Chi ha comprato un frigorifero o una lavastoviglie negli ultimi anni ha trovato in fattura una riga che spesso non si nota: «contributo ambientale assolto». Fra non molto la stessa dicitura potrebbe comparire sullo scontrino di un paio di stringate. Il meccanismo si chiama Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) e in Italia sta per arrivare anche per abbigliamento, calzature, tessile e pelletteria. Ne abbiamo parlato a MICAM Milano, a settembre 2026, con Mauro Chezzi, vicedirettore di Confindustria Moda – Federazione Tessile e Moda e referente associativo di Retex.Green, il consorzio per l’economia circolare del sistema moda che proprio in fiera ha presentato la partnership con Assocalzaturifici.
Partiamo dal consorzio. Che cos’è Retex.Green? L’abbiamo fondato nel marzo 2022 come Confindustria Moda, insieme ad Assocalzaturifici e ad altre associazioni del sistema confindustriale, per la circolarità dell’intera filiera di abbigliamento e calzature. Lo abbiamo fatto prevedendo l’evoluzione normativa che arriva dall’Europa e che ha già cominciato a entrare in vigore.
Che cosa è cambiato a luglio 2026? È scattato il primo obbligo del regolamento europeo sull’Ecodesign, approvato due anni fa. Riguarda le grandi aziende, sopra i 250 addetti, e vieta la distruzione dei capi invenduti, salvo pochi casi previsti dalla normativa. Da oltre un anno lavoriamo a presidi di circolarità perché non si arrivi alla distruzione e perché, quando è necessaria e lecita, avvenga con i criteri più rigorosi possibili.
Nel secondo tempo ci sarà l’EPR. Quando arriverà? Ragionando per ipotesi: se entro la fine del 2026 il decreto interministeriale firmato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, le aziende avranno quattro mesi per iscriversi a un consorzio. Sono obbligati i soggetti che immettono sul mercato italiano prodotti finiti con marchio proprio o in licenza. Le piccole imprese avranno un anno di tempo in più.
Come verrà calcolato l’ecocontributo? Ogni consorzio chiederà ai propri consorziati una dichiarazione dell’immesso sul mercato nazionale, espressa in chili. L’export non conta, l’import sì. Con queste risorse il consorzio costruirà la filiera di raccolta e selezione, con un ordine di priorità: riutilizzo, riciclo, infine termovalorizzazione. Retex.Green non destinerà nulla alla discarica: è una pratica che riteniamo sia da chiudere il prima possibile.
Chi sostiene davvero la spesa? Per le aziende si parla di esborso, non di costo. Il principio è «chi inquina paga»: le aziende anticipano l’ecocontributo e lo riportano in fattura o sullo scontrino, come già avviene per gli elettrodomestici. Il costo ricade sul consumatore finale, che materialmente produce il rifiuto.
Non tutte le scarpe, però, sono uguali. La normativa vuole premiare i prodotti più circolari. I parametri su cui si sta lavorando sono durabilità, riciclabilità, riparabilità e contenuto di riciclato, anche se la lista non è ancora esaustiva. Chi lavora su questi punti otterrà dei bonus, cioè riduzioni dell’ecocontributo. Ridurre il contributo significa ridurre le risorse che l’azienda deve anticipare al sistema.
La catena di fornitura è in qualche modo coinvolta? La filiera manifatturiera non ha obblighi diretti, ma deve fornire prodotti circolari a chi immette sul mercato i prodotti, così da ottenere vantaggi economici. È un obiettivo dichiarato della norma: chi vende governa la filiera e ha gli argomenti, anche commerciali, per chiederle di allinearsi. Il modello lineare, in cui si produce, si consumano risorse e si smaltisce, ha i giorni contati.
Che cosa dovrebbe fare oggi un calzaturificio? Capire che non è più una questione di «se», ma di «quando» la norma entrerà in vigore, perché a monte c’è una direttiva europea: al massimo si slitterà di qualche mese. Allinearsi adesso non è una scommessa, è una garanzia di competitività. Conviene individuare velocemente il consorzio adatto. Retex.Green ha il vantaggio di non nascere come esperto di EPR bensì di calzature, abbigliamento, tessile e pelletteria. Avere un interlocutore che capisce le problematiche del settore riteniamo sia importante. Come obiettivo abbiamo quello di spingere sulla ricerca e sull’innovazione per il riciclo.
A MICAM avete annunciato anche un incentivo. Con Assocalzaturifici e l’ente fieristico abbiamo siglato un accordo: gli espositori di MICAM che si iscriveranno a Retex.Green entro il 31 dicembre 2026 non pagheranno la quota associativa per il 2026 e il 2027.
Ci sono scarpe che si guardano dalla punta e scarpe che si guardano partendo dal tacco. La nuova Linea Donna di Solo Soprani per la Primavera/Estate 2027 appartiene alla seconda famiglia: il tacco smette di essere un sostegno e diventa un oggetto di design, scultoreo, metallico, prezioso. Lo si ritrova su slingback, sandali da sera e décolleté dalle linee essenziali, dove la silhouette asciutta lascia tutta la scena a quel dettaglio.
Intorno, i materiali giocano su contrasti e riflessi: satin drappeggiato, tulle, pelle, suede, crochet e superfici metallizzate. Poi cristalli, perle, nastri, fiocchi e applicazioni metalliche, per un’idea dichiarata senza giri di parole: la calzatura come gioiello. La palette parte da nero, nude e avorio, passa per ruggine e marrone e si accende con corallo, fucsia e verde.
Cambiando reparto, cambia anche il passo. La Linea Black Label Uomo lavora su un’eleganza informale pensata per accompagnare la giornata con stile e comfort: mocassini, boat shoes, driving shoes, sabot e sneakers destrutturate che tolgono senso alla vecchia separazione tra formale e tempo libero. Suede, pellami morbidi, inserti in rafia e lavorazioni ispirate all’espadrilla disegnano un’estate mediterranea; costruzioni leggere, cuciture a vista e suole flessibili completano il quadro. I colori restano naturali – beige, sabbia, diverse tonalità di marrone – con accenti navy che richiamano, senza alzare la voce, l’universo marinaro.
Due linguaggi, uno scenografico e uno rilassato, tenuti insieme dalla ricerca sui materiali e dalla cura del dettaglio. Il debutto è avvenuto con un cocktail nello storico showroom Luciano Soprani di Via Morosini 30 a Milano, davanti a stampa, talent, opinion leader e ospiti. Un ‘nuovo capitolo’ che riparte dalla storia del marchio per parlare a nuovi pubblici e nuovi mercati.
Tre calzature in fila, una accanto all’altra: verde oliva, ocra, color crema. Tomaie dalla trama intrecciata, zeppa rivestita, lacci di tessuto dello stesso colore che salgono a girare intorno alla caviglia. È l’immagine scelta da Pitillos per presentare la collezione Primavera/Estate 2027, e dice già molto della direzione presa dal marchio spagnolo.
La nuova linea, raccontata dall’azienda come il punto d’incontro tra innovazione, ricerca stilistica e tradizione, interpreta le tendenze della prossima stagione con un approccio contemporaneo. Senza però mettere in discussione i tre valori su cui il brand ha costruito la propria identità: comfort, qualità e cura dei dettagli.
L’azienda produce ad Arnedo, città considerata il cuore della produzione calzaturiera spagnola, e rivendica una manifattura Made in Spain fondata sulla selezione di materiali di alta qualità, su lavorazioni accurate e su dettagli ricercati.
È da questo distretto che arriva una collezione pensata per rinnovarsi stagione dopo stagione per rispondere a chi chiede una calzatura capace di unire stile, comodità e qualità artigianale. Tre esigenze che spesso finiscono per escludersi a vicenda. Riuscire a tenerle insieme è la vera prova.
Con la Primavera/Estate 2027 Pitillos prosegue dunque il proprio percorso di evoluzione, senza rinunciare al know-how che ne ha fatto un punto di riferimento della calzatura spagnola.
In musica, adagio è un’indicazione di tempo: chiede a chi suona di rallentare e di lasciare a ogni nota lo spazio per farsi sentire. Baldinini l’ha presa in prestito per la collezione Primavera-Estate 2027, “Adagio Italiano”, che il brand descrive come una filosofia del vivere capace di rimettere al centro il tempo, la leggerezza e i valori autentici, in un mondo che corre sempre più in fretta.
Tradotta in calzature, l’idea diventa un’eleganza rilassata in cui comfort, qualità e libertà di movimento stanno in equilibrio. La cornice comune alle linee uomo e donna è la Riviera italiana. I codici storici del marchio – lavorazioni intrecciate, dettagli laser-cut, tecniche recuperate dall’archivio – vengono riletti per costruire un guardaroba che passa senza strappi dal formale al casual, fino ai modelli dall’attitudine sportiva.
La parte più concreta del racconto riguarda materiali e costruzioni. Pellami di vitello ultramorbidi, superfici materiche e traforature convivono con soluzioni tecniche come la costruzione Goodyear Reverse e le suole ultraleggere. L’obiettivo è che ogni modello funzioni come una seconda pelle e segua il movimento del piede.
Ma che cosa succede quando una collezione dedicata alla lentezza decide di accelerare? La risposta si chiama Onda, una sneaker che Baldinini presenta come uno spin-off della collezione e come il lato più tecnologico della propria ricerca. Se l’Adagio rallenta, Onda lavora sulla dimensione attiva del movimento, con un progetto orientato alla performance e al dinamismo quotidiano. La suola volumetrica ultraleggera è studiata per garantire ammortizzazione e ritorno di energia, mentre la tomaia multistrato unisce resistenza, leggerezza e traspirabilità. È disponibile in versione uomo e donna, con un impatto visivo deciso e moderno.
Un’estate che non finisce mai. Chi lavora nella calzatura sa che, in un certo senso, è proprio così: a settembre, mentre le spiagge si svuotano, nei padiglioni di Rho Fiera si parla già della stagione successiva. Ambitious, brand portoghese di calzature, ha preso l’idea alla lettera e ha intitolato “Endless Summer” la collezione Primavera-Estate 2027.
Lo stand è stato ripensato da zero. Un’esperienza immersiva: l’idea è far muovere buyer e distributori nello spazio, tra diverse narrazioni di prodotto, invece di allinearli davanti a una parete di scaffali.
Dietro c’è un gruppo industriale che dichiara 20 milioni di euro di fatturato medio, 500.000 paia prodotte all’anno e una rete di oltre 900 punti vendita nel mondo. L’Italia è il primo mercato del marchio e vale da solo il 30% del fatturato.
La collezione, per uomo e donna, nasce dai paesaggi di Maiorca, in un percorso ideale tra mare e montagna. La palette va dai toni terracotta ai blu lavati e intensi, con verdi desaturati, kaki e neutri organici. Le immagini della campagna mostrano sneaker bianche con inserti in suede color sabbia e dettagli arancio e verde. Materiali naturali, pellami di alta qualità, costruzioni leggere e linee rilassate reinterpretano i modelli classici per l’uso quotidiano.
Infine, l’anteprima: forte di oltre 30 anni di ricerca e sviluppo del gruppo, Ambitious ha annunciato il suo modello più confortevole di sempre, pensato per la città.
Il settore chimico conciario si è dato appuntamento venerdì 9 ottobre nella suggestiva cornice dell’Hotel Lloyd’s Baia di Vietri sul Mare, in provincia di Salerno, per il 54° Convegno Nazionale AICC. Al centro dell’incontro, il tema “Sinergia Circolare: Normative, Chimica e Processi Industriali – L’alleanza delle competenze per una competitività sostenibile”. L’evento, che a dispetto del maltempo ha visto un’elevata partecipazione di pubblico, si è rivelato un importante momento di approfondimento dedicato alle sfide che stanno ridefinendo il settore: dalla crescente pressione normativa europea alla necessità di rendere misurabili le performance ambientali, fino alle nuove tecnologie capaci di coniugare qualità, innovazione e circolarità.
Tomaso Pellegrini
Ad aprire i lavori è stato il presidente AICC, Tomaso Pellegrini, che ha ricordato la capacità del settore chimico conciario di innovare costantemente, sottolineando al contempo l’importanza della collaborazione lungo la filiera. Solo attraverso l’integrazione delle diverse competenze, infatti, è possibile costruire un modello di competitività realmente sostenibile. Il programma è entrato nel vivo con l’intervento di Luca Marrucci, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha illustrato i principali contenuti della direttiva europea EmpCo, recepita in Italia ed entrata in vigore lo scorso settembre, volta a contrastare il greenwashing. Marrucci ha approfondito le ricadute della nuova normativa sulla comunicazione ambientale, che impone alle aziende di rivedere le proprie dichiarazioni di sostenibilità, richiedendo che siano supportate da prove concrete e verificabili.
Serena Portella
La credibilità delle strategie ESG è stata al centro dell’intervento di Serena Portella, Sustainability Manager di Muno, che ha approfondito il ruolo dell’analisi di materialità, della valutazione degli impatti e della qualità del dato nella costruzione di percorsi di sostenibilità realmente verificabili. Particolare attenzione è stata dedicata alla metodologia LCA, strumento fondamentale per individuare le criticità del processo conciario e orientare gli interventi di miglioramento.
Marco Cazzolla
L’innovazione nei processi produttivi ha fatto da sfondo all’intervento di Marco Cazzolla, R&D Finishing Specialist di GSC Group, che ha presentato uno studio comparativo sull’impatto ambientale e sulle prestazioni di nuovi reticolanti impiegati nei finissaggi per il settore automotive, evidenziandone in particolare l’efficacia in abbinamento alla tecnologia a raggi ultravioletti.
Degli sforzi del settore verso una chimica più responsabile senza compromettere qualità e prestazioni tecniche della pelle finita ha invece parlato Dario Manolo, Technical Manager di Icap Leather Chem, che ha illustrato il ruolo di organizzazione e strumenti come ZDHC, LCA e Digital Product Passport nel misurare e comunicare il valore dell’innovazione sostenibile.
Nella seconda parte del Convegno il focus si è spostato sulle applicazioni concrete dell’economia circolare. Alberto Colella, Responsabile Ambientale di Russo di Casandrino, ha riferito i risultati del progetto RESCUE (realizzato in ambito MICS) dedicato al recupero del collagene dagli scarti conciari per nuove applicazioni produttive, sottolineando come da un’idea di laboratorio si sia passati ad una realtà a scala industriale.
La Chemical & Sustainability Manager di Vignola Nobile, Daniela Caracciolo (peraltro responsabile dell’ottima organizzazione del Convegno in qualità di vicepresidente AICC), ha presentato il progetto europeo H2OxyTan, sviluppato dalla conceria campana nel quadro dei bandi MICS con lo sviluppo di un processo di concia sostenibile che utilizza complessi metallici biodegradabili al 90% e un trattamento innovativo dei reflui con perossido di idrogeno e raggi UV.
Daniela Caracciolo
Si è nuovamente parlato del comparto automotive con l’intervento di Luca Frighetto, R&D Manager di Pasubio, che ha esposto una ricerca sulla riduzione e il monitoraggio delle aldeidi svolta all’interno della conceria veneta, utilizzando approcci analitici alternativi agli standard oggi più diffusi, che ha portato all’ottimizzazione delle ricette e alla produzione di pelli finite più sostenibili.
Il ruolo della ricerca scientifica nella transizione sostenibile del settore conciario è stato al centro dell’intervento di Claudia Florio, Responsabile della Ricerca e Sviluppo della Stazione Pelli, che ha ricordato il fondamentale contributo svolto da SSIP in ambito Fondazione MICS con la promozione di progetti capaci di generare risultati di elevato valore scientifico e che soprattutto rispondono concretamente alle esigenze delle imprese, proprio come dimostrano i due progetti presentati durante il Convegno di Vietri. Un percorso reso possibile dalla collaborazione tra partner pubblici e privati con il coinvolgimento di università e centri di ricerca. Il microfono è quindi passato a Antonio Medici, tecnologo di SSIP, che ha parlato del progetto Smart Leather Quality, dedicato all’impiego di spettroscopia e sistemi di visione intelligente per migliorare il controllo qualità e la sostenibilità dei processi conciari.
Claudia Florio
L’ultima relazione della giornata è stata dedicata alla depurazione. Luca Pucci, Responsabile depurazione aree nolana e alto Sarnio di Gori Spa, società che gestisce il servizio idrico in 75 comuni tra le province di Napoli e Salerno, ha riferito le strategie e le innovazioni messe a punto in vista della nuova Direttiva europea sulle acque reflue urbane, destinata ad avere un impatto significativo sia sulla depurazione civile sia su quella industriale.
In conclusione, il Convegno AICC di Vietri ha confermato come la transizione sostenibile del settore conciario richieda un approccio integrato, capace di mettere in rete ricerca scientifica, competenze tecniche e realtà industriali. La sfida è trasformare conoscenze e innovazioni in soluzioni concrete, misurabili e applicabili ai processi produttivi. Perché è proprio dalla collaborazione lungo tutta la filiera che può nascere una competitività solida, responsabile e orientata al futuro.
Da sinistra: Luca Marrucci, Serena Portella, Marco Cazzolla, Dario MonoloDa sinistra: Claudia Florio, Luca Frighetto, Antonio Medici, Luca Pucci, Daniela Caracciolo
Un scorcio del pubblico del 54° Convegno Nazionale AICC a Vietri sul mare
Ridurre la fatica e trasformare ogni passo in un’iniezione di energia continua per chi lavora: con la tecnologia supercritica HYPERFORM e il lancio della gamma GLOVE HYPERFORM, Diadora Utility trasferisce nell’antinfortunistica la sua migliore tecnologia sviluppata per il running di alta gamma e testata dagli atleti professionisti. Questa integrazione nasce dalla consapevolezza che un lavoratore che passa otto ore in piedi in un cantiere o in un’officina affronta continue sollecitazioni fisiche. Diadora Utility trasforma la calzatura da Dispositivo di Protezione Individuale a vero e proprio strumento di benessere dinamico. La tecnologia HYPERFORM permette di avere un’intersuola leggera, elastica, reattiva e capace di ridurre l’affaticamento. Portato ad alte pressioni e temperature all’interno di un’autoclave, l’azoto acquisisce uno stato “supercritico” — comportandosi come un fluido “fantasma” — che gli consente di penetrare in modo perfetto e capillare all’interno della matrice del polimero. Il repentino cambio di pressione innesca un’espansione fisico-meccanica di microbolle, generando un materiale con una struttura più fine e uniforme.
GLOVE HYPERFORM
Dopo anni di test effettuati su processi e materiali volti a individuare la formula perfetta per le calzature sportive Diadora, nasce GLOVE HYPERFORM, la scarpa antinfortunistica con la suola in materiale supercritico che offre diversi vantaggi prestazionali e operativi tangibili per chi le indossa:
• Estrema leggerezza: la riduzione del peso dell’intersuola — con una densità record di soli 0,14 g/cm³ e un peso inferiore fino al 20% rispetto al modello precedente — diminuisce la fatica percepita e aumenta il comfort.
• Ammortizzazione dinamica: l’elevata elasticità e compressibilità del compound offrono un elevato assorbimento degli urti, proteggendo l’apparato muscolo-scheletrico dalle sollecitazioni quotidiane.
• Reattività e spinta attiva: l’efficienza della camminata viene migliorata, restituendo energia a ogni passo. La rullata risulta fluida, dinamica e particolarmente silenziosa.
• Durata e resistenza nel tempo: l’espansione fisica genera una struttura cellulare interna finissima, ultra-regolare e omogenea che dona una resistenza meccanica elevata e favorisce una durata superiore della calzatura.
La gamma risponde alle differenti esigenze e condizioni lavorative dei professionisti attraverso le seguenti varianti:
• GLOVE HYPERFORM S3S FO SR HRO ESD (nelle versioni Mid e Low): progettata per affrontare le condizioni d’uso più impegnative, unisce la pregiata pelle bovina nubuck a un tessuto poliestere idrorepellente e traspirante, assicurando protezione dall’umidità e durata elevata nel tempo.
• GLOVE HYPERFORM S1PS FO SR HRO ESD (nella versione Low): combina la morbidezza della pelle bovina scamosciata a inserti in tessuto poliestere traspirante, risultando ideale per gli ambienti indoor o asciutti.
A completare la struttura intervengono il battistrada in gomma nitrilica ad alta aderenza essenziale per garantire le specifiche di resistenza al calore (HRO), resistenza agli oli (FO) e, soprattutto, la massima aderenza e antiscivolo (SR) con le scanalature studiate per il rapido deflusso dei fluidi. Inoltre, un supporto anti-torsione inserito nell’arco plantare (Hidden Anti-Torsion Shank) dona stabilità al piede nei movimenti laterali e sulle superfici irregolari.
Diadora Utility si distingue anche per l’attenzione ai suoi impatti ambientali. GLOVE HYPERFORM è realizzata con materiali supercritici che utilizzano meno additivi chimici nella mescola e riducono la quantità di materiale impiegato a parità di volume. La calzatura include componenti riciclati, come il poliestere di lacci ed etichette o la coppetta del tallone. Il beneficio per il lavoratore che indossa GLOVE HYPERFORM è immediato: minore sforzo muscolare, una camminata naturale e la piacevole sensazione di “non sentire le scarpe ai piedi”. Con questa linea di calzature Diadora Utility fornisce a ogni professionista il supporto necessario per affrontare le sfide quotidiane mantenendo la stessa energia dal primo all’ultimo passo della giornata lavorativa.
Tre nuove calzature antinfortunistiche sono state recentemente presentate da Grisport. Tre modelli che forniscono la “sicurezza del lavoro” e “la comodità del tempo libero”. Si tratta di Maestrale, Scirocco e Tramontana, che fanno parte della Linea LTX (Light Tech Xtreme). Il loro punto di forza è dato dal Support System®, un sistema di rinforzo flessibile al tallone che “guida” il piede all’interno della scarpa in modo naturale, senza usare le mani e senza sforzo. “Aiuta a migliorare la stabilità durante la camminata e protegge il tallone” spiegano dal calzaturificio italiano di Castelcucco (Treviso). Il puntale è in composito PS143, ovvero un tecnopolimero composito additivato: leggero, resistente e che non conduce il freddo. È certificato per impatti fino a 200J. Il sottopiede è flessibile, anti-perforazione certificata (EN ISO 20345:2022+A1:2024). “Questa caratteristica rende la calzatura flessibile come una scarpa sportiva e sicura come un’attrezzatura da lavoro”.
La costruzione LTX prevede una suola a tre densità: * Connessione suola-tomaia tramite PU iniettato che collega la tomaia alla suola con precisione millimetrica e che non provoca alcun movimento indesiderato sotto il piede; * Nuova intersuola con tecnologia Nucleoos®. Il PU ultra-leggero è a iniezione gassosa, fattore che garantisce un peso ridotto. Il materiale ha un effetto ammortizzante costante con ritorno in posizione iniziale senza schiacciamenti; * Battistrada suola in TPU resistente agli idrocarburi, antiscivolo certificato SR.
Tre, infine, le tipologie di tomaia: * Pelle: alta resistenza all’abrasione, traspirante, si adatta al piede, spessore di 1.6-1.8mm, materiale naturale; * Microfibra: peso del materiale impiegato del 40% più leggero, idrorepellente, di qualità uniforme, richiede una manutenzione minima, resistente all’abrasione; * Mesh: massima traspirabilità, struttura “3D” ad alveoli, materiale leggerissimo, adattabilità anatomica, resistente alle sollecitazioni e regolazione termica. .
La linea TRACTION di Sparco Teamwork rappresenta la perfetta espressione di “value for money”, dove il rapporto qualità prezzo è davvero vantaggioso. TRACTION è una linea di calzature di sicurezza dallo stile sportivo, con tomaia semi-seamless per la massima flessibilità e una suola ultraleggera realizzata in EVA-gomma: l’intersuola in EVA garantisce leggerezza e ammortizzazione, il battistrada in gomma nitrilica assicura invece massimo grip, resistenza ad olii e idrocarburi (FO) e resistenza al calore da contatto fino a 300° (HRO). Oggi la linea TRACTION si arricchisce di un nuovo modello S1PS realizzato in pregiata pelle scamosciata traforata in una esclusiva colorazione blu navy – verde fluo. La nuova variante, che vanta un’ulteriore maggiore traspirabilità e flessibilità grazie alla qualità della vera pelle, affianca gli altri modelli di grande successo della linea realizzati in tessuto anti-abrasione riflettente (nelle versioni S1PS) o nubuck bottalato (nelle versioni S3S). Una linea, dunque, che ora è davvero completa e variegata, per incontrare i gusti e le necessità di tutti gli utilizzatori, garantendo il tipico look sportivo e distintivo delle calzature Sparco Teamwork, unitamente a flessibilità, leggerezza, sicurezza e performance.
Ecco i dettagli tecnici:
TOMAIA: morbida pelle scamosciata traforata, rinforzi in microfibra texturizzata. FODERA: tessuto 3D microforato traspirante. SOLETTA REMOVIBILE: antistatica in poliuretano a bassa densità con termoformatura ergonomica. SOLETTA ANTIPERFORAZIONE: ultra leggera in fibra tessile zero-perforation (PS – chiodo Ø 3.0 mm). PUNTALE: vetroresina amagnetico, isolante, resistente a 200J. SUOLA ANTISTATICA ANTISCIVOLO: intersuola in EVA super confortevole ad alto assorbimento di energia. Battistrada in gomma nitrilica FO+HRO. TAGLIE: 36-48 (UK 3½-13).
Il nuovo modello S1PS in pelle scamosciata traforata
Il settore della calzatura antinfortunistica sta vivendo una fase di profonda evoluzione, nella quale sicurezza, comfort e prestazioni non rappresentano più esigenze separate, ma diventano elementi sempre più strettamente integrati. In questo scenario, l’introduzione della tecnologia supercritica nelle intersuole segna un importante salto in avanti: un’innovazione nata e sviluppata nel mondo dello sport che oggi trova una nuova applicazione anche nelle calzature destinate ai professionisti. Tra i primi brand a portare questa tecnologia nel settore safety c’è Diadora Utility, forte dell’esperienza maturata dalla casa madre nel mondo del running. Il trasferimento tecnologico non è stato casuale: le esigenze di un’atleta e quelle di un lavoratore presentano infatti diversi punti di contatto, soprattutto quando si parla di leggerezza, ammortizzazione, reattività e riduzione dell’affaticamento. «Abbiamo portato nell’antinfortunistica la nostra migliore tecnologia sviluppata per il running di alta gamma e testata da atleti professionisti», spiegano dall’azienda di Caerano di San Marco, in provincia di Treviso. Un percorso che ha permesso di trasferire nel mondo del lavoro competenze, materiali e soluzioni inizialmente concepiti per migliorare la performance sportiva. La tecnologia supercritica consente infatti di intervenire sulla struttura dell’intersuola, ottenendo un materiale caratterizzato da una particolare combinazione di leggerezza, elasticità e capacità di risposta. Il risultato è una calzatura che, pur mantenendo tutti gli elementi necessari a garantire la protezione richiesta dalle normative, punta a offrire una sensazione d’uso sempre più vicina a quella di una scarpa sportiva. GLOVE HYPERFORM è stata presentata ufficialmente alla fiera A+A e da gennaio 2026 è diventata disponibile per tutti i clienti e gli utilizzatori.
Michele Risatti, R&D & Quality Director di Diadora
Ne parliamo in modo approfondito con Michele Risatti, R&D & Quality Director di Diadora che lavora in azienda dal 2005, quindi conosce benissimo le varie evoluzioni tecnologiche che si sono susseguite in questi ultimi due decenni.
HYPERFORM nasce nel mondo del running. Cosa vi ha convinto che questa tecnologia potesse fare la differenza anche nelle calzature antinfortunistiche?
La risposta è piuttosto semplice: in Diadora abbiamo sempre ben chiare le esigenze dell’utilizzatore finale, sia che si tratti di uno sportivo sia di un lavoratore. Nel running riceviamo da anni una richiesta molto precisa: scarpe sempre più leggere, capaci di garantire protezione, ammortizzazione e reattività per ridurre la fatica durante il gesto atletico. Le stesse esigenze le ritroviamo oggi nel mondo del safety. Chi indossa scarpe antinfortunistiche è spesso abituato, fuori dal lavoro, a portare sneaker o scarpe da running e cerca quindi anche sul posto di lavoro comfort, leggerezza, flessibilità e reattività. Se per un runner l’obiettivo è migliorare la performance riducendo lo sforzo, per un lavoratore significa arrivare a fine giornata con meno affaticamento muscolare e articolare, mantenendo elevate prestazioni durante tutta la giornata. Da questo punto di vista esiste una forte correlazione tra le esigenze del runner e quelle del professionista che utilizza calzature di sicurezza.
L’integrazione della tecnologia supercritica ha comportato difficoltà nel rispettare le certificazioni richieste per le calzature di sicurezza?
Più che difficoltà, è stato necessario un importante lavoro di affinamento. Diadora Utility ha ormai una lunga esperienza nella progettazione di calzature antinfortunistiche in grado di superare brillantemente tutti i test previsti dalle normative. L’obiettivo è stato trovare il giusto equilibrio tra prestazioni e protezione, integrando la nuova tecnologia senza compromettere gli standard di sicurezza. Il vantaggio è che il supercritico interviene sull’intersuola, cioè la parte compresa tra tomaia e battistrada, una zona ben definita della scarpa. Gli elementi che incidono maggiormente sulle prove di urto, compressione e perforazione – come puntale e lamina anti-perforazione – mantengono la loro funzione strutturale, mentre l’intersuola può essere ottimizzata per offrire maggiore comfort e prestazioni.
Quanto ha pesato l’esperienza maturata con l’EVA nello sviluppo di questa nuova soluzione?
Moltissimo. Già nel 2005 siamo stati tra i primi a introdurre l’EVA nel mondo della calzatura da lavoro. Quell’esperienza ci ha permesso di conoscere a fondo il comportamento dell’intersuola e di capire come intervenire soprattutto nell’area del tallone, estendendo poi lo sviluppo fino all’avampiede. Con il supercritico rappresentiamo un ulteriore passo avanti, mantenendo anche le caratteristiche del battistrada in gomma HRO, che garantisce resistenza all’abrasione e allo scivolamento.
Perché avete scelto di introdurre HYPERFORM proprio sul modello Glove?
Glove rappresenta un’icona per Diadora Utility, sia all’interno dell’azienda sia sul mercato del safety. Nel 2005 ha segnato una svolta nel settore della calzatura di sicurezza e, ancora oggi, è uno dei modelli più riconoscibili e longevi della nostra collezione. È il prodotto che, più di ogni altro, è stato continuamente evoluto nel corso degli anni senza perdere la propria identità. Abbiamo scelto di partire proprio da Glove perché conoscevamo perfettamente la sua struttura, la distribuzione dei materiali e il comportamento del prodotto sul campo. Questo ci ha permesso di inserire una tecnologia innovativa su una piattaforma già consolidata, migliorandone ulteriormente comfort e prestazioni. In futuro l’obiettivo è estendere il supercritico anche ad altri modelli della gamma, ma era naturale iniziare dal nostro modello di riferimento. Da dove nasce la tecnologia supercritica e come è arrivata nel mondo della calzatura di sicurezza?
Abbiamo avuto un vantaggio importante: Diadora Utility fa parte della famiglia Diadora, un’azienda che da sempre investe nello sport e nell’innovazione. Questo ci ha permesso di lavorare su una tecnologia, appunto l’espansione supercritica (SCF, Supercritical Foaming), che avevamo già sviluppato intensamente nel running dopo il periodo del Covid. Dopo aver studiato diversi compound e le loro proprietà, dal 2024 abbiamo introdotto questa tecnologia nelle scarpe Diadora da running con modelli come Gara Carbon, Frequenza e Corsa. L’esperienza maturata nello sport ci ha fornito le competenze necessarie per trasferirla nel mondo del safety con GLOVE HYPERFORM.
Che cos’è, in termini semplici, l’espansione supercritica?
Per capire la differenza bisogna partire dal metodo tradizionale. Per quasi cinquant’anni le intersuole sono state prodotte in EVA attraverso un processo di espansione chimica: il materiale veniva inserito in uno stampo insieme ad additivi e agenti espandenti che, grazie a calore e pressione, provocavano una reazione chimica capace di creare le tipiche microcelle all’interno del materiale. Quel sistema funziona molto bene, ma ha un limite preciso: oltre una certa riduzione della densità il materiale perde resistenza e durata, perché le bolle diventano troppo grandi e la struttura tende a collassare. L’espansione supercritica cambia completamente approccio: l’espansione non è più chimica, ma fisica.
Come funziona concretamente il processo?
Si parte da una piccola intersuola rigida in materiale termoplastico. Questa viene inserita in un’autoclave, dove viene sottoposta a pressioni e a temperature che ammorbidiscono il materiale senza fonderlo. All’interno dell’autoclave viene immesso azoto in condizioni cosiddette “supercritiche”. In questo stato l’azoto riesce a penetrare il materiale in modo estremamente uniforme. Quando la pressione viene rilasciata, le microbolle di azoto si espandono trascinando con sé il materiale. Il risultato è una struttura omogenea, con celle tutte molto simili tra loro, ottenuta senza alcuna reazione chimica.
Qual è il vantaggio rispetto alla tecnologia tradizionale?
Il principale vantaggio è che possiamo ridurre drasticamente la densità senza compromettere la durabilità del materiale. Nel running oggi si lavora addirittura sotto gli 0,10 g/cm³. Per il safety abbiamo individuato un equilibrio ottimale di circa 0,14 g/cm³, una densità che garantisce sia leggerezza sia resistenza nel tempo. Per fare un confronto: EVA tradizionale: circa 0,20-0,30 g/cm³; poliuretano espanso: tra 0,35 e 0,45 g/cm³; Supercritico Diadora Utility: circa 0,14 g/cm³. Significa arrivare quasi alla metà della densità dell’EVA tradizionale e a circa un terzo rispetto al poliuretano.
Come avete individuato la densità giusta per il mondo safety?
Non ci siamo limitati ai test di laboratorio. Abbiamo effettuato numerose prove sul campo coinvolgendo anche colleghi della logistica e dei servizi generali che hanno utilizzato i prototipi nelle reali condizioni di lavoro. Il valore di 0,14 g/cm³ è il risultato di questo equilibrio: sufficientemente leggero da offrire un netto miglioramento rispetto ai materiali tradizionali, ma anche abbastanza resistente da garantire, ammortizzazione, reattività e durabilità richiesta da una scarpa antinfortunistica.
Tra leggerezza, ammortizzazione e reattività, quale caratteristica colpisce di più chi prova per la prima volta GLOVE HYPERFORM?
La riduzione del peso è uno degli aspetti più importanti nelle calzature di sicurezza di nuova generazione, soprattutto perché oggi vengono indossate anche per 10-12 ore al giorno, non più soltanto durante il lavoro. Una riduzione di 50-100 grammi può contribuire a diminuire l’affaticamento. Il materiale supercritico di GLOVE HYPERFORM aggiunge inoltre un importante vantaggio in termini di ammortizzazione e restituzione di energia: assorbe maggiormente l’impatto al tallone, riducendo le sollecitazioni sull’apparato muscolo-scheletrico, e restituisce più energia durante la fase di spinta. Un ulteriore beneficio riguarda la facilitazione della rullata, cioè la transizione dal tallone all’avampiede. Una calzatura più leggera, flessibile e reattiva rende il passo più naturale e fluido, contribuendo a ridurre ulteriormente il carico muscolare. L’obiettivo è arrivare a misurare scientificamente questi benefici attraverso specifici test sulla cosiddetta “walking economy”, un ambito ancora in fase di studio.
L’introduzione del supercritico ha rivoluzionato anche il processo produttivo?
Solo in parte. La fase finale di stampaggio rimane sostanzialmente identica: il premold viene comunque portato nello stampo definitivo dove vengono definiti forma, profili e caratteristiche dell’intersuola. La vera novità riguarda la fase iniziale, cioè la realizzazione del premold e il passaggio nell’autoclave. Per questa lavorazione collaboriamo con partner specializzati che dispongono di impianti molto avanzati, ormai sempre più diffusi nel mondo del running. Si tratta di macchinari moderni, spesso alimentati anche da impianti fotovoltaici, che rappresentano un’evoluzione importante anche dal punto di vista dell’efficienza produttiva.
Quali sviluppi vi aspettate dalla tecnologia supercritica nei prossimi anni?
Il supercritico è una tecnologia relativamente giovane nel settore calzaturiero: sebbene il processo di espansione supercritica dei polimeri esista da tempo in comparti come l’aerospazio e il trasporto ferroviario, nelle calzature il suo impiego si è affermato solo negli ultimi anni. Oggi il nostro obiettivo è sfruttarne al massimo il potenziale, lavorando sull’evoluzione dei materiali, sull’ottimizzazione delle densità e sull’integrazione con altre tecnologie proprietarie. La direzione è chiara: sviluppare scarpe sempre più leggere, flessibili e confortevoli, mantenendo elevate prestazioni. È un percorso in continua evoluzione, che apre la strada a soluzioni sempre più innovative per il futuro della calzatura. Il processo produttivo non utilizza agenti chimici espandenti, rendendo questa tecnologia realmente sostenibile. Quanto conta oggi sviluppare materiali che migliorino contemporaneamente prestazioni e impatto ambientale?
GLOVE HYPERFORM è realizzata con materiale supercritico che da un lato riduce l’impiego di agenti chimici utilizzati nella fase di espansione, come acceleranti e additivi; dall’altro permette di ridurre la quantità di materiale impiegato per l’intersuola, a parità di volume. Questo significa un minore consumo di materia prima vergine e, di conseguenza, un impatto inferiore in termini di risorse impiegate per produrla. È un tassello che si aggiunge a un percorso già avviato, che comprende l’utilizzo di componenti riciclati e la ricerca di soluzioni sempre più sostenibili. La vera sfida futura, però, sarà chiudere il ciclo di vita della calzatura: senza un sistema efficace di raccolta e recupero a fine vita, anche i prodotti progettati per essere riciclabili non possono esprimere tutto il loro potenziale. C’è ancora molta strada da fare.
Diadora Utility – GLOVE HYPERFORM Low – S1PS FO SR HRO ESD Diadora Utility – GLOVE HYPERFORM Mid- S3S FO SR HRO ESDDiadora Utility – GLOVE HYPERFORM Low – S1PS FO SR HRO ESD Il processo di sviluppo dell’intersuola con tecnologia Supercritica di Diadora applicata a due settori diversi: per il running Atomo Star (a sx), per il lavoro Glove Hyperform (dx)
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