Il sistema fiera guarda oltre: c’è un nuovo processo di acquisto nel comparto della moda
The Buyer Journey analizza l'evoluzione di buyer, retail e relazioni B2B attraverso il confronto promosso da Fashion Link Milano.
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Il salone fiorentino conferma la sua centralità nel panorama internazionale della moda maschile: 12.500 compratori, 758 espositori e un'energia che sfida le incertezze del mercato globale.
Marzo 2026
Pitti Uomo detta il ritmo. L’edizione 109, andata in scena alla Fortezza da Basso di Firenze, ha riconfermato numeri solidi — circa 12.500 compratori e quasi 19.000 visitatori totali — in un momento in cui il mercato internazionale cammina su ghiaccio sottile.
«Un Pitti Uomo in cui si è percepita un’atmosfera bella e dinamica, che inietta positività a tutto il sistema», ha dichiarato Raffaello Napoleone, AD di Pitti Immagine. I 5.000 buyer esteri presenti — in crescita sul 2024 — dicono molto dell’atmosfera positiva che si è respirato.
I mercati che crescono disegnano una interessante mappa geografica: bene Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Grecia e Portogallo. Molto bene il blocco nordico — Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia in deciso aumento. Si confermano le presenze cinesi, con un equilibrio tra Hong Kong e Cina continentale. E tra le sorprese, rientrano in scena Libano, Egitto e Medio Oriente.
I buyer italiani calano leggermente, attestandosi intorno alle 7.500 unità: un segnale che riflette le difficoltà note della distribuzione interna. Nessun dramma, ma un dato da non ignorare.
Tra i 758 espositori — veri protagonisti, secondo Napoleone — ricerca e innovazione hanno dominato la scena. In Fortezza si è ragionato di futuro con i piedi per terra: niente slogan, solo collezioni e confronto diretto con i buyer più importanti del mondo.
Pitti 109 dimostra ancora una volta che, nonostante le tensioni internazionali, chi investe in qualità trova interlocutori.
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