Otto a uno
L'Assemblea Assomac fotografa un 2025 a -11% e una quota mondiale scesa dal 42% al 27% in vent'anni. Ma sotto i flussi in calo c'è una struttura ancora solida: la partita si gioca sulla filiera.
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Aprile 2024
Concerie e sindacati firmano un comunicato congiunto per sollecitare la revisione del provvedimento europeo
UNIC – Concerie Italiane e FILCTEM CGIL, FEMCA CISL e UILTEC UIL lanciano l’allarme sul presente e sul futuro della filiera nazionale della pelle. A preoccupare il settore conciario italiano che già “sta vivendo una fase congiunturale estremamente complicata e molto negativa” sono le conseguenze dell’entrata in vigore a fine anno del Regolamento UE anti-deforestazione n.1115/2023 (EUDR). “Questo regolamento – si legge nel comunicato ufficiale – si pone obiettivi che i conciatori italiani condividono pienamente, al punto che da anni l’industria conciaria nazionale è strategicamente impegnata per migliorare la tracciabilità di filiera e contrastare qualsiasi possibile fenomeno di deforestazione”. L’attuale formulazione di EUDR, però, prevede che gli operatori che commercializzano pelli bovine nell’Unione Europea debbano verificarne la provenienza da aree non deforestate, richiedendo l’applicazione di strumenti di tracciabilità a oggi assolutamente non adeguati, se non indisponibili, e inadatti a soddisfare, in tempi strettissimi, requisiti inutilmente severi e stringenti. Le concerie temono che l’applicazione del Regolamento anti-deforestazione arrecherebbe molti danni al settore “rendendo sostanzialmente impraticabile la sua attività circolare di recupero e trasformazione dei pellami grezzi, e vanificando i suoi stessi scopi, poiché non contribuirebbe minimamente alla reale lotta per la deforestazione, al tempo stesso favorendo il dumping concorrenziale dei Paesi extraeuropei”.
Insieme alle sigle sindacali, l’associazione dei conciatori italiane chiede quindi alle istituzioni nazionali e comunitarie “un intervento urgente per scongiurare l’impatto inutilmente devastante dell’EUDR sulla filiera italiana della pelle, per evitare pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali del settore e per supportare la ripresa di un sistema economico virtuoso e all’avanguardia nel panorama internazionale, che utilizza pelli animali scarto di lavorazioni zootecniche, attuando i principi dell’economia circolare, e realizza anche cicli di trattamenti reflui e di recupero per un uso efficace ed efficiente delle risorse esistenti”.
L'Assemblea Assomac fotografa un 2025 a -11% e una quota mondiale scesa dal 42% al 27% in vent'anni. Ma sotto i flussi in calo c'è una struttura ancora solida: la partita si gioca sulla filiera.
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