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Pantofola d’Oro apre a Milano: per una community che ama il calcio 

Il marchio di Ascoli Piceno ha inaugurato un concept store di cento metri quadri in via Seneca 4, ospitato in Aretè Showroom. Con la capsule firmata dal designer sudafricano Thebe Magugu.

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Giugno 2026

Pantofola d’Oro apre a Milano: per una community che ama il calcio 

Le scarpe da calcio oggi non vivono più confinate solo negli stadi. Stanno sotto i jeans di chi al pallone non gioca da anni, dentro vetrine pensate per i collezionisti, sopra gli scaffali degli archivi diventati flagship. Il 5 giugno 2026 Pantofola d’Oro ha aggiunto un capitolo a questa migrazione: ha inaugurato in via Seneca 4 a Milano un concept store di cento metri quadri. Lo ha fatto dentro Aretè Showroom. Non un’apertura standalone, non un tempio monomarca: uno spazio dentro lo spazio del proprio showroom.

 

All’opening è stata presentata la capsule Thebe Magugu x Pantofola d’Oro. Il designer sudafricano — lo stesso che ha portato i codici dell’Africa contemporanea sulle passerelle europee — ha lavorato sull’idea dello street soccer. Risultato: divise con richiami africani, dettagli simbolici, calzature divise tra tecnico e lifestyle. Sulla carta è un’operazione classica: marchio storico più designer riconoscibile uguale hype. Nella pratica è qualcosa di più interessante. Il calcio è uno dei pochi linguaggi davvero universali rimasti, e Magugu lo usa come pretesto per parlare di identità, inclusione e appartenenza culturale. Tradotto: una collezione che non punta a chi compra perché è di moda, ma a chi compra perché si riconosce.

 

Lo spazio nasce con una promessa che ormai accompagna qualunque apertura fra Milano, Parigi e Tokyo: non essere un punto vendita, ma un luogo esperienziale. Il banco di prova sarà il calendario. Pantofola d’Oro annuncia eventi continuativi, lanci esclusivi e gli appuntamenti “Su Misura” per la personalizzazione delle calzature, oltre a future collaborazioni con partner del mondo sport e lifestyle. La personalizzazione è il dettaglio che più ha senso. In un marchio nato dal su misura per calciatori, rimettere la ‘misura artigianale’ al centro è memoria attiva per legare una nuova community.

 

La storia del brand andrebbe ricordata anche solo per l’aneddoto inaugurale. Il nome lo inventa John Charles, capocannoniere gallese della Juventus, che infilando le scarpe esclama: «Sono più comode delle mie pantofole». Da lì partono i 140 anni di un marchio che nasce ad Ascoli Piceno con Emidio Lazzarini, atleta e figlio di calzolai, che applica al calcio i materiali più morbidi reperibili — una piccola rivoluzione, ispirata dall’essersi rifatto le sue scarpette rigidissime per la lotta libera — e poi estende lo stesso metodo a rugby, tennis, pallacanestro, golf e ciclismo. Quando lo sport smette di essere artigianato e diventa industria, il marchio fa fatica. La rinascita arriva con Kim Williams e Massimo Ubaldi, che recuperano due modelli del 1950 e del 1956 e li riadattano per il tempo libero. La tradizione diventa tendenza. Quelle scarpe si ritrovano nelle vetrine dei negozi più belli del mondo. Oggi la Superleggera è arrivata alla versione 2.0: solo 175 grammi.


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