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La rete italiana di aziende della filiera tessile e dell'arredamento sostenibile annuncia l'ingresso di undici nuove realtà produttive.
Luglio 2026
In un momento di profonda trasformazione normativa per il settore, la compagine associativa Slow Fiber raggiunge quota 38, con l’ingresso di undici nuove realtà produttive. Si tratta di: Cardinalini & C. SpA, impresa in Umbria di lunga tradizione nel settore tessile-abbigliamento; Brugnoli, impresa di Busto Arsizio specializzata da oltre 70 anni in tessuti a maglia circolare. Tintoria Mancini, azienda biellese di Sandigliano specializzata da oltre 50 anni nella tintura di cashmere, lana, vicuna, alpaca e seta in fiocco, tops e matasse. Maglieria Gina, azienda famigliare di Dairago (MI) che da oltre 40 anni produce maglia circolare. I.T.T. Industria Tessile Tintoria Spa, impresa che da oltre 50 anni è specializzata nella tintura di fibre e tessuti pregiati. Tintoria e Stamperia di Lambrugo (CO), da oltre 80 anni si occupa di lavorazioni di tintoria e finissaggio prevalentemente su tessuti a navetta in fibre artificiali e sintetiche. Tessitura F.lli Bortolotto, in provincia di Treviso, produttrice di tessuti artigianali dal 1963. Quality Biella, da oltre 50 anni offre servizi integrati per la qualità tessile: rammendo, controllo qualità e confezione, coniugando competenza artigiana e tecnologia. Filatura Luisa 1966, da 60 anni produce a Masserano (BI) filati pettinati di alta gamma, coniugando qualità, innovazione e sostenibilità. Roberto Collina Maglieria, family brand di caratura mondiale, produce a Crevalcore (BO) maglieria di alta qualità con macchinari d’avanguardia, fin dal primo dopoguerra. Achille Pinto, azienda del distretto comasco che da oltre 90 anni produce tessuto per abbigliamento e prodotto finito.
Le nuove associate provengono da distretti storici del Made in Italy e da territori dove il saper fare manifatturiero è ancora patrimonio vivo, da preservare e valorizzare: grandi gruppi industriali e piccoli laboratori artigianali, aziende del Nord-Ovest e del Centro Italia, realtà che operano in fasi produttive diverse, dalla filatura alla maglieria, dalla tintura alla tessitura: una pluralità che riflette la ricchezza e la complessità della filiera tessile italiana.
I valori di Slow Fiber: non scelta etica, ma richieste di mercato
Le nuove regolamentazioni europee in materia di sostenibilità – dal divieto di distruzione dell’invenduto alla due diligence obbligatoria lungo la catena di fornitura, fino alle norme sulla trasparenza e la tracciabilità – disegnano un quadro in cui i principi fondanti di Slow Fiber non sono più soltanto una scelta etica, ma la risposta alle nuove normative europee e alle esigenze del mercato.
“Slow Fiber nasce con due missioni che si tengono insieme: fare cultura sulla filiera e sostenere i piccoli artigiani, depositari di competenze che rischiamo di perdere. Le nostre aziende, a conduzione prevalentemente familiare, sono fortemente dipendenti dall’artigianalità e dalla conoscenza profonda delle competenze che rappresentano ogni singola fase della filiera. Solo così è possibile fare qualità. E senza qualità non c’è futuro per il tessile italiano. Oggi, con 38 aziende associate, vediamo che questa visione trova sempre più riscontro nel settore. E siamo solo all’inizio.” – ha affermato Dario Casalini, ideatore e presidente di Slow Fiber.
Il sostegno alle piccole imprese
Uno dei pilastri identitari di Slow Fiber, sin dalla sua fondazione, è la tutela delle micro e piccole imprese artigianali, incluse quelle con meno di dieci dipendenti. Realtà spesso impossibilitate ad affrontare da sole i costi e la complessità dei processi di certificazione, tracciabilità e compliance normativa. Attraverso la rete, queste aziende accedono a formazione, servizi condivisi di compliance e strumenti di supporto che singolarmente potrebbero non essere in grado di sostenere. “Non si tratta soltanto di solidarietà di filiera – spiega Marco Bardelle, vicepresidente di Slow Fiber – è una questione di ecosistema. Se scompaiono i piccoli artigiani specializzati, vengono meno competenze e lavorazioni che nessuna grande azienda può replicare internamente. A perdere, in ultima analisi, sono anche le imprese di dimensioni maggiori che proprio su quell’eccellenza costruiscono i propri prodotti.”
Forte dei risultati raggiunti nel tessile, Slow Fiber guarda ora con attenzione a un altro comparto del Made in Italy in profonda sofferenza: la pelletteria. I segnali di crisi sono allarmanti: si stima la chiusura di circa 190 aziende quasi tutte PMI nel solo distretto toscano di Scandicci, con una perdita di oltre 2.000 addetti ed oltre 7.000 lavoratori finiti in cassa integrazione/ammortizzatori sociali (dati forniti da Assopellettieri e Confindustria Moda). Una contrazione che racconta la fragilità di un intero sistema produttivo di fronte alla pressione del mercato globale.
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