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Otto a uno

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Giugno 2026

Otto a uno

L'Assemblea Assomac fotografa un 2025 a -11% e una quota mondiale scesa dal 42% al 27% in vent'anni. Ma sotto i flussi in calo c'è una struttura ancora solida: la partita si gioca sulla filiera.

Nelle foreste di kelp del Pacifico settentrionale c’è un animale che pesa trenta chili e tiene in piedi un intero ecosistema: la lontra marina. Finché c’è lei, i ricci di mare restano sotto controllo e le alghe crescono in colonne alte come palazzi. Toglietela, e nel giro di pochi anni i ricci divorano tutto. Resta un fondale spoglio, un “deserto di ricci”. Nessuno aveva pianificato il disastro. È bastato far sparire un anello.

Tenete a mente quel fondale spoglio, perché la storia che racconta l’Assemblea Generale di Assomac, riunita il 18 giugno a Milano, è esattamente questa: cosa succede quando un anello si allenta.

 

OTTO A UNO

Il dato che colpisce di più non è una percentuale, è un rapporto. A Vigevano, distretto storico della meccanica calzaturiera, oggi si contano otto produttori di macchinari per ogni produttore di calzature. Otto a uno. Un ecosistema in cui i predecessori della catena sono rimasti e gli utilizzatori finali se ne sono andati. La filiera, fotografata così, somiglia molto al fondale spoglio: tutto ancora apparentemente al suo posto, ma l’equilibrio è già saltato.

I numeri di sistema confermano la sensazione. Il 2025 si è chiuso a -11%, dopo il -12% del 2024, per una produzione stimata in 512 milioni di euro. Le aziende sono passate da 225 a 220, gli addetti da 3.800 a 3.700, l’export da 385 a 338 milioni. Numeri che segnalano una tendenza decisamente negativa.

 

LA QUOTA CHE SI SCIOGLIE

Nel 2005 l’Italia pesava per il 42% dell’interscambio mondiale del comparto. Nel 2025 pesa per il 27%. Quindici punti evaporati in vent’anni. Nello stesso periodo la Cina è salita fino al 49%, diventando il primo esportatore mondiale. E qui conviene essere disincantati, perché il sorpasso non nasce solo dalla bravura: Pechino gioca con un sostegno pubblico che arriva a essere fino a otto volte superiore alla media dei Paesi OCSE. Non è una gara sullo stesso campo.

Ma sarebbe troppo comodo fermarsi al declino. La flessione non è uniforme, ed è proprio nelle differenze che si legge il futuro. Le macchine per conceria, che per anni avevano tenuto, hanno ceduto del 24,49%: l’arretramento più marcato. Quelle per pelletteria segnano -9,80%, quelle per calzatura -4,08%, mentre i ricambi e la manutenzione restano in sostanza fermi (-0,64%).

 

Le evidenze emerse dall’analisi congiunturale mostrano, quindi, come il settore abbia attraversato negli ultimi trent’anni una profonda trasformazione strutturale. Il numero di imprese e di addetti si è progressivamente ridotto, mentre la produzione e le esportazioni hanno mantenuto livelli relativamente elevati grazie a un processo di specializzazione, concentrazione e aumento del valore aggiunto.

Il comparto si conferma fortemente orientato ai mercati internazionali, con esportazioni che rappresentano una componente strutturale e determinante del fatturato. Tuttavia, l’andamento recente evidenzia una crescente volatilità della domanda e una maggiore esposizione ai cicli economici globali.

Parallelamente, i settori utilizzatori italiani – conceria, calzature e pelletteria – hanno seguito traiettorie evolutive differenti. Il settore conciario e quello calzaturiero hanno registrato una significativa riduzione dei volumi produttivi, del numero di imprese e dell’occupazione, accompagnata però da un progressivo spostamento verso produzioni di fascia medio-alta e ad alto valore aggiunto. Il settore pellettiero, invece, ha vissuto una lunga fase di forte crescita, trainata dallo sviluppo del lusso e dalla domanda internazionale dei grandi brand, pur mostrando oggi una crescente vulnerabilità legata al rallentamento del comparto luxury.

L’analisi competitiva internazionale conferma il ruolo centrale dell’Italia nei segmenti a maggiore specializzazione tecnologica, in particolare nelle macchine per conceria, nelle macchine per pelletteria e nelle parti di ricambio. In questi comparti il sistema italiano continua a mantenere un vantaggio competitivo significativo fondato su qualità, know-how, capacità di personalizzazione e integrazione con le filiere produttive.

Il quadro competitivo risulta invece profondamente diverso nel comparto delle macchine per calzature, dove la Cina ha consolidato una posizione dominante grazie alla capacità di presidiare mercati ad alta intensità produttiva e segmenti più standardizzati.

Il confronto con la Cina rappresenta uno degli elementi centrali. Le analisi mostrano come i due Paesi esprimano modelli industriali profondamente differenti. L’Italia mantiene una forte presenza nei mercati più sofisticati e nei segmenti premium, mentre la Cina concentra la propria crescita nei Paesi emergenti e nelle produzioni a maggiore volume. Tuttavia, il progressivo avanzamento tecnologico cinese e la crescente capacità di penetrazione internazionale rendono sempre più necessario, per le imprese italiane, rafforzare gli elementi distintivi della propria offerta e accelerare i processi di innovazione.

Particolarmente rilevante risulta anche l’evoluzione dei modelli industriali e tecnologici del settore. La macchina non rappresenta più soltanto un bene fisico, ma tende a trasformarsi sempre più in una piattaforma tecnologica integrata, connessa e orientata ai servizi. Digitalizzazione, automazione, software, intelligenza artificiale, manutenzione predittiva, assistenza tecnica da remoto e gestione dei dati stanno assumendo un ruolo crescente nella costruzione del vantaggio competitivo.

Si evidenzia inoltre alcune grandi sfide strategiche che il settore sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni. Tra queste assumono particolare rilievo:

• il rafforzamento dimensionale e patrimoniale delle imprese;

• il passaggio generazionale e l’evoluzione dei modelli di governance;

• la necessità di investimenti crescenti in innovazione tecnologica;

• la costruzione di reti commerciali e di assistenza internazionale più strut-

turate;

• la capacità di presidiare i nuovi mercati emergenti, in particolare Africa,

India e Sud-Est asiatico;

• l’evoluzione delle fiere internazionali verso piattaforme permanenti di rela-

zione e integrazione industriale.

L’analisi dei bilanci conferma che il settore, pur attraversando una fase di crescente pressione competitiva e riduzione della redditività, mantiene nel complesso una struttura patrimoniale e finanziaria solida.

Le imprese mostrano livelli generalmente elevati di patrimonializzazione, buona autonomia finanziaria, adeguata liquidità e una progressiva riduzione della leva finanziaria. Tale solidità rappresenta oggi uno dei principali punti di forza del comparto e costituisce la base necessaria per sostenere investimenti, processi di trasformazione e strategie di crescita internazionale.

Permangono tuttavia elementi di criticità. Gli ultimi anni evidenziano infatti una progressiva compressione dei margini operativi, una maggiore volatilità della redditività, un rallentamento della produttività e un peggioramento nella gestione del capitale circolante, soprattutto nel comparto delle macchine per calzature e pelletteria, che appare maggiormente esposto alle oscillazioni della domanda internazionale.

Il comparto delle macchine per conceria mostra invece una maggiore resilienza e una migliore capacità di assorbire gli shock congiunturali, grazie a una struttura operativa più equilibrata e a una minore volatilità dei risultati economici.

Nel complesso, si ha l’immagine di un settore che conserva ancora importanti punti di forza – competenze tecnologiche, patrimonio industriale, reputazione internazionale e solidità finanziaria – ma che si trova oggi di fronte a una fase decisiva della propria evoluzione.

 

La sfida dei prossimi anni non riguarderà soltanto la capacità di difendere le quote di mercato esistenti, ma soprattutto la possibilità di ridefinire il modello competitivo del settore in un contesto globale profondamente cambiato. Innovazione, integrazione tecnologica, internazionalizzazione evoluta, collaborazione tra imprese, rafforzamento dimensionale e valorizzazione delle competenze rappresenteranno fattori sempre più determinanti.

Le evidenze emerse suggeriscono infine che il mantenimento della leadership italiana richiederà una crescente capacità di sviluppare strategie condivise e visioni industriali di lungo periodo. Solo attraverso investimenti, aggregazione di competenze e rafforzamento della presenza internazionale il settore potrà continuare a rappresentare un punto di riferimento mondiale per le tecnologie dedicate alle filiere della conceria, della calzatura e della pelletteria.

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