Industrie Chimiche Forestali Spa segna ricavi pari a 72,6 milioni di Euro e approva dividendo pari a 0,30 per azione, ma il settore calzaturiero-pellettiero resta in sofferenza.
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Maggio 2026
La società, tra gli operatori di riferimento internazionale nella progettazione, produzione e commercializzazione di adesivi e tessuti ad alto contenuto tecnologico, quotata sul mercato Euronext Growth Milan, ha approvato il 28 aprile scorso il bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2025 e preso visione del bilancio consolidato al 31 dicembre 2025. I principali risultati consolidati mostrano ricavi pari a Euro 72,6 milioni, EBITDA pari a Euro 9,7 milioni, in crescita rispetto a Euro 8,9 milioni al 31 dicembre 2024, con una marginalità del 13,3%. EBIT Adjusted pari a Euro 6,8 milioni, + 17% sul 2024.
L’Assemblea ha altresì approvato di destinare il risultato d’esercizio e distribuzione di un dividendo pari a Euro 0,30 per azione. E’ seguita la nomina della nuova governance che vede Guido Cami Presidente del Consiglio di Amministrazione e Amministratore Delegato. Marina Balzano, Steven Kenny e Roberto Rettani consiglieri indipendenti. È stato inoltre autorizzato il nuovo programma di acquisto di azioni proprie finalizzato a consentire a ICF di dotarsi di un portafoglio azioni di cui disporre per operazioni di finanza straordinaria e/o di altri impieghi di interesse finanziario-gestionale e strategico.
Una società resiliente in un contesto difficile
In un’intervista a Class CNBC, il presidente Ing. Guido Cami ha commentato questi eccellenti risultati di esercizio sottolineando come, in realtà, i ricavi siano in calo rispetto a Euro 75,2 milioni al 31 dicembre 2024 e questo per effetto prevalentemente della contrazione del settore calzaturiero e pelletteria, cui hanno fatto da contrappeso positivo altri settori in cui ICF opera, come automotive e flexible packaging.
Cami ha anche sottolineato come l’Italia sia sempre più costosa per il mondo: “I prodotti italiani risultano costosi, in senso generale, come compliance, come regolamentazione, come energie, e questo ci fa perdere competitività rispetto al Far East. Guardando in particolare il nostro portafoglio, abbiamo però visto che siamo riusciti a recuperare quote in Europa, perché i nostri clienti che producono e vendono in Europa sottostanno loro stessi a regolamentazioni europee sempre più vincolate e stringenti”.
Oggi, evidenzia Cami, “il mantra non è più di portare a casa ordini e fatturato, ma è necessario essere più selettivi, fare prodotti di nicchia, più tecnici, rispettosi delle normative, con buone caratteristiche di innovazione. Solo così la marginalità sale”. Per fare questo ci vuole un’azienda strutturata da un punto di vista di macchinari, ma ci vuole anche molta fantasia e curiosità in termini commerciali, un buon team di R&D per l’innovazione e, infine, un buon controllo amministrativo-gestionale.
Rispetto alla grave crisi in Medio Oriente e a quanto ne è conseguito, Cami afferma che dal 2 di marzo si è assistito ad un’impennata rilevante del costo di tutte le materie prime e questo non potrà non avere un impatto significativo nel prossimo futuro: “All’interno della nostra composizione le materie prime valgono circa il 60-62% e i solventi, il cui prezzo è triplicato, pesano all’interno di questo 60-62% , quasi il 70%, quindi si può immaginare l’impatto. La differenza rispetto al 2021 e al post-Covid, è che – per il momento – all’impennata dei prezzi delle materie prime non corrisponde ancora una carenza delle stesse, almeno in Europa. La vera domanda è che cosa succederà da qui ai prossimi 3-4 mesi, da qui alle vacanze estive”.
Guido Cami, Presidente del Consiglio di Amministrazione e Amministratore Delegato
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