Pelletteria italiana, primo semestre 2026 ancora in calo
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Ottobre 2026
Nel primo semestre 2026 fatturato a -2,5% e produzione a -4,6%. Regge l'Europa, crolla il Medio Oriente. In sei mesi persi 1.884 addetti, più che in tutto il 2025.
Si vende meno in volume, ma ogni pezzo vale di più. Nei primi cinque mesi del 2026 l’export della pelletteria italiana è sceso dell’11,1% in quantità e solo del 3,4% in valore, fermandosi a 3,93 miliardi di euro: il prezzo medio è salito a 161,33 euro al chilo (+8,7%). Un segnale di tenuta del posizionamento? In parte. Ma i conti si fanno con il fatturato, non con il prezzo al chilo.
E il fatturato, secondo la nota del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assopellettieri, cala del 2,5% nel primo semestre, mentre l’indice dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) sulla produzione segna -4,6%. Per un settore che realizza all’estero l’85% dei ricavi (11,39 miliardi di euro nel 2025), la geografia è un aspetto cruciale. L’Unione Europea tiene (+1,9%, Francia +2,8%), gli Stati Uniti crescono del 3,3% nonostante i dazi, la Svizzera recupera il 10,3%. Fuori dai confini comunitari, però, le vendite perdono il 6,4%: il Medio Oriente crolla del 48%, con gli Emirati Arabi Uniti a -46,5%, e l’area dell’ex blocco sovietico arretra del 15,9%.
Anche dentro il prodotto le traiettorie si separano. Le borse valgono quasi il 72% dell’export e sono le uniche sopra i livelli del 2019 (+7,5%). Gli articoli in materiali alternativi alla pelle crescono del 3,5% in valore, quelli in pelle perdono il 6,2%. Piccola pelletteria e cinture scendono a doppia cifra.
Il conto più pesante arriva dalle fabbriche. A fine giugno gli addetti sono 45.514: in sei mesi se ne sono persi 1.884, più dei 1.316 dell’intero 2025. Le imprese sono 4.189, 108 in meno. Le ore di cassa integrazione nella filiera pelle autorizzate dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) calano del 24,1%, ma nel secondo trimestre tornano a salire (+3%) e restano più che triple rispetto al 2019. Sui costi pesa la guerra: il 38% delle aziende segnala rincari della logistica oltre il 10%.
Le attese non sembrano più rosee delle cifre appena espresse. Solo l’8% dei pellettieri prevede un terzo trimestre migliore, il 58% teme di chiudere l’anno sotto i ricavi del 2025. Il 2026 si avvia dunque verso una nuova flessione, moderata ma reale: il prezzo regge, i volumi no, e a pagare il conto sono soprattutto il lavoro e le aree più esposte ai conflitti.
Nel primo semestre 2026 l'industria tedesca di calzature e pelletteria resta stabile, ma su livelli bassi. Tra i rincari legati alla guerra con l'Iran e i nuovi obblighi europei sui rifiuti, l'Italia perde volumi e tiene sul valore.
Nel 2025 la produzione mondiale resta a 24,6 miliardi di paia (+0,1%), mentre il valore dell'export sale dell'1,6% a 172 miliardi di dollari. L'Asia produce l'88,7% delle scarpe e la quota della Cina sull'export scende al 61,2%.
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