Il leader mondiale nella tecnologia delle solette in schiuma a cellule aperte, da ottobre 2025 parte del Gruppo Coats, ha annunciato l’apertura di un nuovo stabilimento nella provincia di Ninh Binh, nel Vietnam settentrionale. Questo importante traguardo segna un significativo passo avanti nella strategia di OrthoLite volta a localizzare l’intero processo di creazione dei prodotti dall’inizio alla fine, rafforzando al contempo le capacità produttive dell’azienda per supportare al meglio i partner regionali e globali del marchio.
L’impegno di OrthoLite in Vietnam settentrionale promuove la strategia aziendale di integrazione verticale globale e gli investimenti negli stabilimenti di sua proprietà e gestiti direttamente.
Guidato dal Country Manager Michael Hsu, il nuovo stabilimento ONV offre una produzione locale che riduce i tempi di consegna e migliora la resilienza della catena di fornitura. Gli standard di qualità globali di OrthoLite garantiscono coerenza ed eccellenza in tutte le formulazioni di schiuma, assicurando i più alti standard mentre si qualificano nuovi programmi, si riducono gli sprechi e si lanciano strumenti di monitoraggio digitale avanzati per garantire trasparenza e affidabilità.
“La regione settentrionale del Vietnam rappresenta parte della strategia produttiva globale di OrthoLite volta ad allineare i nostri stabilimenti e fornire un servizio efficiente ed esemplare direttamente ai nostri partner locali e agli stabilimenti di primo livello”, ha affermato Michael Hsu, country manager di OrthoLite North Vietnam. “Grazie a questa espansione strategica, OrthoLite è in una posizione ottimale per fornire soluzioni di comfort ad alte prestazioni a livello locale per marchi globali”.
La consueta indagine del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici evidenzia segnali di progressiva stabilizzazione per il settore calzaturiero italiano in un contesto di grave instabilità e incertezza, con i primi nove mesi del 2025 caratterizzati da un comparto che, pur ancora in territorio negativo (-4,1% i ricavi nel campione di Associati su gennaio-settembre 2024), vede un’importante attenuazione della flessione: il terzo trimestre ha registrato, infatti, un calo tendenziale del fatturato del -0,9%, un dato sensibilmente migliore rispetto alle pesanti contrazioni sperimentate nella prima metà dell’anno.”Il quadro generale attuale resta complesso e non risparmia nemmeno le fasce più alte dell’offerta, ma i dati del terzo trimestre indicano una riduzione della caduta e una prima luce in fondo al tunnel recessivo,” dichiara Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici. “Nonostante l’assenza di miglioramenti significativi negli scenari geopolitici, la capacità delle nostre imprese di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, è la chiave per affrontare il 2026. Sebbene si rilevino performance aziendali disomogenee, con diverse realtà ancora in sofferenza, la flessione contenuta attesa nel fatturato in chiusura d’anno (stimato a 12,8 miliardi di euro), conferma la resilienza del Made in Italy.”Le proiezioni a consuntivo 2025 indicano un fatturato settoriale inferiore di circa 409 milioni di euro rispetto all’anno precedente, con una contrazione del -3,1%: un risultato decisamente meno pesante rispetto alla chiusura 2024.Sul fronte del commercio estero, nei primi otto mesi del 2025 le esportazioni hanno raggiunto un valore di 7,72 miliardi di euro (-1,3%). Il dato più significativo riguarda le quantità: sono stati venduti all’estero 131,8 milioni di paia, +4,3%. Questo recupero in volume è stato accompagnato da un riposizionamento dei prezzi medi (58,58 euro al paio, -5,3%), segno di un rientro dopo gli aumenti a doppia cifra del biennio 2022/2023. L’area UE (dove si dirigono 7 calzature su 10 esportate) cresce sia in valore (+2,2%) che in volume (+7,6%). La Germania si distingue con un solido +6% in valore e un +10% in paia, mentre performance positive interessano anche Spagna, Polonia, Belgio e Austria. Fuori dai confini comunitari, il Medio Oriente si conferma l’area più dinamica, con un +13% in valore complessivo, trainata dall’exploit degli Emirati Arabi Uniti (+20%). Bene anche Turchia e Messico. In difficoltà rimane invece il Far East, che soffre una contrazione superiore al -20%, sia in volume che in valore, risentendo del forte rallentamento registrato dalla Cina (-24,6% in valore) ma anche da tutti gli altri principali mercati asiatici (Hong Kong, Giappone e Sud Corea), oltre all’area CSI (-9,2%, con un -17,8% in Russia), sempre penalizzata dal conflitto.
Resta sotto attenta osservazione il mercato statunitense, che chiude gli otto mesi con un aumento in valore del +2,9% a fronte di un calo nelle quantità (-4,2%). Il comparto valuta con cautela l’impatto dei dazi fissati dall’accordo USA-UE: se agosto ha segnato un poco confortante -17,8% in valore, i dati preliminari di settembre mostrano una reattività per certi versi inattesa. Ad oggi, il 55% degli operatori associati che esportano negli USA giudica gli effetti dei dazi non irrilevanti, con punte di forte criticità per un’azienda su cinque.
Parallelamente, le importazioni sono cresciute del +12,8% in quantità (raggiungendo i 271,6 milioni di paia); una dinamica legata non ai consumi interni – rimasti piatti – ma al potenziamento dei flussi logistici per la riesportazione, specialmente nello sportswear.
Sul fronte interno, gli acquisti delle famiglie italiane nei primi 9 mesi hanno recuperato il gap col 2024, pareggiandone i livelli, solo grazie a un terzo trimestre positivo (+2% in quantità); restano però ancora distanti dal pre-Covid (-7,7%).
La produzione industriale sconta ancora le difficoltà della prima parte dell’anno, con un indice ISTAT a -8,5% nei primi 9 mesi.
Il lungo periodo di congiuntura sfavorevole ha lasciato strascichi sulla demografia d’impresa, con un calo a fine settembre del -3,4% nel numero di calzaturifici attivi e del -2,3% negli addetti rispetto al consuntivo 2024, tra industria e artigianato. Tuttavia, segnali di normalizzazione arrivano dalla Cassa Integrazione: dopo l’impennata del primo trimestre (+66%), le ore autorizzate nella filiera pelle sono diminuite del -20% nelle due frazioni successive, per un complessivo +2,5% nel cumulato a 9 mesi. La Toscana si conferma il distretto con il maggior ricorso agli ammortizzatori (9,1 milioni di ore, +56,8%), seguita da Campania (-14,2%) e Marche (+10,8%), in un quadro di gestione prudente della forza lavoro in vista della ripresa.
Dopo i buoni risultati dell’edizione di ottobre scorso, torna la manifestazione spagnola punto d’incontro imprescindibile per conoscere le novità di prodotto dedicate alla pelle, ai componenti, ai materiali, ai macchinari e alle tecnologie applicate alla calzatura e alla pelletteria, oltre che occasione per analizzare il mercato, individuare le tendenze e generare nuove opportunità commerciali. Per la sua 55esima edizione, FUTURMODA presenta il nuovo logo, che sottolinea una lettura visiva in cui l’innovazione industriale è la fonte della creatività. La figura centrale, avvolta da un’esplosione floreale e colori vivaci, rappresenta infatti il concetto di “fioritura”, con i macchinari come seme di ogni idea e l’estetica come frutto del processo produttivo. La campagna rafforza così il ruolo dei macchinari come elemento strategico nella catena del valore e si collega alla presentazione delle tendenze primavera-estate 2027, che saranno il fulcro di questa edizione.
Con il nuovo logo FUTURMODA invita produttori, marchi, designer, ingegneri e fornitori a partecipare a un incontro professionale che continuerà a promuovere l’innovazione, la sostenibilità e l’internazionalizzazione dell’industria calzaturiera.
Ricordiamo che l’edizione di ottobre ha visto la partecipazione di 323 aziende, tra cui produttori provenienti da Spagna, Italia, Portogallo e altri mercati, e oltre 4.500 visitatori professionali, tra cui designer, produttori, tecnici, responsabili degli acquisti e agenti internazionali. 36 le nuove aziende espositrici, a conferma della capacità della fiera di attrarre sempre talenti industriali e proposte innovative.
“Una filiera della moda costruita sul riuso intelligente dei materiali di scarto. Con la sneaker RE49 Wave, l’azienda dimostra che sostenibilità e stile possono evolvere insieme”: con questa motivazione il marchio di Udine ha vinto il “Premio Innovazione 2025” assegnato dalla Stampa Estera Milano (SEMI), che riunisce più di 100 giornalisti di 118 testate di 25 Paesi diversi. Un riconoscimento che valorizza la visione sostenibile del brand, quella di trasformare materiali autentici in design responsabile, attraverso sostenibilità, creatività e manifattura.
RE49 significa RE-turn to 19–49: un ritorno alle origini e un richiamo al valore del riciclo e dell’economia circolare, oggi fondamentali per il futuro del pianeta. RE significa anche Recicle, Reuse, Reduce. Un viaggio, quello di RE49, che inizia nel 1949, quando Valentino Masolini, calzolaio friulano, iniziò a trasformare vecchie uniformi militari in scarpe resistenti, e che oggi prosegue con le nuove generazioni in azienda.
In particolare, iI modello Wave è realizzato con materiali riciclati selezionati e studiati per offrire comfort, resistenza e durata nel tempo. Wave è un omaggio all’oceano con la suola che richiama nel disegno le onde del mare e la tomaia realizzata in vela riciclata. I dettagli in Apple Skin, un materiale innovativo ottenuto dagli scarti della lavorazione delle mele, aggiungono un tocco naturale ed ecosostenibile, mentre l’interno è progettato con tessuti traspiranti e morbidi, derivati da fibre rigenerate. La suola, in gomma naturale e materiali riciclati, assicura un’aderenza ottimale e lunga vita alla calzatura.
Erede della divisione wet end di Stahl, Muno avvia ufficialmente la propria attività come nuova società indipendente attiva nella chimica per la concia forte di un solido radicamento nel settore. Con headquarter a Milano, l’azienda si presenta come leader nelle soluzioni innovative per i processi wet-end della produzione della pelle.
“Muno parte da una solida piattaforma industriale internazionale, che comprende oltre 450 collaboratori, 20 laboratori e uffici commerciali nei principali mercati, oltre a stabilimenti produttivi e centri di R&S in Italia e India” si legge in una nota dell’azienda.
Il portafoglio prodotti copre l’intero processo wet-end, dal beamhouse alla concia, dal retanning alla fatliquoring, dalla tintura all’impermeabilizzazione, servendo clienti in più di 60 paesi nei settori calzaturiero, automotive, arredamento e pelletteria.
La scelta di Milano come sede centrale “sottolinea l’importanza strategica dell’Italia per Muno. L’azienda intende investire nella filiera italiana della pelle, puntando sullo sviluppo delle competenze, sulla ricerca applicata e su partnership durature con clienti e partner industriali, a supporto di una crescita sostenibile nel medio-lungo periodo”.
Xavier Rafols
Obiettivi sottolineati dal CEO della società, Xavier Rafols: “Muno nasce da un forte patrimonio industriale e da una chiara strategia di crescita. La nostra sede di Milano riflette l’impegno verso la filiera italiana della pelle, unendo competenze tecniche, disciplina operativa e innovazione per creare valore duraturo per i nostri clienti e per l’intero settore.”
Innovazione e sostenibilità sono al cuore del modello di business di Muno: circa il 70% dei progetti di R&S è dedicato alla sostenibilità ambientale, mentre il 98% del portafoglio prodotti è conforme agli standard ZDHC. Tutti i siti produttivi operano secondo standard certificati di qualità e ambiente, con una forte attenzione alla conformità normativa.
L’International Union of Leather Technologists and Chemists Societies (IULTCS) ha nominato Geoff Holmes nuovo Presidente per il biennio 2026–2027. Holmes lavora da oltre vent’anni presso la New Zealand Leather and Shoe Research Association (LASRA), l’associazione per la ricerca nel settore pelle calzature neozelandese di cui attualmente è Direttore.
Geoff Holmes
Nel suo messaggio di insediamento, il nuovo Presidente dell’organismo internazionale che riunisce circa 3.000 chimici e ricercatori della pelle di 25 diverse associazioni nazionali, ha definito l’incarico un onore e una grande responsabilità, ribadendo il ruolo centrale delle associazioni nazionali nel garantire la forza e la credibilità dell’IULTCS a livello globale. Formazione, ricerca scientifica, pubblicazioni, comunicazione e promozione dell’industria conciaria restano, secondo Holmes, i pilastri dell’attività dell’Unione.
Holmes ha ringraziato il Presidente uscente Dr. Joan Carles Castell per il contributo dato, in particolare nell’ambito della standardizzazione ISO e CEN, e ha dato il benvenuto al nuovo Vice Presidente Dr. Giancarlo Lovato. Guardando al futuro, Geoff ha sottolineato l’importanza di un dibattito aperto e scientificamente rigoroso, per mantenere l’IULTCS una voce autorevole e orientata al futuro della scienza della pelle.
Zünd, insieme ai suoi partner Mind e Mindhive Global, ha presentato allo scorso Simac a Milano il workflow Dectura, in grado di rendere le operazioni di rilevamento, classificazione e taglio delle pelli ancora più precise, veloci ed affidabili, in un sistema totalmente interconnesso. Il pubblico specializzato ha così potuto assistere dal vivo, in fiera, all’interazione tra AI, Machine Vision e sistemi di taglio digitali.
La valutazione e la qualificazione delle pelli ha rappresentato finora un processo critico, prevalentemente manuale, soggetto ad errori e dai risultati spesso poco uniformi.
Con Dectura, le aziende leader nel settore tecnologico – Zünd, Mind e Mindhive Global – presentano un’innovazione che rivoluziona il taglio della pelle. Grazie all’intelligenza artificiale, al controllo qualità basato su immagini, ai più avanzati software di nesting e taglio e ai potenti sistemi di taglio digitale, Dectura garantisce un processo altamente automatizzato e standardizzato.
La linea di lavorazione della pelle è composta essenzialmente da Mindhive FinishSelect″, che con l’aiuto dell’AI, è in grado di acquisire, valutare e misurare le pelli in soli pochi secondi, utilizzando poi il software MindCUT sviluppato dal partner portoghese Mind, e la tecnologia di taglio digitale del cutter Zünd.
Per le aziende di lavorazione della pelle, Dectura rappresenta un salto quantico verso processi intelligenti e guidati dai dati, perfettamente riproducibili e completamente integrati a livello digitale, con una qualità costante nel tempo.
La trasformazione digitale dell’industria calzaturiera non può più prescindere da soluzioni integrate, scalabili e orientate ai dati. Footwear 4.0 si configura come una piattaforma industriale 4.0 basata su architettura modulare, in grado di fornire assistenza cognitiva, manutenzione predittiva e controllo qualità intelligente su scala. La centralità del Digital Twin garantisce un’interfaccia convergente tra uomo, macchina e prodotto, aprendo la strada a una fabbrica realmente data-driven, resiliente e adattiva. Footwear 4.0 non è solo una piattaforma, ma un ambiente digitale modulare, progettato per rendere l’industria calzaturiera più resiliente, efficiente e data-driven. Grazie all’integrazione tra manutenzione predittiva, assistenza cognitiva e controllo qualità intelligente, ogni azienda può personalizzare il proprio percorso di transizione digitale, partendo dai bisogni reali e arrivando a una trasformazione concreta e sostenibile.
Moduli principali della piattaforma
1. Smart and Predictive Maintenance
Il primo modulo è centrato sulla manutenzione intelligente dei macchinari calzaturieri. Ogni macchina è dotata di sensoristica IoT per il monitoraggio di vibrazioni, temperature, pressioni e altri parametri critici. Questi dati vengono analizzati da algoritmi di intelligenza artificiale per prevedere guasti e pianificare interventi manutentivi. Tutti gli elementi sono rappresentati all’interno di un Digital Twin 3D interattivo, accessibile via browser. L’utente può così visualizzare lo stato delle macchine in tempo reale, ricevere notifiche sulle anomalie, consultare lo storico manutentivo e intervenire in modo mirato. Questo gemello digitale non è solo una rappresentazione visiva, ma una replica dinamica in tempo reale, alimentata dai dati sensoristici raccolti direttamente dalle macchine.
Il modulo in concreto offre notifiche predittive prima del guasto, una dashboard tecnica (OEE, MTBF, stato macchina), uno storico degli interventi per macchina, un’interfaccia operatore con istruzioni di manutenzione in AR e l’integrazione con il modulo qualità (es. un’anomalia produce anche difetti?). Inoltre permette una riduzione drastica dei fermi imprevisti, una pianificazione basata su dati reali e non su calendario fisso, il miglioramento della vita utile delle macchine, dati condivisibili anche con i produttori dei macchinari per miglioramenti futuri.
Il secondo modulo è dedicato al supporto intelligente all’operatore, sia in fase operativa che formativa. Fornisce agli operatori un supporto operativo e decisionale avanzato grazie all’integrazione con dispositivi AR/VR, interfacce digitali e sistemi intelligenti di guida. In particolare, si connette al Digital Twin del modulo di manutenzione predittiva: quando quest’ultimo rileva un’esigenza di intervento, invia automaticamente agli smart glasses AR dell’operatore la checklist interattiva con la macchina da raggiungere, le operazioni previste e istruzioni sovrapposte visivamente alla macchina reale, , che può così recarsi al macchinario e seguire una guida visiva per l’esecuzione sicura e corretta dell’attività Grazie all’integrazione con dispositivi di realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR), l’operatore riceve istruzioni contestuali passo-passo visibili sugli smart glasses, checklist digitali dinamiche, formazione immersiva in ambienti simulati. Inoltre, sono integrabili anche dati provenienti da dispositivi di assistenza fisica (es. esoscheletri), per ottimizzare ergonomia e sicurezza.
Il modulo in concreto offre una visualizzazione delle istruzioni AR/VR, checklist digitali sempre aggiornate, l’accesso a manuali e risorse, il supporto da dispositivi biometrici. Inoltre permette la riduzione errori e infortuni, interventi più rapidi e precisi, una formazione sul campo ridotta, maggiore autonomia per personale junior.
3. AI-Powered Quality Assurance
Il terzo modulo gestisce il controllo qualità automatizzato, integrando sistemi di visione artificiale e algoritmi AI per identificare in tempo reale difetti nei componenti o nei prodotti finiti (es. cuciture errate, tagli imprecisi, difetti estetici). Ogni macchina è dotata di sensori o telecamere che raccolgono dati sul prodotto: questi vengono analizzati e visualizzati all’interno del Digital Twin, attivando una seconda modalità di visualizzazione orientata alla qualità.
Il modulo in concreto offre un rilevamento automatico dei difetti, il report qualità per macchina/turno, un feedback immediato sui processi, logging e archiviazione per audit. Inoltre permette meno rilavorazioni e scarti, un migliore controllo di processo, l’integrazione diretta con manutenzione/formazione, un supporto a certificazioni qualità.
Integrazione dei moduli: interoperabilità intelligente
Sebbene ciascun modulo possa essere utilizzato in modo indipendente, la vera forza della piattaforma risiede nella loro integrazione. Un difetto di qualità rilevato può attivare un’analisi predittiva sullo stato della macchina che lo ha generato. Un intervento manutentivo programmato viene notificato tramite AR, guidato visivamente e tracciato digitalmente e una lacuna ricorrente dell’operatore può suggerire l’attivazione di un modulo formativo in VR specifico. Tutti i dati sono gestiti da un’infrastruttura cloud scalabile, sicura e accessibile da qualsiasi dispositivo, e vengono presentati in base al ruolo dell’utente (operatore, supervisore, produttore di tecnologia). In un’unica interfaccia è quindi possibile: monitorare lo stato operativo della macchina, osservare i difetti rilevati, accedere a report statistici e KPI di qualità personalizzabili. La logica di feedback continuo consente al sistema di adattare i parametri di produzione o segnalare la necessità di un intervento manutentivo/formativo qualora i difetti siano ricorrenti.
C’è stato grande fermento nel mondo della produzione delle suole stampate durante il Simac Tanning Tech di settembre 2025. Le novità presentate sono state molte e tutte super interessanti. Nell’Innovation Outlook preparato da Arsutoria per Simac, parleremo di sigle che sottintendono nuove formulazioni di materiali e le più recenti tecnologie. Riteniamo tuttavia fondamentale inquadrare innanzitutto le tematiche di business che hanno portato alla nascita di queste innovazioni: una serie di istanze portate sul mercato dalla ricerca di performance, dalle spinte normative e dalla crescente pressione da parte sia dei consumatori sia della forza lavoro all’interno delle aziende della manifattura.
RICERCA DI LEGGEREZZA
Il primo tema affrontato, probabilmente quello che ha suscitato la maggiore attenzione, è stato senza alcun dubbio quello della leggerezza. Detto in altri termini: la ricerca della riduzione della densità dei materiali. Nelle tecnologie di stampaggio tradizionale, non stiamo parlando di stampa 3D e quindi di strutture lattice, la diminuzione di densità è stata cercata attraverso l’espansione dei materiali. I due materiali tradizionalmente espansi sono il PU e l’EVA. Ambedue materiali che innescano processi di reticolazione, cioè la formazione di legami chimici che consolidano la struttura molecolare e la rendono resistente rispetto ad agenti esterni come, in particolare, il calore.
Le novità presentate in fiera quest’anno riguardavano tutte l’utilizzo di gas per aumentare l’espansione, nel caso del PU, o per far espandere materiali tradizionalmente compatti, quali il TPU. La nostra osservazione è che si stanno certamente creando delle precise alleanze tra produttori di tecnologia e fornitori di materiali. I processi di espansione, infatti, modificano la fisica dei materiali attraverso processi relativamente recenti che inevitabilmente richiedono il rispetto di precisi protocolli da mettere a punto a quattro mani tra chi fornisce le macchine e chi mette a disposizione la chimica.
GENTREX – Tien Kang
RICERCA DI INNOVAZIONE NEI PROCESSI
Il secondo tema emerso è quello del processo manifatturiero, con particolare riferimento alla salute e sicurezza dei lavoratori. È ormai evidente la difficoltà della filiera moda di trovare personale che sia disponibile a lavorare in contesti che comportino rischi per salute e sicurezza, persino per aziende che gestiscono questi rischi nella maniera migliore. L’automazione, quindi l’impiego dei robot per la manipolazione dei materiali, già da anni sta facendo la sua parte per togliere all’operatore il rischio di contatto con oggetti ad alte temperature o la prossimità ad agenti chimici che vengono spruzzati sulle attrezzature dello stampaggio. Le novità viste in fiera quest’anno esplorano ulteriori piste di automazione: la compatibilità chimica tra i materiali usati per lo stampaggio di battistrada e intersuole favorisce una riduzione della chimica necessaria per la preparazione dei supporti nei processi di incollaggio tra due parti stampate separatamente. Nei casi più virtuosi, poi, si parla di co-stampaggio cioè di posizionamento di una delle due parti, in genere il battistrada, all’interno dello stampo così che l’altra parte possa essere colata o iniettata ‘sopra’ e l’adesione tra le due parti avvenga all’interno dello stampo stesso, senza applicazione di adesivi. Ad un livello tecnologico ancora più spinto, le due parti vengono iniettate all’interno del medesimo stampo, in due passaggi di iniezione successivi. I vantaggi di quest’ultimo approccio sono evidenti anche in termini di tempi e costi.
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RICERCA DELLA CIRCOLARITÀ
Il terzo e ultimo tema, collegato ai precedenti e non meno importante, è quello della circolarità dei materiali. Il progressivo aumento nell’utilizzo dei materiali termoplastici al posto dei termoindurenti, per lo stampaggio delle suole, semplifica il processo di riutilizzo dei materiali. L’eliminazione dei processi chimici di reticolazione, infatti, rende i materiali plastici più facilmente riciclabili. In ogni caso, abbiamo visto in questa edizione della fiera esempi virtuosi di filiere che si sono organizzate per gestire il processo di riciclo dei materiali a diversi livelli. Da un primo livello di riciclo meccanico che mantiene invariata la struttura delle catene polimeriche, fino ai diversi livelli di riciclo chimico: il decrosslinking che spezza i legami covalenti tipici della reticolazione; ma anche la depolimerizzazione che scompone le catene polimeriche nelle unità chimiche di partenza, i monomeri; fino alla sofisticata pirolisi che è in grado di frantumare i monomeri e far ritornare i materiali ad uno stato primordiale. A monte di questi processi, ovviamente, ci deve essere una catena di operatori opportunamente organizzata per raccogliere i materiali da riciclare, riconoscere le loro diverse nature chimiche al fine di poterli separare opportunamente e trattare in maniera differenziata.
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C’è un continente che custodisce materia prima in abbondanza, ma che fatica ancora a trasformarla in valore. L’Africa possiede mandrie sterminate, pelli di qualità e una volontà politica sempre più chiara di industrializzare i propri processi produttivi. Eppure, senza tecnologia, tutto questo potenziale rischia di restare un’opportunità incompiuta.
I numeri del 2024 fotografano una realtà in movimento: l’Africa ha importato macchine per la lavorazione della pelle, per calzature e pelletteria per 46 milioni di euro, il 6% dell’import mondiale del comparto. Poco, dirà qualcuno. Un mercato in costruzione, ribattono i lungimiranti. E soprattutto: un mercato dove l’Italia comanda.
I principali paesi importatori africani sono stati: Tunisia, Nigeria, Egitto, Sud Africa, Algeria, Marocco, Kenya, Uganda, Etiopia e Tanzania. Si tratta di economie caratterizzate da una forte tradizione manifatturiera o da un crescente interesse verso l’industria della pelle e della moda, con mercati interni in espansione e una crescente attenzione all’export.
IL TRICOLORE ITALIANO IN POLE POSITION
Con una quota del 42,40% sul totale delle importazioni africane, l’Italia si conferma il principale fornitore di tecnologie per il settore. Ma il dato aggregato nasconde sfumature ancora più significative. Nel comparto delle macchine per conceria, la quota italiana vola al 59,71%, con destinazioni che spaziano dall’Egitto al Sud Africa, dall’Uganda alla Namibia. Nel segmento delle parti di ricambio – termometro della fiducia a lungo termine – si tocca il 61,47%, segno che chi sceglie macchine italiane continua a investire nella loro manutenzione.
Più complesso il panorama delle macchine percalzature e pelletteria, dove l’Italia detiene il 25,45%: qui la concorrenza cinese si fa sentire, puntando sull’aggressività dei listini. Eppure, in paesi come Tunisia e Marocco – distretti orientati all’export verso l’Europa – la tecnologia italiana mantiene posizioni solide, costruite su qualità e affidabilità.
LA STRATEGIA ASSOMAC: COOPERAZIONE
È in questo scenario che si inserisce l’azione di Assomac, con la rete di imprese del comparto, e di Simac Tanning Tech. Nel quadro della propria missione di promozione internazionale delle tecnologie italiane per calzatura, pelletteria e concia, Assomac ha avviato un percorso strutturato di cooperazione con molteplici Paesi africani.
Durante la manifestazione Simac Tanning Tech, l’attenzione verso il potenziale dell’Africa si è espressa nella presenza di delegazioni istituzionali e industriali provenienti, tra gli altri, da Egitto, Kenya, Marocco, Tunisia, Sud Africa, Etiopia e Tanzania, grazie anche all’attività della rete estera dell’Agenzia ICE.
L’Associazione promuove un modello fondato su trasferimento tecnologico, formazione professionale e supporto alla creazione di distretti industriali moderni.
In Senegal, l’invito del Comune di Dalifort-Foirail ha aperto la strada a uno studio di fattibilità per rafforzare il distretto locale della pelle. Il Forum Imprenditoriale Italia-Senegal di Dakar ha permesso confronti diretti con istituzioni e concerie locali.
In Kenya, la collaborazione con la Kenya Association of Manufacturers punta a un accordo strutturale per modernizzare la filiera, mentre il dialogo con Equity Bank mira a facilitare l’accesso al credito per chi investe in tecnologie italiane.
In Egitto prosegue il supporto alla Robbiki Leather City, il nuovo distretto industriale a 40 km dal Cairo. Entro fine 2025 sarà completato il trasferimento delle concerie verso la nuova area produttiva.
In Tunisia, la linea di credito AICS da 55 milioni di euro sostiene l’acquisto di macchinari italiani da parte delle PMI locali. In Niger, il progetto PISIE prevede assistenza tecnica nei distretti di Tahoua e Tamaské. In Etiopia, infine, è stato avviato un canale diretto con il Governo per esplorare percorsi di sviluppo industriale e future missioni B2B.
UN INVESTIMENTO SUL FUTURO
La presenza italiana in Africa non è frutto di improvvisazione, ma strategia di lungo periodo. Una strategia che il Piano Mattei, messo a punto dal Governo Italiano, inquadra come priorità nazionale e che trova nelle macchine per pelle e calzatura uno dei suoi asset più credibili. Perché vendere tecnologia significa anche esportare un modello industriale: quello italiano, fatto di competenza, relazione e visione.
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