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Ecocontributo in arrivo anche per le scarpe

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Ottobre 2026

Ecocontributo in arrivo anche per le scarpe

Dopo il divieto di distruggere l'invenduto, la moda si prepara alla Responsabilità Estesa del Produttore. Il vicedirettore di Confindustria Moda, Mauro Chezzi, illustra obblighi, ecocontributo e bonus, e l'accordo Retex.Green-Assocalzaturifici.

Mauro Chezzi

Chi ha comprato un frigorifero o una lavastoviglie negli ultimi anni ha trovato in fattura una riga che spesso non si nota: «contributo ambientale assolto». Fra non molto la stessa dicitura potrebbe comparire sullo scontrino di un paio di stringate. Il meccanismo si chiama Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) e in Italia sta per arrivare anche per abbigliamento, calzature, tessile e pelletteria. Ne abbiamo parlato a MICAM Milano, a settembre 2026, con Mauro Chezzi, vicedirettore di Confindustria Moda – Federazione Tessile e Moda e referente associativo di Retex.Green, il consorzio per l’economia circolare del sistema moda che proprio in fiera ha presentato la partnership con Assocalzaturifici.

Partiamo dal consorzio. Che cos’è Retex.Green?
L’abbiamo fondato nel marzo 2022 come Confindustria Moda, insieme ad Assocalzaturifici e ad altre associazioni del sistema confindustriale, per la circolarità dell’intera filiera di abbigliamento e calzature. Lo abbiamo fatto prevedendo l’evoluzione normativa che arriva dall’Europa e che ha già cominciato a entrare in vigore.

Che cosa è cambiato a luglio 2026?
È scattato il primo obbligo del regolamento europeo sull’Ecodesign, approvato due anni fa. Riguarda le grandi aziende, sopra i 250 addetti, e vieta la distruzione dei capi invenduti, salvo pochi casi previsti dalla normativa. Da oltre un anno lavoriamo a presidi di circolarità perché non si arrivi alla distruzione e perché, quando è necessaria e lecita, avvenga con i criteri più rigorosi possibili.

Nel secondo tempo ci sarà l’EPR. Quando arriverà?
Ragionando per ipotesi: se entro la fine del 2026 il decreto interministeriale firmato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, le aziende avranno quattro mesi per iscriversi a un consorzio. Sono obbligati i soggetti che immettono sul mercato italiano prodotti finiti con marchio proprio o in licenza. Le piccole imprese avranno un anno di tempo in più.

Come verrà calcolato l’ecocontributo?
Ogni consorzio chiederà ai propri consorziati una dichiarazione dell’immesso sul mercato nazionale, espressa in chili. L’export non conta, l’import sì. Con queste risorse il consorzio costruirà la filiera di raccolta e selezione, con un ordine di priorità: riutilizzo, riciclo, infine termovalorizzazione. Retex.Green non destinerà nulla alla discarica: è una pratica che riteniamo sia da chiudere il prima possibile.

Chi sostiene davvero la spesa?
Per le aziende si parla di esborso, non di costo. Il principio è «chi inquina paga»: le aziende anticipano l’ecocontributo e lo riportano in fattura o sullo scontrino, come già avviene per gli elettrodomestici. Il costo ricade sul consumatore finale, che materialmente produce il rifiuto.

Non tutte le scarpe, però, sono uguali.
La normativa vuole premiare i prodotti più circolari. I parametri su cui si sta lavorando sono durabilità, riciclabilità, riparabilità e contenuto di riciclato, anche se la lista non è ancora esaustiva. Chi lavora su questi punti otterrà dei bonus, cioè riduzioni dell’ecocontributo. Ridurre il contributo significa ridurre le risorse che l’azienda deve anticipare al sistema.

La catena di fornitura è in qualche modo coinvolta?
La filiera manifatturiera non ha obblighi diretti, ma deve fornire prodotti circolari a chi immette sul mercato i prodotti, così da ottenere vantaggi economici. È un obiettivo dichiarato della norma: chi vende governa la filiera e ha gli argomenti, anche commerciali, per chiederle di allinearsi. Il modello lineare, in cui si produce, si consumano risorse e si smaltisce, ha i giorni contati.

Che cosa dovrebbe fare oggi un calzaturificio?
Capire che non è più una questione di «se», ma di «quando» la norma entrerà in vigore, perché a monte c’è una direttiva europea: al massimo si slitterà di qualche mese. Allinearsi adesso non è una scommessa, è una garanzia di competitività. Conviene individuare velocemente il consorzio adatto. Retex.Green ha il vantaggio di non nascere come esperto di EPR bensì di calzature, abbigliamento, tessile e pelletteria. Avere un interlocutore che capisce le problematiche del settore riteniamo sia importante. Come obiettivo abbiamo quello di spingere sulla ricerca e sull’innovazione per il riciclo.

A MICAM avete annunciato anche un incentivo.
Con Assocalzaturifici e l’ente fieristico abbiamo siglato un accordo: gli espositori di MICAM che si iscriveranno a Retex.Green entro il 31 dicembre 2026 non pagheranno la quota associativa per il 2026 e il 2027.

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