«Creare robot per le auto è un gioco da ragazzi rispetto a crearli per le calzature». Non è provocazione, ma la sintesi più efficace di una sfida che il settore calzaturiero europeo sta affrontando con urgenza crescente. Durante la conferenza “From Automation to Robotics” promossa da APICCAPS all’interno dell’evento “Welcome to the industry of the future”, il dibattito ha messo a nudo una verità scomoda: chi non investe in tecnologia rischia di non produrre più in Europa. A partecipare alla tavola rotonda Vítor Almeida – Tropimática, Albano Fernandes – AMF, Ricardo Costa – Rodiro, Ventura Correia – Carité.
ROBOT SU MISURA, NON SOLUZIONI PRECONFEZIONATE
La robotica utile nel mondo calzature è robotica avanzata: deve adattarsi continuamente a prodotti che presentano grande variabilità e a collezioni che cambiano almeno due volte l’anno. I robot devono essere adattati alla realtà della fabbrica, e servono tecnici interni capaci di riprogrammarli costantemente. Un pellame non è mai uguale a quello del giorno prima.
PERSONE, NON SOSTITUZIONI
Paradosso apparente: nonostante l’automazione, il bisogno di lavoratori cresce. La chiave sta nel bilanciamento. I robot devono essere un complemento, liberando le persone per le fasi a maggior valore aggiunto. Le aziende portoghesi che già hanno adottato un buon livello di automazione hanno riscontrato che con la robotizzazione si ha bisogno di più persone, più efficienti e meno logorate. Ma attenzione: serve investire in professionalità preparate alla sfida del cambio dei processi.
IL VERO COSTO? LA TRANSIZIONE
Il costo maggiore dell’automazione non è quello delle macchine, ma quello della riorganizzazione per farle funzionare. Trent’anni fa la tecnologia era costosa e complessa; oggi non più. Ma ogni fabbrica ha esigenze diverse, e l’inserimento di processi automatizzati richiede una pianificazione attenta. Bisogna essere preparati anche al fallimento, perché qualcosa andrà storto e bisognerà modificare il percorso.
UNA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA
Un giovane qualificato non è più disponibile a pennellare colla otto ore al giorno. È questa la realtà. Se le fabbriche non diventano più tecnologiche per attrarre talenti giovani, non avranno successo. Il Portogallo, e l’Europa, potranno continuare ad avere successo quando riusciranno a conciliare automazione e saper fare. Nuove professioni devono nascere: programmazione, CAD, CAM. Chi pensa che un robot significhi automaticamente più qualità, più quantità e meno persone, si sbaglia.
Certe rivoluzioni non fanno rumore: scorrono silenziose come una linea rossa su un grafico, e quando ce ne accorgiamo hanno già cambiato il mondo. È il caso dell’ingresso della Cina nella OMC nel 2001: un evento che, come ricorda Vasco Rodrigues, professore dell’Università Cattolica, “ha determinato un cambiamento significativo nel commercio calzaturiero a livello mondiale”. Da quel momento, le esportazioni cinesi sono più che raddoppiate nei primi cinque anni, arrivando a ridisegnare catene di fornitura e strategie dei grandi produttori internazionali.
L’effetto domino è stato rapido: con la certezza di poter esportare facilmente dalla Cina verso qualsiasi mercato, le aziende hanno trasferito la produzione in Asia. Oggi, il continente asiatico produce il 90% dei 24 miliardi di paia di scarpe realizzati ogni anno. Ogni grande paese produttore — Cina, India, Vietnam, Indonesia, Pakistan — fabbrica da solo più di quanto faccia l’intera Europa, che pesa appena il 2,3% della produzione globale .
Anche i consumi raccontano una geografia sbilanciata: l’Asia è di nuovo in testa, mentre la popolazione europea acquista quattro paia l’anno, il Nord America cinque, l’Africa solo uno. Ed è proprio il continente africano, ancora quasi inesplorato commercialmente, a rappresentare la frontiera più dinamica: la sua popolazione crescerà del 60% entro il 2050, mentre l’Europa sarà l’unica area in declino demografico.
Accanto ai fattori strutturali, Rodrigues ha evidenziato tre forze che stanno modificando la domanda: il comfort, la sensibilità ambientale e il grado di fiducia del consumatore verso il prodotto. La tecnologia, inoltre, si impone come leva decisiva per ridisegnare processi, servizi e modelli di business.
Lo scenario economico, però, non è privo di turbolenze: frammentazione dei blocchi geopolitici, near-shoring, crescita diseguale tra regioni, rischio di crisi in Cina, e forte volatilità nelle previsioni geopolitiche. In Europa si attende una crescita lenta, mentre restano incerti i futuri orientamenti degli Stati Uniti.
Dove ci sono più piedi, ci saranno più scarpe. Ma la vera sfida sarà capire quali scarpe, dove produrle e come venderle. L’industria delle calzature entra in una fase in cui nulla è garantito e tutto è possibile.
C’è un paradosso che attraversa il mondo della calzatura globale, e i portoghesi lo hanno capito meglio di chiunque altro: in un’epoca in cui si producono quasi 24 miliardi di paia di scarpe ogni anno, di cui l’88% concentrate in Asia, il futuro potrebbe essere scritto da chi produce meno, ma produce meglio. È questa la scommessa che il Portogallo sta lanciando sul tavolo dell’industria mondiale, armato di tecnologia, tradizione e una visione strategica che pochi altri paesi europei possono vantare.
«Non riteniamo che questa situazione sia sostenibile; al contrario, crediamo che ci sia spazio nel mercato per player come il Portogallo» – ha dichiarato Luís Onofre, presidente di APICCAPS, l’associazione dei produttori portoghesi di calzature, componenti e pelletteria. Una frase che suona come un manifesto programmatico, non come una semplice dichiarazione d’intenti.
I numeri parlano chiaro: nel 2024 il cluster calzaturiero portoghese ha raggiunto esportazioni per 2,1 miliardi di euro, con 68 milioni di paia vendute in 170 paesi diversi. L’export rappresenta il 90% della produzione nazionale, con Germania, Francia e Paesi Bassi come mercati di riferimento europei. Ma è negli Stati Uniti che il Portogallo ha registrato la performance più impressionante: una crescita del 109% nell’ultimo decennio, con oltre 90 milioni di euro di calzature esportate nel solo 2024.
Dietro questi risultati c’è una strategia industriale che unisce eccellenza artigianale e avanguardia tecnologica. E il cuore pulsante di questa trasformazione si chiama FAIST: Fábrica Ágil, Inteligente, Sustentável e Tecnológica.
LA RIVOLUZIONE FAIST: ANATOMIA DI UN PROGETTO DA 50 MILIONI
Quando si parla di innovazione industriale, troppo spesso ci si perde in slogan vuoti e promesse mai mantenute. Il progetto FAIST rappresenta invece qualcosa di diverso: un investimento concreto di 50 milioni di euro, parte del Piano di Ripresa e Resilienza portoghese (PRR), che coinvolge 45 co-promotori tra aziende calzaturiere, produttori di componenti, sviluppatori software e istituzioni del sistema scientifico e tecnologico.
Coordinato dal Centro Tecnologico del Calçado Portoghese (CTCP) e guidato da Carité come capofila del consorzio, FAIST si propone obiettivi ambiziosi ma misurabili. «L’obiettivo è che l’industria calzaturiera portoghese rimanga all’avanguardia e si consolidi come la più moderna al mondo» – afferma con convinzione Luís Onofre. Non è retorica: è la traduzione di numeri in visione.
Il progetto nasce per rispondere a esigenze concrete del settore: preparare l’industria alle sfide future investendo in tecnologie digitali, sostenibilità dei processi e dei prodotti, con l’obiettivo di ottenere maggiore efficienza e redditività, risposta rapida al mercato, migliori condizioni di lavoro e differenziazione del prodotto.
Florbela Silva, coordinatrice del progetto FAIST e direttrice dell’Unità Innovazione e Manifattura Digitale del CTCP, sottolinea che il 75% del progetto è già stato completato. «Il mercato evolve e dobbiamo restare al passo con questo cambiamento, sia nel modo in cui produciamo sia nei prodotti che offriamo» – spiega Silva. Un’affermazione che racchiude l’essenza di un settore che non si accontenta di sopravvivere, ma vuole guidare il cambiamento.
La filosofia alla base di FAIST è: se le aziende portoghesi sono già riconosciute per la capacità di innovare e produrre piccoli ordini in modo efficiente, ora è il momento di ottimizzare i processi e migliorare l’efficienza per garantire ulteriori guadagni di competitività. In particolare, il settore acquisirà le competenze per produrre su scala più ampia, innovando nell’intera catena produttiva, dalla fabbricazione dei componenti alla creazione di unità di assemblaggio modulari.
I RISULTATI IN CIFRE: DAL LABORATORIO ALLA FABBRICA
Un progetto di questa portata si misura sui risultati concreti. E FAIST può già vantare numeri impressionanti.
Sul fronte delle soluzioni tecnologiche, il consorzio si è impegnato a sviluppare oltre 30 macchinari e attrezzature innovative, più di 20 soluzioni software, 5 linee di produzione integrate e oltre 15 prodotti innovativi tra calzature e componenti. A questi si aggiungono 3 unità pilota per la sperimentazione e la dimostrazione delle nuove tecnologie, che serviranno come siti di test e formazione per le risorse umane del settore.
Ma FAIST non è solo tecnologia: è anche capitale umano. Secondo Florbela Silva, il progetto genererà 300 nuovi posti di lavoro, di cui 100 altamente qualificati. Un dato che ribalta il luogo comune dell’automazione come distruttrice di occupazione, mostrando invece come l’innovazione possa creare lavoro di qualità.
Il progetto punta anche sulla condivisione della conoscenza: sono previsti oltre 130 azioni di comunicazione, più di 10 webinar, 30 podcast, 10 video e oltre 80 azioni di formazione. Un ecosistema di apprendimento che coinvolge università, politecnici, centri tecnologici e aziende, creando quella sinergia tra ricerca e produzione che è il vero motore dell’innovazione.
Sul fronte della sostenibilità, gli obiettivi sono altrettanto ambiziosi: una riduzione del 50% delle emissioni di gas serra e un incremento del 100% nell’utilizzo di energie rinnovabili.
Kyaia factory
DALL’AUTOMAZIONE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: LE INNOVAZIONI CHE CAMBIANO IL SETTORE
Se i numeri raccontano la dimensione del progetto, sono le singole innovazioni a rivelare la sua portata rivoluzionaria. FAIST ha dato vita a un ecosistema di soluzioni che coprono l’intera catena del valore calzaturiero, dalla progettazione alla logistica, dalla produzione alla formazione. Di seguito solo alcuni esempi.
Piattaforme digitali per la gestione integrata
Una delle innovazioni più significative è eCODICEC, un ecosistema digitale della business community calzaturiera. Si tratta di una piattaforma cloud privata specificamente progettata per il settore, che punta a sistematizzare e integrare documenti, processi e comunicazioni all’interno delle organizzazioni. L’obiettivo è creare una cultura della collaborazione digitale basata su tre pilastri: comunicazione interna fluida, processi digitali agili e cybersecurity.
Accanto a eCODICEC, il sistema SADIC (Sistema di Valutazione delle Performance dell’Industria Calzaturiera) rappresenta un altro tassello fondamentale. Integrando la valutazione delle performance all’interno della gestione dei processi, garantisce coerenza, trasparenza ed efficienza amministrativa, trasformando quella che era una procedura HR basata su moduli cartacei in un vero strumento di gestione strategica.
Gestione intelligente della produzione
Il modulo di pianificazione di Visualgest rappresenta lo stato dell’arte nella gestione della produzione strategica e anticipatoria. Sfruttando dati in tempo reale e intelligenza artificiale, alloca efficientemente le risorse in fabbrica, prevede le necessità e regola dinamicamente i processi. Il sistema centralizza le informazioni e integra i flussi di lavoro, semplificando decisioni complesse in azioni concrete e garantendo un flusso produttivo ininterrotto.
Per la gestione del magazzino, il WMS (Warehouse Management System) sviluppato da JPM offre una piattaforma modulare web-based per operazioni automatizzate. Costruito con un’architettura moderna, supporta il tracciamento a livello di progetto e articolo, l’allocazione intelligente dello stock, l’etichettatura con QR e DataMatrix, e perfino la visualizzazione 3D del magazzino. Il sistema gestisce sia i materiali “visibili” che quelli “invisibili”, migliorando l’utilizzo dello stock e riducendo acquisti non necessari.
Formazione personalizzata con intelligenza artificiale
TUTORIC rappresenta una rivoluzione nel campo della formazione professionale. Si tratta di una piattaforma e-learning che utilizza contenuti digitali avanzati (video, simulazioni, animazioni e quiz interattivi) per colmare le lacune di competenze dei dipendenti delle aziende calzaturiere. La piattaforma sfrutta l’intelligenza artificiale per definire percorsi formativi personalizzati per ogni dipendente, permettendo di formare molti lavoratori simultaneamente senza necessità di spazi fisici, rispettando i turni di fabbrica e garantendo uniformità nei contenuti formativi.
Product Lifecycle Management evoluto
La soluzione PLM (Product Life Management) di Mind rappresenta l’evoluzione dei sistemi PDM, progettata per centralizzare i dati del ciclo di vita del prodotto attraverso design, produzione e supply chain. Introduce workflow modulari per approvazioni, versioning dei documenti, gestione delle modifiche e scambio sicuro di dati tra sistemi. Costruita con un backend scalabile, la piattaforma supporta sia applicazioni legacy che nuove, con minime interruzioni operative.
UN MODELLO PER L’EUROPA: TRA REINDUSTRIALIZZAZIONE E SOSTENIBILITÀ
«Il settore calzaturiero si è sempre posto l’obiettivo di diventare un riferimento internazionale di primo piano» – ricorda Luís Onofre. «Ora è il momento di prepararsi per un nuovo decennio di crescita, rafforzando le competenze, accelerando l’integrazione di nuovi lavoratori qualificati nelle aziende e aumentando gli investimenti in R&D per presentare prodotti altamente differenziati».
Il Piano Strategico del Cluster Calzaturiero Portoghese 2030 fissa obiettivi ambiziosi: diventare il riferimento internazionale per l’industria calzaturiera, rafforzare le esportazioni portoghesi combinando virtuosamente sofisticatezza e creatività con efficienza produttiva, basata sullo sviluppo tecnologico e sulla gestione della catena del valore internazionale, garantendo così il futuro di una base produttiva nazionale sostenibile e altamente competitiva.
Per raggiungere questi obiettivi, il settore prevede di investire 600 milioni di euro entro il 2030. Oltre ai 50 milioni di FAIST, sono già in corso altri importanti investimenti: 60 milioni di euro nel progetto BioShoes4All, focalizzato sullo sviluppo di materiali, prodotti e processi più sostenibili, e 80 milioni nella bioeconomia.
UNO SGUARDO AL FUTURO
Siamo partiti dalla domanda che attraversa tutta la riflessione sull’industria calzaturiera globale: è ragionevole che quasi il 90% della produzione mondiale sia concentrata in Asia? È sostenibile questo modello?
Il Portogallo ha scelto di rispondere con i fatti, non con le parole. Ha scelto di differenziarsi in una delle industrie più competitive al mondo, non attraverso la geografia o le materie prime, ma attraverso conoscenza, tradizione, artigianalità e qualità.
«Abbiamo creato in Portogallo un intero ecosistema che favorisce l’innovazione produttiva e rafforza il legame tra università e aziende» – afferma Florbela Silva. Per la coordinatrice del progetto FAIST, l’industria calzaturiera portoghese è già una delle più avanzate al mondo, ma l’ambizione rimane invariata: continuare a crescere, a innovare, a stabilire nuovi standard.
Il resto dell’Europa osserva con attenzione. In un’epoca di tensioni geopolitiche, frammentazione delle catene di approvvigionamento e crescente attenzione alla sostenibilità, il modello portoghese potrebbe rappresentare la risposta che l’industria manifatturiera europea stava cercando.
IN VISITA ALLE FABBRICHE DEL FUTURO
Il progetto FAIST non è solo teoria: si tocca con mano visitando le aziende che stanno implementando le nuove tecnologie. Durante l’evento “Welcome to the Industry of the Future”, tenutosi al Palácio da Bolsa di Porto il 18 e 19 novembre 2025, i giornalisti internazionali hanno avuto l’opportunità di assistere alle conferenze, ma anche di visitare alcune delle realtà più innovative del distretto produttivo portoghese. Visite che hanno permesso di osservare dal vivo le linee di produzione automatizzate, i sistemi di tracciamento RFID, le postazioni di lavoro innovative e le soluzioni software sviluppate nell’ambito di FAIST.
AMF Safety Shoes – Fondata nel 1999, l’azienda ha iniziato fornendo servizi in outsourcing alle fabbriche locali, per poi diventare un produttore leader mondiale di calzature di sicurezza. Attraverso il marchio TOWORKFOR e progetti private label per importanti brand europei, AMF rappresenta oggi un esempio di come tradizione e innovazione possano convivere.
Bolflex – Dal 1991 l’azienda si dedica alla costruzione di partnership durature, specializzandosi nella produzione e lavorazione di componenti per calzature, principalmente suole in gomma.
Carité – Capofila del progetto FAIST, punta su prodotti di alta qualità e un approccio commerciale aggressivo sui mercati internazionali. Dal 1995 esporta virtualmente tutta la sua produzione a una clientela composta dai principali brand internazionali, che acquistano le calzature con il proprio marchio.
Kyaia – Fondata nel 1984 da Fortunato Frederico, guida un gruppo con oltre 600 dipendenti e un fatturato di 55 milioni di euro. Il suo modello di business si estende oltre la produzione calzaturiera, includendo distribuzione, retail, immobiliare e tecnologie dell’informazione.
Vapesol – Specializzata nella produzione di suole per l’industria calzaturiera, Vapesol nasce nel 1998 dalla passione per le suole e dalla volontà di innovare. Oggi è leader nel settore, con un’attenzione costante alla qualità dei prodotti e alla soddisfazione dei clienti.
——————-
APICCAPS COMPIE 50 ANNI – MEZZO SECOLO DI STORIA E INNOVAZIONE
Il 2025 segna un traguardo storico per APICCAPS, l’Associazione Portoghese dei Produttori di Calzature, Componenti e Pelletteria: cinquant’anni dalla fondazione, avvenuta a Porto nel 1975.
Nata in un periodo di trasformazioni profonde per il Portogallo – a pochi mesi dalla Rivoluzione dei Garofani del 1974 – APICCAPS ha accompagnato l’industria calzaturiera portoghese in un percorso straordinario: dalla produzione labour-intensive degli anni Settanta al posizionamento premium degli anni Duemila, fino alla leadership tecnologica e sostenibile di oggi.
Oggi l’associazione rappresenta circa 500 aziende, responsabili dell’80% della produzione portoghese. I settori coperti includono l’industria calzaturiera, la componentistica, la pelletteria (borse, portafogli, guanti, cinture) e i macchinari per i settori menzionati.
Le aree di azione principali comprendono internazionalizzazione, studi e consulenza, supporto tecnico, formazione professionale, tecnologia e innovazione. La campagna promozionale “The Sexiest Industry in Europe” ha contribuito a riposizionare l’offerta portoghese a livello mondiale, mentre il World Footwear Yearbook è diventato un riferimento per l’analisi del settore a livello globale.
Sotto la presidenza di Luís Onofre, stilista di fama internazionale, APICCAPS ha guidato il più grande ciclo di investimenti nella storia del settore calzaturiero portoghese: 120 milioni di euro negli ultimi tre anni in automazione, robotica e sostenibilità.
«È il momento di riscrivere la storia» – è il motto della campagna internazionale lanciata dall’associazione. Dopo mezzo secolo, APICCAPS continua a guardare avanti, convinta che il futuro della calzatura si costruisca oggi, un passo alla volta.
Dopo un percorso di transizione avviato oltre un anno e mezzo fa, l’Ing. Giulio Mandruzzato è stato nominato nuovo CEO di Gemata S.p.A., raccogliendo il testimone dall’Ing. Gianni Maitan, che per oltre ventitré anni ha guidato con visione e competenza la crescita dell’azienda, rendendola un punto di riferimento globale nel settore delle macchine per la rifinizione della pelle.
Giulio Mandruzzato
“Questa nomina – si legge in una nota dell’azienda – rappresenta un passaggio naturale di continuità e rinnovamento, parte di un più ampio processo di evoluzione della governance, volto a preparare Gemata alle sfide future e a consolidarne il ruolo di leader internazionale nel segno dei valori che da sempre la contraddistinguono: innovazione, qualità e tecnologia avanzata”.
Sotto la guida dell’Ing. Mandruzzato, Gemata intraprende un nuovo percorso di sviluppo e innovazione, fedele alla propria tradizione ma con una visione aperta al cambiamento e all’evoluzione dei mercati globali. L’Ing. Gianni Maitan continuerà a far parte del gruppo come Presidente del Consiglio di Amministrazione, offrendo la propria esperienza nello sviluppo di nuovi progetti tecnologici e di innovazione. “Un’evoluzione nel segno della continuità: insieme per scrivere un nuovo capitolo della nostra storia” concludono da Gemata.
Garsport Srl, realtà trevigiana attiva nella progettazione e produzione di calzature tecniche nell’ambito della sicurezza e dell’outdoor professionale, annuncia un aumento di capitale destinato a sostenere il nuovo piano di crescita dell’azienda. L’operazione segna un passaggio strategico per la società, che si prepara a consolidare ulteriormente la propria posizione sia sul mercato interno che sui mercati internazionali.
L’ingresso nel capitale di Roberto Giordani, fondatore di Montura e figura di spicco nel panorama outdoor europeo, rappresenta il fulcro di questa nuova fase per Garsport. La sua esperienza industriale, unita a una profonda conoscenza dei mercati internazionali, darà un contributo determinante all’orientamento strategico dell’azienda. A supporto di questa visione, il rafforzamento patrimoniale permetterà a Garsport di affrontare con maggiore solidità il percorso di sviluppo delineato dal management, che prevede investimenti in innovazione, ristrutturazione ed ampliamento della capacità produttiva ed espansione commerciale nelle aree a più alto potenziale.
“Stiamo entrando in una fase importante del nostro percorso di crescita,” dichiarano il CEO Cristian Garbuio ed il Direttore Generale Paolo Bruno. “Il rafforzamento della struttura finanziaria ci permetterà di accelerare gli investimenti in corso, mentre l’esperienza di Roberto Giordani offrirà un contributo strategico fondamentale per affrontare con ambizione i mercati internazionali.”
La decisione di Giordani di entrare in Garsport va oltre l’aspetto patrimoniale: porta con sé una visione industriale maturata nella creazione di uno dei marchi più riconosciuti del settore outdoor a livello europeo. Il suo ingresso testimonia la fiducia nel potenziale dell’azienda e nella capacità della famiglia Garbuio di guidare una nuova fase di sviluppo.
“Ho scelto di investire in Garsport perché riconosco nella sua storia, nella sua solidità produttiva e nella sua attenzione alla qualità i presupposti per una crescita sostenuta e duratura,” afferma Roberto Giordani. “Sono convinto che insieme potremo valorizzare ulteriormente il brand e rafforzare la presenza dell’azienda nei principali mercati internazionali.”
L’aumento di capitale si inserisce in un contesto di espansione del settore dell’outdoor professionale e safety, mercati sempre più orientati verso prodotti ad alta performance: un ambito in cui Garsport opera da oltre cinquant’anni con un know-how riconosciuto.
Cristian Garbuio (Garsport) con il nuovo socio Roberto Giordani
Innovazione Digitale & Trattamenti Superficiali La stampa digitale emerge come tecnica chiave, con cavallini caratterizzati da motivi animalier, scamosciati con disegni pittorici ed effetti mimetici. La tecnologia laser crea intricati pattern geometrici combinati con impunture manuali, mentre le stampe digitali in rilievo aggiungono profondità dimensionale alle superfici in pelle.
Texture & Effetti 3D I materiali abbracciano una ricchezza tattile attraverso finiture craquelé, superfici laminate con stampe moiré e micro-borchie a più altezze che creano effetti tridimensionali. Dominano i pellami tamponati a mano con effetto anticato in colori moda, insieme a bovini bottalati con grana naturale non uniforme.
Rivoluzione dei Materiali Sostenibili Le innovazioni bio-circolari sono protagoniste, con pellami conciati al vegetale utilizzando tannini naturali da castagno e mimosa. Alternative a base di canapa (VGHN) offrono opzioni biodegradabili e traspiranti, mentre CoriumTex trasforma gli scarti di pelle conciata al cromo in nuovi materiali con il 75% di scarto di pelle e il 22% di PET riciclato.
Colore & Pattern Le palette invernali presentano pelli esotiche dipinte a mano, finiture perlate e foil metallici con effetti craquelé invecchiati. Disegni check in lana intrecciata con filo spesso, tweed illuminati da paillettes e misti di filati riciclati effetto melange aggiungono interesse visivo.
Accessori Tecnici Passalacci squadrati di ispirazione nordica, sfilamenti rapidi in plastica e guardoli tirolesi in cuoio per calzature invernali riflettono il mix stagionale di funzionalità e stile.
Todesco entra ufficialmente a far parte della famiglia Gemata. Un’operazione che apre una nuova fase nella storia dell’azienda di Creazzo (Vicenza), ma che segna anche l’inizio di una nuova era nel settore della tecnologia per la rifinizione delle pelle che gravita sul distretto conciario di Arzignano.
L’obiettivo dichiarato dell’operazione è quello di unire le forze di due realtà complementari che d’ora in poi lavoreranno insieme, spingendo su ricerca e innovazione, portando valore e qualità al mercato globale. Si punta a creare “una piattaforma integrata capace di accelerare R&D, arricchire le soluzioni per i clienti e rafforzare la nostra presenza globale”.
“Un’unione che rafforza il nostro percorso evolutivo integrando competenze complementari e una visione comune fondata su innovazione e sviluppo continuo – dichiara Giulio Mandruzzato, CEO di Gemata (Trissino, Vicenza) -. L’ingresso di Todesco nel gruppo amplia la nostra offerta tecnologica non solo nel mondo della pelle naturale, ma anche dei materiali sintetici, dei tessuti tecnici e del legno”.
“Un passo che apre una nuova fase della nostra storia, ancora più solida, sinergica e orientata al futuro – aggiunge Paolo Todesco, CEO di Todesco -. La sinergia tra le tecnologie Gemata e l’eccellenza Todesco nella rifinizione delle pelli con tecnologia a spruzzo crea nuove opportunità per il mercato e per tutte le persone delle due aziende. Per Todesco, questo significa valorizzare ulteriormente il proprio DNA tecnologico, ampliando le opportunità e contribuendo a un progetto condiviso che guarda con ambizione alla prossima generazione di sistemi di finitura”.
“Siamo pronti a dare il massimo: due realtà complementari che diventano una sola forza, unite da un obiettivo comune — portare più innovazione, valore e qualità al mercato globale” conclude Paolo Todesco.
Al centro Giulio Mandruzzato tra i fratelli Giorgio e Paolo Todesco
Il colosso brasiliano della carne JBS ha annunciato qualche giorno fa di aver firmato un memorandum d’intesa vincolante con gli azionisti di Viva per unire gli asset delle due società legati alla produzione e commercializzazione della pelle.
In un comunicato alla Borsa, JBS ha precisato che la nuova società si chiamerà JBS VIVA e sarà detenuta al 50% da JBS e al 50% dagli azionisti di Viva, ovvero Vanz Holding e Viposa.
Dalla fusione tra JBS e Viva prende dunque forma JBS Viva, un nuovo supercolosso brasiliano del settore conciario. Un’operazione destinata a cambiare gli equilibri del mercato della pelle globale. La nuova realtà vanta 31 stabilimenti e oltre 11.000 dipendenti distribuiti in Brasile, Italia, Uruguay, Argentina, Messico e Vietnam e, stando alle prime dichiarazioni, dovrebbe arrivare a produrre più di 20 milioni di pelli all’anno.
La governance di JBS Viva prevede che JBS designi il presidente del Consiglio di Amministrazione e il direttore finanziario, mentre gli azionisti di Viva nomineranno il CEO e il direttore operativo.
Al 30 settembre 2025, i ricavi sono pari a Euro 54,1 milioni, in diminuzione rispetto a Euro 57,6 milioni dell’analogo periodo del 2024, mentre l’EBITDA si attesta a Euro 7,2 milioni, evidenziando un aumento rispetto al 30 settembre 2024 sia in valore assoluto (Euro 7,0 milioni nel precedente periodo), sia in termini di EBITDA margi, che si attesta al 13,3% (12,2% al 30/09/2024). Sono questi i dati che danno un quadro dei risultati consolidati gestionali dei primi 9 mesi del 2025 di Industrie Chimiche Forestali S.p.A. (“ICF”) , tra gli operatori di riferimento a livello internazionale nella progettazione, produzione e commercializzazione di adesivi e tessuti ad alto contenuto tecnologico, quotata sul mercato Euronext Growth Milan di Borsa Italiana.
Al 30 settembre 2025 l’Indebitamento Finanziario Netto è pari a circa Euro 10,0 milioni, anch’esso in miglioramento rispetto a Euro 11,5 milioni al 30 giugno 2025, dopo cash out straordinari relativi all’acquisto di azioni proprie per Euro 5,3 milioni (di cui Euro 4,4 milioni per l’esercizio del Diritto di Vendita disposto dall’Assemblea degli azionisti tenutasi in data 8 gennaio 2025 ed Euro 0,9 milioni per il piano di buy-back ordinario) ed il pagamento del dividendo per Euro 1,2 milioni effettuato a maggio. Al 30 settembre 2025 il Free Cash Flow generato è stato quindi pari a circa Euro 3,0 milioni.
“L’attività operativa di Forestali procede inesorabile nonostante il turbolento contesto economico global – ha commentato Guido Cami, Presidente e AD di ICF -. I settori della calzatura e della pelletteria soffrono per il rallentamento dei consumi finali mentre i settori auto, imballaggio flessibile e applicazioni industriali mantengono vivacità compensando quasi integralmente i volumi mancanti. La diversificazione di mercato premia e ci permette di consolidare buoni risultati economici e finanziari. Procede l’attuazione del piano investimenti previsto a budget. Anche nei mesi di ottobre e novembre siamo allineati all’andamento dei primi nove mesi dell’esercizio”.
La prima parte del 2025 si chiude con la conferma di un leggero rialzo complessivo (+1%) nei volumi di macellazione dei bovini adulti nelle aree monitorate (UE, Americhe, Oceania). Sempre negative, invece, la variazione specifica dell’area europea (-3%), con rare eccezioni a livello di singoli Paesi (segno positivo solo in Irlanda e Polonia). Fuori dall’Europa si assiste ad una contrazione negli USA in contrazione negli USA e in Nuova Zelanda, mentre Brasile e Australia registrano un andamento positivo (stabile l’Argentina).
Semestre invece decisamente negativo per gli abbattimenti di vitelli (-10% sul corrispettivo 2024) a livello globale. L’Europa mostra un decremento complessivo in linea con la variazione generale e dati negativi in tutti i principali Paesi produttori. Gli USA appaiono in caduta libera e solo i Paesi oceanici registrano andamenti positive.
Il panorama complessivo delle macellazioni ovine risulta in calo del 5% nel primo semestre 2025, con qualche recupero tendenziale nell’Unione Europea, ma il dato generale si conferma in calo (-5%) e tutti i principali Paesi produttori mostrano ribassi (a doppia cifra in Francia). Unico segno positivo in Regno Unito e USA, negativo in Australia e Nuova Zelanda.
Anche se si assiste ad andamenti ancora differenziati nei risultati conciari dei principali Paesi produttori nel primo semestre dell’anno, in generale continua a prevalere un segno negativo e l’incertezza non sembra frenare. Si conferma un trend medio lievemente meno in sofferenza per le pelli piccole (bovine ed ovicaprine) rispetto alle medio-grandi bovine. Nonostante il panorama complessivo del semestre rimanga variegato, le ovicaprine registrano rialzi trimestrali interessanti in Italia, Francia ed India.
Settore accessori e componenti
Nel primo semestre del 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, appare piuttosto cupo l’andamento semestrale di accessori e component: il crollo di italiani e tedeschi sprofonda la media UE (-5%), con tutti i maggiori produttori UE in ribasso al di fuori dei romeni. Soffrono tutti i comparti del settore, senza eccezioni.
Nel secondo semestre 2025 persistono le difficoltà del settore, con la media europea in calo del 6% nel paragone col corrispettivo 2024. Si segnalano perdite diffuse e generalizzate in tutti i comparti del settore, senza eccezioni di rilievo.
Settore tessuti e sintetici
Nel primo semestre del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024 troviamo una realtà fatta di luci e ombre. Pesa negativamente il rallentamento dei maggiori produttori europei, nonostante la resilienza di italiani e portoghesi. Il trend dei comparti riflette la performance generale, dove i cali di tessuti di fibre sintetiche si accompagnano ad un risultato stagnante del sintetico. Bene, invece, il rigenerato di fibre di cuoio, che appare in rialzo.
Per quanto riguarda il secondo semestre, si manifesta opacità per il settore nonostante la riduzione delle perdite di Germania e Spagna che, dopo i risultati deludenti del primo trimestre 2025, si confermano in calo anche nel secondo quarto dell’anno. Disomogeneo il quadro per comparti: buono l’andamento del rigenerato, discreta performance del sintetico, male i tessuti di fibre sintetiche e artificiali.
Settore calzature
Il paragone semestrale mostra risultati contrastati per il calzaturiero europeo (-3%). Arrancano francesi e italiani, mentre gli spagnoli limitano i danni. Difficoltà per la Turchia. Stabili i risultati di Cina e Messico. Ritrovata dinamicità per i brasiliani. Rialzi per India e Vietnam.
Si colora di rosso il risultato del settore calzaturiero UE nel secondo trimestre dell’anno, con ribassi che si fanno più marcati e diffusi. Oltre i confini Europei, soffrono anche Turchia e Cina. Piatto l’andamento di brasiliani e messicani. Rialzi per Vietnam e India.
Settore pelletteria
Nel primo semestre 2025 rispetto al 2024, Il cumulato parziale conferma i segnali dei trimestri precedenti, con tutti i maggiori produttori di pelletteria UE in profondo rosso e addirittura ribassi a due cifre per gli italiani. Segnali positive, invece, per la pelletteria turca, che appare in espansione, e quella indiana. Incertezza per Cina e Pakistan, quest’ultimo in stabilità negative.
Non trova pace la pelletteria UE, che chiude il secondo quarto dell’anno in calo del 6% sullo stesso periodo del 2024 e con pesanti ribassi diffusi in tutti i principali Paesi europei. Debole anche il quadro extra-UE, con le sole eccezioni di Turchia (+7%) e India (stabile).
Accedi per leggere questo contenuto
Devi effettuare l'accesso per leggere questo contenuto gratuito