Dopo Pinocchio, le scarpe…
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Gennaio 2026
I dati del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assopellettieri mostrano segno negativo anche nel terzo trimestre 2025, pur con un alleggerimento della flessione rispetto alla parte iniziale dell’anno, che si spera possa tramutarsi in una ripresa nel 2026.
Dopo i risultati decisamente sfavorevoli del 2024, anche il 2025 si chiude con segni negativi nelle principali variabili, seppur con cali meno marcati in virtù dell’attenuazione registrata nel secondo semestre. La consueta indagine campionaria condotta dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda tra le aziende associate ad Assopellettieri evidenzia, infatti, nel terzo trimestre una contrazione media del fatturato attorno al -2,2% sull’analogo periodo del 2024. Un trend senza dubbio meno penalizzante a confronto con quelli delle prime due frazioni dell’anno (-7,7% e -6,0% rispettivamente). Il cumulato dei primi 9 mesi segna un -5,3% nel fatturato, che le primissime previsioni di chiusura annua collocano, con riferimento all’intero settore, attorno agli 11,4 miliardi di euro, con un -4,5% sul 2024 (quasi 540 milioni di euro in meno).
EXPORT
Cominciando l’analisi dalle esportazioni, che anche a consuntivo 2024 hanno garantito oltre l’85% del fatturato settoriale, nei primi 8 mesi dell’anno (cui si fermano i dati disaggregati disponibili al momento della stesura di questa nota) sono stati venduti all’estero beni di pelletteria per 6,34 miliardi di euro (con un -7,6% sullo stesso periodo 2024) per 42,3 milioni KG (-5,2%). Cifre che, come consuetudine, comprendono sia la vendita oltreconfine di quanto realizzato in Italia, che le operazioni di pura commercializzazione di articoli importati in precedenza. Il prezzo medio al KG delle merci esportate si è attestato a 149,85 euro (-2,5%), proseguendo con l’arretramento già manifestatosi nel 2024 che, indirettamente, testimonia di come a soffrire l’attuale congiuntura siano anche i prodotti delle fasce più elevate.
Le indicazioni preliminari relative all’export di settembre mostrano per la pelletteria un incremento in valore di poco sopra il 3% sullo stesso mese 2024, con un cumulato a 9 mesi che si attesterebbe attorno al -6,5%, migliorando quindi di un punto percentuale rispetto ai primi 8 mesi. L’esame delle destinazioni ribadisce l’andamento meno penalizzante dei mercati dell’Unione (-2,7% in valore e -4,2% in KG) rispetto a quelli extra-UE, che mostrano invece cali attorno al -10% in valore (con un -7,2% nei KG) e che, soprattutto, sono tuttora notevolmente al di sotto (-23,3% in valore) dei livelli 2019.
Tra i partner comunitari si fa notare per dinamismo la Germania (+15,5%), al quinto posto nella graduatoria assoluta in valore, mentre la Francia (primo mercato per importanza e le cui cifre comprendono anche i flussi delle produzioni effettuate nei distretti della pelle italiani per le griffe francesi del lusso), appare in affanno (-3,2% su gennaio-agosto 2024).
Gli altri principali membri UE denotano performance maggiormente negative: se la Spagna limita le perdite in un -5,9%, per Polonia, Paesi Bassi, Austria, Grecia e Romania, ovvero gli altri presenti nella top25, le flessioni superano il -10% in valore.
Anche fuori dall’Unione gli andamenti sono piuttosto eterogenei. Aumenti dell’export a doppia cifra hanno interessato l’area mediorientale (+13,2% nel complesso, grazie ai risultati brillanti conseguiti negli Emirati Arabi, +19,4%, e in Qatar, +35,4%) e la Turchia (+17,5%), nonostante la svalutazione della lira. Positivo, almeno sinora, il trend negli USA, che nei primi 8 mesi dell’anno registrano un +4% in valore (con un’invarianza nei KG).
Il Far East e la Russia sono risultati invece i mercati maggiormente in sofferenza. In terreno negativo anche Regno Unito (-13,6%), Canada (-14%) e Australia (-9,4%). In estrema sintesi, dunque, un quadro in cui prevalgono nettamente, tra i principali mercati di sbocco, i trend sfavorevoli, sia dentro che fuori i confini della UE.
IMPORT
Per quanto riguarda le importazioni, dopo la flessione palesata a consuntivo 2024 (-7,7% in valore sul 2023, secondo i dati recentemente revisionati da ISTAT) nel 2025 i flussi in ingresso hanno ripreso a crescere, segnando nei primi 8 mesi un +4,1% in valore e un +15,2% in KG, con una diminuzione dei prezzi medi al KG pari al -9,6%. Sono entrati in Italia beni per 2,42 miliardi di euro (corrispondenti a 109,3 milioni di KG, 14,4 milioni in più sull’analogo periodo dell’anno precedente, di cui solo il 12% realizzati in pelle).
La Cina (+3,3% in valore e +8% nei KG) si è confermata al primo posto tra i fornitori: in termini di quantità (KG) copre oltre il 55% del totale import.
Il prezzo medio dei beni dalla Cina (11,19 euro al KG) è uno dei più bassi tra quelli dei principali fornitori (battuto solo dalle provenienze dal Vietnam: 7,47 euro). Analizzando l’elenco per provenienza si nota il proseguimento del trend di forte crescita della Spagna, già manifestatosi nel corso del 2024, che potrebbe trovare spiegazione nelle scelte logistiche di qualche grande distributore o piattaforma di e-commerce. Per effetto delle dinamiche di export e import, il saldo commerciale settoriale, pur restando nei primi 8 mesi largamente in attivo per 3,92 miliardi di euro, ha subìto un ridimensionamento pari al -13,5% a confronto con gennaio-agosto 2024.
CONSUMI INTERNI
Per quanto concerne i consumi interni, se si eccettua il contributo positivo fornito anche nel 2025 allo shopping dal turismo straniero – che ha registrato nei primi 9 mesi incrementi negli arrivi e nella spesa complessiva attorno al +4% e al +5% rispettivamente, stando alle rilevazioni della Banca d’Italia – poche sono le indicazioni propizie, in uno scenario ormai da parecchio tempo deludente.
Ancora una volta le decisioni di acquisto degli Italiani sono state improntate alla cautela: l’indice cumulato ISTAT relativo al valore delle vendite del commercio al dettaglio in Italia di pelletteria e calzature mostra infatti nei primi 9 mesi un -2,2% sullo stesso periodo 2024, aumentando al -4,5% il divario coi livelli 2019 (già largamente insoddisfacenti). Dopo un primo trimestre sottotono (chiuso con un -4,4%) e una seconda frazione praticamente piatta (-0,3%), la terza ha evidenziato un’ulteriore flessione (-2,4%, con una debolezza accentuata a settembre, -5,8% tendenziale). Non a caso, interrogati sull’andamento della propria azienda sul mercato nazionale nei primi 9 mesi dell’anno, un non marginale 38% dei pellettieri ha riferito di avervi raccolto risultati peggiori rispetto ai mercati esteri.
OCCUPAZIONE
Il protrarsi della fase sfavorevole ha penalizzato le dinamiche occupazionali: la forza lavoro settoriale presenta nei primi 9 mesi dell’anno un saldo negativo pari a -1.346 addetti, il -2,8% rispetto al consuntivo 2024, con una contemporanea diminuzione del numero di imprese attive, calato di 110 unità (-2,4%). In aumento del +2,5% il numero di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nella filiera pelle: malgrado la frenata del secondo e terzo trimestre, il ricorso resta ancora elevato (26,7 milioni di ore nei 9 mesi, oltre 4 volte e mezzo i corrispondenti livelli 2019); disomogeneo l’andamento tra i distretti (con nuovo picco però in Toscana, +57%).
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