sulla forma di legno perché sapeva che la scarpa, prima che bella, doveva calzare comodamente». Nocivelli e La Rosa hanno insistito su narrazione territoriale e soft power: la qualità apre il mercato, ma è il racconto a far scegliere quella scarpa anziché un’altra.

Resta il nodo che attraversa la filiera: chi raccoglierà il testimone? Il settore lo ammette: ha comunicato male, lasciando che la fabbrica suonasse come un ripiego. La candidatura si lega quindi al capitale umano. «La scuola e la formazione tecnico-professionale sono chiamate a costruire le competenze che sosterranno il futuro del Made in Italy. Dobbiamo rafforzare il legame tra istruzione e lavoro e accompagnare i giovani verso percorsi capaci di coniugare qualità, specializzazione e opportunità», ha osservato Valditara. Le scuole calzaturiere, nate dentro i distretti, insegnano oggi il taglio e la giunteria accanto a CAD, stampa 3D ed eco-design: dalla mano al digitale, senza che l’uno escluda l’altro. Proprio alle scuole professionali e al racconto di una realtà industriale avanzata, affascinante, innovativa, che offre ottime opportunità di crescita e di carriera è demandato il compito di attrarre nuove generazioni preparate e capaci di tener viva una tradizione importante per l’Italia, anche in termini di export e di bilancia commerciale.

 

Il progetto ha raccolto il sostegno delle principali regioni della filiera — Lombardia, Veneto, Marche, Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Toscana — segno di una dimensione nazionale. Rampello vi ha letto una sintesi tra tradizione e innovazione; Morace ha rovesciato la formula consueta: la tradizione vera non si conserva, si traduce, generazione dopo generazione, oltre ad aver posto l’accento sul valore dell’Italian Factor e sulla necessità di creare nuove forme di coinvolgimento generazionale.

 

In chiusura Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici e del Comitato Promotore, ha richiamato il significato dell’iniziativa: «Questa proposta nasce dalla volontà di riconoscere il valore culturale di un’eredità che appartiene all’intero Paese. La calzatura italiana unisce competenze tecniche, identità territoriali e capacità di evolvere nel tempo. È l’occasione per rendere visibile un patrimonio di conoscenze che costituisce una parte essenziale della nostra identità produttiva». 

 

Torniamo alle navi da crociera. Quel pizzaiolo non è oggi più richiesto perché qualcuno ha trovato una ricetta magica, ma perché è stato riconosciuto il suo valore ed è stata restituita dignità al suo mestiere. La scommessa che si è giocata a Roma è la stessa: dimostrare che anche per una scarpa le mani restano lo strumento dell’intelligenza, la persona e il suo saper-fare rimangono cruciali.

L’iniziativa apre un progetto nazionale volto a valorizzare il patrimonio di competenze, tradizioni e capacità manifatturiere che caratterizzano la filiera italiana.

L’Arte della calzatura italiana si candida a Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO

La calzatura italiana non rappresenta soltanto una filiera d’eccellenza riconosciuta nel mondo, ma un patrimonio culturale vivo, che continua a evolversi grazie alla capacità di coniugare tradizione e innovazione, creatività e competenza manifatturiera, qualità e ricerca, costruito nel tempo attraverso il lavoro, le competenze e la passione di generazioni di imprenditori, tecnici, designer e formatori. A partire da questo assunto prende il via ufficialmente il percorso di candidatura dell’Arte della Calzatura Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Un’iniziativa promossa da Assocalzaturifici, Museimpresa, CERCAL e il Politecnico Calzaturiero attraverso il Comitato Promotore presieduto da Giovanna Ceolini, nata con l’obiettivo di riconoscere, valorizzare e trasmettere alle future generazioni uno dei patrimoni più rappresentativi del Made in Italy. L’arte della calzatura italiana sarebbe la prima al mondo ad ottenere il riconoscimento UNESCO.

Promosso con il sostegno del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il progetto rappresenta un’iniziativa di sistema che coinvolge il mondo dell’impresa, della formazione, della cultura e della ricerca con l’obiettivo di costruire un percorso condiviso capace di valorizzare la cultura manifatturiera, economica e sociale di un settore importante del Paese.

L’11 giugno, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sarà ufficializzato il Comitato Promotore per la salvaguardia e la valorizzazione dell’Arte della Calzatura Italiana, organismo che guiderà il percorso di candidatura.

«La candidatura UNESCO nasce dalla volontà di riconoscere e valorizzare un patrimonio che appartiene all’intero Paese. La calzatura italiana è espressione di una cultura del fare che unisce competenze tecniche, creatività, identità territoriale e capacità di innovazione. Attraverso questo percorso vogliamo affermare il valore culturale del nostro saper fare e rafforzare l’impegno verso la sua trasmissione alle nuove generazioni» ha dichiarato Giovanna Ceolini.

Giovanna Ceolini – President of Assocalzaturifici

Performance e traspirabilità con Diadora Utility A.BOX

Dal Centro di Ricerca & Sviluppo Diadora nasce A.Box, la tecnologia che rappresenta la nuova frontiera del comfort termico e funzionale nelle calzature di sicurezza e sfida le temperature estive estreme con un sistema di termoregolazione ottimizzato per il benessere dei lavoratori.
Questa innovazione, brevettata da Diadora Utility, nasce per raggiungere nuovi traguardi di performance e traspirabilità, in una perfetta sinergia tra design e materiali. Gli ampi fori di ventilazione laterali rivoluzionano l’architettura della scarpa, offrendo un’aerazione costante del piede e un microclima asciutto che riduce la sensazione di affaticamento.  Al tempo stesso, la particolare posizione dell’inserto anti-perforazione migliora l’effetto ammortizzante e reattivo della suola. Il tutto è completato dalla membrana di nuova generazione Ariatex, sviluppata dal Centro Ricerche Diadora, che combina impermeabilità, resistenza meccanica e una traspirabilità due volte superiore rispetto agli standard già elevati dei modelli precedenti.    
Diadora Utility ha integrato il sistema in modi differenti su due modelli di punta: Run A.Box e Glove A.Box.

La gamma GLOVE A.BOX
La linea RUN A.BOX

Pantofola d’Oro apre a Milano: per una community che ama il calcio 

Le scarpe da calcio oggi non vivono più confinate solo negli stadi. Stanno sotto i jeans di chi al pallone non gioca da anni, dentro vetrine pensate per i collezionisti, sopra gli scaffali degli archivi diventati flagship. Il 5 giugno 2026 Pantofola d’Oro ha aggiunto un capitolo a questa migrazione: ha inaugurato in via Seneca 4 a Milano un concept store di cento metri quadri. Lo ha fatto dentro Aretè Showroom. Non un’apertura standalone, non un tempio monomarca: uno spazio dentro lo spazio del proprio showroom.

 

All’opening è stata presentata la capsule Thebe Magugu x Pantofola d’Oro. Il designer sudafricano — lo stesso che ha portato i codici dell’Africa contemporanea sulle passerelle europee — ha lavorato sull’idea dello street soccer. Risultato: divise con richiami africani, dettagli simbolici, calzature divise tra tecnico e lifestyle. Sulla carta è un’operazione classica: marchio storico più designer riconoscibile uguale hype. Nella pratica è qualcosa di più interessante. Il calcio è uno dei pochi linguaggi davvero universali rimasti, e Magugu lo usa come pretesto per parlare di identità, inclusione e appartenenza culturale. Tradotto: una collezione che non punta a chi compra perché è di moda, ma a chi compra perché si riconosce.

 

Lo spazio nasce con una promessa che ormai accompagna qualunque apertura fra Milano, Parigi e Tokyo: non essere un punto vendita, ma un luogo esperienziale. Il banco di prova sarà il calendario. Pantofola d’Oro annuncia eventi continuativi, lanci esclusivi e gli appuntamenti “Su Misura” per la personalizzazione delle calzature, oltre a future collaborazioni con partner del mondo sport e lifestyle. La personalizzazione è il dettaglio che più ha senso. In un marchio nato dal su misura per calciatori, rimettere la ‘misura artigianale’ al centro è memoria attiva per legare una nuova community.

 

La storia del brand andrebbe ricordata anche solo per l’aneddoto inaugurale. Il nome lo inventa John Charles, capocannoniere gallese della Juventus, che infilando le scarpe esclama: «Sono più comode delle mie pantofole». Da lì partono i 140 anni di un marchio che nasce ad Ascoli Piceno con Emidio Lazzarini, atleta e figlio di calzolai, che applica al calcio i materiali più morbidi reperibili — una piccola rivoluzione, ispirata dall’essersi rifatto le sue scarpette rigidissime per la lotta libera — e poi estende lo stesso metodo a rugby, tennis, pallacanestro, golf e ciclismo. Quando lo sport smette di essere artigianato e diventa industria, il marchio fa fatica. La rinascita arriva con Kim Williams e Massimo Ubaldi, che recuperano due modelli del 1950 e del 1956 e li riadattano per il tempo libero. La tradizione diventa tendenza. Quelle scarpe si ritrovano nelle vetrine dei negozi più belli del mondo. Oggi la Superleggera è arrivata alla versione 2.0: solo 175 grammi.


Da figli minori a estensori di norma: il bilancio del Physis Annual Summit 2026

A casa nostra arrivano. Sono pacchetti piccoli, leggeri, con mittenti dai nomi impronunciabili. Costano meno di cento euro, non pagano dazi, e per il solo comparto moda ne entrano in Italia tra i 120 e i 150 milioni l’anno. Una scala industriale travestita da spedizione personale. Da luglio 2026 le regole cambieranno: i nuovi dazi sui pacchi extra-UE sotto la soglia dei cento euro entreranno in vigore. Tardi, secondo molti.

Quei pacchi sono il volto dell’ultra-fashion, il negativo perfetto di un’altra storia. Quella di laboratori, galvaniche, impiantistiche e finitori italiani che producono accessori metallici di lusso e che in quei pacchi non finirebbero mai. È la filiera che, in dodici mesi, ha smesso di chiedere il permesso. E ha iniziato a scrivere le proprie norme.

La terza edizione del Physis Annual Summit, tenutasi a Firenze il 28 maggio 2026 ha dato conto di un incredibile lavoro sviluppato in 3 anni di partecipazione a vari tavoli di lavoro.

Il Consorzio Physis — società benefit e start-up innovativa fondata nel 2023 — è arrivato a oltre quaranta consorziate distribuite su quattro aree: materie di processo, impianti industriali, produzione di accessori, trattamenti di finitura. Erano otto, all’inizio.

Alessandro Pacenti – Presidente Consorzio Physis
Ester Falletta – Direttrice Tecnica Consorzio Physis


 

NORME

Un anno fa, in sede ISO, la richiesta italiana di un tavolo dedicato ai test di resistenza per gli accessori metallici era stata accolta come l’istanza di una filiera con esigenze troppo specifiche per un tavolo globale. Figli minori dell’alta gioielleria e dell’orologeria, insomma. Oggi quel tavolo conta più di dieci Paesi, perché anche l’alta gioielleria ha riconosciuto che quelle esigenze erano anche le sue. La ISO/CD 25392-1 sulla resistenza al calore umido passerà a settembre 2026 in fase DIS, dopo la consultazione finale di maggio. È una norma piccola, ma è italiana, ed esce da una filiera che per decenni aveva testato i propri accessori con metodi nati per l’elettronica e l’automotive. Nel frattempo, sono state pubblicate la ISO 19376-1:2025 su termini e definizioni e la ISO 9202:2026 sui metodi per determinare la purezza dei metalli preziosi, mentre un altro gruppo di lavoro (WG 6) si occupa di dimensioni e funzionalità degli articoli di gioielleria, dalle misure dei braccialetti alle specifiche dei moschettoni. Sul metallo riciclato, la definizione di “oro riciclato” partorita in sede ISO è già stata recepita da RJC e LBMA. Il passo successivo arriva dall’Italia: nelle prossime settimane verrà presentata l’istanza per aprire un tavolo CEN europeo dedicato alla due diligence di filiera e al riciclo di tutti i metalli preziosi.

 

CHIMICA

Lo stesso schema si ripete sulle sostanze. Tessile, pelle e calzatura hanno una MRSL — la lista delle sostanze ristrette in fase di produzione — da anni. L’accessorio metallico, no. Da una conversazione fra Ester Falletta – direttrice tecnica di Physis – ed Elisa Monica Gavazza – Sector Lead and Quality Assurance Director di ZDHC Roadmap to Zero – è nato un progetto che oggi vede il Consorzio come capofila tecnico, con il patrocinio di ZDHC e il supporto di Kering e LVMH — al summit con Maria Cristina Ligi, Gaia di Tommaso ed Enrico Fatarella. La prima bozza è stata inviata; il council tecnico è in costituzione; kick-off a giugno 2026; pubblicazione attesa per fine anno. L’estensione futura ai formulatori di vernici è già nel mirino. Il messaggio dei due gruppi del lusso è stato esplicito: nessuno chiederà di smettere di fare galvanica, l’obiettivo è valorizzare un settore che già lavora bene e renderne misurabile l’impegno.

 

ACQUE

Nei bagni di bronzo e rame alcalino i cianuri sono una presenza tecnica, non un capriccio: sono entrati in produzione proprio quando, per ragioni normative, si è dovuto rinunciare al nichel. Per anni l’unica strada per smaltirli passava dal trattamento chimico con ipoclorito — un processo che raddoppiava il volume delle acque da gestire e che, ai test LCA, faceva impennare gli indicatori d’impatto. La risposta sviluppata dentro al Consorzio si chiama elettroclorinazione. È partita in laboratorio, è passata per le linee pilota, è oggi in produzione. Funziona in continuo a basso voltaggio, abbatte cianuri fino a 40 grammi per litro senza aumento di volume, è scalabile dalle poche centinaia di litri in su. E — dettaglio non secondario — recupera contestualmente i metalli non preziosi, che fino a ieri finivano allo smaltimento. Integrata con evaporatori, apre la strada a un ciclo praticamente chiuso.

 

AUDIT E DATI

Quanti audit l’anno riceve un’azienda della filiera? Tra i quindici e i trenta, ha raccontato Francesca Rulli (co-founder di Ympact e 4sustainability), su requisiti che si sovrappongono in larga parte. Per ridurre l’onere e valorizzare le certificazioni di terza parte già acquisite, è nato — con Confindustria Moda — un tavolo che ha consultato più di 20  checklist diverse e prodotto un modello unico: il programma 4s Ethic. Bureau Veritas Italia è il primo ente che da giugno 2026 lo applicherà sul campo, con già altri tre enti pronti ad adottarlo. Obiettivo: ottimizzare i processi di verifica sulla catena di subfornitura e migliorare la trasparenza per i brand e i fornitori.

Una consorziata Physis ha fatto da cavia nel beta test.

L’European Accelerator, con il contributo del Consorzio Physis, ha rilasciato un questionario armonizzato per energia, acqua e rifiuti, già adottato da diversi brand. Anche in questo caso la finalità è chiara: semplificare e armonizzare la raccolta dati ESG e lo scambio di informazioni lungo la filiera

Il Common Water Framework — costruito da Kering, LVMH e altri gruppi del lusso e dello sport con la review di WWF, AWS, ZDHC e dello stesso Consorzio — che mira ad armonizzare la raccolta e la valutazione delle informazioni legate alla gestione delle acque, è in public consultation, ed è pensato modulare perché anche una micro-impresa possa avvicinarvisi senza esserne schiacciata.

Sul fronte rendicontazione, Physis ha portato avanti il proprio contributo agli standard EFRAG VSME, costruendo materiali formativi multilingue e mappature di strumenti gratuiti per le PMI non quotate. Il salto da fare, ha detto Rulli, non è dalla burocrazia dei documenti a una nuova burocrazia: è il passaggio da un ecosistema basato sui documenti a uno basato sui dati.

 

MERCATO

La terza tavola rotonda — moderata dal Ministro Plenipotenziario Giuseppe Scognamiglio, presidente di Eastwest — ha guardato fuori dai laboratori. Maria Cristina Squarcialupi – Confindustria Federorafi – ha descritto una tempesta perfetta: oro sopra i 5.500 dollari l’oncia a gennaio 2026, dazi statunitensi, mercati mediorientali bloccati, crollo della Turchia, passata da un export +500% nel biennio 2024-25 all’ottavo posto nei primi due mesi del 2026. La corsa al metallo, ha ricordato, è iniziata prima delle crisi geopolitiche: sono state le banche centrali a comprare oro per anni per uscire dalla dipendenza dal dollaro, e quando si è aggiunta la finanza il prezzo è esploso. L’Italia resta primo esportatore mondiale di oggetti orafi e terzo produttore — dopo India e Cina — con un export che vale il 90% della produzione. Carlo Palmieri – Confindustria Moda – ha messo i numeri sul tavolo: il settore che nel 2023 valeva 96 miliardi di euro è sceso a 89 nel 2024, mentre il 2025 dovrebbe chiudere a 70. Per la prima volta l’associazione si è dotata di un piano strategico con orizzonte oltre il 2030, presentato al Senato e alla Camera, che chiede agevolazioni energetiche, EPR, cassa integrazione e armonizzazione degli audit. Mauro Bergozza – Assomac – ha ricordato che l’Italia è l’unico Paese europeo rimasto come fornitore di tecnologie per la lavorazione della pelle: la concorrenza arriva da Cina, Corea, Taiwan, su prezzi inferiori e qualità non comparabile. La direzione verso cui puntare, ha detto, è una sola: intelligenza artificiale e tracciabilità dall’allevamento al prodotto finito.

 

Su cosa si focalizzerà il Consorzio Physis nei prossimi mesi e quali criticità di filiera tenterà di affrontare e risolvere? Come affrontare la due diligence della filiera di fornitura; come affrontare l’auditing sulla due diligence di filiera e al contempo proteggere il know-how e i dati riservati delle aziende; in che modo continuare sul percorso dell’armonizzazione degli audit e la valorizzazione delle certificazioni di terza parte; pensare alla certificazione dei materiali riciclati; continuare a puntare sulla collaborazione e il dialogo tra brand committenti e filiera per lo sviluppo di soluzioni condivise che, di fatto, rappresentano una soluzione win-win.


Prosegue il programma 2026 di “Assomac Around the World”

Con IILF – India International Leather Fair di febbraio a Chennai e APLF Leather di Hong Kong a marzo ha prenso il via il programma 2026 di Assomac per il supporto all’internazionalizzazione delle imprese italiane produttrici di macchinari e tecnologie per le industrie conciaria, calzaturiera e pellettiera, con una presenza mirata nei mercati dove si concentrano investimenti, filiere produttive e dinamiche di crescita industriale.

Nel corso del 2026, l’azione dell’Associazione a supporto dell’internazionalizzazione dei produttori italiani del settore proseguirà con successive tappe in Asia, Sud-Est asiatico e America Latina.

“L’Italia mantiene una presenza rilevante tra i principali esportatori mondiali, pur in un contesto segnato da tensioni internazionali e da dinamiche che hanno inciso sulle catene del valore – ha dichiarato Cristiano Paccagnella, Vice Presidente di Assomac -. La contrazione del 12,2% dell’export italiano (gennaio-ottobre 2025 rispetto all’anno precedente) è un dato che fotografa le difficoltà della fase attuale. Allo stesso tempo, le imprese continuano a dimostrare una forte propensione estera, investendo nel presidio dei mercati e partecipando a iniziative di promozione nei principali contesti mondiali. In questo scenario, il supporto di ICE Agenzia è un elemento centrale per rafforzare la visibilità e il posizionamento internazionale delle tecnologie Made in Italy. Perché lo sforzo sia sostenibile nel tempo, è altrettanto importante poter contare su azioni e risorse che possano favorire le esportazioni e gli investimenti in macchinari, in grado di accompagnare la competitività delle imprese sui mercati globali. I recenti sviluppi nell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India rappresentano un passo in questa direzione”.

All’Italian National Pavilion di Chennai, promosso da ICE Agenzia, su una superficie di 280 metri quadrati, la partecipazione italiana ha registrato 25 aziende italiane produttrici di tecnologie e macchinari per la filiera pelle-calzatura, di cui 15 associate ad Assomac. Nel complesso, la tecnologia italiana è stata rappresentata in fiera da oltre 60 imprese attive nel Paese.


Tutti i video di GSC GROUP

GSC GROUP ha realizzato tre cicli di video dedicati a diverse tematiche del settore, ciascuno con un taglio specifico, una voce diversa e un obiettivo preciso. Questi gli argomenti oggetto degli approfondimenti:

1. Determinazione dei bisfenoli sulla pelle
2. Test di condensazione dei vapori (fogging) per il settore automobilistico
3. Veslic Test

“La divulgazione – spiegano dall’azienda chimico conciaria veneta – nasce dallo stesso approccio che guida ogni giorno il nostro lavoro: ricerca, confronto scientifico e volontà di condividere conoscenza in modo chiaro, accessibile e concreto. È questo che ci guida anche quando scegliamo il linguaggio del video per raccontare temi complessi e renderli più fruibili”.

Nell’ultimo ciclo pubblicato — così come negli ultimi congressi, incontri e momenti di confronto scientifico a cui l’azienda ha partecipato — viene approfondito un tema oggi più attuale che mai: i bisfenoli. Un argomento centrale nel dibattito del settore e vicino alle domande che GSC riceve ogni giorno da clienti e partner.
Ora GSC GROUP ha raccolto tutti i contenuti così che possano essere recuperati al bisogno, con calma, episodio dopo episodio. Per scoprire i video clicca QUI 

DESMA House Fair 2026: Focus sulla leggerezza

La leggerezza è ormai diventata un requisito irrinunciabile nell’ambito calzaturiero. Non è quindi un caso che l’azienda tedesca – leader mondiale da 80 anni nella progettazione e costruzione di macchinari, impianti e soluzioni automatizzate per l’industria calzaturiera –  ponga proprio la leggerezza e il processo di iniezione diretta (DIP) al centro del suo prossimo appuntamento con DESMA House Fair 2026, riflettendo gli sviluppi in corso sia in termini di prestazioni, che di sostenibilità.

In occasione dell’evento saranno organizzate dimostrazioni dal vivo di processi di produzione altamente automatizzati e orientati alla pratica, caratterizzati da innovativi materiali per suole espanse come poliuretano (PU), materiali termoplastici o Super Critical Foam (SCF). Il PU viene espanso utilizzando un dosaggio preciso di CO₂, mentre le suole SCF vengono iniettate direttamente sulla tomaia. Insieme, queste tecnologie avanzate consentono di realizzare suole con densità notevolmente ridotta, mantenendo al contempo eccellenti caratteristiche prestazionali.

I visitatori avranno l’opportunità di esplorare l’intera filiera della produzione di calzature leggere —dalla progettazione e sviluppo degli stampi alla produzione in serie efficiente—, ottenendo informazioni complete su processi e soluzioni all’avanguardia.

La fiera sarà ulteriormente arricchita da oltre 50 co-espositori del settore calzaturiero mondiale, oltre a un programma di presentazioni tecniche di alto livello, rendendo l’evento un punto d’incontro fondamentale per l’innovazione e lo scambio nel settore calzaturiero.


Elachem®: l’innovazione inizia dalla materia

Dal 2001 specializzata nella produzione di sistemi poliuretanici all’avanguardia per l’industria calzaturiera, Elachem® ha fatto dell’innovazione il proprio fiore all’occhiello, focalizzando la propria attenzione sulla combinazione di prestazione, leggerezza, sostenibilità e creatività quali linee guida per il futuro della calzatura tecnica.

Per  l’azienda vigevanese, il punto di partenza per chi disegna e costruisce la calzatura del futuro non è più la forma, è la materia: è nel modo in cui un polimero risponde alla sollecitazione, restituisce energia, accompagna il piede, che oggi si gioca la differenza competitiva di un prodotto.

In questa trasformazione, due famiglie di materiali stanno ridisegnando i confini dell’innovazione calzaturiera: il TPU Epamould® e Epalite®, poliuretano termoplastico, e lo SCF – Super Critical Foam poliuretano termoplastico espanso.

TPU: un linguaggio, prima ancora che un materiale

Il TPU non è una semplice materia prima, è un vocabolario tecnico. Variando densità, durezza e geometrie, lo stesso polimero diventa battistrada resistente, contrafforte stabile, inserto estetico, componente dinamico ad alta resilienza. Per il progettista, questo significa tradurre un’intenzione in una soluzione, senza compromessi tra estetica e prestazione: più reattività dove serve spinta, più contenimento dove serve protezione, più leggerezza ovunque.

SCF: il salto di paradigma

Se il TPU è grammatica, lo SCF è rivoluzione. L’espansione con il gas genera una struttura cellulare uniforme, finissima, con densità ridottissime e un ritorno elastico che fino a pochi anni fa era confinato ai laboratori. Il risultato si sente al primo passo in termini di ammortizzazione progressiva, comfort che non si esaurisce, peso ridotto. Lo SCF non è “una schiuma più leggera”, è un’architettura “cellulare” progettata.

Sostenibilità che nasce dall’ingegneria

In un mercato dove i criteri ESG sono ormai parametri di accesso, non più esercizi reputazionali, la scelta del materiale diventa scelta strategica. In Elachem, la sostenibilità nasce dalla tecnologia, non dal marketing, una differenza che anche il mercato premium sta imparando a riconoscere e ad apprezzare. Perché una calzatura più leggera consuma meno materia prima, riduce l’impatto logistico, abbassa il dispendio energetico nell’uso.

Non solo innovazione, ma anche nuovi confini per la creatività

C’è una dimensione che spesso resta in ombra quando si parla di polimeri tecnici: la libertà creativa che restituiscono. Epamould® e Epalite® e SCF permettono di immaginare suole con geometrie inedite, di integrare funzioni in singoli componenti, di giocare con trasparenze, colori e finiture che ieri appartenevano alla sola estetica.

Per il designer, questo rappresenta una tavolozza più ampia, come un cuoco che dà libero sfogo alla sua creatività per riscrivere il paradigna. Per l’R&D, una piattaforma coerente. Per il buyer, un prodotto che parla al tempo stesso al mercato della performance e a quello del desiderio.