Otto a uno
L'Assemblea Assomac fotografa un 2025 a -11% e una quota mondiale scesa dal 42% al 27% in vent'anni. Ma sotto i flussi in calo c'è una struttura ancora solida: la partita si gioca sulla filiera.
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Agosto 2025
La Presidente di Confindustria Accessori Moda ha sottolineato che l’indebolimento del dollaro è già da solo un fattore di aggravio per l’export del Made in Italy verso gli Stati Uniti.
“La decisione dell’amministrazione statunitense di fissare al 15% i dazi sulle importazioni provenienti dall’Unione Europea, tra cui rientrano anche i prodotti delle aziende che rappresentiamo, è il “male minore” che possiamo affrontare. Questa scelta, sebbene meno penalizzante rispetto alle ipotesi iniziali di dazi ancora più elevati, rappresenta una misura che comunque avrà effetti complessivamente negativi per il settore degli accessori moda: ricordiamo infatti che l’indebolimento del dollaro è già da solo un fattore di aggravio. Il rischio è quello di rallentare investimenti, occupazione e capacità di crescita in un momento già reso fragile da uno scenario economico e geopolitico complesso.” – ha affermato Giovanna Ceolini, Presidente di Confindustria Accessori Moda.
I dazi sulle importazioni provenienti dall’Unione Europea, infatti, costituiscono un aggravio significativo per il comparto, incidendo in maniera rilevante sui margini aziendali e sulla competitività delle imprese italiane negli Stati Uniti, uno dei mercati di riferimento per l’export del Made in Italy.
Il settore degli accessori moda – che comprende calzature, pelletteria, conceria e pellicceria – ha esportato negli Stati Uniti, nel 2024, quasi 3 miliardi di euro in valore. Una performance che, nonostante una lieve flessione del 3,5% rispetto al 2023, dimostra la solidità dell’export italiano.
L'Assemblea Assomac fotografa un 2025 a -11% e una quota mondiale scesa dal 42% al 27% in vent'anni. Ma sotto i flussi in calo c'è una struttura ancora solida: la partita si gioca sulla filiera.
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