C’è un gesto preciso nel mondo della moda che si ripete da decenni: la scarpa come dichiarazione d’intenti. Come manifesto. Come etichetta applicata al piede. Sayyou rompe questa convenzione con una semplicità quasi provocatoria.
Il brand nasce da un’idea di sottrazione, non di aggiunta. Via i simboli, via le scritte, via il peso narrativo che troppo spesso trasforma un oggetto in un costume. Quello che rimane è una forma che segue il corpo, materiali scelti per durare ed essere performanti, colori che segnalano stati d’animo senza imporli.
Il materiale come filosofia. La scelta dell’EVA non è tecnica, è concettuale. Un solo materiale versatile, leggero, adatto a condizioni diverse: meno componenti, meno sprechi, più coerenza.
Le collezioni come variazioni. Non stagioni, non rotture stilistiche: ogni linea esplora un diverso equilibrio tra comfort e presenza, mantenendo un carattere riconoscibile. La stessa grammatica, declinata in toni diversi. Un brand giovane, con una visione precisa.
La nuova collezione: contemporaneità senza ostentazione, allure internazionale senza dimenticare le radici. Per la Fall Winter 2026/27, Baldinini traccia una nuova traiettoria del proprio linguaggio stilistico, riaffermando l’anima casual inscritta nel DNA del brand e traducendola in un’estetica quotidiana, autentica e misurata.
Il logo si fa discreto, le silhouette si armonizzano, i dettagli parlano sottovoce ma con autorevolezza. Nella donna, gli elementi metallici in oro antico si fondono con naturalezza nelle tomaie, scaldando pellami lisci, suede e texture materiche. La palette — ametista, bordeaux, rosa antico, Japanese Maple — costruisce un universo cromatico sofisticato e riconoscibile. Ritorna il matelassé, cifra dell’heritage del brand, reinterpretato dagli stivali equestri ai mocassini quotidiani. Una capsule ‘Evening’ chiude il cerchio: glamour accessibile, senza sforzo apparente.
Per l’uomo, costruzioni leggere e dettagli tecnici dialogano con un formalismo evoluto. Le linee Spiga e Trieste portano lavorazioni artigianali dentro un’eleganza moderna. Debutta Slayton, sneaker di struttura running e anima urbana. L’attitudine agender attraversa l’intera proposta casual, con la linea Bond che bilancia rigore sartoriale e sensibilità street.
Sullo sfondo, la campagna SS26 “Saluti da San Mauro Mare” riafferma l’identità territoriale come punto di partenza — non come nostalgia, ma come bussola strategica.
C’è un momento preciso in cui un dettaglio smette di essere ornamento e diventa architettura. ATRIO | RUSO, brand georgiano di calzature femminili artigianali, ha costruito la propria collezione FW26 esattamente su questo confine sottile.
Il progetto nasce dall’incontro tra la Creative Director Ruso Danelia — che guida anche Atrio, uno dei più apprezzati negozi multibrand premium della Georgia — e la footwear designer Elene Kvimsadze. Due sguardi, una sola ossessione: il dettaglio portato all’eccesso finché non diventa linguaggio.
Per la stagione FW26, la filosofia si fa metodo: una cerniera singola, un punto preciso, una frangia definita vengono ripetuti con deliberata insistenza fino a trasformarsi in silhouette. Non decorazione, ma grammatica visiva.
Il risultato è quello che il brand stesso definisce un paradosso studiato: caos simmetrico, costruito a mano con materiali pensati per muoversi con il corpo e memorizzarne ogni passo. Una calzatura che negozia costantemente tra ordine e ribellione, disciplina geometrica e potere silenzioso dell’eccesso.
Artigianato come atto politico, insomma. In un mercato che spesso confonde la complessità con il valore, ATRIO | RUSO sceglie la strada opposta: prendere il semplice, ripeterlo fino allo sfinimento, e scoprire che, come ricompensa, si trova l’identità.
«Live by the Sun, Love by the Moon.» Non è solo un mantra poetico: è la dichiarazione di intenti di una collezione che sceglie deliberatamente di abitare l’ombra, di trovarci non un limite ma una lingua. Amato Daniele, con la sua Fall-Winter 2026/27 presentata nell’ambito di Lineapelle Designers Edition, costruisce borse che sembrano emergere gradualmente dalla notte: mai completamente illuminate, mai del tutto rivelate. Un approccio che potrebbe suonare come una provocazione al mercato della pelletteria — abituato a celebrare lucentezza, visibilità, il colpo d’occhio immediato — e che invece si rivela una scelta narrativa precisa e coraggiosa.
La materia come primo linguaggio. Prima ancora del colore, è la superficie a parlare. Pelle liscia e camoscio si confrontano in equilibri tattili studiati, mentre materiali d’archivio — lucertola, struzzo, visone, anguilla — tornano sulla scena non per nostalgia ma per identità. Lo shearling entra come elemento di protezione, quasi un rifugio materiale, e per la prima volta materiali diversi convivono nello stesso oggetto anche attraverso il bicolore: due anime, una forma.
La palette è cupa e intensa — blu profondi, bordeaux, verdi scuri, nero assoluto — ma mai piena: ogni tono appare velato, come osservato sotto una luna coperta. Anche la metalleria abbandona l’oro in favore del canna di fucile, che assorbe la luce invece di rifletterla, regalando all’insieme un’allure oscura, quasi burtoniana.
Il capitolo più narrativo resta quello dei ricami. Nightblooming, su raso nero, racconta fiori notturni attraversati da un topolino leggero e spensierato. Chandelier illumina la notte con un lampadario di cristalli. Clouds e Rain su velluto trasformano il cielo in materia da toccare. Cats, su raso pervinca, chiude il cerchio con uno yin e yang felino, sospeso tra sole e luna.
Vedere tutto nero, a volte, va bene. Se è una scelta di stile.
La ricerca resta in Toscana, la produzione si rafforza in Asia: standard italiani di qualità a costi competitivi.
C’è un filo rosso (ma anche di molti altri colori e nel senso più letterale) che parte dalle colline toscane e arriva fino alla Provincia del Guangdong. Un filo che entra nello stabilimento grezzo e ne esce tessuto accoppiato rifinito, pronto per diventare tomaia di una scarpa o superficie di una borsa. LENZI Egisto® by FF ha reso questo percorso non solo reale, ma — con il nuovo sito di Enping — ulteriormente scalabile.
Dal 2008, la consociata GVT opera a Guangzhou con un obiettivo preciso: produrre in loco i tessuti pensati in Italia. Non una delocalizzazione qualunque. Un modello dove il cervello progettuale resta in Toscana e le mani — competitive — lavorano in Asia sotto una direzione interamente italiana.
Gli ottimi risultati ottenuti da GVT hanno condotto ad ampliare il business. Il nuovo stabilimento supera gli 8.000 mq, già operativo da gennaio, e verrà formalmente inaugurato il 14 aprile. La svolta è l’integrazione verticale completa: filato in entrata, tessuto rifinito in uscita. Nessun subfornitore, nessuna filiera opaca. Qualità e riservatezza.
I reparti coprono l’intera gamma: dai tessuti Jacquard ai PU Tek®, fino ai REVO KNIT — nuova generazione di tessuti ortogonali con effetto maglia 3D. Questi ultimi rispondono alla domanda di matericità innovativa del design calzaturiero: l’estetica del knitwear su una struttura industrialmente lavorabile. Ricerca e sviluppo restano invece in Toscana, alla casa madre FF.
“Tessuti e controllo qualità italiani a prezzi asiatici”: il motto di GVT sintetizza in sei parole la finalità del progetto.
«Sono 100 anni di storia in cui una famiglia si è messa in gioco. Persone come loro, che hanno creduto, lavorato e saputo cambiare nei momenti difficili, rappresentano un esempio per tutta l’Italia.» Con queste parole, Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici, ha aperto ufficialmente la mostra allestita nello stand Brunate all’ultima edizione di MICAM Milano.
Calzaturificio Brunate festeggia come si è sempre fatto in questa azienda di Lomazzo: con le mani, con il cuore e con lo stile. Tre parole che non sono uno slogan, ma il titolo scelto per la mostra celebrativa — “Mani, cuore, stile” — e che raccontano, con disarmante semplicità, l’anima profonda di un’impresa familiare nata nel 1926.
UN VIAGGIO NEL TEMPO, DENTRO LO STAND
L’esposizione allestita a MICAM è un viaggio fisico e sentimentale attraverso un secolo di produzione calzaturiera. Modelli storici, attrezzi da lavoro, cimeli d’archivio: tutto parla di un mestiere imparato sul campo, tramandato di generazione in generazione. Si comincia dalle prime calzature da bambino — immaginate la cura con cui venivano costruite, in un’epoca in cui ogni punto di cucitura era una promessa di durata — fino ad arrivare alle attuali collezioni donna, dove l’eleganza made in Italy si è affinata senza snaturarsi.
La mostra ha ricevuto anche la visita del Ministro Giuseppe Valditara in occasione dell’inaugurazione della fiera, a conferma che certe storie d’impresa parlano non solo di scarpe, ma di un modello produttivo e culturale che vale la pena raccontare e preservare.
Il ministro Valditara visita lo stand Brunate durante il MICAM di febbraio 2026Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, con Andrea, Sara e Simona Galli
GUARDARE AVANTI, CON I PIEDI BEN PIANTATI PER TERRA
«Abbiamo voluto cogliere l’occasione di questo anniversario per raccontare la nostra storia, che è prima di tutto una storia di famiglia. Uno sguardo al passato, ma con la mente sempre rivolta al futuro», sottolinea Andrea Galli, AD del Calzaturificio Brunate. Una dichiarazione che suona autentica proprio perché non promette rivoluzioni, ma continuità intelligente: «La sfida è continuare a fare passi in avanti in un processo di evoluzione armoniosa, con lo stesso spirito e slancio che ci hanno condotto fino a qui.»
Ed è esattamente questo spirito che si ritrova nella nuova collezione autunno/inverno 2026-27, presentata a MICAM con due anime complementari — una più elegante e raffinata, l’altra più dinamica e sportiva — pensata per una donna attiva che non intende scegliere tra stile e funzionalità. Perché una donna che cammina veloce nel mondo ha bisogno di scarpe che tengano il passo: suole in gomma per la leggerezza, camosci stretch negli stivali per la comodità, tessuti e pelli stampate con fantasie create in esclusiva per il brand.
Il pezzo più atteso? La capsule collection “Centenario”, che reinterpreta in chiave contemporanea alcuni modelli storici dell’azienda. Memoria e innovazione fuse insieme, in un equilibrio che non è nostalgia, ma progetto.
Gli inizi di Brunate con le calzature bambinoUn modello della collezione “Centenario”Un modello della collezione “Centenario”
I SEGNALI DAL MERCATO
«Da questa edizione di Micam abbiamo colto segnali che autorizzano un cauto ottimismo», commenta Sara Galli, Presidente del CdA. La congiuntura rimane complessa, ma i buyer europei ci sono stati — Francia, Germania, Svizzera, Benelux — e arrivano riscontri positivi anche da CSI, Canada e Australia.
Cent’anni di passi, uno dopo l’altro. E il prossimo appuntamento è già fissato: l’edizione di settembre di MICAM, dove le celebrazioni raggiungeranno il loro culmine. Perché Brunate ha partecipato a ogni edizione della fiera fin dalla sua fondazione.
Nonostante le incertezze macroeconomiche, la tradizionale fiera di Offenbach ha confermato il suo ruolo di bussola per l’intero comparto della pelletteria e del viaggio, con gli operatori del settore commerciale e industriale impegnati a lavorare insieme su concetti innovativi, in un’atmosfera decisamente positiva. Come sottolineato da Arnd Hinrich Kappe, CEO di Messe Offenbach, l’ILM è percepito oggi come il “salotto dell’industria della pelletteria”, un luogo dove l’atmosfera conviviale e le vibrazioni positive hanno permesso di affrontare temi complessi con uno spirito di collaborazione inedito. L’aura di glamour è stata poi garantita dalla presenza dell’icona televisiva e della moda Frauke Ludowig, che ha sottolineato l’appeal senza tempo dell’accessorio di qualità.
Il tema centrale dei panel di esperti è stato l’impatto dell’Intelligenza Artificiale e degli strumenti digitali sulla filiera. Nel segmento Travel, l’innovazione ha dominato la scena: le nuove collezioni di valigeria non sono più semplici contenitori, ma sistemi integrati. I visitatori hanno potuto testare bagagli dotati di tracciamento GPS e Bluetooth gestibili tramite smartphone e serrature biometriche con sensori d’impronte, elevando la sicurezza a standard digitali.
Sul fronte dello stile, le linee guida per la stagione AW 2026/27 vedono il ritorno di texture materiche come la pelliccia sintetica e l’effetto coccodrillo, con il marrone quale colore protagonista, declinato in tonalità naturali accostate a colori freschi e contrastanti per un look contemporaneo. Grande attenzione anche agli accessori “ornamentali”: ciondoli e foulard che diventano fondamentali per personalizzare la borsa.
A Offenbach è stata dedicata particolare attenzione ai segmenti dei bagagli e degli articoli scolastici. Attraverso le Trend Lectures, i rivenditori hanno raccolto idee su come creare entusiasmo nei punti vendita, trasformando il negozio fisico in un luogo di intrattenimento e competenza.
Top Repute Co. Ltd., affermata società organizzatrice di fiere dal 1989, continua a promuovere la crescita e l’innovazione nel settore globale della pelle e delle calzature dando appuntamento agli operatori internazionali con il primo di tre eventi: Shoes & Leather | IFLE – Guangzhou, Int. One-Stop Sourcing for Footwear Manufacturing and Finished Products. La fiera internazionale dell’industria della calzatura e della pelle è in calendario dal 20 al 22 maggio 2026, presso il padiglione 17.1-20.1 del Canton Fair Complex e comprende la Fiera Internazionale della Calzatura (IFLE).
Al Salone saranno presenti oltre 800 espositori provenienti da più di 20 paesi e regioni, con le ultime innovazioni tecnologiche e di prodotto. L’evento rappresenta un hub strategico che riunisce l’intera catena di fornitura, attirando oltre 20.000 professionisti del settore provenienti da più di 80 paesi e regioni su una superficie di 40.000 metri quadrati. La fiera riunisce l’intera catena di fornitura del settore, offrendo un ambiente ideale per scoprire tecnologie di produzione avanzate, reperire materiali di alta qualità e stabilire preziosi contatti commerciali.
Maggiori dettagli sono disponibili sul sito dell’evento Shoes & Leather Guangzhou.
La tradizionale fiera di Elche ha chiuso i battenti lo scorso 5 marzo dopo una due giorni ricca di soddisfazioni, con la partecipazione di oltre 4100 operatori professionali nazionali e internazionali, interessati a conoscere le ultime innovazioni in materia di componenti, pelli, tessuti, macchinari e soluzioni tecnologiche applicate alla calzatura e alla pelletteria, permettendo alle aziende di stabilire importanti contatti commerciali e venire a conoscenza delle novità di settore.
Tra le nazionalità presenti spiccano in particolare professionisti provenienti da Spagna, Italia, Portogallo, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Turchia e Cina, oltre ad altri mercati legati all’industria calzaturiera e della moda.
In un quadro internazionale ricco di incertezze e difficoltà, il direttore generale di AEC e FUTURMODA, Álvaro Sánchez, ha elogiato i risultati della manifestazione, notando un numero di partecipanti superiore alle previsioni. Sánchez ha evidenziato l’interesse del settore, sottolineando anche l’impegno dei produttori nella manifattura spagnola. Durante la fiera, è stata presente anche la visita del deputato nazionale Alejandro Soler, che ha parlato dell’importanza economica del settore calzaturiero e della necessità di sostenere le aziende con politiche favorevoli. FUTURMODA ha anche offerto un programma ricco di eventi, tra cui il Forum degli esperti, con conferenze su temi come intelligenza artificiale, digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione. Parallelamente, lo spazio FUTURMODA Green Planet si è nuovamente affermato come uno dei punti di maggiore attrazione per i visitatori, con un focus su materiali sostenibili, soluzioni innovative e progetti legati all’economia circolare, alla tracciabilità e alla produzione responsabile.
Un modo diverso di osservare materiali, forme e superfici, lasciando che il pensiero creativo venga prima della categoria.
La collaborazione tra Virgil Abloh e Takashi Murakami rappresenta uno dei casi più emblematici di questa visione. Tutto inizia nel 2003, sotto la direzione creativa di Marc Jacobs, con la prima e iconica collaborazione tra Louis Vuitton e Murakami: il celebre Monogram Multicolor, un’esplosione di colore e cultura pop che rompe i confini tra arte contemporanea e accessorio. Quell’immaginario torna poi nel linguaggio di Louis Vuitton durante gli anni di Virgil Abloh (2018–2021), che ne riaccende la forza culturale portando il lavoro di Murakami in una dimensione concettuale più adulta e sperimentale. E ancora oggi, con la direzione uomo di Pharrell Williams, la collaborazione trova nuove interpretazioni: nel 2024–2025, a vent’anni dalla prima edizione, Louis Vuitton celebra questa eredità con riedizioni e un dialogo costante con l’universo visivo dell’artista.
Pop Dust
Optical Seduction
Cut as nature
Da questa contaminazione nasce un’idea di moda come spazio di autonomia creativa. Indipendenza non come isolamento, ma come libertà di costruire un linguaggio proprio, lontano dalla standardizzazione e dai cliché estetici. Significa rompere i codici dominanti, superare le etichette di minimalismo o massimalismo per dare forma a identità personali e riconoscibili. In questa prospettiva, ogni materiale diventa una dichiarazione: superfici irregolari, volumi non addomesticati, assemblaggi che sembrano spontanei ma sono frutto di ricerca. Come nell’arte anticonformista, l’indipendenza è anche provocazione: un invito a guardare oltre, a mettere in discussione ciò che è dato per scontato. Le tendenze che seguono nascono da qui. Non indicano una direzione unica, ma aprono territori creativi da esplorare, dove arte, materia e progetto si incontrano per costruire nuove possibilità espressive.
Accedi per leggere questo contenuto
Devi effettuare l'accesso per leggere questo contenuto gratuito