Otto a uno
L'Assemblea Assomac fotografa un 2025 a -11% e una quota mondiale scesa dal 42% al 27% in vent'anni. Ma sotto i flussi in calo c'è una struttura ancora solida: la partita si gioca sulla filiera.
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Settembre 2024
L’associazione di Confindustria che consta di circa 500 aziende associate e rappresenta a livello nazionale le aziende produttrici del settore calzaturiero sceglie il manager di 53 anni con alle spalle Pirelli, Telecom e Veronafiere.
Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Parma, con un “master certificate sulla tutela della proprietà industriale”, è specializzato in “Sustainable business model: creazione ed implementazione dei modelli di sostenibilità aziendale” presso la Ca’ Foscari Challenge school di Venezia in collaborazione con Ernst&Young.
Ha iniziato la sua carriera in Pirelli dove ha lavorato presso la sede di Milano e successivamente dal 2002 a San Paolo del Brasile, passando poi a TIM Brasil presso la sede di Rio de Janeiro.
Rientrato in Telecom Italia nel 2012, nel 2013 è entrato a far parte del Gruppo Veronafiere come Direttore Generale di Veronafiere Servizi S.p.A., per poi passare alla capogruppo Veronafiere S.p.A. come Direttore Operations e dal 2019 ad oggi come Amministratore Delegato di Polo Fieristico Veronese S.p.A.
«Intraprendo il nuovo percorso con entusiasmo – afferma Giorgio Possagno, neo Direttore Generale di Assocalzaturifici e Amministratore delegato di Anci Servizi – con l’impegno sin da ora di rafforzare l’ascolto di tutti gli associati, continuare a far crescere e innovare i servizi e i prodotti interni, mantenendo al centro la missione di avvicinare anche le minime distanze che vi possono essere tra i numerosi distretti produttivi, nell’ottica del rafforzamento del ruolo centrale di Confindustria. Sono certo che, forti delle capacità professionali di tutti gli amministratori, del management e di tutti i collaboratori, insieme sapremo affrontare con positività le importanti sfide che ci attendono».
L'Assemblea Assomac fotografa un 2025 a -11% e una quota mondiale scesa dal 42% al 27% in vent'anni. Ma sotto i flussi in calo c'è una struttura ancora solida: la partita si gioca sulla filiera.
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