ArsTannery Magazine

Oltre lo zero sostenibile: se ne parlerà al Convegno Tecnico AICC Veneto il 20 novembre prossimo

Quest’anno il Comitato Organizzatore del Convegno Tecnico AICC Veneto ha scelto di focalizzare l’attenzione su un tema cruciale e di stretta attualità per il futuro e l’innovazione della nostra filiera, dal titolo: “Oltre lo zero sostenibile: gestione, sostituzione e impatto dei solventi residui nei processi conciari”.
Chi desidera presentare un proprio lavoro durante il Convegno è invitato a inviare un abstract entro il 15 settembre 2026 all’indirizzo e-mail [email protected].
L’abstract del lavoro dovrà essere redatto in stretta conformità al modello approvato dal Consiglio Direttivo dell’AICC, e consultabile al seguente link Modello Abstract
“L’industria conciaria ha già ridotto significativamente l’impatto dei solventi grazie a formulazioni e processi evoluti. Per questo, non parleremo delle solite restrizioni normative (REACH, ZDHC, ecc.), ma ci concentreremo sull’utilizzo residuo” spiegano dall’associazione.
L’obiettivo è quello di fare un punto pratico e dare spazio a soluzioni concrete per studiare, ridurre o sostituire quelle frazioni di solventi ancora tecnicamente necessarie in specifiche fasi o nicchie di lavorazione.
AICC informa che saranno prioritariamente valutati contributi di:
* Produttori chimici: formulazioni e polimeri alternativi o sistemi bio-based per sostituire i solventi residui.
* Concerie: ottimizzazioni di processo, modifiche impiantistiche e case history di abbattimento dei residui.
* Depurazione e servizi ambientali: monitoraggio e nuove frontiere nel trattamento e abbattimento dei reflui.
I lavori saranno valutati dalla Commissione Tecnica incaricata e l’accettazione finale per il Convegno sarà tempestivamente comunicata agli autori.

Born Outside: oltre la sneaker

Fondato tra Italia e Dubai da due giovani outsider del settore, Born Outside ha costruito la propria identità nel mondo della sneaker. Con Capitolo III e la collezione SS27 presentata a Pitti Uomo, per la prima volta guarda oltre, presentando il suo primo loeafer ‘Linea’. Un mocassino contemporaneo dalle linee essenziali, costruito su una lastra di gomma a profilo ribassato che mantiene la silhouette vicina al suolo, leggera. La tipica vaschetta del mocassino viene reinterpretata attraverso una costruzione 3D seamless che preserva il carattere classico eliminando ogni ridondanza. Sul retro, una costruzione elastica regala una calzata fluida e rilassata impossibile da trovare in un loafer convenzionale.

Muno presenta soluzioni in pelle responsabili e ad alte prestazioni ad ACLE 2026

Mentre le aspettative del mercato continuano ad evolversi e i marchi danno sempre più priorità all’approvvigionamento responsabile, i produttori di pelle si trovano di fronte alla sfida di garantire una qualità eccellente riducendo al contempo l’impatto ambientale. In Muno, l’innovazione parte da una profonda comprensione dei materiali, dei processi e delle reali sfide produttive. Attraverso tecnologie avanzate per la lavorazione a umido e una stretta collaborazione con i clienti, l’azienda sta contribuendo a plasmare il futuro della produzione della pelle.

Nel padiglione E2, stand E2-C05, Muno presenterà tre piattaforme tecnologiche chiave:
• Il sistema impermeabilizzante Densodrin®, che combina elevate prestazioni e rispetto dell’ambiente.
• TANICOR®.LB, una gamma aggiornata a basso contenuto di bisfenolo sviluppata per conformarsi alle normative di prossima entrata in vigore.
• Syntura®, il sistema di riconcia di nuova generazione di Muno, che combina prestazioni eccellenti, sostenibilità e conformità normativa.
I visitatori della fiera sono invitati a incontrare il team di Muno per discutere delle sfide tecniche, delle priorità in materia di sostenibilità e delle nuove opportunità per una produzione di pelle ad alte prestazioni e più responsabile.

La lista che mancava: nasce l’MRSL degli accessori metallici

Il 23 settembre 1999 la sonda Mars Climate Orbiter, costata circa 125 milioni di dollari, si disintegrò nell’atmosfera marziana. Nessun guasto, nessun errore di calcolo: un team di ingegneri lavorava in unità metriche, l’altro in unità imperiali. I numeri erano giusti. Era sbagliata la lista di riferimento con cui venivano letti.

Nei reparti galvanici non si perdono sonde spaziali. Ma il meccanismo dell’errore è identico: prendere la grammatica di un processo e applicarla a un processo che parla un’altra lingua. È quello che è successo per anni alla filiera dell’accessorio metallico, alla quale sono state chieste riduzioni ed eliminazioni di sostanze sulla base di elenchi scritti per il tessile, per il pellame, per la plastica. Elenchi seri, costruiti bene. Solo, costruiti per altro.

 

UNA LISTA CHE NON ESISTEVA

MRSL sta per Manufacturing Restricted Substance List: l’elenco delle sostanze soggette a restrizione nei processi produttivi. La versione oggi pubblicata all’interno del framework ZDHC — il programma Zero Discharge of Hazardous Chemicals, che punta allo scarico zero nell’ambiente di sostanze chimiche pericolose — copre tessili, pellame e materiali plastici. Gli accessori metallici non sono mai stati considerati.

Ester Falletta, direttrice tecnica del Consorzio Physis, usa due parole precise per descrivere quello che è accaduto nel vuoto lasciato da quell’assenza: forzature e storture. Le richieste ai fornitori sono arrivate comunque, perché i brand non potevano permettersi di aspettare una lista che nessuno stava redigendo. E così una fibbia, una cerniera, un morsetto sono finiti sotto un metro pensato per altri.

 

CHI PUÒ SCRIVERLA DAVVERO

La domanda vera è chi abbia i titoli per redigere una lista del genere. Non un singolo produttore, che conosce bene solo il proprio anello. Non un brand, che vede la filiera dall’esterno e dall’alto.

Physis è il primo consorzio nato per rappresentare l’intera catena di produzione dell’accessorio metallico: dalla raffinazione dei metalli agli impianti, dai software alle soluzioni tecnologiche di supporto, dai materiali base ai semilavorati, fino ai trattamenti superficiali di deposizione galvanica e verniciatura. Questa struttura ha permesso di mettere attorno a un tavolo tecnici che presidiano fasi produttive diverse, con l’aggiunta di una rete internazionale di esperti.

Dal 2025 il progetto di sviluppo dell’MRSL per l’accessorio metallico è partito ufficialmente, con il Consorzio Physis nel ruolo di capofila, in tandem con ZDHC.

 

GALVANICA, PRIMO CAPITOLO

A fine 2025 il gruppo di lavoro ha definito la prima lista: le sostanze soggette a restrizione nelle deposizioni galvaniche applicate agli accessori metallici.

Dentro ci sono tre macrocategorie: sostanze metalliche, organiche e inorganiche.

Il documento è stato trasmesso all’MRSL Council, che ha istituito un Technical Expert Group (TEG) composto da esperti internazionali di formulazione, impianti e processi industriali, sostenibilità e rappresentanti dei brand. Il TEG, presieduto da Ester Falletta, sta ultimando la revisione del documento, la cui validazione finale da parte dell’MRSL Council, l’organo che ne cura la revisione tecnica indipendente, è prevista per ottobre 2026.

 

NON UN ELENCO DI DIVIETI

Una lista di sostanze ristrette viene istintivamente letta come un cartello di divieto, e quindi come un costo, una complicazione, un problema. Ma la situazione dovrebbe essere letta in ben altro modo: la pubblicazione dell’MRSL non sarà un punto d’arrivo, sarà un punto di partenza.

La logica è quella dei piani progressivi di riduzione, che accompagnano l’impiego di una sostanza fino al phase-out, cioè fino al suo abbandono. E l’elenco verrà riesaminato periodicamente, a mano a mano che la tecnologia della filiera avanza. Con un criterio che raramente compare nei documenti di sostenibilità: accanto alla tutela ambientale e alla salute e sicurezza, viene messa sul tavolo anche la sostenibilità industriale ed economica di ciò che si chiede di implementare. Tradotto: nessuna riduzione che una filiera reale non sia in grado di sostenere.

Non una lista statica di obblighi, dunque, ma un programma che cammina insieme alla ricerca, e per certi aspetti la stimola.

Per anni all’accessorio metallico è stato chiesto di dimostrarsi pulito usando il termometro di qualcun altro. Adesso sta costruendo il proprio sistema di valutazione. Un gran passo in avanti.

Samoa di U.S. Polo Assn ripensa il concetto di smart-casual estivo

Lo storico marchio ufficiale della United States Polo Association ha presentato allo scorso Pitti Uomo la sua collezione calzature per la prossima estate che coniuga, ancora una volta, l’autentico spirito sportivo, con le tendenze più attuali del menswear. Protagonista è il modello Samoa, una calzatura ibrida che reinventa il concetto di smart-casual estivo, unendo la struttura leggera e rilassata della classica espadrillas alla silhouette stringata e dinamica di una sneaker urbana. Realizzato in canvas leggero e traspirante, il modello si distingue per dettagli iconici come il logo ricamato del doppio giocatore di polo, la tradizionale suola con bordo in corda intrecciata e battistrada in gomma flessibile, pensato per garantire così comfort e versatilità durante tutta la stagione estiva.


 Sebago: ritorno alle origini per l’80esimo anniversario

Ottant’anni fa Daniel J. Wellehan fonda nel Maine il proprio marchio insieme agli amici e soci Joe e Will, con la visione di trasformare il profondo legame con il territorio in prodotti autentici e senza tempo. Prende così avvio una produzione di mocassini classici, immediatamente apprezzati per l’elevata qualità della manifattura. Valori che ancora oggi ispirano il brand che festeggia l’importante traguardo di 80 anni con il Boat Tour, un progetto che trasforma il modello iconico Docksides in una barca a forma di scarpa in viaggio tra Milano, Amsterdam, Firenze, Parigi e Londra. Nasce anche una capsule collection Limited Edition e Made in USA, con protagonista ancora la Docksides, proposta in pelle pieno fiore in due colori.

Sebago Boat Tour Milano


Monkuniverse ripensa la camminata con la sua Monk (bare) Foot

Frutto della visione di Giacomo Gallina, fashion e footwear designer con quasi vent’anni di esperienza nel settore del lusso, con il lancio del progetto Monk (bare) Foot il marchio introduce una calzatura leggera e di alta qualità, concepita per rivoluzionare il concetto di camminata secondo la filosofia del vuoto e la meditazione in movimento.

Il nome del brand racchiude la sua intera essenza: Monk richiama la figura del monaco, mentre il concetto di Mu – risposta a un antico koan giapponese che significa “nulla” o “vuoto” – si fa manifesto creativo, vera origine di ogni processo generativo.

Il progetto Monk (bare) Foot traduce questa filosofia in un’esperienza fisica che simula la camminata a piedi scalzi, un’antica pratica di meditazione zen.Per ricreare la sensazione del contatto nativo con il suolo, la scarpa adotta la suola Vibram FF Cup: un guscio ultrasottile di pochi millimetri di gomma a “drop-zero” (privo di dislivello tra tacco e punta). La straordinaria flessibilità di questo componente si sposa con l’eccellenza della manifattura italiana. La tomaia, in vera pelle pieno fiore, viene cucita direttamente alla suola in gomma, mentre il soletto interno è in vero cuoio. La produzione è interamente affidata a un piccolo calzaturificio artigianale veneto, custode della tradizione del Made in Italy.

Lotto Losanga ’76 PRT: omaggio al mito italiano

Il brand fondato nel 1973 a Montebelluna, nel cuore del distretto calzaturiero veneto, è oggi una delle realtà italiane più riconosciute nel panorama sportivo internazionale. Alla scorsa edizione di Pitti Uomo ha presentato la nuova collezione SS27, con una proposta che intreccia heritage sportivo, ricerca materica e sensibilità contemporanea. Tra i modelli di punta troviamo Losanga ’76 PRT, omaggio a uno dei capitoli più iconici della storia sportiva italiana: la vittoria dell’Italia in Coppa Davis 1976. Il modello prende il nome dalla maxi losanga Lotto, elemento grafico oversize che domina la tomaia ed è realizzato in velour beige in continuità con punta e back tab. La sneaker sviluppa un equilibrio sofisticato tra memoria sportiva e suggestioni urban, grazie alla finitura vintage effetto invecchiato e ai dettagli grafici che la caratterizzano: gli ideogrammi sulla suola, i caratteri giapponesi a contrasto sul tallone e la personalizzazione Losanga ’76 su linguetta e back tab rafforzano l’allure urban del modello.

Kapten & Son: compagno di vita e di avventure

Fin dai suoi esordi, Kapten & Son si impegna a trasformare ogni momento in un’esperienza significativa, offrendo prodotti innovativi, funzionali e dal design accattivante. La ricca collezione del brand spazia dagli occhiali da sole all’attrezzatura da viaggio, fino ad arrivare a una versatile linea di borse e zaini. Proprio questi ultimi fondono perfettamente estetica e praticità: disponibili in diverse dimensioni (dai 4 ai 26 litri), sono ideali per il lavoro, l’università, lo sport e il tempo libero. Realizzati con materiali di alta qualità e proposti in un’ampia gamma di modelli e colori moderni, gli zaini Kapten & Son offrono tutto lo spazio necessario per organizzare al meglio gli oggetti essenziali di ogni giorno, come laptop, documenti e borracce.


D.A.T.E svela RETRÒ, il suo nuovo manifesto estetico

Canvas grezzi, inserti materici e pellami premium convivono in una ricerca di equilibrio dove l’imperfezione diventa dettaglio progettuale e il contrasto acquista valore estetico. Ad anticipare la visione della stagione è RETRÒ, novità presentata in esclusiva a Pitti: una sneaker che sintetizza l’approccio essenziale della collezione e che interpreta il concetto di quiet luxury. Realizzata in nappa e suede, completamente sfoderata e priva di rinforzi interni, presenta un’ estrema leggerezza e comfort, enfatizzando la sensazione di una scarpa che accompagna naturalmente il movimento del corpo. Il design richiama un immaginario sportswear d’archivio riletto in chiave contemporanea: il laccio tondo in cotone, l’occhiellino tecnico sul primo foro e la suola in gomma miele definiscono un’estetica pulita, versatile e autentica. Sul lato della tomaia compare inoltre una nuova interpretazione del segno distintivo D.A.T.E.: quattro piccoli quadratini che rappresentano i quattro fondatori del brand e ne custodiscono il DNA originario.